Sant’Alfonso Maria de Liguori. Discorso sull’Assunzione di Maria (1)

a cura di Giuliano Zoroddu

S. Alfonso Maria de Liguori
DISCORSO VIII. – Altro discorso dell’Assunzione di Maria.
(Il testo è stato ammodernato nel lessico per una maggiore comprensione e fornito di traduzione nelle parti latine)

Sembrerebbe giusto che la santa Chiesa in questo giorno dell’Assunzione di Maria al cielo più presto c’invitasse a piangere, che a rallegrarci, poiché la nostra dolce Madre si parte da questa terra e ci lascia privi della sua cara presenza, siccome parla S. Bernardo: Plangendum nobis, quam plaudendum magis esse videtur (Serm. 1, de Assump.). Ma no, la S. Chiesa c’invita a giubilare: Gaudeamus omnes in Domino diem festum celebrantes sub honore B. Mariae Virginis[1]. E con ragione: se noi amiamo questa nostra madre, dobbiamo congratularci più della sua gloria che della nostra particolar consolazione. Qual figlio non si rallegra, quantunque si divida dalla sua madre, se sente ch’ella va a prender possesso d’un regno? Maria oggi va ad esser coronata regina del cielo, e possiamo noi non far festa, se veramente l’amiamo? Gaudeamus omnes, gaudeamus. E per maggiormente consolarci della sua esaltazione consideriamo: 1) Quanto fu glorioso il trionfo con cui Maria andò al cielo; 2. Quanto fu eccelso il trono nel quale fu in cielo sublimata.

Punto I.

Dopo che Gesù Cristo nostro Salvatore ebbe compiuta l’opera della Redenzione colla sua morte, anelavano gli angeli di averlo nella loro patria del cielo; onde continuamente pregando gli ripetevano le parole di Davide: “Surge, Domine, in requiem tuam tu et arca sanctificationis tuae” (Ps. CXXXI, 8): Su via, Signore, or che già avete redenti gli uomini, venite al vostro regno con noi e conducete con voi ancora l’arca viva della vostra santificazione, cioè la vostra Madre, che fu l’arca da voi santificata con abitar nel suo seno. Così appunto S. Bernardino fa dire agli angeli: “Ascendat etiam Maria tua sanctissima Mater, tui conceptione santificata” (Serm. de Ass.). Volle perciò finalmente il Signore compiacere il desiderio di quei celesti cittadini, con chiamare Maria al paradiso. Ma s’egli volle che l’arca del Testamento fosse con gran pompa introdotta nella città di Davide: “Et David et omnis domus Israel ducebant arcam testamenti Domini in iubilo et in clangore buccinae” (II Reg. VI, 14)[2]; con altra pompa più nobile e gloriosa ordino che la sua Madre entrasse in cielo. Il profeta Elia fu trasportato in cielo in un cocchio di fuoco, che, come vogliono gl’interpreti, non fu altro che un gruppo d’angeli, che lo sollevarono dalla terra. Ma a condurre voi in cielo, o Madre di Dio, dice Ruperto abate, non bastò un sol gruppo d’angeli, ma venne ad accompagnarvi il medesimo re del cielo con tutta la sua corte celeste: “Ad transferendum te in caelum non unus tantum currus igneus, sed totus cum rege suo Filio tuo venit atque occurrit exercitus angelorum[3].

Dello stesso sentimento è S. Bernardino da Siena, che Gesù Cristo per onorare il trionfo di Maria egli medesimo venisse dal paradiso ad incontrarla e accompagnarla: “Surrexit gloriosus Iesus in occursum suae dulcissimae Matris[4]. E appunto a tal fine dice S. Anselmo che il Redentore volle ascendere al cielo prima che vi pervenisse la Madre, non solo per apparecchiarle il trono in quella reggia, ma ancora per far più gloriosa la sua entrata nel cielo, con accompagnarla esso stesso unito a tutti gli spiriti beati: “Prudentiori consilio illam praecedere volebas, quatenus in regno tuo ei locum praeparares, et sic comitatus tota curia tua festivus ei occurrens, sublimius, sicut decebat, tuam Matrem ad te esaltare” (Vid. de exc. V., c. 8)[5].

