Maria Corredentrice (parte 2)

da si si no no, Anno XXXIX n. 11, 15 Giugno 2013.

Giovanni Gasparro, Corredenzione, 2015, Bari, Collezioni privata

Il Magistero e la Corredentrice
Solo a partire dall’Ottocento e specificatamente con il grande papa Leone XIII il Magistero si è pronunciato esplicitamente sulla Corredenzione mariana.

Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus (8 dicembre 1854) definendo il dogma della Immacolata Concezione di Maria si è rifatto alla profezia della Genesi (III, 14-15) ed ha messo in luce la unione indissolubile tra Maria e Cristo nella lotta contro il serpente infernale, ossia nella Redenzione principale di Cristo e simultaneamente subordinata di Maria.
Infatti la Vulgata di San Girolamo narra che la Donna (ossia Maria, come leggono unanimemente i Padri ecclesiastici) schiaccia il capo del serpente infernale con Cristo e sotto Cristo. Quindi Maria è Corredentrice remota, indiretta, secondaria e subordinata assieme a Gesù Redentore principale e diretto dell’ umanità. Ora l’8 aprile del 1546 il Concilio di Trento (sess. IV, EB 46) definì la Vulgata, “approvata nella Chiesa col suo uso plurisecolare”, “autentica”, ossia degna di fede o che fa testo, cioè immune da ogni errore in materia di Fede e di Morale, fonte genuina della Rivelazione, espressione fedele della parola di Dio scritta ed ingiunse che “nessuno presuma di rigettarla sotto qualsiasi pretesto” [15]. Quindi non si può rifiutare la dottrina della Corredenzione subordinata e secondaria di Maria in quanto contenuta nella Vulgata che parla di “Donna /Mulier”, della sua stirpe (Gesù) e del suo calcagno (i cristiani), la quale schiaccerà il capo del serpente: “Ipsa conteret caput tuum” “con Cristo, per Cristo ed in Cristo”, come leggono unanimemente i Padri della Chiesa e San GIROLAMO stesso (De perpetua Virginitate Mariae adversum Helvidium, PL 23, 1883, 193- 216).

LEONE XIII (Enciclica Jucunda semper, 1894) insegna che Maria
1°) offrì se stessa assieme a Gesù sin dalla presentazione di suo Figlio, otto giorni dopo la nascita, al Tempio, per partecipare alla espiazione dolorosa di Cristo in favore del genere umano, ossia per la Redenzione; 2°) inoltre sul Calvario, mossa da un immenso amore per noi, per ri
darci la vita soprannaturale della grazia ed averci come figli spirituali, offrì ella stessa suo Figlio alla giustizia divina e con lui morì spiritualmente trafitta da una spada di dolore nel suo spirito;
3°) tale Corredenzione avvenne in virtù di uno speciale e libero decreto o disegno di Dio (AAS 27 [1894-1895], pp. 178-179).
Sempre LEONE XIII nell’Enciclica Adiutricem populi (1895)
1°) distingue la Redenzione e Corredenzione oggettiva o in se stessa (in atto primo o nell’essere) dalla Redenzione e Corredenzione soggettiva o applicazione dei meriti alle singole anime (in atto secondo o nell’azione);
2°) insegna esplicitamente la cooperazione di Maria alla Redenzione oggettiva e soggettiva di Cristo;
3°) spiega che la cooperazione di Maria alla Redenzione in essere o in se stessa (oggettiva) è la ragione della sua cooperazione alla Redenzione in azione o applicativa delle grazie agli uomini (soggettiva). Cfr. AAS 28 [1894-1895], pp. 130-131.

San PIO X nell’Enciclica Ad diem illum (1904) insegna: “poiché Maria fu associata da Cristo all’opera della nostra Redenzione, ha meritato de congruo (per pura benevolenza divina) ciò che Cristo ha meritato de condigno (per stretta giustizia)” (AAS 36 [1904], p. 453). Si noti che papa Sarto ha affermato in questo passo due verità sulla Corredenzione:
1°) Maria fu associata alla Redenzione da Cristo e non fu Maria ad associarsi alla dolorosa opera di Riscatto dell’umanità di Gesù;
2°) grazie a tale associazione Maria ha meritato per libera volontà divina (de congruo) ciò che Cristo ha meritato per diritto (de condigno).
Queste due espressioni teologicamente tecniche significano chiaramente che Maria è solo Corredentrice subordinata, mentre Cristo è l’unico Redentore principale.
ROSCHINI (Mariologia, Milano, III voll., 1940-1942) specifica con il LÉPICIER (Tractatus de Beatissima Virgine Maria, Roma, V ed., 1926) che Maria ha meritato de congruo ad melius esse e non ad esse simpliciter nella Redenzione come Corredentrice subordinata per volontà amorosamente gratuita di Dio.

