La nuova religione ecologista

di Don Bernard de Lacoste Lareymondie, FSSPX
traduzione dal francese di Una Vox

Si distrugge ciò che si rimpiazza. I nemici della Chiesa cattolica lo sanno bene, essi cercano di distruggere la religione fondata da Nostro Signore Gesù Cristo. Perché la loro azione sia efficace, essi sanno che bisogna sostituire il cattolicesimo con un’altra religione. Questa religione è l’ecologia.

È tanto necessario che nessuno possa vivere senza religione, quanto è necessario che nessuno possa vivere senza divinità. Chi rifiuta Gesù Cristo sente che gli manca qualcosa, che c’è un vuoto nella sua anima. Bisogna dunque cercare di colmare questo vuoto con una nuova religione e una nuova divinità. Questa nuova religione è l’ecologia. Questa nuova divinità è la dea natura.

Una nuova religione

Questa religione ha i suoi dogmi, la sua morale, i suoi profeti, la sua liturgia.

Se non aderite al credo ambientale, siete eretici. Se non siete convinti che l’attività umana provoca il riscaldamento climatico, non avete la fede.

Questa religione è diffusa da dei missionari e dei profeti. Certi hanno solo 16 anni e si credono investiti da una missione divina verso tutti i capi di Stato. Essi hanno ricevuto una presunta rivelazione che devono annunciare a tutta la terra, come la buona novella del Vangelo. Essi cercano di trasformare le coscienze e di convertire l’universo intero.

Un nuovo decalogo

Questa religione ha il suo decalogo, analogo a quello che Dio diede a Mosè sul monte Sinai.

Non più «Adorerai Dio solo e l’amerai più di tutto», ma «Non sprecherai l’acqua, né il cibo, né l’elettricità».
Non più «Non pronuncerai il nome di Dio invano», ma «Mangerai solo bio e non utilizzerai i prodotti chimici».
Non più «Onorerai tuo padre e tua madre», ma «Svilupperai le energie rinnovabili».
Non più «Non ucciderai», ma «Proteggerai le specie animali in via di estinzione».
Non più «Non commetterai atti impuri», ma «Non deforesterai il pianeta, specialmente l’Amazzonia».
Non più «Non ruberai», ma «Non getterai niente per terra».
Non più « Non mentirai», ma «Ridurrai il consumo energetico nelle fabbriche e l’agricoltura intensiva».
Non più «Non avrai desideri imputi volontari», ma «Riciclerai i tuoi rifiuti».
Non più «Non desidererai ingiustamente la roba degli altri», ma «Interromperai l’uso dei combustibili fossili e dei trasporti inquinanti».

La liturgia di questa nuova religione è molto meticolosa. Essa consiste in certi gesti sacri come per esempio la raccolta differenziata.
Rifiutare questo rituale religioso significa commettere un peccato mortale, compiere un gesto sacrilego e blasfemo.

Una nuova morale … immorale

Si potrebbe far notare che questa nuova morale, apparentemente non è contraria alla legge divina. Essa sembra perfino ragionevole.

Vi è qualcosa di bello e di lodevole nel voler proteggere e rispettare la creazione divina. È un atto di carità contribuire a che il prossimo respiri aria pura, navighi su un oceano limpido e passeggi su una montagna intatta.
Allora, dov’è il problema?

L’immoralità della morale ecologista consiste nel fatto che la protezione dell’ambiente è più importante del rispetto della legge di Cristo. Così accade che diversi ecologisti si battono con incredibile energia per la protezione delle specie animali in via di estinzione, ma non trovano difficoltà ad uccidere degli esseri umani nel seno della loro madre o degli anziani in fin di vita.
Essi lottano per il rispetto della natura, ma sono favorevoli alla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) e alle unioni contro natura tra persone dello stesso sesso.
Essi sono contro i pesticidi e i prodotti chimici, ma a favore della pillola contraccettiva.
Essi contro contrarii alle famiglie numerose perché i bambini respirano e quindi emettono CO2 e perché i pannolini dei neonati inquinano.

Il rispetto del pianeta diventa una tale ossessione che tutto il resto diventa trascurabile.
Si può violare la legge divina quanto si vuole, e a patto che tale azione non inquini, la cosa è permessa. Si può disobbedire alla legge naturale quanto si vuole, e a patto che tale azione sia ecologica la cosa è buona.

Complicità degli uomini di Chiesa.

La cosa più triste è constatare che le stesse autorità ecclesiastiche praticano questa nuova religione. Papa Francesco non si è accontentato di dedicare all’ecologia un’intera enciclica, Laudato si’; egli insiste frequentemente perché tutti gli uomini rispettino l’ambiente. Egli ci invita ad una vera conversione ecologia. Nel prossimo ottobre, il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia affronterà in gran parte questo argomento, il che ci porta a fare due considerazioni.

