La Bibbia e le scoperte moderne : l’iscrizione di Pilato

Traduzione dal francese dell’articolo La Bible et les découvertes modernes (5) : la stèle de Ponce Pilate (fsspx.news, 7 agosto 2019). 

Durante una campagna di scavo tra le rovine di Cesarea di Palestina, nel 1961 fu scoperta una pietra con un’iscrizione che menzionava Ponzio Pilato. Conservata al Museo di Israele a Gerusalemme, è stata per lungo tempo l’unica traccia archeologica conosciuta a dare il nome di colui che ha condannato Cristo alla crocifissione.

Tra i numerosi attacchi all’autenticità dei Vangeli, la negazione dell’esistenza stessa di Ponzio Pilato è stata avanzata in varie occasioni. Si sosteneva che non vi fosse alcuna menzione del suo nome nelle pagine della letteratura antica. Non che tale assenza fosse totale, poiché ne parlano tre autori: lo storico ebreo Flavio Giuseppe (ca. 37-100), il filosofo ebreo Filone di Alessandria (20 a.C.-45 d.C.) e lo storico romano Tacito (58-120). Ma non c’erano tracce archeologiche o tracce lasciate su alcun monumento in Palestina.
La iscrizione di Cesarea porta così questa prova materiale dell’esistenza di colui che istruì il processo romano di Nostro Signore Gesù Cristo e finì per condannarlo a morte con scetticismo e codardia.

La pietra è stata scoperta nel teatro della città. A causa del suo riciclaggio come gradino nel V secolo, una parte dell’iscrizione è andata perduta. Ma potrebbe essere facilmente ripristinato. L’iscrizione latina può essere tradotta come segue: ” [S] Tiberiéum … Ponzio Pilato … prefetto di Giudea …”.
Tiberio si riferisce all’imperatore Tiberio (14-37 d.C.), figlio adottivo e successore di Augusto. L’enfasi sulla “é”, mostra che si tratta di un monumento a cui è stato dato il nome dell’imperatore, proprio come Cesarea deriva da Cesare. Resta da determinare che tipo di monumento fosse.
Non può essere un tempio dedicato a Tiberio, perché il latino avrebbe voluto il dativo: “Tiberio” – “a Tiberio”. Probabilmente è quindi un edificio civile: Pilato gli pone rispettosamente il nome dell’imperatore. Padre Jean-Pierre Lemonon – autore di un famoso libro su Pilato – suggerisce una piazza pubblica, un edificio amministrativo o un colonnato.

Ponzio Pilato, prefetto di Giudea

Oltre a fornire questa prova materiale, la scoperta illumina anche sul titolo ufficiale di Ponzio Pilato nella provincia della Giudea. I tre autori citati sopra gli hanno dato il titolo di procuratore, mentre il Vangelo lo designa con il titolo di governatore, che rimane impreciso. Ma procuratore si applicava all’epoca solo a un’autorità limitata. Il titolo che corrisponde alle funzioni che esercita nel Nuovo Testamento è quello do prefetto. Ora è quello che ci dà l’iscrizione.
Aggiungiamo che un anello, scoperto cinquant’anni fa, ma avendo dato il suo segreto solo l’anno scorso, riporta anch’esso il nome di Pilato [vedi qui].
La menzione di Ponzio Pilato nei Vangeli, anche se la sua memoria è stata così poco conservata dalla storia, è una nuova prova della loro veridicità. Nessun autore successivo avrebbe quindi potuto resuscitare il ricordo di un uomo dimenticato e disprezzato.


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