Mons. Schneider: ” Il Vaticano sta tradendo Gesù Cristo come unico Salvatore dell’umanità”

Nota di Radio Spada: Per dovere di cronaca riportiamo tradotta l’intervista rilasciata a LifeSiteNews il 26 u.s. da Mons. Athanasius Scheider a riguardo della attuazione della apostatica e paramassonica dichiarazione di Abi Dhabi firmata da Bergoglio il 4 febbraio scorso. Tuttavia ci sentiamo ancor di più in dovere di far notare:
1) che il tradimento di “Gesù Cristo come unico Salvatore dell’umanità” si è attuato con documenti del Vaticano II come
Unitatis Redentegratio, Dignitatis Humanae e Nostra Aetate che hanno avuto come esito l’ecumenismo più sfrenato a nocumento della Ortodossia Cattolica e della dignità della Chiesa Romana, la secolarizzazione della socitetà e l’indifferentismo, il dialogo con gli Infedeli e in ultimo il documento apostatico di cui sopra;
2) che a tutto ciò hanno presieduto Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: Francesco regna dal 2013 e già c’erano stati tre incontri di Assisi con religioni di ogni sorta e agnostici e atei (queste due ultime categorie volute da Ratzinger) e miriadi e miriadi di incontri ecumenici, di preghiere comuni a non si sa bene quale dio, di dichiarazioni congiunte e simili sozzerie che hanno paralizzato non ora ma da decenni la missione della Chiesa ad gentes.
Rimandiamo per maggiori particolari rimandiamo a don Mauro Tranquillo FSSPX, Papa Francesco e l’Islam: dal Concilio alla religione mondiale.
Congiuntamente alla critica dell’attuale pontificato, quindi, sarebbe utile ed è doverosa la denunzia pubblica delle cause che lo hanno prodotto.

La decisione del Vaticano di mettere in pratica un documento che afferma che la “diversità delle religioni” è “voluta da Dio”, senza correggere questa affermazione, equivale a “promuovere l’abbandono del primo comandamento” e ad un “tradimento del Vangelo”. Lo ha detto Monsignor Atanasius Schneider.
In un’intervista esclusiva a LifeSiteNews su un’iniziativa sostenuta dal Vaticano per promuovere il “Documento sulla fraternità umana per la pace nel mondo e la convivenza”, ha affermato l’Ausiliare di Astana (Kazakistan) che “per quanto nobili possano essere obiettivi quali ‘la fraternità umana’ e “la pace nel mondo’, non possono essere promossi a costo di relativizzare la verità dell’unicità di Gesù Cristo e della Sua Chiesa”.
La diffusione di questo documento nella sua forma non corretta “paralizzerà la missione ad gentes della Chiesa” e “soffocherà il suo ardente zelo per evangelizzare tutti gli uomini”, ha affermato Mons. Schneider.
Ha aggiunto: “I tentativi di pace sono destinati al fallimento se non vengono proposti nel nome di Gesù Cristo”.

La scorsa settimana, il Vaticano ha annunciato che negli Emirati Arabi Uniti è stato istituito un “Comitato superiore” di più fedi per attuare il “Documento sulla Fraternità umana per la pace nel mondo e la convivenza”, firmato da Papa Francesco il 4 febbraio 2019, ad Abu Dhabi, insieme ad Ahmad el-Tayeb, Grand Imam di al-Azhar, durante la visita apostolica di tre giorni nella penisola arabica.
I membri della commissione, composta da sette membri (cattolici e musulmani), includono il segretario personale di papa Francesco, p. Yoannis Lahzi Gaid e il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, l’arcivescovo Miguel Angel Ayuso Giuxot.
In una dichiarazione di lunedì 26 agosto, il portavoce vaticano Matteo Bruni ha affermato che Papa Francesco “incoraggia gli sforzi del Comitato per diffondere la conoscenza del Documento; ringrazia gli Emirati Arabi Uniti per l’impegno concreto dimostrato a favore della fraternità umana ed esprime la speranza che iniziative simili possano nascere in tutto il mondo”.

