Sant’Alfonso Maria de Liguori. Discorso sull’Assunzione di Maria (2)

a cura di Giuliano Zoroddu

S. Alfonso Maria de Liguori
DISCORSO VIII. – Altro discorso dell’Assunzione di Maria.
(Il testo è stato ammodernato nel lessico per una maggiore comprensione e fornito di traduzione nelle parti latine)

Punto I (qui)

Punto II

Ma se mente umana, dice S. Bernardo, non può arrivare a capire la gloria immensa, che Dio ha preparata in cielo a coloro che in terra l’hanno amato, come ci avvisò l’Apostolo, chi mai giungerà a comprendere “quid praeparavit gignenti se”?[1] qual gloria abbia egli apparecchiata alla sua diletta Madre, che in terra l’ha amato più di tutti gli uomini, anzi sin dal primo momento ch’ella fu creata l’amò più di tutti gli uomini e di tutti gli angeli uniti insieme? Ha ragione dunque la santa Chiesa di cantare, avendo Maria amato Dio più di tutti gli angeli, ch’ella sia stata sopra tutti gli angeli sublimata in cielo: “Exaltata est sancta Dei Genitrix super choros angelorum ad caelestia regna” (In festo Ass.). Sì, esaltata, dice Guglielmo abbate, sopra degli angeli, in modo ch’ella non veda sopra di sé collocato altri che Il suo Figlio, ch’è l’Unigenito di Dio: “Matrem dico exaltatam super choros angelorum, ut nihil contempletur super se Mater, nisi Filium suum” (Ser. IV, de Ass.)[2].
Ond’è che asserisce il dotto Gersone che distinguendosi tutti gli ordini degli angeli e de’ santi in tre gerarchie, come insegna l’Angelico (Qu. 108) con S. Dionisio[3], Maria costituisce in cielo una gerarchia a parte, la più sublime di tutte e la seconda dopo Dio: “Virgo sola constituit hierarchiam secundam sub Deo hierarcha primo[4] (Sup. Magn., tr. 4). E siccome, soggiunge S. Antonino, senza paragone differisce la padrona dai servi, così senza paragone è maggiore la gloria di Maria da quella degli angeli: “Virgo est domina angelorum, ergo et improportionabiliter est supra omnem hierarchiam angelorum exaltata” (IV p., tit. 15, c. 20)[5]. E per intendere ciò basta sapere quel che ci disse Davide, che questa regina fu collocata alla destra del Figlio: “Astitit regina a dextris tuis” (Ps. XLIV, 10)[6]. Il che appunto di Maria lo spiegò sant’Atanasio, dicendo: “Collocatur Maria a dextris Dei” (De Ass. B.V.).
L’opere di Maria, come parla sant’Idelfonso, è certo che superarono incomparabilmente nel merito l’opere di tutti i santi, e perciò non può comprendersi il premio e la gloria ch’ella si meritò: “Sicut est incomparabile quod gessit, ita et incomprehensibile praemium et gloria inter omnes sanctos quam meruit” (Serm. 2, de Ass.)[7]. E s’è certo che Dio rimunera secondo il merito, siccome scrisse l’Apostolo: “Reddet unicuique secundum opera eius” (Rom. II, 6)[8], certamente ancora, dice S. Tommaso, la Vergine, che superò il merito di tutti ed uomini ed angeli, dovette esser innalzata sopra tutti gli ordini celesti: “Sicut habuit meritum omnium et amplius, ita congruum fuit ut super omnes ponatur ordines caelestes” (Lib. de sol. sanct.)[9]. In somma, soggiunge S. Bernardo, si misuri la grazia singolare ch’ella acquistò in terra, e quindi si misuri la gloria singolare ch’ella ottenne in cielo: “Quantum enim gratiae in terris adepta est, tantum et in caelis obtinet gloriae singularis[10].
La gloria di Maria, considera un dotto autore (il P. La Colombiere, pred. 28) che fu una gloria piena, gloria compiuta, a differenza di quella che hanno in cielo gli altri santi. È vero che in cielo tutti i beati godono una perfetta pace e pieno contento; nulladimeno sempre sarà vero che nessuno di loro gode quella gloria che avrebbe potuto meritare, se con maggior fedeltà avesse egli servito ed amato Dio. Ond’è che sebbene i santi in cielo niente più desiderano di quel che godono, nulladimeno in fatti avrebbero che desiderare. È vero altresì che ivi non apportano pena i peccati fatti e il tempo perduto; ma non può negarsi che dà sommo contento il bene maggiore fatto in vita, l’innocenza conservata e ‘l tempo meglio impiegato. Maria in cielo niente desidera e niente ha che desiderare. Chi dei santi in paradiso, dice S. Agostino (De nat. et grat., to. VII, c. 36), domandato se ha commessi peccati, può rispondere di no, fuor di Maria? Maria è certo, come ha dichiarato il sacro Concilio di Trento (Sess. VI, can. 23), non commise mai alcuna colpa, alcun minimo difetto: non solo ella non perdé mai la divina grazia, né mai l’offuscò, ma non la tenne mai oziosa; non fece azione che non meritasse; non disse parola, non ebbe pensiero, non diede respiro che non lo dirigesse alla maggior gloria di Dio: insomma non mai si raffreddò o si fermò un momento di correre a Dio, niente mai perdé per sua negligenza; sicché sempre corrispose alla grazia con tutte le sue forze ed amò Dio quanto lo poté amare. Signore, ella ora gli dice in cielo, se io non vi ho amato quanto voi meritate, almeno v’ho amato quanto ho potuto.