Benedetto XV è il primo Papa che ha formulato la dottrina della Corredenzione mariana in termini perentori, inequivocabili e definitivi (poiché dopo le Encicliche di Leone XIII e San Pio X alcuni teologi minimalisti in mariologia avevano cercato di sminuire la portata dell’insegnamento magisteriale leonino e pìano). Papa Giacomo Della Chiesa nella sua Lettera Apostolica Inter sodalicia (1918) scrive che Maria sul Calvario ai piedi della Croce “patì talmente e quasi morì col Figlio paziente e morente, per un disegno divino, ed immolò il Figlio suo per placare la giustizia divina, di modo che a ragione si può dire che Maria ha redento assieme a Cristo il genere umano” (AAS 10 [1918], pp. 181- 182). Benedetto XV qui insegna tre cose:
1°) gli atti di Maria di “conmorte”, compassione e di immolazione sono la causa della Corredenzione mariana;
2°) gli effetti di tali atti della Corredentrice sono stati il placare la giustizia di Dio offesa dal peccato di Adamo e la salvezza oggettiva del genere umano;
3°) il motivo della Corredenzione di Maria è la libera scelta di Dio e non la necessità di natura di Maria, che, essendo una creatura, non poteva di per se stessa corredimere l’umanità.

Pio XI (Messaggio radiofonico per la chiusura del ‘Giubileo dell’umana Redenzione’, 28 aprile 1935) è stato il primo Papa ad usare il termine “Corredentrice” (anche se la cosa significata era già presente sia nella S. Scrittura che nella Tradizione e nel Magistero). Papa Ratti disse: “O Madre di pietà e di misericordia, che come compaziente e Corredentrice …” (cfr. L’Osservatore Romano, 29-30 aprile 1935, p. 1). Egli chiama Maria “Corredentrice” non solo per aver generato il Redentore, ma per la sua partecipazione alla Passione (“compaziente”) del Redentore principale. Quindi i frutti della Redenzione di Cristo son derivati da una duplice causa: dalla Passione redentrice prima e principale di Cristo e dalla Compassione corredentrice seconda e subordinata di Maria.