Quindi S. Pier Damiani, contemplando lo splendore di quest’Assunzione di Maria al cielo, dice che la troveremo più gloriosa dell’Ascensione di Gesù Cristo, perché al Redentore solamente gli angeli vennero ad incontrarlo, ma la B. Vergine andò alla gloria coll’incontro e corteggio dello stesso Signor della gloria e di tutta la beata compagnia dei santi e degli angeli: “Invenies occursum huius pompae digniorem quam in Christi Ascensione; soli quippe angeli Redemptori occurrere potuerunt, Matri vero Filius ipse cum tota curia tam angelorum quam sanctorum occurrens, duxit ad beatae consistorium sessionis” (Serm. de Ass.)[6]. Onde Guerrico abbate fa così parlare su ciò il Verbo divino: “Ego ut Patrem honorarem ad terram descendi; ut Matrem honorarem ad caelum reascendi[7]: Io per dar gloria al mio Padre discesi dal cielo in terra; ma poi per render onore alla Madre mia ascesi di nuovo in cielo, per poter così venire ad incontrarla e accompagnarla colla mia presenza al paradiso.

Andiamo dunque considerando come venne già il Salvatore dal cielo ad incontrar la Madre, e al primo incontro le disse per consolarla: “Surge, propera, amica mea, columba mea, formosa mea, et veni. Iam enim hiems transiit … et recessit” (Cant. II, 10)[8]: Su Madre mia cara, mia bella e pura colomba, lascia questa valle di pianti, dov’hai tanto sofferto per amor mio: “Veni de Libano, sponsa mea, veni de Libano, veni: coronaberis” (Cant. IV, 8)[9]. Vieni e coll’anima e col corpo a godere il premio della tua santa vita. Se hai molto patito in terra, assai maggiore è la gloria ch’io t’ho preparata in cielo. Vieni ivi a sedere a me vicina; vieni a ricever la corona, che ti darò di regina dell’universo.

Ecco già Maria lascia la terra, e ricordandosi di tante grazie ivi ricevute dal suo Signore, la guarda con affetto insieme e compassione, lasciando ivi tanti poveri figli tra tante miserie e pericoli. Ecco Gesù le porge la mano, e la beata Madre già s’alza in aria, già passa le nubi e passa le sfere. Eccola già arrivata alle porte del cielo. Allorché entrano i monarchi a prendere possesso del regno, non passano essi per le porte della città, ma o si tolgono affatto le porte, oppure passano per sopra le porte. Perciò siccome gli angeli, quando entrò Gesù Cristo al paradiso, dicevano: “Attollite portas, principes, vestras, et elevamini, portae aeternales, et introibit rex gloriae” (Ps. XXIII, 7)[10]; così ancora, or che va Maria a prender possesso del regno de’ cieli, gli angeli che l’accompagnano gridano agli altri che stan di dentro: “Attollite portas, principes, vestras, et elevamini, portae aeternales, et introibit regina gloriae”: Presto, o principi del cielo, alzate, togliete le porte, perché deve entrarvi la regina della gloria.

Ecco già entra Maria nella beata patria. Ma in entrare e in vederla quei spiriti celesti così bella e gloriosa, dimandano agli angeli che vengono di fuori, come contempla Origene: “Una omnium in caelo erat laetantium (vox): Quae est ista quae ascendit de deserto, deliciis affluens, innixa super dilectum suum? (Can. VIII, 5)”[11]: E chi mai è questa creatura così vaga, che viene dal deserto della terra, luogo di spine e di triboli; ma questa viene sì pura e sì ricca di virtù, appoggiata al suo diletto Signore, che si degna egli stesso accompagnarla con tanto onore? Chi è? rispondono gli angeli che l’accompagnano: Questa è la Madre del nostro re, è la nostra regina, è la benedetta fra le donne: la piena di grazia, la santa de’ santi, la diletta di Dio, l’immacolata, la colomba, la più bella di tutte le creature. E quindi tutti quei beati spiriti cominciano a benedirla e a lodarla cantando, meglio che nol dicevano gli Ebrei a Giuditta: “Tu gloria Ierusalem, tu laetitia Israel, tu honorificentia populi nostri”(Iud. XV, 10)[12]. Ah Signora e regina nostra, voi siete dunque la gloria del paradiso, l’allegrezza della nostra patria, voi siete l’onore di tutti noi; siate sempre la benvenuta, siate sempre benedetta; ecco il vostro regno, eccoci tutti noi siamo vostri vassalli, pronti a’ vostri comandi.

