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Su Radio Spada, oltre un anno fa, abbiamo ospitato le analisi esclusive del famigerato Miguel. Non raramente criticato, a volte duramente. Carattere difficile, stile molto provocatorio, si era stancato del brontolio di certi lettori. Privo d’ambizioni d’infallibilità ma molto deciso.

Ecco alcuni interventi della primavera 2018. A voi il giudizio:

Sul neonato governo, 31 maggio 2018, articolo: Perché gli ‘eurocrati’ lasciano governare Di Maio e Salvini

O faranno davvero la “rivoluzionah11!!” (improbabile) o col loro tracollo faranno un ottimo servizio ai cosiddetti eurocrati (molto probabile). La “rivoluzionah11!!” va in salita: è un governo “stretto” al Senato, mezzo commissariato da un euromilitante come ministro degli Esteri, tenuto d’occhio da un Mattarella improvvisamente destatosi, monitorato da una stampa pronta a premiare gli inchini ma soprattutto caratterizzato da un socio di maggioranza – il M5S – che è un’accozzaglia dove l’improvvisazione è superata solo dalla presunzione. Insomma: che poteva volere di meglio “Bruxelles”? Questi sono kamikaze che affondano le loro stesse navi, tra l’altro con un partito di maggioranza relativa il cui capo, appena rieletto, ha fatto professione di fede euro-atlantica.

Salvini ne esca presto, ne non vuole cadere gridando: “Ce lo chiede l’Europa”.

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A titolo di curiosità, 13 aprile 2018, articolo: La vera rivoluzione dei 5 Stelle, in 10 righe

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Su Di Maio e la sua strategia dei due forni, 7 aprile 2018, articolo: Giggino, i due forni e la contingenza (non solo politica)

L’eterno e il necessario sono archiviati e con essi vanno cancellati una visione definitiva del reale e, inevitabilmente, i limiti necessari dell’agire politico. L’origine di tutto questo? L’irrilevanza del principio di identità (A=A) e con esso del principio di contraddizione.

Vuoi le frontiere aperte? Benissimo. Vuoi le frontiere chiuse? Benissimo. Tanto si deve solo mandare avanti la baracca per una legislatura, non si deve badare a un fine superiore: è tutto contingente.

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Sulle trattative, 31 marzo 2018, articolo: Te la do io la predica (ovvero: perché i populisti non vi salveranno)

Pensate […] che vi ripeta quanto sia un bluff la lagna a cinque stelle? Che vi dica ancora una volta che questi pentastellati in Europa batteranno più i tacchi dei pugni? Che torni ad avvisarvi su quanto Salvini debba stare attento? (by the way: Salvini non è Salazar, anche se le prime tre lettere del cognome sono le stesse)

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Sugli albori giallo-verdi, 24 marzo 2018, articolo: Occhio Salvini, c’è una trappola per te

Dicevamo: occhio Salvini, che la trappola è pronta. Il tuo partito non è in una situazione così diversa dal bluff grillino (vedere qui). Tante aspettative, tanto voto di protesta e tante difficoltà nel corrispondere velocemente e bene a quanto promesso.

Caro Matteo, adesso pensi al governo, però qui i numeri non li ha nessuno e un governo senza numeri è ricattabile e debole, mentre la tua proposta politica è decisa e forte. Rischi di finire col fare il junior partner della compagine grillina: saresti la stampella di un bluff che implode. Dimentichiamoci pure del conflitto tra le proposte assurde del M5S e gli auspici della tua base elettorale (es.: “reddito di nullafacenza” vs “meno tasse”), ma pensi davvero che andare a fare l’utile idiota dei seguaci di Peppe Crillo (magari portandoti a traino l’intero centrodestra) ti offra qualche prospettiva seria?

Governare è esercitare la forza, ma nemo dat quod non habet, nessuno dà ciò che non ha, e qui la forza politica (prima ancora che parlamentare) per governare non la possiede nessuno. Ascolta Miguel, aiuta il fidanzamento tra M5S e PD, falli fallire insieme. Non dare in smanie: la politica è anche saper aspettare sulla riva del torrente il cadavere del proprio nemico, come direbbe Sun Tzu.

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Sull’entusiasmo grillino, 17 marzo 2018, articolo: Vi prego, lasciate che governino (quelli del M5S)

E vogliamo consegnare l’Italia in mano a questi personaggi?

Sì, d’accordo con tutto, il grillini sono così, anzi peggio. Pieni di contraddizioni, con poche idee ben confuse e spesso pronti a cambiarle col mutare del vento. In larga parte non hanno preparazione: pensano che un chirurgo indagato per diffamazione operi peggio di un’inserviente honesta. Che un generale sospettato di molestie sia da sostituire, nella difesa di un territorio in guerra, con una maestrina incensurata che ripete tanto bene le tabelline. Di come gira il mondo sanno poco o nulla, al netto di qualche viaggetto che hanno fatto e di cui conservano gelosamente un paio di selfie. Sono un’espressione coerente della nostra società sfasciata, alla ricerca di soluzioni tanto facili quanto demenziali ed è anche sulla base di queste soluzioni che vengono votati. Dico “anche” perché la vera componente del loro consenso è la novità. L’esser nuovi, per la massa elettorale, è importante. Una società che rigetta il necessario, il vero e l’eterno, sceglie ineludibilmente il contingente, il contraddittorio e il nuovo. C’è sempre bisogno di porre, rispetto alla tesi, un’antitesi che conduca alla sintesi. Sempre nuova. I grillini sono (abbastanza) nuovi e tutta la loro esistenza si gioca sul bluff della carta nascosta. Sono nuovi, finché non diventano vecchi. E chi non governa non invecchia: può stare sugli spalti a urlare “Honesta’!!1! – Honesta’!!1!”, promettendo un paradiso terrestre (“Cieli e terra nuova” ma in assenza di giudizio universale) in cui si vive senza lavorare e ci si costruisce un futuro senza faticare. Chi non governa è sempre nuovo perché può tenere in piedi il suo bluff. 

Ascoltate quello che vi dico: fateli governare.