Pio XII ha trattato ripetutamente ed esplicitamente della Corredenzione di Maria in tre Encicliche.
Nell’Enciclica Mystici Corporis Christi (1943) papa Pacelli insegna che Maria “offrì Gesù all’eterno Padre sul Golgota per tutti i figli di Adamo contaminati dalla prevaricazione di costui. Per tal modo Colei che, quanto al corpo era Madre del nostro Capo, quanto al suo spirito poté divenire madre spirituale di tutte le membra” (AAS 35 [1943], p. 247).
Pio XII fa capire ancor meglio con il suo insegnamento che Corredenzione e Maternità spirituale di Maria verso i cristiani e la Chiesa esprimono la stessa cosa. Maria ha cooperato subordinatamente a Cristo a riacquistare la grazia per tutti gli uomini inserendoli nel Secondo Adamo, loro Capo spirituale e Capo della Chiesa, che divengono, tramite la loro santificazione, figli spirituali di Maria e di Gesù. Ella è vera Madre fisica del Capo del Corpo mistico, che è la Chiesa, e vera Madre spirituale dei membri vivi (Maria Mater Christianorum), della medesima Chiesa (Maria Mater Ecclesiae). Chi non ha Maria per Madre spirituale non ha Dio per Padre spirituale, ossia non è vivificato dalla grazia, che è partecipazione alla vita di Dio, in maniera limitata e finita, ma reale.
Papa Pacelli distingue due fasi di questa Maternità spirituale di Maria:
1°) la fase iniziale: Maria vera Madre di Cristo che è il Capo dei cristiani e della Chiesa. Perciò la Maternità divina di Maria è la fase iniziale o la radice della Corredenzione;
2°) inoltre Maria che ha patito ed è “cum-mortua mystice cum Christo” è la fase finale della Corredenzione o Maternità spirituale di Maria verso coloro che hanno riacquistato la grazia di Dio e vivono in essa.
Infatti Maria concepì veramente Cristo non solo come vero uomo, ma come Redentore del genere umano, quindi la Maternità mariana fisica di Dio (per cui generò il Corpo fisico di Gesù) fa da base e fondamento alla Maternità spirituale di Maria o Corredenzione (per cui è madre del Corpo spirituale ossia le membra vive di Cristo e della Chiesa). Maria è Madre di tutti gli uomini in potenza, ma lo diventa in atto solo quanto a coloro che vogliono accettare il dono della Redenzione offerto da Dio a tutti, ma rifiutato da molti. Come Maria ha generato il Capo del Corpo mistico, così ha generato e genererà sino alla fine del mondo le sue membra vive. Questa generazione spirituale si può suddividere in due parti: il concepimento e il parto. Pio XII ha presentato esplicitamente i figli spirituali di Maria come membri vivi del Corpo mistico di Cristo, nati sul Calvario tra gli strazi di Maria “commortua” assieme al loro Capo che è Cristo. Questa è la cooperazione o Corredenzione oggettiva remota e prossima di Maria all’opera della Redenzione.
Nella seconda Enciclica sulla Corredenzione (Ad coeli Reginam, 1954) Pio XII insegna che Maria è Regina non solo perché Madre fisica di Cristo, ma anche perché Madre spirituale degli uomini riscattati e rigenerati alla vita soprannaturale. Maria fu associata a Cristo nell’opera della Redenzione. Ella riparando tutte le cose con i suoi meriti è Madre e Signora di tutto ciò che è stato riportato alla grazia. Da questa unione con Cristo nasce il potere regale per cui Maria è Dispensatrice di tutte le grazie (Cfr. ASS 46 [1954], pp. 634-635).
Infine nell’Enciclica sul Sacro Cuore di Gesù (Haurietis aquas, 1956) Pio XII ritorna sulla Corredentrice e fa una analogia tra il culto di latria dovuto al S. Cuore di Gesù e quello di iperdulia dovuto al Cuore Immacolato di Maria (ASS 38 [1956], p. 332). Come Dio ha voluto liberamente associare Maria alla Redenzione di Cristo, per cui la nostra salvezza è frutto delle sofferenze di Gesù e di quelle di Maria, parimenti invita il Papa, il popolo cristiano, dopo aver tributato al S. Cuore di Gesù gli omaggi di adorazione che gli son dovuti, presti a Maria gli omaggi di iperdulia poiché ha ricevuto la vita soprannaturale da Cristo e da Maria, per volontà di Dio.

