«Salvini deve decidere cosa fare da grande ma non demonizziamolo. Il patto col PD? La fine del M5S»

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Chiacchierata col Guelfo Rosa [RS]

RS: Allora, rieccoci.

GR: Rieccoci? Partiamo da dove ci eravamo lasciati. Vi ricordate come avevamo chiuso l’ultima intervista? Il 23 luglio, ben prima della crisi di governo, parlavamo di un evento politico non troppo noto: ovvero il no assoluto di Renzi al dialogo coi 5 stelle. Et voilà, mi avevate chiesto: “che accadrà?”. E vi avevo risposto: “alla prossima”. Eccoci, dunque.

RS: Salvini le ha sbagliate tutte? O lo si sta demonizzando?

GR: Salvini, in teoria, aveva due opzioni davanti: finire al voto subito vincendo, o finire al voto più avanti, con un governo giallorosso in mezzo, dunque stravincendo. Fare opposizione all’orda PD- M5S è trovare una miniera di consenso. Che poi questi tatticismi siano garantiti dall’infallibilità e che tutto questo faccia il bene del Paese è da dimostrare. Buona la tattica, discreta la strategia ma sulla visione politica (non partitica) a lungo termine, non saprei. Vero anche che staccare la spina prima, vedendo le cose col senno di poi, avrebbe modificato poco il quadro.

Salvini probabilmente – in politica c’è sempre questo rischio – ha fatto i conti più facili di quello che effettivamente erano. Sia chiaro: checché se ne dica, non è ancora escluso che si vada al voto in autunno.

RS: Luci e ombre.

GR: Dal peccato originale in poi siamo in “luci e ombre”. Si tratta del problema della compelssità cui sono allergiche le tifoserie contrapposte. Salvini non va demonizzato (abbiamo visto di molto peggio) e non va canonizzato (non è certo un modello di politico che persegue la regalità sociale). Lui stesso deve decidere cosa fare da grande.

RS: In che senso?

GR: Nel senso che, lo abbiamo detto molte volte, deve decidere se il suo è o non è un partito che vuole difendere stabilmente ed effettivamente la Tradizione. Insomma: è il partito dei sindaci, come a Ferrara, che vanno ai gay pride, il partito del “salviamo Radio Radicale”, ecc? O è il partito che, Rosario alla mano, vuole rivedere 50 anni di abominii legali di questo Paese. Anche perché questo continuo sventolare Rosarii e procalmare lodi al Cuore Immacolato inizia a sfuggire un po’ di mano.

RS: Perché, si spieghi meglio.

GR: Ho sempre difeso e plaudito queste invocazioni e questi gesti che hanno rimesso Dio al centro della vita politica. Quello di Salvini è stato un gran merito che ha fatto esplodere di rabbia i vescovi della “chiesa conciliare”. Benissimo ma est modus in rebus. Non si può alternare nell’arco di pochi giorni uno sventolio di Rosarii con un comizio al Papeete (o come si chiama) dove poi un dj lancia l’inno di Mameli ballato da cubiste in costume leopardato.

Siamo tutti peccatori ma qui c’è un passo in più. Il Rosario è una cosa seria, così come la devozione al Cuore Immacolato. Siamo tutti “acerbi nella Fede” ma attenzione perché stiamo passando da “Salvini con Rosario” a “Rosario con Salvini”. Non vorrei che il prossimo passo fosse “Rosario con Papeete”.

RS: Chiaro. E i M5S?

GR: Il PD ha chiesto loro di firmale la messa in liquidazione del movimento. Del resto è comprensibile. Stando alle parole di Grillo di qualche tempo fa, era grazie al M5S che in Italia non governava l’estrema destra. Insomma, aggiungo io: i 5 stelle erano il movimento del cambiamento stile Gattopardo, cambiar tutto per non cambiar niente. Se i 5 stelle sono stati nella mente di qualcuno (anche e non solo) un diversivo per impedire l’avanzata di un reale cambiamento è logico, dopo il loro fallimento completo, che si proceda alla messa in liquidazione. Su Radio Spada, Miguel ne parlava un anno fa. Eccoci.

RS: E la base grillina?

GR: La base rumoreggia potentemente, del resto Di Maio è passato in qualche settimana da strepitare contro il partito di Bibbiano a cercarlo come alleato di governo.

RS: Sulle consultazioni…

GR: …sulle consultazioni parliamo prossimamente che ormai è ora di pranzo.

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