[GLORIE DELL’EPISCOPATO] Florentino Asensio Barroso, Martire della Rivoluzione Spagnola

di Giuliano Zoroddu

La Rivoluzione repubblicana liberal-massonica ed anarco-comunista che dissanguò la generosa terra di Spagna dal 1931 al 1939 (con particolare ferocia a partire dal 1936), per la cui storia rimandiamo all’articolo ¡Por Dios y por España! La Rivoluzione e la Crociata Spagnola, uccise nei modi più brutali diversi migliaia di cattolici. I numeri finora accertati (il computo non si è conclusp) parlano di 283 religiose, 2.365 religiosi, 4.184 chierici minori e maggiori, 13 vescovi. Fra questi prelati, emerge, per la ferocia del martirio inflittogli, la figura di Monsignor Florentino Asensio Barroso.

Nacque il Nostro a Villasexmir, provincia di Valladolid e diocesi di Palencia, da pii genitori che esercitavano il commercio, il 16 ottobre 1877. Ricevette il Battesimo il 24 successivo e la Cresima il 6 giugno dell’anno seguente. Il 1° maggio 1887, ottimamente istruito nel catechismo e formato ai principi dei una retta vita cristiana, ricevette la Prima Comunione. L’esempio di suo fratello Cirpiano, novizio degli Eremiti di Sant’Agostino nel 1888, fece nascere in lui il desiderio di aggregarsi a quest’Ordine, ma i Superiori lo indirizzarono verso il Seminario Diocesano. Nel 1899 ricevette gli Ordini Minori; il 22 settembre 1900 era Suddiacono; il 22 dicembre successivo Diacono; infine il 1° giugno 1901, per le mani di Monsignor Mariano Cidad y Olmos, Ausiliare di Valladolid, fu ordine Sacerdote per l’eternità.
Come primi incarichi ricevette quello di coadiutore della parrocchia di Villaverde di Medina, cui si aggiunsero le vicine parrocchie di Garrión e di Dueñas.
Lo straordinario zelo di questo prete poco più che ventenne ebbe modo di manifestarsi nell’esercizio della funzione di Cappellano prima della delle “Piccole Suore dei Poveri” e poi della “Serve di Gesù”: solo la malattia fece cessare questa missione che durava dal 24 anni, dal 1905 al 1929.
A ciò si aggiunsero le nomine a Responsabile dell’Archivio Diocesano, Cappellano Familiare dell’Arcivescovo e suo Maggiordomo.
Nel frattempo non tralasciò gli studi, che ottenuta la Laurea in Sacra Teologia nel 1906, gli permisero di insegnare fin da subito Metafisica presso la Pontificia Università di Valladolid, fino al 1910.
In questo stesso anno entrava a far parte del Capitolo Metropolitano. Le numerose cariche curiali non gli impedirono di esercitare e con frutto i suoi uffici sacerdotali di predicatore e confessore: anzi a quelle aggiunse gli incarichi di confessore del Seminario, di vari Monasteri ed ospedali; di Canonico Parroco della Cattedrale (1925); e di insegnate di catechismo per adulti (1926).

Le sue eccezionali doti furono notate da Monsignor Federico Tedeschini, futuro Cardinale e allora Nunzio in Ispagna, il quale lo segnalò a Pio XI. Questi l’11 novembre 1935 lo elesse Vescovo titolare di Eurea di Epiro. nominandolo al contempo Amministratore Apostolico della Diocesi di Barbastro. Ricevette la consacrazione episcopale nella Cattedrale di Valladolid il 26 gennaio 1936 per le mani dell’Arcivescovo metropolita Monsignor Remigio Gandásegui y Gorrochátegui, assistito dai Monsignori Manuel de Castro y Alonso, Arcivescovo metropolita di Burgos, e Manuel Arce y Ochotorena, Vescovo di Zamora.
Difficile e pericolosa fu la questione riguardante la presa di possesso della Diocesi affidatagli. Nel generale clima di violenza rossa che attossicava la Spagna, governata da un regime repubblicano che in spregio alla benevolenza della Chiesa conculcava la libertà della Chiesa e di continuo offendeva l’anima cattolica del popolo, l’autorità si dimostrò ostile e gli anticlericali, spalleggiati dall’autorità, minacciarono di compiere attentati contro la persona del Vescovo il quale, entrò nella sua giurisdizione con una cerimonia in tono dimesso il 16 marzo

Ecce ascendimus Hierosolimam” furono le sue parole quando scese dalla vettura. Le stesse parole pronunziate da Gesù Cristo nel partecipare ai suoi Apostoli la Passione ormai imminente. E una vera passione fu il ministero episcopale di Monsignor Asensio Barroso: l’autorità comunale proibì ogni forma di culto pubblico fino al punto di proibire il suono delle campane ed arrivando, con la proibizione delle processioni funebri, a toccare uno dei fondamenti della civiltà umana come la pietas verso i defunti.
L’odio contro la Religione esplose con satanica furia dopo l’alzamiento del 18 luglio: di 131 fra sacerdoti e religiosi ne furono uccisi in odium fidei 113, fra cui un intero seminario di Clarettiani (al martirio di questi è dedicato il film Un Dios prohibido del 2013).

Il Vescovo fu arrestato il 20 luglio dopo aver celebrato la messa e costretto al domicilio coatto, cui seguì il 22 luglio il trasferimento presso il Collegio degli Scolopi. Ne uscì l’8 agosto per essere sottoposto ad interrogatorio. Presentendo che si avvicinava il momento del certamen fidei volle scendere nella lizza libero da ogni peccato e munito dei Sacramenti. Così si pose nelle mani dei carnefici i quali con barbara e inumana (usiamo questo termine volendo indicare la natura non umana, ma diabolica dell’odio rosso) ferocia lo sottoposero ad un’orribile e prolungata tortura che comprese anche l’evirazione. Quindi alle prime ore del 9 agosto, percorsi 3 chilometri di Via Crucis nella strada che da Barbarstro porta a Sariñena fu fucilato. Morì tuttavia solo un’ora dopo: i carnefici si divertirono a vederlo agonizzare. Alla fine lo buttarono in una fossa comune.

Al termine della guerra il cadavere fu riesumato ed attualmente, ancora incorrotto, è onorevolmente riposto e venerato nella Cappella di San Carlo Borromeo della Cattedrale di Barbastro.
Il processo canonico per la sua glorificazione ebbe inizio nel 1953 ed ha toccato una prima tappa con la beatificazione dei Martire il il 4 maggio 1997 .

Il suo sangue versato per Cristo Re contribuì certamente, come quello degli altri Martiri e di tutti coloro che “si [assunsero] il pericoloso compito di difendere e restaurare [in Spagna] i diritti e l’onore di Dio e della religione”[1], al trionfo di quella Cruzada che “ha sbarrato il passo all’anima bastarda dei figli di Mosca” [2], “ha dato ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito”[3].


[1] PIO XI, Allocuzione ai Rifugiati spagnoli, 14 settembre 1936.
[2] Cardinale ISIDRO GOMÁ Y TOMÁS (1869-1940), Por Dios y por España, Casulleras Librería, Barcelona 1940, p. 314, cit. in G. Ranzato, Un evento antico e un nuovo oggetto di riflessione, in Guerre fratricide, cit., p. XXIII.
[3] PIO XII, Radiomessaggio ai fedeli spagnoli, 16 aprile 1939.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.