La S. Scrittura e la Corredenzione
Nell’Antico Testamento è annunciata la Redenzione e quindi anche la Corredenzione del genere umano. Nella Genesi (III, 14-15) Dio pronuncia le seguenti parole contro il diavolo che, sotto forma di serpente, aveva fatto peccare Eva ed Adamo: “Io porrò inimicizie tra te e la donna, tra la tua discendenza e quella della donna: Essa ti schiaccerà il capo, mentre tu insidierai il suo tallone”.
Secondo i Padri ecclesiastici, queste parole figurano e predicono una lotta accanita tra il diavolo e la sua stirpe (cioè coloro che non vogliono vivere in grazia di Dio) e il Redentore nato da una Donna, che è la Corredentrice, assieme ai loro figli spirituali ricomprati e vivificati dalla vita soprannaturale. La vittoria è del Redentore e della Corredentrice che schiacceranno il capo del serpente infernale.
Nel Nuovo Testamento si ha la realizzazione di quanto era stato annunziato nel Vecchio Testamento, almeno in tre passi decisivi, che sono quasi una spiegazione o un commento alla Genesi (III, 14-15). Due sono del Vangelo secondo San Luca ed uno del Vangelo secondo San Giovanni.
Il primo (Lc., I, 26-38) narra che l’Angelo Gabriele fu mandato da Dio a Maria per ottenere il suo libero consenso al piano divino che l’avrebbe resa Madre del Redentore. Maria ha dato il suo consenso (“Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum”; “Ecco l’Ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola”).
Si nota qui un parallelo impressionante tra i tre protagonisti della rovina spirituale del genere umano (un uomo di nome Adamo, una donna di nome Eva ed un angelo decaduto sotto apparenza di serpente) ed i tre protagonisti della Redenzione dell’umanità (il nuovo Adamo che è Gesù, la nuova Eva che è Maria e l’angelo buono che è Gabriele). Come Eva, spinta dall’angelo malvagio, aveva cooperato con Adamo alla caduta originale così la nuova Eva coopera con il nuovo Adamo dopo aver accettato la missione divina offertale dall’angelo buono. Morte e Vita soprannaturale vengono al genere umano da un uomo e da una donna. I Padri e i Dottori ecclesiastici hanno interpretato così comunemente il passaggio del Vangelo di Luca e della Genesi.
Gli altri due testi evangelici ci rivelano la cooperazione di Maria alla Redenzione tramite la sua Compassione unita e subordinata a quella di Cristo.
Il Vangelo secondo Luca (II, 22- 39) narra la scena della presentazione di Gesù al Tempio. San Simeone preannunzia a Maria la sua intima associazione alla Passione redentrice di Gesù: “Questo bambino è destinato ad essere causa di rovina e di resurrezione di molti in Israele e a diventare segno di contraddizione; e la tua stessa anima sarà trafitta da una spada”. Alla Passione di Gesù sarà associata Maria con la sua Compassione. Simeone, nonostante la presenza di San Giuseppe, si rivolge esclusivamente a Maria per farci capire che solo lei, per divina disposizione, era stata associata alla Passione e Redenzione di Cristo, il quale sarà contraddetto come nella Genesi era stato presentato: odiato dai suoi nemici. La discendenza di Cristo e di Maria è diametralmente contrapposta a quella del serpente e del sinedrio. Infine Maria morirà misticamente o nella sua anima per il dolore che proverà nel partecipare alla Passione del Figlio di Dio e suo.
Nel Vangelo secondo San Giovanni (II, 1-11), Maria ci viene presentata invitata ad un banchetto di nozze assieme a Gesù. Viene a mancare il vino. Maria non si scompone e le sue parole esprimono sia la sollecitudine verso le necessità degli uomini, sia la assoluta sicurezza della efficacia della sua preghiera rivolta a Gesù: “Qualunque cosa vi dica di fare, fatelo!” (Gv., II, 6). Sant’ Agostino commenta: “Maria, Madre di Gesù, esigeva un miracolo (miraculum exigebat)” (In Jo. Evang., tr. 8; PL 35, 1455). Maria prega e Gesù ne asseconda il desiderio anticipando la sua missione pubblica, anche se non era ancora venuta l’ora di far miracoli [16]. In questo passaggio evangelico appare in tutta la sua dolce fortezza l’intercessione e la cooperazione di Maria all’opera della Redenzione di Cristo [17].
Il Vangelo secondo San Giovanni (XIX, 25-27) ci mostra Maria sul monte Calvario ai piedi dell’albero della Croce nell’istante del Sacrificio del Redentore, ossia nel momento in cui la inimicizia e la contraddizione verso di Lui raggiungeva il culmine. Anche qui fa impressione il parallelo tra la scena del peccato originale nella Genesi: un albero della scienza del bene e del male, un uomo di nome Adamo e una donna di nome Eva che nel giardino o monte dell’Eden spinti dal diavolo rovinano l’umanità, perdendo la grazia santificante e nel Nuovo Testamento un nuovo Monte (il Calvario), un nuovo albero (la Croce) un nuovo Adamo (Cristo) ed una nuova Eva (Maria) che con l’aiuto di Dio e, l’avversione del diavolo e della sua discendenza (il sinedrio) riscattano o ricomprano ciò che era stato perso nell’Eden.
San Giovanni ritorna su questo parallelo nell’ultimo Libro sacro (Apocalisse, XII) rivelando la lotta tra il dragone e la Donna. Come si vede, la S. Scrittura inizia (Genesi) e finisce (Apocalisse) con la Rivelazione della Passione e Compassione, della Redenzione e Corredenzione, la quale è il cuore del dogma cattolico e non una devozione facoltativa, come vorrebbero protestanti e modernisti.

