I miracoli di San Nicola da Tolentino e la sua potente intercessione

Particolare di Piero della Francesca, San Nicola da Tolentino, 1454-69, Milano, Museo Poldi Pezzoli, immagine da qui

Riprendiamo dal sito PreghiereAGesùEMaria questo testo (di p. Giuseppe Giuli O.s.a.), estratto da un articolo più ampio. Grassettature nostre.

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Lotta aperta

Alle insidie del demonio il P. Nicola aveva risposto: “Con l’aiuto di Dio non temo quel che il nemico farà contro di me“. Orribili fantasmi, urla di belve, fracasso infernale, sconvolgimento di tegole e violenze d’ogni genere si ripeterono con frequenza, specialmente la notte quando si dedicava alla preghiera.

Una notte Fra Giovannino era uscito proprio allora dalla camera del Santo per prendergli un po’ di fuoco. Quando rientrò trovò Nicola al suolo che con fievole voce supplicava: “Aiutami, fratello mio, perché sono stato gravemente maltrattato dal demonio. Però con la protezione di Maria Vergine, non mi vincerà”. “Allora – concluse Fra Giovannino – gli riscontrai grosse lividure sulla faccia, alle braccia e sulle spalle. Fu costretto a rimanere a letto per oltre venti giorni”.

Entrando una notte a refettorio per pregare dinanzi all’immagine del Crocifisso, il diavolo con uno spintone lo fece stramazzare al suolo. Tentò  rialzarsi invocando l’aiuto del Crocifisso, ma il demonio lo caricò di bastonate lasciandolo steso per terra. Il chiasso svegliò alcuni religiosi che lo soccorsero e trasportarono nella sua camera.

Portò fino alla morte le conseguenze di questa dura lotta, perché rimase zoppo, e per camminare dovette servirsi sempre del bastone.

Virtù taumaturgica

Nel 1325 Berardo mostrò ai Commissari Pontifici in un’anfora l’acqua con la quale la sua defunta moglie Margherita aveva lavato vent’anni prima le mani e i piedi del cadavere di S. Nicola. Ella aveva gelosamente conservato l’acqua come una reliquia. Quando nella sua casa c’era qualche male, Margherita pregava la creatura più innocente della casa a prendere quell’acqua per segnare devotamente la parte malata e si guariva subito. Così Fiordalisa fu guarita dal mal di stomaco, la stessa Margherita da ascesso al fianco destro, dal male agli occhi e da altri mali.

Ma Berardo e sua moglie avevano sperimentato la virtù taumaturgica di S. Nicola tuttora vivente. Se Margherita riuscì a dare alla luce prole viva, lo doveva alle preghiere del Santo che dopo penose esperienze l’aveva incoraggiata dicendole: “Stai tranquilla chè questa volta partorirai una bambina che vivrà a lungo. Se poi anch’io vivrò, mi porterà quello che sei solita inviarmi.” Le nacquero così Berardesca, Tuccio, Checca e Nicolino.

Una grave infermità aveva ridotto il P. Nicola in fin di vita e i medici giudicavano prossima la morte, quand’ecco comparire Gesù, Maria SS.ma e S. Agostino.

“Io sono – disse l’amabile Signora – la Madre del tuo Salvatore, la Vergine Maria che tu hai invocato. Io stessa ti dò questa salutare ricetta”. Quindi, stendendo la destra verso la piazza, continuò: “Manda il tuo infermiere da quella donna, perché le chieda un pane fresco in nome del mio Figliolo Gesù. Quando te l’avrà portato, bagnalo nell’acqua, mangialo e guarirai.” Il P. Nicola ubbidì e guarì istantaneamente.

Da qui l’origine dei panini benedetti, tuttora prodigiosi strumenti della bontà misericordiosa del Signore invocato dalla fraterna sollecitudine di S. Nicola.

Fiducia nei santi

Appoggiato sul bastone e sorretto da Fra Simone il P. Nicola un giorno del 1301 entrava in casa di Mercadante Adambi, sofferente di febbre altissima e continua da venti giorni. Con ardore materno Fiordalisa pregò il Santo di fare il segno della croce sull’infermo e di pregare Iddio che lo guarisse. Il P. Nicola sollevò gli occhi e benedisse l’infermo che all’istante balzò dal letto completamente guarito.

