«Il tribalismo occidentale è solo regressione dell’essere razionale all’animalità pura» Intervista a M. Mora

Martino Mora è studioso di filosofia e docente. Per le Edizioni Radio Spada ha pubblicato Abbattere gli idoli contemporanei. Non moriremo liberal. Parlerà al convegno di Verona del 28 settembre prossimo: Verso il sinodo amazzonico, itinerari della dissoluzione.

RS: Prof. Mora, a Verona il 28 settembre, nel quadro del convegno Verso il sinodo amazzonico, itinerari della dissoluzione, lei terrà una conferenza dal titolo La società dei totem: le magnifiche sorti e regressive. Quali relazioni nota tra la regressione sociale a cui stiamo assistendo in questi anni e la dottrina relativista (e liberale) che viene imposta ai fedeli da settori sempre più ampi del clero?

MM: La nostra società nichilista e dissolutiva non potrebbe autodistruggersi, se la Chiesa facesse la Chiesa,  e fosse ancora  katechon.. Ma poiché la Chiesa (intesa umanamente come insieme del clero e non come Corpo mistico di Cristo) ha iniziato dal Concilio Vaticano II un processo di desacralizzazione e di secolarizzazione  interna, non può che contribuire all’ulteriore dissoluzione della società.

Certo con Francesco c’è stata una brusca accelerazione di questo processo . Benedetto XVI, ad esempio condannava la “dittatura del relativismo”, ma poi la favoriva con le preghiere nelle moschee e nelle sinagoghe, oppure con le grandi riunioni ecumeniche. La favoriva anche elogiando pubblicamente relativisti come Martini o promuovendone altri come Ravasi.  Per non parlare della beatificazione del suo predecessore.

Benedetto XVI è un umanista liberale, un grande teologo di fatto antropocentrico,  che condannava il relativismo, pur essendone espressione.  Insomma: una grande coscienza infelice e contraddittoria del cattolicesimo, almeno in  parte eterodossa..  Francesco invece non condanna il relativismo, anzi lo afferma:  (“Dio non è cattolico”, “Ognuno ha la sua concezione del l bene e del male” “Non voglio convertire nessuno”, “Il proselitismo è una solenne sciocchezza” e via dicendo).  Nel suo caso potremmo parlare di relativismo integrale. Relativismo integrale e desacralizzazione integrale. La speranza è che tanta gente ora apra gli occhi.

RS: Il Sinodo amazzonico si preannuncia già nell’Instrumentum Laboris come un’assise di rottura. Dal Tribalismo alle strizzate d’occhio verso i culti pagani fino a proposte rivoluzionarie nell’organizzzazione dei ruoli della Chiesa, insomma: in molti parlano autorevolmente di apostasia ed eresia. Noi crediamo invece si tratti solo di un nuovo gradino di un’unica scala modernista, inaugurata da decenni. Che ne pensa?

MM: E’ chiaro che quando Socci od altri scrivono che la crisi della Chiesa inizia nel 2013, dimostrano di non avere capito nulla. E fanno anche del male, perché impediscono ai cattolici  di capire, ora che potrebbero. Socci infatti impedisce a molti di comprendere davvero la crisi epocale del cattolicesimo. La crisi inizia col Concilio, passa per il post-concilio, si approfondisce con la blasfema riunione ecumenica e sincretista di Assisi (1986) per non fermarsi più. Sono sessant’anni che il clero ha scelto il neomodernismo, non 6 come dicono Socci ed altri insipienti.

RS: Dicevamo “tribalismo”. Per citare il titolo di un libro uscito anni fa, quanto la società contemporanea può dirsi composta di Selvaggi col telefonino? O meglio, andando oltre la dinamica dottrinale-ecclesiale: quanto la regressione tribale è da considerarsi parte integrante del falso progresso moderno?

MM: Direi che contraddistingue la cosiddetta quarta Rivoluzione: panseussualista, istintualista, ponrnofila e omosessualista. Rappresenta Il trionfo dell’istinto  sulla ragione, di ciò che sta in basso  ai danni di ciò che sta in alto, l’intelligenza. Magari col contributo delle droghe e dei concerti rock. O rap e trap, ora. Non dimentichiamo anche il ruolo notevolissimo  svolto dal cinema nella corruzione dei consumi.

I figli dei fiori erano tribalismo allo stato puro. Ma mentre al tribalismo amazzonico possiamo comunque riconoscere una forma di tradizione e radicamento comunitario , seppure del tutto imperfetto senza la conversione cristiana, il tribalismo occidentale è solo regressione dell’essere razionale all’animalità pura.  