La Tradizione patristica
Già nel II secolo SAN GIUSTINO (Dial. cum Tryph., PG 6, 709-712), S. IRENEO (Contra haer., V, 19, 375- 376) e TERTULLIANO (De carne Christi, c. 17, PL 6, 282), commentando la Genesi (III, 14-15) e San Paolo (Rom., V, 17), parlano di Maria come della nuova Eva opposta alla prima perché ci ha fatto rinascere alla vita soprannaturale perduta dal vecchio Adamo e riacquistata dal nuovo Adamo ossia Gesù assieme a Maria “nuova Eva”.
Tale dottrina che ritroviamo sin dal 100-220 d. C. (da Padri di diretta discendenza apostolica), viene riproposta dai Padri greci e latini. Si veda S. ATANASIO (Epist. de synod., 51-52 PG 26, 784-785), S. EFREM il Siro che chiama Maria “il prezzo del riscatto dei peccatori prigionieri” (Opera syriaca, II 607), S. BASILIO (Sermo in Nativ. Domini, 5 PG 31, 1468), S. GREGORIO NAZIANZENO (Carmina 1, 10 PG 37 467), S. EPIFANIO (Adv. haer. Panarium LXXIX 4, 7 PG 42, 707), S. GIOVANNI CRISOSTOMO (Hom. in Ep. ad Rom. 13, 1 PG 60, 508-509), S. CIRILLO D’ ALESSANDRIA (Ep. I PG 77, 13), S. CIRILLO DA GERUSALEMME (Catech. 4, 7 PG 33, 461), S. LEONE MAGNO (Sermo II in Nativ. Domini PL 54, 199), S. GREGORIO MAGNO (In Evang. hom. I 16 PL 76, 1135).
La Corredenzione viene riaffermata con forza dal massimo dei Padri latini S. AGOSTINO D’IPPONA (De virginitate, V, 6): “Maria è madre spirituale di tutti gli uomini che accettano la grazia perché è Madre fisica di Cristo, di cui gli uomini giustificati sono membri vivi e mistici”.
Tuttavia essa non viene ancora esplicitata sino al Novecento, quando Giovanni Geometra (sec. X) afferma con chiarezza esplicita la verità della cooperazione corredentrice e subordinata di Maria a Cristo (Joannis Geometrae laus in Dormitionem B. V. Mariae).
Con il Mille si fa sempre più chiara ed esplicita la dottrina insegnata dai Padri e Dottori sulla Corredenzione.
San PIER DAMIANI (Sermo 46 in nativ. BVM, 1 PL 144, 148 A) parla di “Passio Christi” e di “Compassio Mariae”; EADAMERO DA CANTERBURY (†1124) è stato il primo a parlare dei meriti corredentivi di Maria (Liber de Excellentia Virginis, PL 159, 573). Poi SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE (†1153) parla di Maria che ha soddisfatto la colpa di Eva (Hom. II super ‘Missus est’, PL 183, 62). SANT’ ALBERTO MAGNO (Mariale, q. 29, § 3; Comm. in Matth., I, 18) e San BONAVENTURA DA BAGNOREGIO sono arrivati alla piena esplicitazione e sistematizzazione della dottrina sulla Corredenzione subordinata di Maria: “Maria ci diede e offrì per la nostra salvezza suo Figlio, che amava più di se stessa” (Collatio 6 de donis Spiritus Sancti, n. 17).

