Il M5S è finito. Andate in guerra.

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Chiacchierata col Guelfo Rosa

RS: Eh, finito… non esageriamo.

GR: Sono arrivati con lo streaming ed escono evitando le domande, sono arrivati con il voto online prima di tutto ed escono dalle consultazioni con voto online ancora da fare (e per forza, altrimenti su cosa fai votare?), sono arrivati per combattere il PD ed ora sono lì lì per farci un’alleanza, sono arrivati per difenderci dal golem europeo e adesso lo accarezzano, sono arrivati per la democrazia diretta e ora evitano pure quella indiretta, quella del voto. Sono finiti. Almeno sono finiti per come li abbiamo conosciuti. Ma non solo…

RS: Non solo cosa?

GR: Sentite ragazzi, avete letto quello che Miguel diceva oltre un anno fa qui su Radio Spada? Che questi sarebbero finiti male era scritto.

RS: Sono nel caos, su questo non ci sono dubbi.

GR: Non è solo caos. Forse non lo sapete ma non è semplicemente in corso la rivolta della base ma una rivolta e mezzo.

RS: E mezzo? Ovvero?

GR: La base è insorta sui social per la messa in liquidazione de facto del Movimento e la sua consegna nelle mani del PD. Ma c’è pure una piccola rivolta contraria: quella dei parlamentari che non vogliono che si voti su Rousseau. Dunque siamo quasi alla morsa: quelli che “Su Rousseau ve famo vede li sorci verdi” e quelli, in verità pochi, che su Rousseau manco vogliono andarci.

RS: E chi sono i contrari a Rousseau?

GR: Stamattina sono usciti sui giornali. Ne parla anche Repubblica:

Ma anche in casa 5S non mancano perplessità, e sta addirittura scoppiando una mini rivolta all’interno del gruppo parlamentare del Movimento dopo la scelta di Di Maio di indire una votazione su Rousseau. “Di Maio – dice all’Adnkronos la deputata Flora Frate – ritiri il voto su Rousseau. Ieri, durante l’assemblea dei parlamentari, non abbiamo preso nessuna decisione in tal senso. Anzi, sono emersi molti pareri negativi. Vincolare il Conte bis all’esito di un voto su una piattaforma gestita da una società privata, senza alcuna garanzia di trasparenza, è scelta assurda. Al Quirinale il M5S deve presentarsi con una proposta seria e credibile”. Su Facebook il deputato Michele Nitti si dice “sorpreso” che “si sia fatta passare per una decisione deliberata in assemblea ciò che non è stato affatto deliberato”. Ed evidenzia come “la votazione sulla piattaforma non sia, in questo delicato momento, lo strumento più opportuno, viste la tempistica e l’urgenza dei passaggi da esperire con il Quirinale, peraltro regolamentati dalla Costituzione”. Il post incassa il like, tra gli altri, della senatrice Orietta Vanin e delle deputate Rina De Lorenzo e Francesca Galizia. Tra i contrari alla votazione su Rousseau anche Luigi Gallo, fedelissimo del presidente della Camera Roberto Fico, e la deputata Doriana Sarli, che per ora si trincera dietro un no comment senza però nascondere il proprio stato d’animo: “Sono stanca e amareggiata”.

RS: Che la situazione si sfuggita di mano, lo si è visto ieri anche per come si è espresso Grillo nel suo post.

GR: Quel post è un’accozzaglia di parole buttate lì, patetica e mediocre. Ma il grillismo è questo: parole a vanvera urlate forte.

RS: Di Battista punta tutto su taglio dei parlamentari e guerra alle concessioni dei Benetton.

GR: Appunto, questo vi dà l’idea di quanto siano in tilt. E fuori dalla realtà. Dimentichiamoci pure il piano verticale, stiamo sull’orizzontale: pensate che agli italiani importi qualcosa di quanti seggi parlamentari attribuisce una riforma e di chi prende le percentuali sulla gestione dei caselli? Zero. O quasi.

RS: In effetti, la pancia della gente rumoreggia per immigrazione e tasse.

GR: Ma guardate, non c’è da stupirsi: il grillismo morente torna da dove è nato. Pochi lo ricordano ma il vecchio Peppe nell’estate 2009, esattamente 10 anni fa, aveva annunciato di volersi candidare alla primarie nazionali del PD. Lì inizia e lì finisce.

RS: E adesso che succede?

GR: Se l’accordo col PD va in porto, i cinque stelle dovranno investire molto in scorte perché in giro rischiano uova e pomodori su base quotidiana.

RS: Nella scorsa intervista abbiamo parlato di Salvini. Diciamo due parole?

GR: Salvini ha cannato a questo giro e, lo ribadisco, sebbene non vada demonizzato deve decidere cosa fare da grande. Però attenzione su un punto. Gli amorosi senti tra grillini e nemici di Salvini precedono la crisi: il voto determinante su Urusla in Europa, il voto Pd + M5S per la legge (vergogna) regionale emiliano-romagnola sull’omotransnegatività, le strizzate d’occhio che avevano spinto Di Maio alla reazione scomposta sul “partito di Bibbiano”. Ah, a proposito, a titolo di mera curiosità, sul “partito di Bibbiano”: l’avvocato dell’Anghinolfi (capo servizi sociali Val d’Enza) è l’ex candidata sindaco di Reggio per i 5 stelle e pure l’avvocato di Foti pare essere stato in passato in rapporto, significativo, col Movimento.

RS: Un consiglio a Salvini?

GR: Meno Papeete, più Radio Spada.

http://bit.ly/2zdsEFR
http://bit.ly/2ze5VJV

3 Commenti a "Il M5S è finito. Andate in guerra."

  1. #Maria   28 Agosto 2019 at 2:39 pm

    L’Italia è alle cozze.
    Andiamo in guerra.

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  2. #Paolo O.   29 Agosto 2019 at 8:58 am

    Analisi perfetta di Guelfo rosa.
    Condivisibile in ogni sua parte.

    Rispondi
  3. #Shinreyu   29 Agosto 2019 at 2:12 pm

    Piccola O.T
    Vorrei fare una domanda
    In un vostro precedente articolo avete scritto che i demoni prima erano angeli buoni e senza traccia di male visto che Dio ovviamente crea solo cose pure.
    Quindi da dove viene la ”malignita” dei demoni che si sono ribellati a Dio?

    Rispondi

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