Pensiamo ai tatuaggi: il tatuato delle tribù amazzoniche o polinesiane esprime comunque una cultura che ha dei significati simbolici. Il tatuato occidentale segue semplicemente una moda bovina, il mimetismo al vuoto modello del cantante o del calciatore.  L’ossessione del telefonino è poi un’altra  sciagura. Gente che gira per la strada o sui mezzi pubblici senza nemmeno guardarsi intorno, guardare  in faccia, il vicino, scambiare due battute. E’ il trionfo definitivo dell’atomizzazione sociale.

RS: Essendo docente vive a contatto coi giovani. C’è coscienza di queste problematiche? In che misura?

MM: Non c’è nessuna consapevolezza, in questi ultimi anni, tranne che per pochissime eccezioni.. Anche quando sono intelligenti e preparati ripetono slogan dell’ideologia dominante. .Cresciuti a tv, social,  video clip e politicamente corretto scolastico, sono quasi tutti appiattiti sul pensiero unico. Anche quelli che frequentano chiesa e parrocchia. Faccio un esempio significativo.  Per buona parte di loro gli omosessuali sono povere vittime dell’atavica “omofobia” (parola della neolingua orwelliana) congenita alla società. Per ciò bisogna difendere i “diritti” di queste povere vittime. Basti dire che quando mi è capitato di spiegare la differenza tra l’omosessualità (che è una tendenza sessuale disordinata ) e l’ “omosessualismo” (che è l’ideologia che mira alla normalizzazione simbolica del coito omosessuale, tramite propaganda e opere di ingegneria sociale)  sono rimasti a  guardarmi in silenzio con occhioni attoniti e bocche spalancate. Non avevano mai pensato che esistesse un’ideologia omosessualista, distinta dalle tendenze, alla quale purtroppo aderiscono  moltissime persone sessualmente  normali.

Purtroppo i giovani sono le prime vittime del pensiero unico, anche i più intelligenti e preparati di loro.  Sono vittime dell’ideologia dominante che lava i cervelli e  che anche la scuola contribuisce a diffondere. E lo dico con sommo affetto nei loro confronti.  

RS: Torniamo all’argomento principale. Inutile negarlo, il tema “amazzonico” è ineludibilmente politico, se non geopolitico. Questo vale in particolare per un territorio chiave rispetto allo sviluppo di certe ideologie come l’America Latina. L’ambientalismo di ritorno sembra una sorta di piano B per “sinistre occidentali” sempre più prive di contenuti. In questo va riconosciuto che Francesco è arrivato prima di Greta, con la (tristemente) celebre enciclica Laudato Si’, pare ispirata dal teologo della liberazione Leonardo Boff. Insomma: l’allarme ambientale diventa un’utile diversivo? Un’uscita d’emergenza per ritrovarci, senza accorgercene troppo, nel cortile del progressismo più fallimentare?

MM: Non c’è dubbio che una delle componenti essenziali del nuovo progressismo liberal sia l’ambientalismo. Greta è il personaggio creato dalla oligarchie occidentali (o da una parte di loro) per convogliare verso l’ambientalismo l’attenzione dei giovani favorendo i partiti Verdi contro i partiti populisti . E favorendo l’ “economia verde” dietro la quale vi sono grossi interessi economici.  In quanto alla geopolitica credo che i Paesi dell’America Latina, che purtroppo stanno anch’essi vivendo una crisi profondissima della Chiesa cattolica, dovrebbero rappresentare un polo geopolitico indipendente dall’America del Nord e in particolare dall’influenza statunitense.

RS: Alcuni obiettano che nel fare la battaglia contro i contenuti folli del Sinodo, sia necessario trovarsi sulla stesso lato della barricati di pseudo-conservatori liberali, neocon d’occasione e altri che col Cattolicesimo hanno poco a che fare. Oltre che limite vede il rischio di confusione?

MM: E’ vero, i cosiddetti neocon o teocon, (non d’occasione, quelli veri) sostenitori del capitalismo, del liberalismo, dell’americanismo.  La destra del denaro, insomma. Gente  alla Pera o alla Ferrara che vuole farci passare per “cristiano” il modello socio-economico più materialista , mammonista,  consumista,  libertino, istintualista,  guerrafondaio  della storia. Insomma: servire  Mammona spacciandolo per Dio. Direi che sono l’ala destra del pensiero unico, come Bergoglio e i suoi amici “liberal” ne rappresentano l’ala sinistra. Bisogna fare battaglia al Sinodo con motivazioni bene diverse dai neocon e teocon.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.