S. Tommaso e la Corredenzione
Il Dottore Comune della Chiesa, San Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q. 1, a. 3, ad 3), fa discendere tutte le prerogative di Maria dalla Maternità divina [18]. La Corredenzione è presentata dall’Angelico quale partecipazione o cooperazione attiva di Maria alla Redenzione universale di Cristo [19]. Cristo è nostro Capo e perciò meritando per Sé meritò anche per noi, che siamo sue membra, la grazia santificante, la salvezza e la vita eterna (S. Th., III, q. 48, a. 1). Soltanto Cristo è nostro Redentore principale (S. Th., III, q. 48, aa. 5-6; III, q. 49, aa. 1-3). Tuttavia l’ Angelico, pur non avendo fatto della Corredenzione il suo “cavallo di battaglia”, ha riconosciuto nel “fiat” di Maria all’Incarnazione del Verbo una compartecipazione alla Redenzione, l’«azione di una persona singola, ma i cui effetti di salvezza si sarebbero riversati sull’umanità intera» (III Sent., III, q. 3, a. 2, sol. 2; cfr. S. Th., III, q. 30, a. 1; Quodl., 2, a. 2). Infine, circa un anno prima di morire (aprile 1273) nella sua Expositio super salutationem angelicam (tit. 16), l’Aquinate afferma che la grazia ricevuta da Maria in quanto Madre di Dio fu talmente sovrabbondante da riversarsi dalla Vergine su tutto il genere umano e da soddisfare alla salvezza di tutti e conclude: “È il caso di Cristo e della BVM”.
Purtroppo l’Angelico non ha approfondito i rapporti tra Redenzione di Cristo e Corredenzione di Maria, ma il concetto della “Compassione” lo ha espresso chiaramente senza farne l’argomento preminente della sua Mariologia, argomento che resta la Maternità divina dalla quale derivano tutti i privilegi mariani, compresa la Corredenzione [20]. È fuor di dubbio, perciò, che il più grande dei Padri ecclesiastici (S. Agostino) e il massimo dei Dottori scolastici (S. Tommaso d’Aquino) insegnano la Corredenzione mariana.
Tra i grandi nomi negli anni successivi si possono citare S. ANTONINO DI FIRENZE (Summa Theologica, IV pars, tit. 15, cap. 20, § 14) e DIONIGI CARTUSIANO (De dignitate et laudibus B. V. Mariae, II, 23). A partire dal XVIII secolo la Corredenzione è diventata dottrina comunemente insegnata dai teologi.

In conclusione la Corredenzione di Maria si trova nella due fonti della Rivelazione, è stata insegnata esplicitamente dai Padri della Chiesa e dal Magistero ordinario pontificio quindi è non solo una verità teologicamente certa ma di Fede divino-cattolica, anche se non ancora definita solennemente o dal Magistero straordinario [21]. Infatti «Generalmente basta la funzione del Magistero ordinario a costituire una verità di Fede divino-cattolica, vedi Concilio Vaticano I, sess. III, c. 3, DB, 1792» (P. PARENTE, Dizionario di teologia dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, voce “Definizione dommatica”). Anche sulla Corredenzione di Maria, dunque, i modernisti si trovano come i luterani in contraddizione con la Tradizione cattolica.

La ragione teologica
Per la sua Maternità divina Maria era predestinata alla funzione di Mediatrice universale fra Dio e gli uomini, come ha dimostrato la S. Scrittura, la Tradizione ed il Magistero. I migliori teologi, generalmente di scuola tomistica [22], ne hanno dato la ragione teologica. Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange scrive che Maria è Mediatrice subordinatamente a Cristo:
1°) perché ha cooperato (con la soddisfazione [23] o la compassione e il merito) al Sacrificio della Croce;
2°) perché intercede continuamente per noi in Cielo presso suo Figlio, ottenendoci e distribuendoci tutte le grazie che ci abbisognano in ordine alla salvezza eterna. La Mediazione di Maria è ascendente (porge a Dio le preghiere degli uomini) e discendente (dà agli uomini le grazie divine).
Maria, in maniera subordinata a Cristo, unico Mediatore principale della Redenzione del genere umano, ha cooperato al Sacrificio della Croce e alla Redenzione di Cristo per modo di soddisfazione, ossia ha riparato la Giustizia divina offesa dal peccato di Adamo rendendoci Dio propizio e amico. Ma in quale maniera? Ella ha offerto a Dio sul Golgota la vita del Figlio, a lei carissimo e da lei adorato, per noi uomini figli di Adamo privi della vita soprannaturale, con enorme dolore e lo ha offerto con grandissimo amore.
Gesù ha soddisfatto per noi la Giustizia divina de condigno, ossia a rigore di giustizia, poiché è Dio. Invece Maria, che pur essendo vera Madre di Dio resta sempre una creatura, ha meritato de congruo ossia per ragione di convenienza o per benevolenza di Dio, per cui il diritto al riscatto dell’umanità in Maria è fondato sull’amore gratuito di Dio o in jure amicabili e non sulla stretta giustizia come quello di Gesù. In questo senso Maria è Corredentrice: perché con Cristo, in Cristo, per mezzo di Cristo ha ricomprato il genere umano smarrito per il peccato originale.
Tale ragione teologica è stata corroborata dal Magistero pontificio (cfr. San Pio X, Enciclica Ad diem illum del 1904, DS 3370: “Maria ha meritato de congruo, come dicono i teologi, ciò che Cristo ha meritato de condigno”; inoltre Benedetto XV, Lettera Apostolica Inter sodalicia del 1918, DS 3634, n. 4: “ha immolato il Figlio, di modo che si possa dire giustamente che Ella ha redento il genere umano con Cristo e sotto Cristo”). È stato San Tommaso d’Aquino (S. Th., I-II, q. 114, a. 6) che ha spiegato la dottrina del merito e la distinzione tra il merito de congruo e il merito de condigno e i tomisti l’hanno applicata alla Corredenzione di Maria subordinata alla Redenzione principale di Cristo (R. GARRIGOU-LAGRANGE, La sintesi tomistica, Brescia, Queriniana, 1953, pp. 258- 260; Id., La Mère du Sauveure et notre vie interiéure, Parigi, 1941, Id., De Christo Salvatore, Torino, 1945).