Il documento di Abu Dhabi ha suscitato polemiche per l’affermazione che “il pluralismo e la diversità” delle religioni sono “voluti da Dio”.
Il passaggio che incita alla controversia recita:

La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano.

Il 1 ° marzo 2019, durante la visita ad limina dei vescovi dell’Asia centrale a Roma, Monsignor Schneider, la cui diocesi si trova in una nazione prevalentemente musulmana, ha espresso preoccupazione per questa formulazione a papa Francesco. Il Papa ha affermato che la frase in questione sulla “diversità delle religioni” significasse “la volontà permissiva di Dio” e ha dato il permesso esplicito al vescovo Schneider e agli altri vescovi presenti di citare le sue parole.
A sua volta il vescovo Schneider ha chiesto al papa di chiarire la dichiarazione in modo ufficiale.
Papa Francesco è sembrato offrire un chiarimento nella sua udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019, ma fino ad oggi non sono stati forniti chiarimenti o correzioni ufficiali al testo.
In questa intervista esclusiva, il Monsignor Schneider rivela nuovi dettagli riguardanti il ​​suo colloquio diretto con il Santo Padre durante l’incontro del 1° marzo. Espone anche le sue opinioni sul chiarimento informale del Papa all’udienza generale del 3 aprile e sulla gravità di un “Comitato superiore” istituito per attuare il documento di Abu Dhabi, in assenza di una correzione ufficiale del controverso passaggio.
Secondo il vescovo Schneider, nell’attuare il documento di Abu Dhabi senza correggere la sua errata affermazione sulla diversità delle religioni, “gli uomini nella Chiesa non solo tradiscono Gesù Cristo come unico Salvatore dell’umanità e necessità della Sua Chiesa per l’eterna salvezza, ma commettono anche una grande ingiustizia e un peccato contro l’amore del prossimo”.

Eccellenza, il chiarimento di Papa Francesco sul documento di Abu Dhabi nell’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019 è sufficiente secondo lei? E quali sono i suoi pensieri a riguardo delle sue osservazioni?
Nell’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019, Papa Francesco ha pronunciato queste parole: “Perché Dio consente che ci siano tante religioni? Dio ha voluto permettere questo: i teologi della Scolastica facevano riferimento alla voluntas permissiva di Dio. Egli ha voluto permettere questa realtà”.
Purtroppo il Papa non ha fatto alcun riferimento alla frase oggettivamente errata del documento di Abu Dhabi che dice: “Il pluralismo e la diversità delle religioni, il colore, il sesso, la razza e il linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza”. Questa frase è in sé stessa errata e contraddice la Divina Rivelazione, poiché Dio ci ha rivelato che non vuole religioni diverse, ma solo l’unica religione, che ha comandato nel Primo Comandamento del Decalogo: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”(Es 20: 2-5). Nostro Signore Gesù Cristo ha confermato la perenne validità di questo comandamento dicendo: “È scritto: Adorerai il Signore tuo Dio e solo a lui servirai” (Mt 4, 10). Le parole “Signore” e “Dio”, espresse nel primo comandamento, significano la Santissima Trinità, che è il solo Signore e il solo Dio. Quindi, ciò che Dio vuole positivamente è che tutti gli uomini dovrebbero render culto e adorare solo Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, l’unico Signore e Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna: ” Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, delle obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell’essere umano” (n. 2072).
Le citate osservazioni di Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019 sono un piccolo passo verso un chiarimento della frase errata trovata nel documento di Abu Dhabi. Tuttavia, rimangono insufficienti perché non si riferiscono direttamente al documento e perché il cattolico medio e quasi tutti i non cattolici non conoscono né comprendono il significato dell’espressione teologicamente tecnica “volontà permissiva di Dio”.
Da un punto di vista pastorale, è altamente irresponsabile lasciare i fedeli di tutta la Chiesa nell’incertezza in una questione così vitale come la validità del primo Comandamento del Decalogo e l’obbligo divino di tutti gli uomini di credere e adorare, con il loro libero arbitrio, Gesù Cristo come unico Salvatore dell’umanità. Quando Dio comandò a tutti gli uomini “Questo è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo!” (Mt 17, 5) e quando, di conseguenza, nel suo giudizio “[farà] vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (2 Tess 1, 8), come può allo stesso tempo volere positivamente la diversità delle religioni? Le parole inequivocabili di Dio rivelate sono inconciliabili con la frase nel documento di Abu Dhabi. Affermare il contrario significherebbe far quadrare un cerchio o adottare la mentalità dello gnosticismo o dell’hegelismo.
Non si può giustificare la teoria secondo cui la diversità delle religioni è voluta positivamente da Dio adducendo la verità del deposito di fede riguardo al libero arbitrio come dono di Dio Creatore. Dio ha concesso all’uomo il libero arbitrio proprio per poter adorare Dio da solo, che è il Dio uno e trino. Dio non ha dato all’uomo il libero arbitrio per adorare gli idoli, né per negare o bestemmiare suo Figlio incarnato Gesù Cristo, il quale disse: “Chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unico Figlio di Dio” (Gv 3, 18).