Nei santi le grazie sono state diverse, come dice S. Paolo: “Divisiones … gratiarum sunt[11]. Sicché ciascuno di loro corrispondendo poi alla grazia ricevuta, si è reso eccellente in qualche virtù, chi in salvare anime, chi nel far vita penitente, chi nel soffrire i tormenti, chi nel contemplare; che perciò la santa Chiesa in celebrar le loro feste dice di ciascuno: “Non est inventus similis illi[12]. E secondo i meriti sono in cielo distinti nella gloria: “Stella enim a stella differt” (I Cor. XV, 41)[13]. Gli apostoli si distinguono dai martiri, i confessori dalle vergini, gl’innocenti dai penitenti. La S. Vergine, essendo stata ripiena di tutte le grazie, fu ella sublime più di ciascun santo in ogni sorta di virtù: ella fu apostola degli apostoli, fu regina dei martiri mentre patì più di tutti: fu la gonfaloniera delle vergini, l’esempio delle coniugate, unì in sé una perfetta innocenza con una perfetta mortificazione; unì in somma nel suo cuore tutte le virtù più eroiche, che avesse mai praticate alcun santo. Onde di lei fu detto: “Astitit regina a dextris tuis in vestitu deaurato, circumdada varietate” (Ps. XLIV, 10)[14]; poiché tutte le grazie, i pregi, i meriti degli altri santi, tutti si trovano congregati in Maria, come le dice l’abbate di Celles: “Sanctorum omnium privilegia, o Virgo, omnia habes in te congesta[15].
In modo tale che siccome lo splendore del sole eccede lo splendore di tutte le stelle insieme unite, così, dice S. Basilio, la gloria della divina Madre supera quella di tutti i beati: “Maria universos tantum excedit, quantum sol reliqua astra” (Or. de Ann.)[16]. Ed aggiunge S. Pier Damiani che siccome la luce delle stelle e della luna scompare, quasi queste non più vi siano, al comparire del sole; così Maria oscura talmente nella gloria lo splendore degli uomini e degli angeli, che quasi in cielo questi non compariscono: “Sol ita sibi siderum et lunae rapit positionem, ut sint quasi non sint. Similiter et virga Iesse utrorumque spirituum habet dignitatem, ut in comparatione Virginis nec possint apparere” (Serm. de Ass.). Quindi asserisce S. Bernardino da Siena con S. Bernardo che i beati partecipano in parte della divina gloria, ma la Vergine in certo modo n’è stata talmente arricchita, che par che una creatura non possa più unirsi a Dio di quel ch’è unita Maria: “Divinae gloriae participatio ceteris quodammodo per partes datur, sed secundum Bernardum B. Virgo Maria penetravit abyssum, ut, quantum creaturae conditio patitur, illi luci inaccessibili videatur immersa” (T. 1, ser. 61, a. 2, c. 10). Al che si unisce ciò che dice il B. Alberto Magno, che la nostra regina contempla Dio molto da vicino e incomparabilmente più che tutti gli altri spiriti celesti: “Visio Virginis Matris super omnes creaturas incomparabiliter contemplatur maiestatem Dei” (De laud. Virg., c. 69)[17]. E dice di più il sopranominato S. Bernardino che siccome gli altri pianeti sono illuminati dal sole, così tutti i beati ricevono luce e gaudio maggiore dalla vista di Maria: “Quodammodo sicut cetera luminaria illuminantur a sole, sic tota caelestis curia a gloriosa Virgine laetificatur” (Loc. cit., art. 3, c. 3)[18]. E in altro luogo similmente asserisce che la Madre di Dio salendo al cielo ha accresciuto il gaudio a tutti i suoi abitanti: “Gloriosa Virgo cum caelos ascendit, supernorum gaudia civium cumulavit” (Serm. de Ass.)[19]. Onde disse S. Pier Damiani che i beati non hanno maggior gloria in cielo dopo Dio, che di godere la vista di questa bellissima regina: “Summa gloria est post Deum te videre” (Serm. 1, de Nat.)[20]. E S. Bonaventura: “Post Deum maior nostra gloria et maius nostrum gaudium ex Maria est[21].
Rallegriamoci dunque con Maria dell’eccelso trono in cui Dio l’ha sublimata in cielo. E rallegriamocene anche con noi, poiché se la nostra Madre ci ha lasciati colla sua presenza, salendo gloriosa in cielo, non ci ha lasciati coll’affetto. Anzi ivi stando più vicina e unita a Dio, maggiormente conosce le nostre miserie, e di là più ci compatisce e meglio ci può soccorrere. E che forse, le dice S. Pier Damiani, o Vergine beata, perché voi siete stata così innalzata in cielo, vi sarete scordata di noi miserabili? “Numquid, o B. Virgo, quia ita glorificata es, ideo nostrae humilitatis oblita es?” (Serm. 1, de Nat. V.). No, ci guardi Dio dal pensarlo; non può un cuore così pietoso non compatire le nostre miserie così grandi:” Absit, soggiunge, non convenit tantae misericordiae tantae miseriae oblivisci[22]. Se grande fu la pietà ch’ebbe Maria verso di noi quando viveva sulla terra, assai più grande, dice S. Bonaventura, è in cielo dove ella regna: “Magna fuit erga miseros misericordia Mariae exsulantis in mundo, sed multo maior est regnantis in caelo”(Spec., c. 8)[23].
Dedichiamoci intanto a servire questa regina, ad onorarla ed amarla quanto possiamo; poiché non è, dice Riccardo di S. Lorenzo, come gli altri regnanti che aggravano di pesi e dazi i loro vassalli, ma la nostra regina arricchisce i suoi servi di grazie, di meriti e di premi:Regina Maria non gravat tributis, sed largitur servis suis divitias, dona gratiarum, thesauros meritorum et magnitudinem praemiorum” (De laud. Virg., lib. 6)[24]. E preghiamola con Guerrico abate: O madre di misericordia, voi già sedete sì vicina a Dio, regina del mondo in trono così sublime, satollatevi pure della gloria del vostro Gesù, e mandate a noi vostri servi le reliquie che vi avanzano. Voi godete già alla mensa del Signore, noi sotto la mensa qui in terra quali poveri cagnolini vi domandiamo pietà: “O mater misericordiae, saturare gloria Filii tui, et dimitte reliquias parvulis tuis. Tu ad mensam Domini, nos sub mensa catelli” (Serm. 4, in Ass. Virg.)[25].