Efrem


[15] Vulgata, in latino “comune, ufficiale, usuale”, è la traduzione latina della Bibbia, che la Chiesa usa e prescrive ufficialmente, usualmente o comunemente nell’ insegnamento, nella predicazione e nella liturgia. Essa è dovuta a San Girolamo (†420), il ‘Dottore massimo’ nell’interpretazione della S. Scrittura, che la iniziò a Roma nel 383 e la terminò nel 406 a Betlemme. Cfr. S. GAROFALO, voce “Volgata”, in “Dizionario di teologia dommatica”, Roma, IV ed., 1957, p. 440; J. M. VOSTÉ, De latina versione quae dicitur “Vulgata”, Roma, 1928; Id., La Volgata al Concilio di Trento, in “Biblica”, 1946, pp. 301-319; F. SPADAFORA, voce “Volgata”, in “Dizionario Biblico”, Roma, III ed., 1963, pp. 615-618.
[16] Cfr. C. SPICQ, Il primo miracolo di Gesù dovuto a sua Madre, in “Sacra Doctrina”, n. 18, 1973, pp. 125-144; F. SPADAFORA, Maria alle nozze di Cana, in “Rivista Biblica”, n. 2, 1954, pp. 220-247.
[17] Cfr. S. GAROFALO, Le parole di Maria, Roma, 1943; Id., La Madonna nella Bibbia, Milano, 1958; R. SPIAZZI, La Mediatrice della riconciliazione umana, Roma, 1951; F. SPADAFORA, Dizionario Biblico, Roma, III ed. 1963, voce “Maria Santissima”, pp. 394- 398; Id., Maria Santissima nella S. Scrittura, Roma, 1936.
[18] Cfr. su questo tema il commento alla Somma Teologica del card. Tommaso de Vio detto Cajetanus (Commentarius in IIIam partem Summae theologiae, q. 28, a. 2). 19 Cfr. B. H. Merkelbach, Quid senserit S. Thomas de mediatione B. M. Virginis, in “Xenia Thomistica”, 1925, pp. 505- 530. 20 Cfr. G. Roschini, La Mediatrice universale, Roma, 1963.
[21] Il ‘dogma’ è una verità rivelata da Dio e contenuta nel Depositum Fidei: Tradizione e S. Scrittura (dogma materiale) e poi proposta a credere come necessaria per la salvezza eterna, quale divinamente rivelata o di fede (dogma formale), dal Magistero ecclesiastico con l’obbligo di credervi (Vaticano I, DB, 1800). Pertanto chi nega o rifiuta l’assenso a una verità di Fede definita dal Magistero è eretico e incorre ipso facto nella scomunica o anatema. La ‘definizione dogmatica’ è la dichiarazione obbligante della Chiesa su una verità rivelata e proposta obbligatoriamente a credere ai fedeli. Tale definizione può essere fatta sia dal Magistero ordinario (Papa che insegna in maniera ordinaria o non solenne ‘quanto al modo’, ma obbligante ‘quanto alla sostanza’ a credere una verità come rivelata da Dio e definita dalla Chiesa); sia dal Magistero straordinario o solenne quanto al modo (una dichiarazione solenne o ‘extraordinaria’ del Papa o del Concilio). Tale definizione dommatica si chiama pure dogma formale o verità di fede divino-cattolica o divino-definita. Tuttavia non vi è un accordo unanime tra i teologi; per esempio mons. Brunero Gherardini scrive che la Corredenzione di Maria è “prossima alla Fede” (La Corredentrice nel mistero di Cristo e della Chiesa, Roma, 1998, p. 15). Tuttavia (“si parva licet componere magnis”) siccome la Corredenzione di Maria si trova nella Tradizione e nella S. Scrittura ed insegnata dal Magistero ordinario pontificio costantemente a partire da Leone XIII, mi pare che si possa parlare di verità divinamente rivelata e definita dalla Chiesa, anche se non in modo straordinario ma puramente ordinario, ossia la Corredenzione di Maria è una Verità di Fede divino e cattolica.
[22] Cfr. S. Th., III, qq. 27-30; i Commenti di Gaetano e di G. M. Vosté alla Somma Teologica (III, qq. 27-30); E. Hugon, Tractatus theol., vol. II, Parigi, V ed. 1927; G. Friethoff, De alma socia Christi mediatoris, Roma, 1936. 23 Soddisfazione in senso teologico è un termine stabilito in maniera esatta da S. Anselmo d’Aosta (Cur Deus homo?) e poi da S. Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q. 48, a. 2) e significa placare Dio offeso dalla colpa con un sacrificio o un’ opera penosa. Cristo ha pagato il debito del peccato degli uomini a Dio Padre con la sua morte in Croce, emendando la colpa di Adamo, al fine di liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato che li privava della grazia santificante.


