Giovanni Gentile contro i “paperi” modernisti

di Giuliano Zoroddu

L’8 settembre 1907 San Pio X pronunziava, a mezzo della profetica enciclica Pascendi Domini Gregis, la sua infallibile condanna contro il Modernismo:
«L’agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa; la positiva sta tutta nella immanenza vitale … Quanto poi all’immanenza … Altri pretendono che l’azione divina sia una coll’azione della natura, come di causa prima con quella di causa seconda; e ciò distruggerebbe l’ordine soprannaturale. Altri per ultimo la spiegano in modo da dar sospetto di un senso panteistico; il che, a dir vero, è più coerente col rimanente delle loro dottrine … Niuno si stupirà ove Noi lo definiamo, affermando esser esso la sentina di tutte le eresie. Certo, se taluno si fosse proposto di concentrare quasi il succo ed il sangue di quanti errori circa la fede furono sinora asseriti, non avrebbe mai potuto riuscire a far meglio di quel che han fatto i modernisti. Questi anzi tanto più oltre si spinsero che, come già osservammo, non pure il cattolicesimo ma ogni qualsiasi religione hanno distrutta».

I modernisti, confutati e condannati, accolsero male il documento papale: chi ne impugnò la paternità piana, chi lo accusò di non aver inteso il senso reale delle istanze dei novatori.
In Italia però la Pascendi incassò il plauso di due insospettabili: Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Quest’ultimo, da “razionalista hegeliano” (per usare i termini della Civiltà Cattolica) così si espresse:

«È pur certo che il cattolicesimo non potrà mai, per quanto si sviluppi, diventare la negazione di sé medesimo nel senso in cui vorrebbero il Tyrrell e il Loisy. Di questa verità così ostica ai modernisti, spiacenti a Dio e ai nemici suoi, c’è un senso sicuro da un capo all’altro dell’Enciclica tanto discussa dell’8 settembre 1907; contro la quale tutte le aspre critiche sorte nel campo modernistico stanno a dimostrare l’ingenuità dominante nella situazione spirituale che è propria di questi modernisti; e il caos filosofico, in cui è avvolta la mente degli scrittori, che fanno coro alle polemiche dei maggiori, nelle riviste come Nova et vetera. In verità l’enciclica Pascendi dominici gregis è una magistrale esposizione di tutto il modernismo; e l’accusa di sfiguramento (secondo il termine dell’enciclica stessa) che l’enciclica avrebbe fatto di esso modernismo, è gridio di paperi, come avrebbe detto il Carducci. L’autore dell’enciclica ha visto fino in fondo e interpretato esattamente, da critico emunctae naris, la dottrina giacente nelle esigenze filosofiche, teologiche, apologetiche, storiche, critiche, sociali dell’indirizzo modernista; e devo anche dire, a scandalo dei paperi razionalisti, che l’ha anche criticata da un punto di vista superiore; e che le risposte perciò che si sono fatte non hanno nessun valore scientifico, benché ne abbiano, senza dubbio, uno storico di altissimo grado. Le Simples réflexions del Loisy, devo pur dirlo, filosoficamente fanno una meschina figura accanto alla filosofia che parla nell’enciclica» (Govanni Gentile, La Critica (20 maggio 1908), p. 213, cit. in La Civiltà Cattolica, Anno 59°-1908, Vol. III, p. 76)


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