Quindi vennero a darle il benvenuto e a salutarla come loro regina tutti i santi che allora stavano in paradiso. Vennero tutte le sante vergini: “Viderunt eam filiae et beatissimam praedicaverunt … et laudaverunt eam” (Cant. VI, 8)[13]. Noi, dissero, o beatissima signora, siamo regine ancora di questo regno, ma voi siete la regina nostra; poiché voi siete stata la prima a darci il grand’esempio di consacrare la nostra verginità a Dio; noi tutte ve ne benediciamo e ringraziamo. Indi vennero i santi confessori a salutarla come loro maestra, che loro aveva insegnate tante belle virtù colla sua santa vita. Vennero ancora i santi martiri a salutarla come loro regina, perché colla sua gran costanza ne’ dolori della Passione del Figlio aveva loro insegnato ed anche impetrato coi suoi meriti la fortezza a dar la vita per la fede. Venne ben anche S. Giacomo, che solo degli Apostoli allora si trovava in paradiso, a ringraziarla da parte di tutti gli Apostoli, di quanto conforto ed aiuto aveva ella dato loro stando sulla terra. Vennero poi i profeti a salutarla, e questi le dicevano: Ah signora, voi siete stata l’adombrata dalle nostre profezie. Vennero i santi patriarchi e le dicevano: O Maria, voi dunque siete stata la nostra speranza, tanto e per sì lungo tempo da noi sospirata. Ma fra costoro con affetto maggiore vennero a ringraziarla i primi nostri padri Adamo ed Eva: Ah figlia diletta, questi dicevano, voi avete riparato al danno da noi fatto al genere umano; voi avete ottenuta al mondo quella benedizione perduta da noi per nostra colpa; per voi noi siam salvi, siatene sempre benedetta.

Venne poi a baciarle i piedi S. Simeone, e le ricordò con giubilo quel giorno nel quale egli ricevé dalle sue mani Gesù bambino. Vennero S. Zaccaria e S. Elisabetta, e di nuovo la ringraziarono di quell’amorosa visita, che con tanta umiltà e carità loro fece nella loro casa, e per cui ricevettero tanti tesori di grazie. Venne S. Giovanni Battista con maggior affetto a ringraziarla di averlo santificato per mezzo della sua voce. Ma che dovettero poi dirle, quando vennero a salutarla i suoi cari genitori S. Gioacchino e S. Anna? Oh Dio con qual tenerezza la dovettero benedire, dicendo: Ah figlia diletta, e qual fortuna è stata la nostra di avere una tal figlia? Ah che tu sei ora la regina nostra, perché sei la Madre del nostro Dio: per tale noi ti salutiamo e ti adoriamo. Ma chi può comprendere poi l’affetto con cui venne a salutarla il suo caro sposo S. Giuseppe? Chi mai potrà spiegare l’allegrezza che provò il santo patriarca in vedere la sua sposa giunta in cielo con tanto trionfo, e fatta regina di tutto il paradiso? Con qual tenerezza dovette egli dire: Ah signora e sposa mia, e quando mai potrò giungere a ringraziar quanto devo il nostro Dio di avermi fatto sposo di voi, che siete sua vera Madre? Per voi io meritai in terra di assistere alla fanciullezza del Verbo Incarnato, di averlo tante volte fra le braccia e di riceverne tante grazie speciali. Sian benedetti i momenti che spesi in vita a servire Gesù e voi, mia santa sposa. Ecco il nostro Gesù; consoliamoci, ch’ora non giace steso in una stalla sul fieno, come noi lo vedemmo nato in Betlemme; non vive già povero e disprezzato in una bottega, come un tempo visse con noi in Nazareth; non già sta affisso in un patibolo infame, com’egli morì per la salute del mondo in Gerusalemme; ma siede alla destra del Padre, qual re e signore del cielo e della terra. Ed ecco che noi, regina mia, non ci separeremo più da’ suoi santi piedi a benedirlo ed amarlo in eterno.

Indi tutti gli angeli vennero a salutarla, ed ella la gran regina tutti ringraziò dell’assistenza che le avevano fatta nella terra; ringraziando singolarmente l’arcangelo S. Gabriele, che fu l’ambasciatore felice di tutte le sue fortune, allorché venne a darle la nuova d’esser fatta Madre di Dio. Indi genuflessa l’umile e santa Vergine adora la divina Maestà, e tutta inabissata nella cognizione del suo niente, la ringrazia di tutte le grazie a lei per sua sola bontà concesse, e specialmente d’averla fatta madre del Verbo Eterno. Quindi comprenda chi può con quale amore la SS. Trinità la benedisse. Comprenda quali accoglienze fece l’Eterno Padre alla sua figlia, il Figlio alla sua madre, lo Spirito Santo alla sua sposa. Il Padre la corona con parteciparle la sua potenza, il Figlio la Sapienza, lo Spirito Santo l’amore. E tutte tre le divine Persone collocando il di lei trono alla destra di Gesù, la dichiarano regina universale del cielo e della terra, e comandano agli angeli e a tutte le creature che la riconoscano per loro regina, e qual regina la servano e ubbidiscano.