Un certo Puccio da quindici giorni era tormentato da febbre terzana; non finiva mai dal bere acqua. Il padre, molto preoccupato, gli disse: “Figlio mio, vieni con me da P. Nicola che è un uomo buono e santo. Gli faremo una visita e lo pregheremo di chiedere a Dio la tua guarigione”.

Furono introdotti nella stanza del Santo che era gravemente infermo. “P. Nicola, prega Dio per questo mio figlio che ha forte febbre e gran sete”. “Andate! Iddio vi accompagni e vi benedica”.

Il babbo insisteva perché benedicesse il figlio; ma il P. Nicola concluse: “Andatevene con la benedizione di Dio”. Partirono: Puccio era guarito.

Nicolino, figlio di Berardo, era moribondo. Il P. Nicola propose a Margherita – sua madre – di offrirlo a Dio e a S. Antonio. “Alla Chiesa di S. Antonio ogni anno offrirai tanto grano quanto pesa il fanciullo. Lo donerai poi a S. Agostino perché diventi agostiniano”.

Mamma Margherita fece la promessa; P. Nicola toccò con la sua mano il fanciullo e lo benedisse. Nicolino cominciò a muoversì e a parlare; scomparve la febbre e si alzò. Allora il P. Nicola disse alla mamma: “Ora vedi e tocchi con mano che S. Antonio ha guarito il tuo figliolo. Impara ad avere fiducia nei Santi e anche a trattarli come meritano”.

Apoteosi di gloria

Nell’ultimo periodo di sua vita, quando nella notte si levava per pregare, il P. Nicola osservava una misteriosa stella che, sorgendo da Castel S. Angelo, lo precedeva nel luogo della preghiera. Quando un confratello di sua fiducia gli spiegò che la stella significava la sua virtù ed indicava il luogo del suo sepolcro, rispose: “Per carità, allontana dalla mente simili pensieri, perché sono stato sempre un servo inutile del mio Signore”.

Ormai volgeva la fine.

Il 3 Settembre 1305 si fece collocare di fronte al letto l’immagine della Madonna dinanzi alla quale era solito pregare. Per tre giorni supplicò con tanta insistenza e fiducia la Madre celeste che il 5 Settembre gli apparve e gli disse che sarebbe morto tre giorni dopo la festa della sua natività.

Questa grazia lo incoraggiò e chiese umilmente alla Vergine Santa il favore singolare di non essere disturbato nell’ora della morte dagli spiriti infernali.

Non rispose la Madonna, ma il P. Nicola continuò a pregarla con tanta insistenza che l’8 Settembre un angelo gli disse: “La tua preghiera è stata esaudita”.

Si rivolse allora al suo Superiore, che era il P. Angelo da S. Vittoria, e gli disse: “P. Priore, ti prego per amor di Dio di confessarmi e impartirmi l’assoluzione generale di tutti i miei peccati e di comunicarmi per viatico”. Disse poi ai Confratelli: “Sebbene ora di nulla sia consapevole, non per questo mi stimo giustificato.

Se in me avete veduto cose che avessero recato scandalo, se vi avessi procurato dispiaceri, se in qualche modo avessi offeso qualcuno di voi, io vi prego che mi perdoniate per amore del Padre celeste e per la carità vostra, perché il buon Dio saprà largamente compensare questa vostra clemenza verso di me”.

Chiese poi al P. Priore di portargli la reliquia della S. Croce che egli aveva riposto in un reliquiario lavorato con le sue mani. Quando gli fu consegnata la baciò devotamente e bagnò con lacrime. Il Priore gliela collocò in modo che egli avesse potuto comodamente guardarla.

Sebbene nel pieno uso dei sensi, sentiva che le forze venivan meno e, non potendo ormai pronunziarlo con le sue labbra, pregò Fra Giovannino che di tanto in tanto gli ripetesse all’orecchio il versetto del salmo: “Io mi offro in sacrificio di lode a te, mio Signore, che spezzi i lacci che mi tengono avvinto a questo corpo”.