Dopo lo scambio di parole con Papa Francesco del 1 ° marzo, durante la visita ad limina a Roma, ha avuto ulteriori comunicazioni con lui riguardo alle sue preoccupazioni? In tal caso, è stato prima o dopo l’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019?
Durante l’udienza del 1 ° marzo 2019, in occasione della visita ad limina, mi sono rivolto a Papa Francesco, alla presenza dei vescovi del nostro gruppo, con queste parole:
“Santissimo Padre, alla presenza di Dio imploro Vostra Santità nel nome di Gesù Cristo che ci giudicherà, per ritirare quella dichiarazione del documento interreligioso di Abu Dhabi, che relativizza l’unicità della fede in Gesù Cristo. Altrimenti la Chiesa ai nostri giorni non sarà chiara sulla verità del Vangelo, come ha detto l’apostolo Paolo a Pietro ad Antiochia (vedi Gal 2:14) ”.
Il Santo Padre rispose subito dicendo che si deve spiegare la frase nel documento di Abu Dhabi riguardante la diversità delle religioni nel senso della “volontà permissiva di Dio”. Alla quale ho risposto: “Poiché questa frase elenca gli oggetti del saggia volontà di Dio indiscriminatamente, mettendoli logicamente allo stesso livello, la diversità dei sessi maschile e femminile deve essere voluta da Dio dalla sua volontà permissiva, il che significa che tollera questa diversità, poiché potrebbe tollerare la diversità delle religioni”.
Papa Francesco ha quindi ammesso che la frase potrebbe essere fraintesa e ha detto: “Ma puoi dire alla gente che la diversità delle religioni corrisponde alla volontà permissiva di Dio”. A cui ho risposto: “Santo Padre, per favore dica questo alla Chiesa intera”. Ho lasciato la mia richiesta verbale al Papa anche in forma scritta.
Papa Francesco mi ha gentilmente risposto con una lettera del 5 marzo 2019, in cui ha ripetuto le sue parole dal pubblico del 1 ° marzo 2019. Ha detto che bisogna comprendere la frase applicando il principio della volontà permissiva di Dio. Ha anche osservato che il documento di Abu Dhabi non intende equiparare la volontà di Dio nel creare differenze di colore e sesso con le differenze delle religioni.
Con una lettera del 25 marzo 2019, ho risposto alla lettera di Papa Francesco del 5 marzo 2019, ringraziandolo per la sua gentilezza e chiedendogli con franchezza fraterna di pubblicare, personalmente o attraverso un Dicastero della Santa Sede, una nota di chiarimento, ripetendo la sostanza di ciò che ha detto nell’udienza del 1 ° marzo 2019 e nella sua lettera del 5 marzo 2019. Ho aggiunto queste parole: “Pubblicando tali parole, Santità avrà l’occasione fausta e benedetta, in un momento storico difficile per l’umanità e per la Chiesa, di confessare Cristo, il Figlio di Dio “.
Devo anche dire che papa Francesco mi ha inviato un biglietto, datato 7 aprile 2019. Ha allegato una copia del suo discorso all’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019 e ha sottolineato la sezione relativa alla volontà permissiva di Dio. Sono, naturalmente, grato al Santo Padre per questa cortese attenzione.