Innanzi tutto, veramente il compito degli uomini di Chiesa è quello di insistere sul riciclaggio dei rifiuti o sulle conseguenze della deforestazione? Il compito dei vescovi non è invece quello di aiutare gli uomini a salvare la propria anima? A praticare le virtù teologali e le virtù morali? A obbedire a Dio?

In secondo luogo, questo linguaggio degli uomini di Chiesa rivela un problema di fondo. I modernisti non si preoccupano quasi più della salvezza eterna. La beatitudine che Dio promette alle anime fedeli li interessa molto poco. Quello che li preoccupa è la vita qui sulla terra. Essi vogliono fare di questa terra un paradiso. Il pericolo sta nel dimenticare l’essenziale. E l’essenziale non è su questa terra, che è solo un luogo di passaggio: il nostro pianeta è una terra d’esilio.
Che si legga l’insegnamento di Cristo nel Vangelo. Certo, il nostro Divino Salvatore cerca di guarire i malati e di alleviare le sofferenze, ma Egli predica soprattutto il Regno dei Cieli e si preoccupa delle anime più che dei corpi. «Che serve all’uomo guadagnare l’universo se perde la sua anima?» Si potrebbe aggiungere: «Che serve all’uomo porre fine all’inquinamento se si danna per sempre?»

E’ per questo che Romano Amerio, in Iota unum, attribuisce il declino attuale del cattolicesimo al fatto che esso ha debordato, dimenticando il suo fine primario per applicarsi al fine terreno degli uomini. Gli uomini di Chiesa dimenticano che il solo vero male non è la catastrofe naturale, ma il peccato, l’offesa a Dio. La virtù della speranza con ha per oggetto la felicità terrena, ma la felicità celeste. Quando nella nostra ultima ora compariremo di fronte al Sommo Giudice, Cristo non ci chiederà se abbiamo operato con efficacia contro il riscaldamento climatico o se abbiamo costruito delle turbine eoliche o dei pannelli solari, Egli ci chiederà se abbiamo conservata e praticata la fede, la speranza e la carità.

San Pio X, gli occhi fissi sull’essenziale

Appena dopo l’elezione al sommo pontificato, il santo Papa Pio X scriveva: «Il nostro unico scopo e restaurare tutto in Cristo. Gli interessi di Cristo sono i nostri interessi. Dedicare ad essi le nostre forze e le nostre vite è la nostra risoluzione irremovibile. E’ per questo che se ci si chiede una divisa che rifletta il profondo della nostra anima, noi daremo solo questa: restaurare tutto in Cristo. (…) Noi abbiamo un solo proposito: “Rinnovare tutte le cose in Cristo”, affinché sia “Tutto e in tutti Cristo” […] Noi affermiamo con grande determinazione che Noi altro non vogliamo essere — e con l’aiuto di Dio lo saremo nella società umana — che ministri di Dio, il quale Ci ha investito della sua autorità. Le ragioni di Dio sono le ragioni Nostre; è stabilito che ad esse saranno votate tutte le Nostre forze e la vita stessa. Perciò se qualcuno chiederà quale motto sia l’espressione della Nostra volontà, risponderemo che esso sarà sempre uno solo: “Rinnovare tutte le cose in Cristo”. (…) Dobbiamo dunque rivolgere il nostro impegno a questo, al fine di ricondurre il genere umano sotto l’impero di Cristo (Enciclica E supremi apostolatus – 4 ottobre 1903).

Oggi si direbbe che bisogna rivolgere il nostro impegno alla protezione dell’ambiente e alla lotta contro il riscaldamento climatico.

Una delle ragioni per le quali Mons. Lefebvre scelse San Pio X come Patrono della nostra Fraternità è proprio la sua divisa, che è anche la nostra: «Restaurare tutto in Cristo».

Manteniamo gli occhi fissi sull’essenziale. Il nostro Dio non è la natura, né il nostro pianeta, è Colui che è nato nella mangiatoia a Betlemme, che è morto sulla Croce per amore nostro, che è risuscitato, che è salito al Cielo e lì ci ha preparato in posto. Ed è conoscendoLo, amandoLo e mettendoci al Suo servizio che noi salveremo le nostre anime.


Verso il sinodo amazzonico, itinerari della dissoluzione
http://bit.ly/2ze5VJV

Un commento a "La nuova religione ecologista"

  1. #Paola Datodi   27 Settembre 2019 at 2:28 pm

    Basterebbero le nonne ad ammonire di non gettare roba per terra! E basterebbe un po’ di buonsenso per non fare sprechi inutili. Ma per il resto, anche a prescindere da comportamenti ipocriti o almeno contraddittori _vogliamo sperare che non tutti gli ecologisti siano abortisti, per l’eutanasia e simili_ siamo sicuri che tutte quelle teorie, e pratiche, facciano davvero il bene dell’ambiente e di coloro che in esso vivono? Molte cose non saranno false?

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