All’inizio di questa estate 2019, un gruppo di cattolici, a Monza, pregava per riparare allo scandalo del Pride. Una monaca sacramentina usciva per cacciarli in quanto occupavano il sagrato del monastero senza l’autorizzazione dello stesso, i presenti dicevano di aver chiesto il permesso alla questura e la suora rivendicava che lo spazio lì non era pubblico ma privato e che la questura non aveva alcuna rapporto con la loro proprietà. Il tutto MENTRE la gente pregava.

Al netto di questioni tecniche e legali, una sacramentina invece di unirsi ad un ottimo Rosario di riparazione si spendeva per allontanarlo dal suo selciato. Questo il dato. Qui il video dei fatti.

Sempre così ferme e inflessibili le adoratrici di Monza? In Dottrina non si direbbe. Insomma: paiono vedere benissimo la pagliuzza nell’occhio di un gruppo di fedeli che (in una piazza) tocca la loro proprietà privata ma non vedono, in casa loro, la trave dell’errore nella Fede.

Che succede? Non passano nemmeno tre mesi e, ieri, dalla pagina Facebook del monastero (come sono aggiornate queste suore!) arriva la notizia: Una nostra iniziativa! IN NOME DI DIO: Percorso di conoscenza della fede islamica, per una cultura del dialogo.

Non male per il mese della Natività di Maria.

Il tutto condito con foto e testi del viaggio di Francesco ad Abu Dhabi e un estratto del celebre documento apostata. Ben due cicli di lezioni per un totale di otto incontri.

Accoglientissime, non c’è che dire. Ovviamente nei commenti social è in corso un’insurrezione contro le organizzatrici.

P.S.: Meno male che l’ecumenismo e le pratiche interreligiose sono definitivamente condannate (tra l’altro) in Sillabo (Pio IX), Pascendi (Pio X), Mortalium Animos (Pio XI).

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