Miliardari e “artisti” americani per lo sterminio dei concepiti

Planned Parenthood non ha mai avuto così tanti soldi dai ricchi per far fuori i poveri.

di Massimo Micaletti

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Non è un mistero che la gran parte dei multimiliardari americani sia a favore dell’aborto: Ted Turner, George Soros, Chuck Feeney, Bill Gates, Ross Perot, Warren Buffett sono entusiasti sostenitori dell’interruzione di gravidanza e del controllo demografico. Il solo Warren Buffett nel solo anno 2011 ha devoluto ben 115 milioni di dollari associazioni o istituzioni che promuovono l’aborto[1].

Ma, come è noto, non ci sono monarchi che non si portino appresso i menestrelli: è notizia di ieri 26 agosto che centoquaranta, per dir così, artisti americani hanno sottoscritto un appello a favore del libero aborto e delle donazioni a Planned Parenthood[2]. Si tratta della campagna “Bans off my body”, ossia “Giù i divieti dal mio corpo” e tra gli aderenti troviamo tutti quelli che ci saremmo aspettati di trovare: Ariana Grande, Lady Gaga, Beck, Billie Eilish, Bon Iver, John Legend, Nicki Minaj, Demi Lovato, G-Eazy, HAIM, Troye Sivan, Macklemore, Hayley Kiyoko, Megan Thee Stallion, Miley Cyrus, Kacey Musgraves, Carole King, Dua Lipa, Meghan Trainor, LIZZO e altri soggetti della scena pop USA. Non solo: costoro si sono impegnati a diffondere sui social messaggi pro aborto e di sostegno a “Bans off my body” anche in chiave politica anti Trump. Tra gli obiettivi della mobilitazione, il raggiungimento di cinquecentomila firme in una petizione a sostegno della sentenza Roe vs Wade che nel gennaio del 2020 compirà cinquant’anni e i cui effetti giuridici sono grazie a Dio messi seriamente a repentaglio dalla composizione della Corte Suprema voluta da Donald Trump; inoltre, i promotori della campagna, Planned Parenthood in testa, hanno annunciato che si presenteranno per far propaganda in occasione dei più grandi eventi di musica pop e rock statunitensi, come il Made in America di Filadelfia e il Music Midtown di Atlanta per avvicinare quanti più giovani possibile. La battaglia si è infatti spostata sul fronte delle giovani generazioni perché sempre più americani sotto i trent’anni dimostrano di essere fortemente o radicalmente contrari all’aborto sicché è quello il bersaglio principale di “Bans off my body”.

Planned Parenthood e compagnia, quindi, vedono minacciato non tanto la loro base economica (come abbiamo visto, sono abbondantemente foraggiati dai magnati dell’informazione, del web e della finanza) quanto il loro consenso sociale e giuridico. Se le giovani generazioni voltano le spalle all’aborto, il business chiude e soprattutto viene messo in discussione uno degli indispensabili capisaldi della libertà sessuale, ossia il diritto per un medico di fare a pezzi il concepito altrui su richiesta della gestante: perciò e sui giovani che puntano e sui loro idoli. E noi genitori mettiamo i nostri figli in condizioni di difendersi, così otterremo almeno quattro risultati: gli avremo insegnato a star sempre dalla parte della vita; gli avremo insegnato che i poveri e deboli si aiutano, non si sterminano; gli avremo insegnato che non esistono idoli, tantomeno se, come le signorine di cui sopra, cotali “divinità” si fanno riprendere abitualmente in tenuta parabalneare; gli avremo insegnato, infine, a riconoscere la musica da quattro soli e trattarla come tale. Vi pare poco?


[1] https://www.lifenews.com/2014/03/14/eradicating-the-poor-why-are-billionaires-paying-for-abortion-and-pushing-population-control/
[2] https://www.lifenews.com/2019/08/26/ariana-grande-lady-gaga-and-140-musicians-sign-statement-celebrating-abortion-and-planned-parenthood/


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