In morte di Roger Etchegaray

È morto ieri all’età di 96 anni il Cardinale Roger Etchegaray. Con lui, lascia la scena del mondo ecclesiale una delle personalità più importanti e più funeste della temperie postconciliare.
Nato ad Espelette, nei Pirenei, il 25 settembre 1922 Roger Marie Élie Etchegaray, ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1947. Nel 1969 Paolo VI lo nomina Ausiliare dell’Arcivescovo di Parigi François Marty – uno dei talebani progressisti del Vaticano II – dal quale ricevette pure la consacrazione episcopale. Nel 1970 viene trasferito all’Arcivescovado di Marsiglia che tenne fino al 1985. Creato Cardinale nel 1979 da Giovanni Paolo II, fu dal medesimo chiamato a Roma come e nominato Presidente del Pontificio consiglio “Cor Unum” per la cura dei bisognosi e della fratellanza umana e della Pontificia Commissione (poi Pontificio Consiglio) “Justitia et Pax” per la promozione della giustizia e della pace.
Di Wojtyla il Nostro fu uno dei principali consiglieri, assieme a Ratzinger. Alla sua alacre opera si deve la realizzazione di quella scandalosa riunione di tutte le religioni per la pace nel mondo, voluta e presieduta in Assisi da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986.
E vogliamo ricordare il defunto Cardinale ricordando cosa fu quella riunione: quella manifestazione di sacrilegio, di profanazione, di bestemmia, di apostasia.
Nella chiesa di San Pietro, i bonzi resero i loro omaggi al Dalai Lama, incarnazione del Budda ed alla stesso Budda un cui idolo troneggiava sul tabernacolo (cfr. Avvenire e Il Mattino, 28 ottobre 1986). Sull’altare della chiesa di San Gregorio gli indiani pellerossa preparano il calumet della pace (La Repubblica, 28 ottobre 1986) . Nella chiesa di santa Maria Maggiore gli induisti invocarono i loro falsi dèi, che in verità sono demoni (Il Corriere della Sera, 28 ottobre 1986). Più delicati i maomettani (fra cui qualche apostata italiano) e i giudei, che non vollero usare le chiese per le pratiche della loro religione. In Santa Maria degli Angeli il Papa sedeva tra gli altri capi religiosi – il rabbino Toaff si rallegrò perché “tutte le religioni, su un piano di assoluta parità, hanno potuto pubblicamente e privatamente offrire la loro preghiera per la pace di tutti” (Il Tempo, 29 ottobre 1986) – spaventosamente mettendo in pratica quanto condannava Pio XI: “Sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio” (Mortalium animos, 6 gennaio 1928).
Il Nostro (come del resto Giovanni Paolo II, ai cui desideri il Cardinale corrispondeva) mai disconobbe tutto quanto accaduto, convintissimo ancora nel 2011 (anno in cui Benedetto XVI celebrò il terzo raduno di Assisi) che non vi fu “alcuna traccia di sincretismo” ma che fu solo una grande iniziativa il cui “spirito” è quello di far “capire che tutta l’umanità è una sola famiglia, che non bisogna più giudicarci a vicenda e che solo in questo modo gli uomini di fede possono lavorare insieme per una pace vera e duratura” (Intervista a Famiglia Cristiana, 27 ottobre 2011).
Ma quale pace avrebbe mai potuto nascere dal mettere praticamente sullo stesso livello la religione di Cristo e le religioni di Lutero, di Fozio, del Talmud, del Corano, dei demoni orientali? Nessuna. Ed infatti dopo anni e anni di preghiere ecumeniche ed interreligiose per la pace, il flagello della guerra dissangua il mondo sempre più efferatamente.
Fato ha voluto che Etchegaray si stato chiamato a comparire dinnanzi al misericordioso e giusto tribunale di Gesù Cristo nel 110° anniversario della nascita del Cardinale Willebrands, principale fautore dopo il Cardinale Bea, della rivoluzione ecumenista innescata da Giovanni XXIII e portata avanti senza soluzione di continuità da tutti i suoi successori (coi quali Willebrands collaborò attivamente), bollato in negativo per sempre da quella sua inqualificabile definizione dell’apostata, arcieresiarca Martin Lutero come “nostro comune padre nella fede”.
Due vite spese contro la Verità rivelata, a detrimento dell’unica vera Chiesa di Gesù Cristo, a danno di innumerevoli anime lasciate senza carità alcuna a morire spiritualmente nell’eresia, nello scisma e nell’infedeltà.
Pertanto, senza ipocrisia alcuna, pur sperando e pregando per la salvezza eterna dell’anima del defunto Porporato, non possiamo non riconoscere che Dio abbia tolto alla sua Santa Chiesa un suo martoriatore e uno dei più brutali.

http://bit.ly/2zdsEFR
http://bit.ly/2ze5VJV

Un commento a "In morte di Roger Etchegaray"

  1. #Paola Datodi   6 Settembre 2019 at 9:16 pm

    E la sua attività diplomatica in Medio Oriente? era considerato filoarabo, se ho ben capito almeno da un sommario giro di Google

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.