Esempio.

Riferisce il P. Silvano Razzi (Lib. 3, Mir. B. Virg.) che un devoto chierico molto amante della nostra regina Maria, avendo inteso così lodare la sua bellezza, ardentemente desiderava di vedere una volta la sua signora; onde con umili preghiere le cercò questa grazia. La pietosa Madre gli mandò a dire per un angelo che voleva compiacerlo di farsi da lui vedere, ma con questo patto, che dopo averla veduta egli restasse cieco. Accettò il devoto la condizione. Ecco un giorno già l’apparve la B. Vergine; egli per non restare affatto cieco volle sul principio rimirarla con un sol occhio; ma poi invaghito della gran bellezza di Maria volle contemplarla con tutti due, ed allora la Madre di Dio disparve. Perduta ch’ebbe la presenza della sua regina, afflitto non si saziava di piangere non già l’occhio perduto, ma per non averla veduta con ambedue. Per la qual cosa ritornò a supplicarla che di nuovo se gli fosse fatta vedere, e non si curava di perdere la vista dell’altro occhio rimasto, con restare affatto cieco. Felice e contento, diceva, io resterò, o mia signora, se diventerò in tutto cieco per sì bella cagione, che mi lascerà più innamorato di voi e della vostra bellezza. Ecco di nuovo volle contentarlo Maria, di nuovo lo consolò colla sua vista; ma perché quest’amorosa regina non sa far mai male ad alcuno, apparendogli la seconda volta, non solo non gli tolse l’altro occhio rimasto, ma gli restituì anche l’occhio perduto.

Preghiera.