Il documento sulla “Fraternità umana per la pace nel mondo e la convivenza” non è stato ufficialmente modificato o corretto e tuttavia è stato istituito un “Comitato superiore” per attuarlo. Lunedì 26 agosto 2019, l’ufficio stampa della Santa Sede ha rilasciato una dichiarazione in cui si afferma che Papa Francesco è stato lieto di apprendere la formazione di un “Comitato superiore” per raggiungere gli obiettivi contenuti nel documento. Secondo la dichiarazione, Papa Francesco ha affermato al riguardo: “Anche se purtroppo il male, l’odio e la divisione spesso fanno notizia, c’è un mare nascosto di bontà che sta crescendo e ci porta a sperare nel dialogo, nella conoscenza reciproca e nella possibilità di costruire, insieme ai seguaci di altre religioni e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, un mondo di fratellanza e pace”. Eccellenza, quanto è grave questo problema?
Il problema è della massima serietà, perché sotto la espressione retoricamente bella e intellettualmente seducente “Fraternità umana”, gli uomini nella Chiesa oggi stanno infatti promuovendo l’abbandono del primo comandamento del decalogo e il tradimento del nucleo del Vangelo. Per quanto nobili possano essere obiettivi come la “fraternità umana” e la “pace nel mondo”, essi non possono essere promossi al costo di relativizzare la verità dell’unicità di Gesù Cristo e della sua Chiesa e di minare il primo Comandamento del Decalogo.
Il documento di Abu Dhabi sulla “Fraternità umana per la pace nel mondo e la convivenza” e il “Comitato superiore” incaricato di attuarlo sono in qualche modo una torta splendidamente decorata che contiene una sostanza nociva. Prima o poi, quasi senza accorgersene, indebolirà il sistema immunitario del corpo.
L’istituzione del summenzionato “Comitato Superiore”, incaricato di attuare a tutti i livelli, tra gli altri buoni obiettivi, il presento principio divinamente voluto della “diversità delle religioni”, di fatto paralizza la missione della Chiesa ad gentes. Soffoca il suo ardente zelo per evangelizzare tutti gli uomini – ovviamente con amore e rispetto. Dà l’impressione che la Chiesa oggi stia dicendo: “Mi vergogno del Vangelo”; “Mi vergogno di evangelizzare”; “Mi vergogno di portare la luce del Vangelo a tutti coloro che non credono ancora in Cristo”. Questo è l’opposto di ciò che diceva San Paolo Apostolo ai Gentili. Egli dichiarò invece: “Non mi vergogno del Vangelo” (Rm 1, 16) e “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16).
Il Documento di Abu Dhabi e gli obiettivi del “Comitato Superiore” indeboliscono notevolmente anche una delle caratteristiche e dei compiti essenziali della Chiesa, vale a dire essere missionaria e prendersi cura principalmente dell’eterna salvezza degli uomini. Riduce le principali aspirazioni dell’umanità ai valori temporali e immanenti di fraternità, pace e convivenza. In effetti, i tentativi di pace sono destinati al fallimento se non vengono proposti nel nome di Gesù Cristo. Questa verità ci ricorda profeticamente Papa Pio XI, che ha affermato che le principali cause delle difficoltà in cui il genere umano sta soffrendo “la maggior parte degli uomini aveva cacciato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla