San Bernardo da Chiaravalle (di dom P. Gueranger)

a cura di Giuliano Zoroddu

Per la festa di san Bernardo Abate di Chiaravalle e Mellifluo Dottore della Chiesa Universale, predicatore della Santa Crociata e Cantore della Vergine Santissima, offriamo alla meditazione dei lettori il commento liturgico di dom Prospero Gueranger, Abate di Solesmes e fondatore della Congregazione di Francia dell’Ordine di San Benedetto.

Le glorie di san Bernardo.

«Ecco che, dopo il suo figlio unico, la Regina si è assisa al banchetto eterno. Allora, come nardo, che spande il suo profumo, Bernardo rese l’anima a Dio» (Inno dei Vespri). Maria nel corso della Ottava della sua Assunzione gloriosa venne a cercare il suo fedele cavaliere, il suo poeta innamorato ed eloquente, per ricompensarlo di aver cantato le sue grandezze. Il Menologio cistercense ricorda tutti gli anni la figura gloriosa e i meriti dell’abate di Chiaravalle così: «Egli nel chiostro, si esercita meravigliosamente al digiuno, alle orazioni, alle veglie, vivendo una vita tutta celeste. Senza trascurare la santificazione propria, lavora con zelo e successo alla santificazione dei suoi monaci. Poi è costretto a manifestarsi al mondo e consiglia Papi, pacifica re, converte popoli, stermina l’eresia, abbatte lo scisma, predica la crociata, rifiuta vescovadi, opera miracoli senza numero, scrive mirabili opere e un migliaio di lettere. Quando, a 63 anni, muore, 150 monasteri gli devono l’esistenza e 700 religiosi lo piangono in quello di Chiaravalle. Papa Alessandro III lo iscrive nel catalogo dei santi e Pio VIII, nel 1830, gli conferisce il titolo di Dottore della Chiesa universale». L’elogio è veramente grande, ma non è esagerato.
Egli era venuto a Chiaravalle, per cercarvi, nella umiltà della vita monastica, silenzio, possibilità di fare penitenza e di pregare, in attesa della morte, che lo avrebbe unito al suo Dio, e ricevette invece cariche numerosissime. Cercava di essere dimenticato da tutti e divenne, contro sua volontà, l’uomo del secolo dall’influenza mai veduta sopra i contemporanei e restò nella storia come una delle figure più nobili ed attraenti della Chiesa di Francia.
Bossuet, in un panegirico che è rimasto celebre, ce lo presenta nella sua cella, in meditazione sulla croce di Gesù, poi sulla cattedra e per le vie di Europa a predicare la croce di Gesù. Prima di lui,
Alessandro III lo aveva chiamato «luce della Chiesa di Dio intera, per la fiamma della sua fede e per la dottrina»; san Tommaso d’Aquino «l’eletto di Dio, perla, specchio, modello di fede, colonna della Chiesa, vaso prezioso, bocca d’oro, che inebriò il mondo tutto col vino della sua dolcezza»; san Bonaventura «il grande contemplativo dall’eloquenza formidabile, piena dello spirito di saggezza e di una santità eminente». Citare il nome e gli elogi dei santi, che lo venerarono e gustarono la sua melliflua dottrina, da santa Gertrude a santa Metilde, da san Luigi Gonzaga a sant’Alfonso de’ Liguori, sarebbe cosa troppo lunga.

Il cavaliere della Madonna.

L’essere stato il cavaliere e il poeta della Madonna basterebbe alla gloria di san Bernardo ed è cosa che oggi ci colpisce in modo particolare. Bossuet dice: «Fu il più fedele e il più casto dei suoi figli, colui che, fra tutti gli uomini, onorò maggiormente la sua gloriosa maternità, che meglio, imitò la sua purezza angelica e che attribuì a Lei, alle sue cure e alla sua materna carità le grazie continue ricevute dal suo divin Figlio». La leggenda ci dice che gli angeli gli insegnarono un giorno, nella chiesa di san Benigno in Bigione, la Salve Regina, che un’altra volta la Vergine lasciò cadere sulle sue
labbra alcune gocce di quel latte che aveva nutrito Gesù. Non teniamo conto della leggenda, ma è cosa indiscutibile che egli non era mai così eloquente e persuasivo come quando parlava della Madonna. Nei suoi discorsi presenta Maria in tutti i misteri riguardanti la nostra salvezza come colei che presso il Signore, tiene il posto che Eva teneva accanto al nostro primo padre; ne parla con parole così tenere e toccanti, che fanno vibrare il cuore dei monaci e delle folle che ascoltano, di ardente amore per la Madre divina, che egli contribuì eficacemente a far amare dalla Francia. I suoi discorsi sull’Annunciazione sono rimasti celebri e quello sul mistero dell’Assunzione si direbbe fatto dopo la definizione del dogma che ha fatto gioire l’universo, e forse per questo egli è così popolare. Lo ammirano quelli che studiano la storia del secolo XII, vedendolo in tutti gli avvenimenti importanti del tempo, lo ammirano i monaci e i teologi che studiano la sua dottrina. San Bernardo è amato e «il suo amore per Gesù, la sua tenerezza per Maria, tenerezza profonda e amore ardente che ci riscalda ancora a otto secoli di distanza, sono il segreto della sua popolarità» (Dom Domenico Nogues, Mariologia di san Bernardo, p. XIV). «Gesù e Maria: due nomi, due amori, che si fondono in uno e accendono nel suo cuore un braciere, l’amore di Maria dà lo slancio e l’amore di Gesù vi sboccia, come un giglio sul suo stelo, lo spinge per i sentieri della Scrittura, per le altezze della vita monastica, nella pratica assidua di maschie virtù e con Maria egli canta il Verbo, servendosi di Lei come di una cetra» (ibid. p. XV).
Dopo otto secoli, le preghiere composte o abbozzate da san Bernardo aiutano le anime a pregare Maria, a manifestarle la loro confidenza e il loro amore.
Noi le usiamo ora arricchite del fervore di quanti le usarono prima di noi: sono la «Salve Regina» e il «Ricordatevi». Recitare queste preghiere, zampillanti dal suo cuore, è il modo migliore di glorificare lui, di piacergli, di ringraziarlo e soprattutto di lodare con le sue parole la Madonna.