O grande, eccelsa e gloriosissima signora, prostrati a’ piedi del vostro trono noi vi adoriamo da questa valle di lagrime. Noi ci compiacciamo della gloria immensa, di cui v’ha arricchita il Signore. Or che sedete già regina del cielo e della terra, deh non vi scordate di noi poveri vostri servi. Non isdegnate da cotesto eccelso soglio nel quale regnate, di volgere gli occhi vostri pietosi verso di noi miserabili. Voi quanto più siete vicina alla sorgente delle grazie, tanto più ce ne potete provvedere. In cielo voi meglio scorgete le nostre miserie, onde bisogna che ci compatiate e più ci soccorriate. Fate che in terra siamo vostri servi fedeli, acciocché così possiamo venire a benedirvi in paradiso. In questo giorno in cui voi siete fatta regina dell’universo, noi ancora ci consacriamo alla vostra servitù. In tanta vostra allegrezza consolate oggi ancora noi con accettarci per vostri vassalli. Voi dunque siete la nostra madre. Ah madre dolcissima, madre amabilissima, i vostri altari son circondati da molta gente che vi domanda chi d’esser guarito da qualche male, chi d’esser provveduto ne’ suoi bisogni, chi vi cerca una buona raccolta, chi la vittoria di qualche lite. Noi vi domandiamo grazie più gradite al vostro cuore: otteneteci l’esser umili, distaccati dalla terra, rassegnati alla divina volontà; impetrateci il santo amor di Dio, la buona morte, il paradiso. Signora, mutateci da peccatori in santi: fate questo miracolo, che vi darà più onore che se illuminaste mille ciechi e risuscitaste mille morti. Voi siete così potente appresso Dio, basta dire che siete la sua Madre, la sua più cara, piena della sua grazia; che cosa mai egli vi potrà negare? O regina bellissima, noi non pretendiamo di vedervi in terra, ma vogliamo venire a vedervi in paradiso; e voi ce l’avete da ottenere. Così certo speriamo. Amen. Amen.