propria vita; che questi non avevano posto né negli affari privati ​​né in politica”. Pio XI continuava dicendo che “finché gli individui e gli stati si rifiutassero di sottomettersi al dominio del nostro Salvatore, non ci sarebbe alcuna prospettiva davvero fiduciosa di una pace duratura tra le nazioni” (Enciclica Quas Primas, 1). Lo stesso Papa ha insegnato che i cattolici “diventano grandi fattori nel portare la pace nel mondo perché lavorano per il restauro e la diffusione del Regno di Cristo” (Enciclica Ubi arcano, 58).
Una pace che è una realtà interiore e puramente umana fallirà. Perché, secondo Pio XI, “la pace di Cristo non si nutre delle cose della terra, ma di quelle del cielo. Né potrebbe essere altrimenti, poiché è Gesù Cristo che ha rivelato al mondo l’esistenza di valori spirituali e ha ottenuto per loro il dovuto apprezzamento. Ha detto: “Cosa giova a un uomo, se guadagna il mondo intero e subisce la perdita della propria anima?” (Mt 16:26), ci ha anche impartito una lezione divina di coraggio e costanza quando ha detto “Non temete coloro che uccidono il corpo e non sono in grado di uccidere l’anima: ma piuttosto temete chi può distruggere sia l’anima che il corpo all’inferno” (Mt 10:28; Luca 12:14)” (Enciclica Ubi arcano, 36).
Dio ha creato gli uomini per il paradiso. Dio ha creato tutti gli uomini per conoscere Gesù Cristo, per avere una vita soprannaturale in Lui e per raggiungere la vita eterna. Portare tutti gli uomini a Gesù Cristo e alla vita eterna è, quindi, la missione più importante della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ci ha fornito una spiegazione appropriata e bella di questa missione: “L’attività missionaria deriva la sua ragione dalla volontà di Dio”, che desidera che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Perché c’è un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l’ uomo Gesù Cristo, che si è dato in riscatto per tutti” (1 Tim 2:45), “né c’è salvezza in nessun altro” (Atti 4: 12). Pertanto, tutti devono essere convertiti a Lui, fatti consapevoli dalla predicazione della Chiesa, e tutti devono essere incorporati a Lui mediante il battesimo e alla Chiesa che è il Suo corpo. Per Cristo stesso ‘sottolineando nel linguaggio espresso la necessità della fede e del battesimo (cfr Mc 16,16; Gv 3, 5), confermando allo stesso tempo la necessità della Chiesa, in cui gli uomini entrano con il battesimo, come da un porta. Pertanto, non possono essere salvati quegli uomini che, sebbene consapevoli che Dio, attraverso Gesù Cristo, abbia fondato la Chiesa come qualcosa di necessario, non desiderano tuttavia entrarvi o perseverare in essa” (Cf. Decreto “Sulla formazione sacerdotale”, 4, 8, 9.) Pertanto, sebbene Dio in modi noti a Se stesso possa condurre coloro che sono senza colpa propria ignoranti del Vangelo a trovare quella fede senza la quale è impossibile piacere a Lui (Eb 11: 6), tuttavia una necessità ricade sulla Chiesa (1 Cor 9:16), e allo stesso tempo un sacro dovere di predicare il Vangelo. E quindi l’attività missionaria oggi come sempre mantiene la sua validità e le sua necessità” (Ad Gentes, 7).
Voglio sottolineare queste ultime parole: “L’attività missionaria della Chiesa oggi conserva la sua necessità!”

