Pio VI, il Papa che doveva essere l’ultimo

Er Papa, er Visceddio, Nostro Siggnore,
è un Padre eterno com’er Padr’Eterno.
Ciovè nun more, o, ppe ddí mmejjo, more,
ma mmore solamente in ne l’isterno.

Giovanni Gasparro. Pio VI Pontefice Massimo, Olio su tela / Oil on canvas, 90 X 70 cm, 2016. Bruxelles, Collezione privata

di Giuliano Zoroddu

I versi del Belli che abbiamo preposto a queste poche righe ben si adattano alla vicenda di Papa Pio VI Braschi.
Nato a Cesena il 25 dicembre 1717, Giannangelo Braschi, fu eletto al supremo fastigio del Romano Pontificato il 15 febbraio 1575, assumendo il nome di Pio in devoto omaggio di san Pio V. Il 22 febbraio successivo, poichè era ancora solamente prete, fu consacrato Vescovo dal cardinale Gian Francesco Albani.
Da Pontefice si trovò a dover contrastare la politica di Giuseppe II, intento a dar sempre maggior libertà ai protestanti e soprattutto a mettere la mano sulla gestione degli affari ecclesiastici in spregio alla libertà della Chiesa e al primato di giurisdizione del Papa. La stessa politica interessò la Toscana e il Regno di Napoli.
Sotto il suo pontificato scoppiò la Rivoluzione con la (inaccettabile) Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino; con lo scisma dei preti costituzionali che giuravano fedeltà alla condannata Costituzione del Clero e la persecuzione sanguinosissima dei preti fedeli a Roma e dei cattolici fedeli a Dio e al Re.
Della stessa Rivoluzione fu vittima egli stesso. Invaso o Stato della Chiesa fu invaso due volte dalle truppe del Direttorio di Parigi comandate da Napoleone Bonaparte: nel 1795 e nel 1798; e, oltre alle devastazioni, subì varie perdite territoriali: le Legazioni furono annesse alla Repubblica Cisalpina. Contemporaneamente in Francia la Chiesa perdeva definitavamente i suoi diritti su Avignone e il Contado Venassino.
Roma fu invasa il 10 febbraio 1798. Cinque giorni dopo fu proclamata la Repubblica. Pio VI, spogliato del potere temporale, gravato dagli anni al punto di non poter quasi più camminare, ma saldo nella fede nelle promesse fatte da Cristo a Pietro, partì da Roma il 20 febbraio.
Siena, Firenze, Bologna, Parma, Torino, Briançon, Grenoble furono le tappe del suo esilio. Ovunque, a scorno dei persecutori, la folla proruppe in grida di giubilo di fronte al Vicario di Gesù Cristo: “Viva il Santo Padre! Abbasso il Commissario!”
La Via Crucis si concluse a Valenza nel Delfinato, essendo impossibile proseguire oltre: il Direttorio con un decreto firmato dal prete apostata, abate di Sieyes, aveva decretato il trasferimento a Digione, ma la malattia del “prigioniero di Stato” non lo consentirono.
La permanenza durò tuttavia solo poco più di un mese: Papa Braschi, stremato dai martirii, rese l’anima a Dio il 29 agosto 1799.
Sulla cassa il beffardo giacobino scrisse: “Cittadino Giannangelo Braschi. In arte Papa Pio VI e ultimo”.
Stoltezza degli empi! La Sede vacò solo fino al 14 marzo 1800 quando a Venezia venne eletto Pio VII (di Cesena come il predecessore). Il Papa non era morto, la Chiesa continuava.
Lo stesso Pio VI al momento dell’arresto li aveva avvertiti di ciò: «Voi avete ogni potere sul corpo mio, ma l’anima mia è al di sopra dei vostri assalti … Io adoro la mano dell’Onnipotente che castiga il pastore e la greggia; voi potete bruciare e distruggere le abitazioni dei viventi ed i sepolcri dei morti, ma la religione è eterna; ella esisterà dopo voi, come esisteva prima, e il suo regno si perpetuerà sino al fine del secoli».


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