[1] S. BERNARDUS, In Assumpt. B. V. M., sermo 1, n. 4. ML 183-416, 417.
[2] Non Guglielmo, ma GUERRICUS Abbas, In Assumptione B. Mariae, sermo 1, n. 7. ML 185-190.
[3] S. THOMAS, Sum. Theol., I, qu. 108, art. 1 et 6. DIONYSIUS AREOPAGITA, De caelesti hierarchia, c. 6, § 1, 2. MG 3, col. 199-202.
[4] GERSONIUS, Tractatus quartus super «Magnificat». Opera, Antverpiae, 1706, IV, col. 286.
[5] «Plus improportionabiliter differt dominus a servo, quam servus a servo. Omnes angeli sunt administratorii spirtitus, id est servi, dicit Apostolus ad Hebr. I, 14; B. Maria est Domina angelorum. Seraphin ergo se habet ad Cherubin ut servus ad servum; B. Maria ut Domina ad servos; ergo improportionabiliter est super Seraphin, qui est ultimus ordo in suprema hierarchia: unde super omnem hierarchiam exaltata» [Maggiormente oltre misura differisce il signore dal servo, rispetto al servo dal servo. Tutti gli Angeli “spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire” dice l’Apostolo in Ebrei I, 14; la Beata Maria è Signora degli Angeli e oltre ogni misura è esaltata al di sopra di tutta la gerarchia degli Angeli] S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 20, § 15. Veronae, 1740, IV, col. 1065.
[6] “Sta la regina alla tua destra”.
[7] «Sicut incomparabile est quod gessit et ineffabile donum quod percepit, ita et inaestimabile atque incomprehensibile praemium et gloria, non dico inter ceteras sacras virgines, verumetiam ultra omnes sanctos, quam promeruit» [Come non ha paragone ciò che fece ed p ineffabile il dono che ricevette, allo stesso modo è inestimabile ed incomprensibile il premio e la gloria che meritò, non dico fra le altre sacre vergini, ma invero al disopra di tutti i santi] Inter Opera dubia S. Hildefonsi, Sermo 2 De assumptione B. Mariae. ML 96-251.
[8] “Renderà a ciascuno secondo le sue opere”.
[9] S. THOMAS, Sermones pro dominicis diebus et pro Sanctorum solemnitatibus, qui ex Bibliotheca Vaticana nunc primum in lucem prodeunt. Opera, Romae, 1570, XVI. Fol. 40, col. 2, 3: In Assumptione B. M. V. ex epistola. «Quasi cedrus exaltata sum in Libano, etc. Eccli. XXIV (17 et seq.)
[10] S. BERNARDUS, In Assumpt. B. M. V., sermo 1, n. 4. ML 183-416.
[11] “Vi sono poi di grazie” (I Cor. XII, 4).
[12] “Nessuno fu trovato simile a lui” (Eccli. XLIV, 19).
[13] “Ogni stella differisce dall’altra”.
[14] “Alla tua destra sta la regina in manto d’oro, con ogni varietà di ornamenti”.
[15] RAYMUNDUS IORDANUS, sapiens Idiota, Can. Reg. O. S. Aug., ex praeposito Uticensi abbas Cellensium apud Biturigas, (+ dopo l’anno 1381: RAYNAUDUS, Opera, XI, pag. 43, 44), Contemplationes de B. V., pars 2, Contemplatio 3, n. 2, Migne-Bourassé, Summa aurea, IV, col. 877: «Non defuit tibi puritas angelorum, non fides patriarcharum, non scientia prophetarum, non zelus apostolorum, non patientia martyrum, non sobrietas confessorum, non innocentia aut humilitas virginum. In summa, nullo genere vacasti virtutum, o Virgo plusquam beata. Quodcumque donum alicui sanctorum umquam datum fuit, tibi non fuit negatum, sed omnium sanctorum privilegia omnia habes in te congesta» [Non ti mancò la purezza degli angeli, né la fede dei patriarchi, né la scienza dei profeti, né lo zelo degli apostoli, né la pazienza dei martiri, né la sobrietà dei confessori, né l’innocenza o l’umiltà delle vergini. Insomma non ti mancò alcun genere di virtù, o Vergine più che beata. Ogni dono che fu dato a qualcuno dei Santi, a te non fu negato, ma hai in te riuniti tutti i privilegi di tutti i santi].
[16] «Si de aliis sanctis Paulus asserit: Quibus dignus non erat mundus (Hebr. XI, 38); quid dicemus de Deipara, quae tanto super omnes martyres exsplenduit, quanto stellas praefulgurat sol?» [Se degli altri santi Paolo affermò: “Il mondo non era degno di loro”; cosa diremo della Madre di Dio, che tanto risplendette al disopra di tutti i martiri, quanto il sole fa risplendere le stelle] BASILIUS Seleuciensis, Oratio 39, In SS. Deiparae Annuntiationem, n. 5. MG 85-442.
[17] S. ALBERTUS MAGNUS, Quaestiones super «Missus», Quaestio 61, Praemittenda ad solutionem praecedentium quaestionum, § 5, Lugduni, 1651, XX, pag. 54, col. 2.
[18] S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermones pro festivit. B. V. M., sermo 13, De exaltatione B. V. in gloria, art. 1, cap. 3. Venetiis, 1745, IV, pag. 126, col. 2. – Ed. Veneta, 1591, I, pag. 519, col. 1, 2: Quadragesimale de christiana religione, sermo 61, De superadmirabili gratia et gloria B. V., art. 2, cap. 3.  S. BERNARDUS, In Assumptione B. V. M., sermo 1, n. 1, ML 183-415: «Virgo hodie gloriosa caelos ascendens, supernorum gaudia civium copiosis sine dubio cumulavit augmentis.»
[19] Vedi nota precedente.
[20] NICOLAUS monachus, notarius aliquando S. Bernardi, Sermo in Nativitate B. V. M.. Inter Opera S. Petri Damiani, sermo 44. ML 144-740.
[21] “Dopo dopo la nostra maggior gloria e il nostro maggior gaudio viene da Maria” CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., lectio 6. Inter Opera S. Bonaventurae, Lugduni (iuxta ed. Vaticanam et Moguntinam), 1668, VI, pag. 439, col. 1, CD.
[22] NICOLAUS monachus, S. Bernardi iam notarius, Sermo in Nativitate B. V. M. Inter Opera S. Petri Damiani, sermo 44. ML 144-740. 
[23] «Magna enim erga miseros fuit misericordia Mariae adhuc exsulantis in mundo, sed multo maior erga miseros est misericordia eius iam regnantis in caelo» [Grande verso noi miseri fu la misericordia di Maria mentre ancora viveva in questo mondo d’esilio, ma molto maggiore è vero i miseri la misericordia di lei che ormai regna in cielo] CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., lectio 10. Inter Op. S. Bonav., ed. ut supra, VI, pag. 444, col. 2, C.
[24] RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 6, cap. 13, n. 3. Inter Opera S. Alberti Magni, Lugduni, 1651, pag. 200, col. 2; Parisiis, XXXVI, 354.
[25] GUERRICUS, Abbas Igniacensis, In Assumptione B. Mariae, sermo 4, n. 5. ML 185-200. 

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