L’umile camera si muta in lembo di paradiso: armonie soavissime, gioia ineffabile. Il volto del P. Nicola è trasfigurato e rapito: sembra che non oda Fra Giovannino che gli chiede: “Padre, perché sei tanto giulivo e contento?”.

Finalmente una flebile risposta a Fra Giovannino che accosta l’orecchio alle labbra del Santo: “Perché il mio Dio e Signore mio Gesù Cristo, accompagnato dalla sua Santa Madre e dal mio Santo Padre Agostino, mi sta dicendo: Orsù servo buono e fedele, entra nel godimento del tuo Signore”.

Congiunse le mani che sollevò verso il cielo, protese in alto lo sguardo e disse: “Ecco, o mio Signore, che pongo l’anima mia nelle tue mani”.

Calò la notte del 10 Settembre 1305 ed una stella misteriosa brillò su Tolentino.

Il trionfo

Il processo per la canonizzazione del P. Nicola, indetto dal Papa Giovanni XXII il 23 Maggio 1325, fu condotto dai Legati Pontifici, Federico Vescovo di Senigallia e Tommaso Vescovo di Cesena, i quali raggiunsero Tolentino il 9 Settembre e nella sala Capitolare del Convento Agostiniano tennero le sedute processuali nelle quali furono ascoltati 371 testimoni ed autenticati 301 miracoli, dei quali alcuni si compirono sotto gli occhi degli stessi commissari pontìfici.

La relazione del processo fu presentata a Giovanni XXII il 5 Dicembre 1326. Il Papa ne affidò l’esame ad una commissione di Cardinali, ma sebbene fosse stato redatto dal Presidente della commissione, Cardinale Godivo, un accurato sommario, il processo fu riassunto e concluso dal Papa Eugenio IV che canonizzò l’eroe di Tolentino il 5 Giugno 1446. Il suo culto, tuttavia, era così noto che Bonifacio IX fin dal 1400 aveva accordato alla cappella, dove il Santo era sepolto, l’Indulgenza Plenaria come quella della Porziuncola di Assisi.

Tale concessione ha dato inizio alla solenne festa del PERDONO che si celebra nel Santuario di Tolentino la Domenica successiva il 10 di settembre.

Il corpo del Santo, dal quale un fanatico aveva reciso le braccia nel 1345, secondo la tradizione, rimase sepolto sotto l’arca di pietra collocata nel 1474 al centro del Cappellone. Nel 1926 fu ritrovato ed autenticato; quindi collocato nella Cripta costruita nel 1932.

Alle braccia, dalle quali emanò a più riprese vivo sangue, come documentano numerosi processi condotti dall’Autorità ecclesiastica, era stato dato un culto particolare. Dopo il ritrovamento del corpo esse sono state riunite al medesimo e collo-cate nell’urna argentea in Cripta.

Il popolo invoca S. Nicola come protettore della Chiesa militante e purgante e il suo culto, un tempo noto a tutto il mondo, va rinnovandosi.

Continuano i prodigi con l’uso dei suoi Panini che si benedicono solennemente la IV Domenica di Quaresima nella cosiddetta festa di PANE e PESCE.

Ciò conferma quanto sia vera e utile la raccomandazione che il Santo era solito ripetere a quanti si raccomandavano alle sue preghiere: “Abbi fede, perché la fede salva l’uomo”.

I prodigiosi panini di San Nicola

In una gravissima malattia, come è stato già ricordato, San Nicola ebbe la visione della Madonna che gli suggerì l’uso del pane bagnato nell’acqua col quale guarì miracolosamente.

Il Santo usò questa salutare medicina con i malati che visitava e così i suoi Confratelli invocando l’intercessione di S. Nicola.

La Chiesa approvò i Panini benedetti in onore di S. Nicola con i quali si sono ottenuti prodigi di ogni genere.

Essi si usano bagnandoli nell’acqua e recitando un Padre, Ave e Gloria.

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