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Chicchierata col Guelfo Rosa:

RS: Allora, adesso che è passata la fiducia possiamo parlare del Governo?

GR: Se ci tenete, sì. Che vi devo dire? La scheda sui personaggi che lo compongono l’avete letta, no? Quello è. Tra l’altro, sfatiamo un mito: la maggiornaza in Senato è forse risicata ma non risicatissima. Sì, è vero: si appoggiano a cespugli, fritti-misti, transfughi di ritorno e altro ma per un po’ navigheranno. Cadranno – se e quando cardanno – per questioni politiche, più che strettamente parlamentari.

RS: La lista degli elementi di rischio?

GR: Beh, semplice:

1- C’è l’ipoteca renziana, ovvero, brutalizzando, il governo dura finché non cozza troppo con i piani politici di Renzi.

2- C’è l’ipoteca grillin-movimentista, ovvero, il governo dura finché le forti tensioni interne al movimento non esploderanno. Ora hanno messo la pezza Rousseau, ma nei territori c’è ebollizione.

3- C’è un’ipoteca politica generale, ovvero, se diventasse un governo-salasso (in termini elettorali) per i partiti che lo costituiscono, qualcuno potrebbe affrettarsi a staccare la spina.

4- C’è infine l’ipoteca parlamentare in senso stretto, ovvero che singoli o gruppi si stacchino per ragioni più tattiche e concrete, ma mi pare, nell’ordine, l’ultimo punto della lista. Sempre in agguato, però.

Per il resto il progetto smonta-Lega sta procedendo.

RS: Parliamone.

GR: Il piano andrebbe a segno già con un singolo punto a cui pochi, tra gli elettori, pensano.

RS: Quale?

GR: Una legge elettorale a proporzionale puro, o quasi. Il PD ci sta già lavorando: sembra – ed è – una priorità per loro. Ciò che molta gente non capisce è che non basta prenne li voti per governare, perché in Italia si governa coi parlamentari. E il sistema di attribuzione dei parlamentari lo gestiscono le leggi elettorali. Ora, per capirci: Salvini può pure – ed è tutto da dimostrare! – arrivare al 48% nei sondaggi, ma con un proporzionale puro non governerà perché non avrà il 50% + 1 dei seggi. Insomma: si tornaerebbe ai governi “post-elettorali” della proporzionalissima Prima Repubblica. Con la legge elettorale attuale, invece, il “fronte sovranista” avrebbe una maggioranza schiacchiante in Parlamento, forse tale da modificare la Costituzione senza vincoli ulteriori.

RS: C’è poi la questione del presidente della Repubblica.

GR: Certo, è noto che questa maggiornanza mira ad arrivare all’elezione del successore di Mattarella nel 2022. Ed è da tenere presente il semestre bianco, ovvero il periodo di sei mesi in cui non si possono sciogliere le Camere prima della fine del suo mandato. O si sciolgono entro l’estate 2021 o si va a votare dopo.

RS: Salvini deve fare presto.

GR: Salvini deve fare tante cose in poco tempo. E devono andargli tutte dritte.

RS: Facciamo il punto.

GR: Beh, deve andare al voto entro la primavera 2021 e

1- Scongirare la legge elettorale proporzionale

2- Far cadere il Governo, evitando anche nuovi esperimenti governativi

3- Non calare nei sondaggi e sopire sommovimenti interni. Insomma: reggere la “traversata del deserto”. Ha grande consenso tra la gente ma non tutto il partito idolatra la sua linea, ricordiamoci da dove viene la Lega.

RS: Passiamo a un altro governo?

GR: Quello che sta in Vaticano? Beh no, prima fatemi dire: perdonate la battuta, ma i neopagani hanno involontariamente avuto la più epica delle loro sconfitte.

RS: Ovvero?

GR: Ci hanno assillato per anni con le loro banali corbellerie anti-cattolico-romane e ora si trovano uno che sta sul soglio di Pietro pronto a varare il sinodo più neopagano della storia, quello Amazzonico. Il trionfo dell’immanentismo più bieco. Sembra una vittoria ma si trovano idealmente sulla stessa barca dell’immigrazionismo vaticano.

Ora la domanda è: saranno i neopagani a morire democristiani (e modernisti) o saranno i democristiani (e modernisti) a morire neopagani?

RS: Forse la seconda.

GR: L’abbraccio tribal-amazzonico c’è, quindi, forse scherzando, un po’ tutti e due.

RS: Due parole su chi si oppone al Sinodo.

GR: Sì, ci sono incontri, prelati e personalità varie che si oppongono ma poi rimangono a una (monca) pars destruens. Monca perché cura solo i sintomi e solo una parte di essi (non si vede dove sta il problema: ovvero nel Concilio Vaticano II e la nuova messa). Inoltre solo pars destruens, perché si fermano – per ora – alla critica. Ma lo abbiamo detto tante volte.

Per il resto: aspetto lo scoppiettante convegno di Verona (“Verso il sinodo amazzonico, itinerari della dissoluzione“). I relatori mi paiono decisi e senza timori. L’intervista pre-convegno con Mora mi sembra abbia colpito nel segno.