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Nella sua udienza generale del mercoledì 3 aprile 2019, Papa Francesco ha anche affermato quanto segue sulla diversità delle religioni: “Ci sono molte religioni. Alcuni sono nati dalla cultura, ma guardano sempre in paradiso; guardano a Dio”
Queste parole in qualche modo contraddicono la seguente dichiarazione luminosa e chiara di Papa Paolo VI: “La nostra religione cristiana stabilisce effettivamente con Dio un rapporto autentico e vivente che le altre religioni non riescono a fare, anche se hanno, per così dire, anche loro le braccia tese verso il cielo ”(Enciclica Evangelii Nuntiandi, 52). Quanto opportune sono anche le parole di Papa Leone XIII: “L’opinione che tutte le religioni siano uguali è calcolata per provocare la rovina di tutte le forme di religione, e in particolare della religione cattolica, che, in quanto è l’unica vera, non può, senza grande ingiustizia, essere considerata semplicemente uguale alle altre religioni” (Enciclica Humanum genus, 16).
Adatte anche le seguenti parole di Papa Paolo VI:
“È con gioia e conforto che Noi abbiamo inteso, al termine della grande Assemblea dell’ottobre 1974, queste parole luminose: ‘Vogliamo nuovamente confermare che il mandato d’evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa’, compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della società attuale non rendono meno urgenti. Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione” (Enciclica Evangelii Nuntiandi, 14).
Pertanto, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, “lo scopo ultimo della missione non è altro che quello di far partecipare gli uomini alla comunione tra il Padre e il Figlio nel loro Spirito d’amore” (n. 850).
Nel riconoscere direttamente o indirettamente l’uguaglianza di tutte le religioni, attraverso la diffusione e l’attuazione del documento di Abu Dhabi (datato 4 febbraio 2019) senza correggere la sua errata affermazione sulla diversità delle religioni, gli uomini nella Chiesa oggi non solo tradiscono Gesù Cristo come l’unico Salvatore dell’umanità e la necessità della Sua Chiesa per l’eterna salvezza, ma commettono anche una grande ingiustizia e un peccato contro l’amore del prossimo. Nel 1542 San Francesco Saverio scrisse dalle Indie al suo padre spirituale Sant’Ignazio di Loyola: “Molte persone in questi luoghi non sono cristiane semplicemente perché non c’è nessuno che le renda tali. Molte volte ho il desiderio di viaggiare nelle università d’Europa, in particolare Parigi, e urlare da qualsiasi luogo, come un pazzo, per spingere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: “Oh, a quante anime, per la vostra indolenza, è negato il paradiso e finisciono all’inferno!”
Possano queste fiammeggianti parole del celeste patrono delle missioni e del primo grande missionario gesuita toccare le menti e i cuori di tutti i cattolici, e in particolare del primo papa gesuita, in modo che con coraggio evangelico e apostolico possa ritrarre l’errata dichiarazione sulla diversità di religioni contenuta nel documento di Abu Dhabi. Con un tale atto potrebbe certo perdere l’amicizia e la stima dei potenti di questo mondo, ma sicuramente non l’amicizia e la stima di Gesù Cristo, in linea con le sue parole: “Chiunque mi confesserà davanti agli uomini, lo riconoscerò anche io davanti al mio Padre che è nei cieli” (Mt 10:32).

26 agosto 2019

 + Athanasius Schneider

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Un commento a "Mons. Schneider: ” Il Vaticano sta tradendo Gesù Cristo come unico Salvatore dell’umanità”"

  1. #bbruno   27 Agosto 2019 at 11:00 am

    non ci siamo proprio: questo monsignore vuole smentire Papa Bergoglio con Papa PaoloVI, quello che entrò all’ONU nella ‘Meditation Room’ a pregare davanti all’altare del “Dio senza volto”, quello che propugnava la “religione dell’ uomo che si fa Dio”, quello che proclamava che missione della Chiesa era quella, per espresso mandato evangelico, di promuovere i diritti dell’uomo, quello insomma che sosteneva che l’incontro di Dio con l’umanità si era avuto nell’atto della dichiarazione Universale dei Diritti Umani”…. E questo Monsignore passa per difensore della Tradizione… E come tale si inginocchia davanti a papa Begoglio perchè … ascolti Paolo VI!!!

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