a cura di Giuliano Zoroddu

Il 25 settembre si festeggia il piccolo martire Juan Cristobal de La Guardia, conosciuto come il Santo Niño, ucciso in odio alla fede cristiana da undici tra giudei e giudaizzanti durante alcuni loro sacrileghi riti propiziatori, “idea diabolica che circolava nell’Europa di quei tempi e che ha portato alla morte ingiusta e crudele di molti bambini” [1], la notte del Venerdì Santo del 1491. Il Breviario dell’Ordine dei Trinitari ci fornisce la Vita di questo piccolo e al contempo grande Campione della Fede.

Quando i Re Cattolici delle Spagne, Ferdinando ed Isabella, desiderarono estirpare gli errore che serpeggiarono contro la Fede, affinché ciò riuscisse più facilmente, curarono di istituire nei loro regni la Sacra Inquisizione: decisione la cui utilità fu mirabilmente dimostrata dagli eventi. Infatti molte eresie furono scoperte e schiacciate e molti Giudei che avevano deviato dalla fede cattolica già ricevuta, tornarono sulla retta via. Alcuni di loro che simulatamente si erano convertiti alla Fede Cattolica, tennero consiglio con altri della loro stirpe, escogitarono un empio crimine ossia confezionare, col cuore di un innocente fanciullo Cristiano mescolato alla vivifica Ostia dell’Altare, un veneficio che secondo la loro persuasione avrebbe ucciso i giudici della Santa Inquisizione e i suoi ministri, e persino tutti i Cristiani di tutta la Spagna.
Intrapreso l’empio e deprecabile crimine, rapirono, presso la porta della Primaziale di Toledo detta “del Perdono”, una bimbo di tre anni e lo portarono via con sé. Gli imposero il nome di Cristoforo [il nome di battesimo era Giovanni, ndr] e non solo decretarono di farlo morire, ma invero di sottoporre quel corpicino a tutte le torture e tormenti che, come essi non ignoravano, i loro padri avevano impiegato nella Passione del Redentore. Così. presso La Guardia, villaggio della Diocesi di Toledo, durante le feste pasquali lo crocifissero con inaudita ferocia, non prima di avere acerbissimamente infierito su quell’innocentissimo agnello con sputi, schiaffi, flagelli, con gli stessi insulti ed obbrobri coi quali un tempo era stato ingiuriato il Signor nostro Gesù Cristo. Infine, avendo in tutto ciò imitato Cristo, rese l’anima a Dio. Affinché nulla mancasse a cotanta scelleratezza, i Giudei, squarciatogli il costato sinistro, estrassero il cuore del santo fanciullo, e seppellirono il corpo in un luogo nascosto.
Scoperto l’immane delitto, puniti i rei col meritato supplizio, e poco dopo espulsi dalla Spagna tutti i Giudei, il luogo del martirio del Martire Innocente, illustrato da molti miracoli e celesti prodigi, iniziò ad esser tenuto in grande onore. Subito dopo invero il culto del santo Fanciullo Innocente, essendo stati eretti in suoi onore altari e chiese, mirabile e accresciuto, si propagò. Fin dall’inizio egregiamente lo promossero i Re di Spagna, i Vescovi di Toledo e molti uomini illustri. Fra questi, tenne in singolare venerazione il santo Martire Innocente il beato Simone di Roxas dell’Ordine della Santissima Trinità. Tenuto conto di queste cose, Pio VII Pontefice Massimo benignamente concesse che la festa del santo Fanciullo Innocente venisse celebrato con ufficio proprio in tutta la Diocesi di Toledo.


[1] Dalla sezione liturgica del sito ufficiale dell’Arcidiocesi di Madrid. Tale affermazione è in linea con quanto ha sempre affermato la Chiesa, prima della giudaizzante Nostra Aetate: «Non può essere concessa la dichiarazione di infondatezza dell’omicidio rituale, poiché vari omicidi rituali sono realmente accaduti» (Leone XIII, Risoluzione del Sant’Offizio del 27 luglio 1900, cit in G. Miccoli, Storia d’Italia, Annali, XI*, Torino, Einaudi, 2003, “Gli ebrei in Italia”, p. 1544)