E qui passiamo a considerare quanto fu eccelso questo trono, in cui Maria fu in cielo sublimata.


Continua …


[1] Introito della festa dell’Assunzione: “Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beátæ Maríæ Vírginis: de cujus sollemnitáte gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei” [Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando questo giorno di festa in onore della beata Vergine Maria! Della sua festa gioiscono gli angeli, e insieme lodano il Figlio di Dio.]. L’antifona all’Introito della messa dell’Assunzione fatta comporre da Pio XII in occasione della proclamazione dogmatica del 1950 è invece il passo di Apoc. XII, 1 “Signum magnum appáruit in coelo: múlier amicta sole, et luna sub pédibus eius, et in cápite eius coróna stellárum duódecim” [Un gran segno apparve nel cielo: una donna rivestita di sole, con la luna sotto i piedi, ed in capo una corona di dodici stelle].
[2] “Davide e tutta la casa d’Israele trasportavano l’arca dell’Alleanza del Signore con giubilo e a suon di tromba”.
[3] “A trasportarti in cielo non venne un solo carro di fuoco, ma l’intero esercito degli Angeli col suo Re, il Figlio tuo” (RUPERTUS Abbas, Comm. in Cantica Cant., lib. 5. ML 168-911, 912.).
[4]  S. BERNARDINUS SENENSIS, Ord. Min. Sermones pro festivitatibus B. M. V., sermo 12, De Assumptione gloriosae Virginis Mariae, art. 2, prooemium. Opera, IV, Venetiis, 1745, pag. 121, col. 1. – Cf. ibid., cap. 2, pag. 121, col. 2. – Opera, Venetiis, III, 1591, Tractatus de B. V., Sermo 11 et ultimus, In festo Assumptionis, art. 2, prooemium, pag. 127, col. 2. – Cf. cap. 2, pag. 128.
[5]  “Con più che saggia deliberazione volevi  precederla (in cielo) per prepararle un posto nel tuo regno  e per andarle incontro con tutta la tua corte per esaltare, come a te conveniva, più sublimemente che mai la Madre tua”. Non S. Anselmo, ma  EADMERUS, Cantuariensis monachus, Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 7. Inter Opera S. Anselmi. ML 159-571.
[6] «Attolle iam oculos ad Assumptionem Virginis, et, salva Filii maiestate invenies occursum huius pompae non mediocriter digniorem (quam in Ascensione Domini). Soli quippe angeli Redemptori occurrere potuerunt; Matri vero caelorum palatia penetranti Filius ipse, cum tota curia tam angelorum quam iustorum solemniter occurrens, evexit ad beatae consistorium sessionis» [Volgi gli occhi all’Assunzione della Vergine e, salva la maestà del Figlio, vi troverai un ricevimento non meno degno quanto alla pompa di quello dell’Ascensione del Signore.  Al Redentore poterono andare incontro i soli Angeli; alla Madre che entrava nei celesti palazzi lo stesso Figlio, uscendo con tutta la corte degli Angeli e dei Giusti, e la introdusse concistoro della sede beata] Non S. Pier Damiani, ma NICOLAUS Monachus, S. Bernardi aliquando notarius, Sermo in Assumptione B. M. V. Inter Opera S. Petri Damiani, Sermo 40. ML 144-717, 718.
[7] GUERRICUS, Abbas, In Assumptione B. Mariae, sermo 2, n. 6. ML 185-193.
[8] “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata”.
[9] “Vieni dal Libano, o mia sposa, vieni e sarai coronata”.
[10] “Alzate, principi, le vostre porte; sollevattevi porte dell’eternità: ed entrerà il Re della gloria”.
[11] “Una sola era in cielo la voce di tutti coloro che si allietavano: Chi è costei, che ascende dal deserto ricolma delizie, appoggiata sopra del suo Diletto?”.
[12] “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu la letizia d’Israele, tu l’onore del nostro popolo”.
[13] “La videro le fanciulle e la chiamarono beatissima: (la videro) le regine e le spose di second’ordine e la lodarono”.

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