Vita

Nacque a Fontaine-le-Dijon nel 1090 e perdette la madre a 16 anni. Sognò tosto di entrare nella Certosa in cui l’Abate Stefano Harding si crucciava perchè non trovava nuove reclute, e non entrò solo. Si presentò nella Pasqua del 1112 con trenta parenti o amici, indotti da lui ad abbracciare una vita di perfezione e restò nel monastero tre anni dedicandosi alla preghiera e alla più rigida penitenza. Nel 1115 era già Abate di Chiaravalle e la fama di dottrina e di santità gli condusse numerosi postulanti, sicché dovette fondare monasteri e accettare di riformarne altri, che chiedevano il suo aiuto. Facendosi tutto a tutti, lasciò spesso il monastero per combattere lo scisma di Anacleto II in Italia, l’eresia nel mezzodì della Francia e per predicare, dietro richiesta di Eugenio III, la Crociata. Scrisse, per questo suoi discepolo, divenuto Papa, il trattato della Considerazione e per i suoi monaci l’Apologia dell’ideale cistercense, il Trattato dell’amore di Dio e il Commentario al Cantico dei Cantici. Sfinito per il lavoro e le fatiche, distrutto dalle eccessive penitenze, morì nel suo monastero il 20 agosto del 1153. Canonizzato 21 anni dopo, fu dichiarato dottore della Chiesa universale da Pio VIII il 23 giugno 1830.

Preghiera a san Bernardo.

Araldo della Madre di Dio, meritavi di seguirne il carro trionfale e, entrando in cielo nella radiosa Ottava dell’Assunzione, tu ti perdi nella gloria di Colei della quale quaggiù cantasti le grandezze. Proteggici alla sua corte, fa’ che pieghi verso la Certosa i suoi occhi materni, salva ancora una volta, nel suo nome la Chiesa e difendi il Vicario dello Sposo. Tu oggi ci inviti non a supplicare te, ma a cantare Lei, a pregare Lei insieme con te e l’omaggio che gradisci di più è vedere che dai tuoi libri sublimi impariamo ad ammirare «Colei che oggi sale gloriosa e completa la felicità degli abitanti del cielo e il cielo, già così bello, splende di una nuova bellezza nella luce di una fiamma verginale e, nel più alto dei cieli, risuona il ringraziamento e la lode. Nel nostro esilio facciamo nostre queste allegrezze
della patria e, pellegrini, cerchiamo il cielo dove la Vergine è giunta. Cittadini della celeste Gerusalemme, è giusto che, dalle rive dei fiumi di Babilonia, la ricordiamo, e dilatiamo i nostri cuori vedendo lo straripante fiume di felicità, che zampilla le sue acque fin sulla terra. La nostra Regina avanza, l’accoglienza che riceve desta in noi, suo seguito, suoi servitori, la fiducia, perché, preceduti dalla Madre di misericordia, avvocata presso il Giudice, suo Figlio, troveremo buone disposizioni per ciò che riguarda la nostra salvezza» (San Bernardo, Primo discorso sull’Ascensione).
«Chi ricorda di averti invocata invano nelle sue necessità, non parli della tua misericordia, o Vergine beata, ma noi, tuoi piccoli servi, plaudendo a tutte le tue virtù, di questa particolarmente ti felicitiamo. Lodiamo la tua verginità, ammiriamo l’umiltà, ma per gli sventurati la misericordia sa maggiormente di dolcezza e noi più caramente l’abbracciamo, la ricordiamo più spesso e la invochiamo senza tregua. Chi potrà dire la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità della tua? Si estende fino alla fine del mondo copre tutta la terra, riempie il cielo e vuota l’inferno. Avendo raggiunto il Figlio, sei potente quanto sei misericordiosa. Manifesta allora al mondo quale grazia hai trovato presso Dio, ottieni perdono ai peccatori, santità agli infermi, forza ai deboli, consolazione agli afflitti, soccorso e liberazione per coloro che un pericolo qualsiasi minaccia, o clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria» (San Bernardo, Discorso quarto sull’Assunzione).


(Dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1956, p. 1000-1004)

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