2 Commenti a "Maria Corredentrice (parte 2)"

  1. #angela   20 Agosto 2019 at 9:37 pm

    Dio è talmente grande che è utile per noi una Scala santa di mediatori fino al Mediatore primo unico necessario.. I Santi sono anche mediatori, san Giuseppe grande mediatore, Maria è la Mediatrice voluta da Dio come necessaria. Maria fu preservata per giustizia da Dio, se Gesù pagò il debito di giustizia, la collaborazione di Maria fu per scelta e libera iniziativa di Dio affinché Gli fosse Madre e Sposa, oltre che Figlia, e Maria collaborò, con-passione . Generando il Figlio in modo Spirituale e generando spiritualmente noi Chiesa, Maria in effetti si sostituisce alla maternità di Caino che ci ha fatti discendere di grado verso il regno animale, generandoci alla vita spirituale, non solo dell’anima ma pure del corpo glorioso, in quanto noi ci comunichiamo al Corpo glorioso del Figlio, indispensabile infatti alla salvezza. Maria ci eleva,al contrario di Eva, verso il regno degli Angeli, e ci genera nel Sangue del Sacrificio. Abramo offre Isacco e per questa fede è salvato, Dio non vuole da Lui che la volontà di farlo, a Maria invece chiede l’immolazione effettiva, reale e cruenta del Figlio.Noi siamo il calcagno ultimo col quale Maria schiaccerà ancora e definitivamente il capo (mente) del serpente di Gn 3,1. Gesù è il Capo,Maria è il Collo (lo lessi in qualche omelia della Chiesa, non attuale), Pietro e gli Apostoli proseguono il Corpo e poi i Santi tutti fino al Calcagno, doppiamente noi alla fine dei tempi siamo questo calcagno della fine, il più a contatto della terra (paganesimo attuale) che si impolvera e necessita di lavature continue, ma pure il definitivo dell’ultima battaglia (Apostoli degli ultimi tempi di san L. Maria Grignon de Monfort). Il segreto di Fatima ci parla della fine dei tempi ” ci sarà ancora la fede sulla terra?”. Nella nota 21 si ribadisce come il Magistero ordinario debba essere autentico, e vincola alla fede, non solo lo straordinario, nodo molto dibattuto a causa dell’inganno “pastorale”, chiarito anche da questa nota: non esiste un concilio pastorale che non sia Magistero, esiste piuttosto un concilio che non è tale.

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  2. #Emma   20 Agosto 2019 at 10:41 pm

    È comunque semplice alle menti fedeli: se Cristo è il nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva. Cristo (Uomo-Dio) il Redentore, Maria SS (sua Madre e Donna) la Corredentrice. “Io porrò inimicizia tra la tua e la Sua stirpe…” (Gen 3, 15)

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