Il Testamento di San Luigi IX

di Giuliano Zoroddu

Luigi IX (Poissy, 25 aprile 1214 – Tunisi, 25 agosto 1270), canonizzato da Bonifacio VIII nel 1297, è il Re santo per eccellenza.
Consapevole di aver ricevuto l’autorità da Dio e che a Dio ne avrebbe reso un giorno conto, la sua spada fu sempre ordinata “in defensionem sanctae Dei Ecclesiae” (Pont. Rom. De coronatione Regis); il suo scettro costantemente operò per “allietare i pii, atterrire i reprobi, insegnare la retta via agli erranti, porgere la mano ai caduti, disperdere i superbi e sollevare gli umili” (ibid.). Di ammaestramento fu la sua devozione: “Nella Messa Iddio s’immola – diceva e quando Dio si immola anche i Re si inginocchiano sul pavimento”; e ne è testimone la Sainte Chapelle costruita come scrigno per le reliquie della Passione di cui era venuto in possesso, soprattutto la Corona di Spine. Insomma seppe essere all’altezza – alle altezze della santità – della funzione cui la Provvidenza lo aveva destinato e congiungere alle doti del buon governante la santità della vita. Le sue virtù furono lodate dagli stessi Infedeli, che purè combatté in due crociate (nel 1249 e nel 1270).
Di questo Campione della Cristianità ci rimane il Testamento Spirituale (in Acta Sanctorum, Augusti 5 [1868], 546) indirizzato al figlio ed erede al trono. Un testo che san Pio X esortava a studiare con molta attenzione e di applicare con altrettanto zelo.

«Figlio carissimo, prima di tutto ti esorto ad amare il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutte le tue forze. Senza di questo no c’è salvezza. Figlio, devi tenerti lontano da tutto ciò che può dispiacere a Dio, cioè da ogni peccato mortale. E’ preferibile che tu sia tormentato da ogni genere di martirio, piuttosto che commettere un peccato mortale. Inoltre, se il Signore permetterà che tu abbia qualche tribolazione, devi ringraziando, e sopportarla volentieri, pensando che concorre al tuo bene e che forse te la sei ben meritata. Se poi il Signore ti darà qualche prosperità, non solo lo dovrai umilmente ringraziare, ma bada bene a non diventar peggiore per vanagloria o in qualunque altro modo, bada cioè a non entrare in contrasto con Dio o offenderlo con i suoi doni stessi. Partecipa devotamente e volentieri alle celebrazioni della Chiesa. Non guardare distrattamente in giro e non abbandonarti alle chiacchiere, ma prega il Signore con raccoglimento, sia con la bocca che con il cuore. Abbi un cuore pietoso verso i poveri, i miserabili e gli afflitti. Per quanto sta in te, soccorrili e consolali. Ringrazia Dio di tutti i benefici che ti ha elargiti, perché tu possa renderti degno di riceverne dei maggiori. Verso i tuoi sudditi comportati con rettitudine, in modo tale da essere sempre sul sentiero della giustizia, senza declinare né a destra né a sinistra. Sta’ sempre piuttosto dalla parte del povero anziché del ricco, fino a tanto che non sei certo della verità. Abbi premurosa cura che tutti i tuoi sudditi si mantengano nella giustizia e nella pace, specialmente le persone ecclesiastiche e religiose. Sii devoto e obbediente alla Chiesa Romana, madre nostra, e al Sommo Pontefice come a padre spirituale. Procura che venga allontanato dal tuo territorio ogni peccato, e specialmente la bestemmia e le eresie. Figlio carissimo, ti do infine tutte quelle benedizioni che un buon padre può dare al figlio. La Trinità e tutti i santi ti custodiscano da ogni male. Il Signore ti dia la grazia di fare la sua volontà, perché riceva onore e gloria per mezzo tuo e, dopo questa vita, conceda a tutti noi di giungere insieme a vederlo, amarlo e lodarlo senza fine. Amen».



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