Nuestra Señora de Covadonga. Come Maria diede inizio alla Reconquista

Bendita la Reina de nuestra Montaña,
que tiene por trono la Cuna de España
.

Dalla creazione del mondo, il Signore ha preparato questo angolo della catena montuosa della Cantabria per il luogo di nascita della Spagna. Cime che si alzano e si alzano, strette vallate, voragini verticali, foreste impenetrabili, vegetazione perenne, corsi d’acqua che precipitano dalla cima delle rocce.
Nella parte orientale delle Asturie c’è una tratto più selvatico e selvaggio. Le rocce son più alte e le valli più strette: gorghi, pieghe e spaccature di un cataclisma geologico. La geografia chiama questi luoghi Picos de Europa, un paradiso per gli scalatori. Qui si arrampicano gli orsi e saltano le capre selvatiche e il camoscio e dall’alto vigila l’aquila reale. Ci sono laghi puri come il vetro e foreste vergini che ‘ascia del boscaiolo non ha violato. Ancora oggi, che la civiltà umana ha infranto il segreto di quei luoghi, forzando il passaggio di porti e canali con strade audaci, solo determinati scalatori o pastori nativi penetrano solo in parte di quelle pietraie.
Non è quindi, strano che, dall’antichità, le montagne asturiane fossero considerate una muraglia poste dalla mano di Dio. Le vecchie cronache paragonano la solidità difensiva di queste rupi scoscese con le mura inespugnabili dell’imperiale Toledo. Per questo motivo, in queste fenditure della roccia si rifugiarono gli ultimi Goti del Guadalete e in esse trovarono sicurezza e riparo, quando all’inizio dell’ottavo secolo il popolo gotico fu spazzato via dagli eserciti africani.
Cadute la monarchia e le istituzioni, un cronista medievale trasmette così il dolore della Spagna: “Affondava tutta la terra, svuotata del popolo, bagnata di lacrime, abitata di estranei, tradita dai vicini, abbandonata degli abitanti, vedova e devastata, confusa dai barbari, misera per il pianto e la ferita, priva di fortezza, fiaccata … tutta la terra straziarono i nemici e distrussero le case, uccisero gli uomini, presero e saccheggiarono le città”.

Fuggendo dalla catastrofe, arrivò nelle Asturie anche Pelagio, di reale lignaggio goto. Nelle Asturie radunò un piccolo gruppo di guerrieri cristiani e nelle montagne asturiane, ottimali per gli agguati, visse per qualche tempo. La storia e la leggenda si mescolano nel raccontarci i primi anni di Pelayo tra le insenature della Cantabria. Si dice che un giorno sia penetrato, inseguendo un malfattore, nella grotta di Covadonga; che abbia trovato lì un altare dedicato alla Vergine Maria e un eremita che, in quell’eremo, ne venerava l’immagine. Pelayo perdonò il fuggitivo in onore della Beata Vergine e, d’altra parte, l’eremita predisse a Pelayo che sarebbe stato il salvatore della Spagna in quello stesso posto.
I cronisti cristiani come arabi ci parlano della battaglia di Covadonga e, forse, gli infedeli con più puntualità dei cristiani trasmettono dettagli più in linea con gli eventi che si sono verificati. Gli uni e gli altri ci assicurano che a Covadonga ci fu una grande battaglia tra le truppe arabe agguerrite e numerose, comandate da Alkamán, e un gruppo di cristiani braccati in una grotta, il cui numero i cronisti arabi calcolano di trecento, mentre alcuni cristiani fino a tremila. La battaglia ebbe luogo, con la sconfitta e la distruzione dei Maomettani, e in quel luogo iniziò il regno cristiano delle Asturie, e Pelayo ne venne proclamato re.
Secondo i cristiani, che, nella sostanza e in molti dettagli, concordano con gli arabi, Tarik, condottiero dei Maomettani di Cordova, saputo della ribellione di Pelayo inviò un esercito di 187.000 guerrieri contro di lui sotto il comando di Alkamán. L’arcivescovo Opas, un traditore della patria e della fede, accompagnò l’esercito agareno.
Quando l’esercito musulmano arrivò di fronte alla grotta, l’arcivescovo si fece avanti per far desistere Pelayo dai suoi scopi. Nulla ottenne Opas con i suoi discorsi e, visto il fallimento dell’emissario, il capo arabo ordinò ai frombolieri e agli arcieri di avanzare. “I cristiani della caverna”, dice la cronaca, “non cessavano di supplicare giorno e notte la Vergine Maria uvi venerata fino ad oggi. E quindi si videro le pietre e le frecce scagliate contro la grotta volgersi contro chi le aveva lanciate, come densissime nubi, spinte dal vento del nord”. Quando gli Arabi si videro così confusi, retrocessero in disordine, mentre Pelayo coi suoi cristiani nel mentre li caricavano. “Alkamán e Opas furono uccisi con centoventiquattromila caldei”. I restanti settantatremila risalirono, in fuga, i Picos de Europa, verso Liebana e, passando attraverso una valle del Deva, la montagna si spezzò seppellendoli tutti in se stessa.
La storica battaglia è di solito datata all’anno 718 e, quando il nostro cronista scrisse, all’inizio del XII secolo, quasi ogni anno il Deva mostrava le prove di quel disastro agareno, crescendo il fiume infatti portava allo scoperto e trascinava via l’esercito sepolto. La leggenda popolare identifica il traditore Opas in una roccia, un po’ sopra Cangas.
La tradizione attribuì sempre all’aiuto della Madre di Dio questo magnifico trionfo cristiano. Ed è presumibile che la Beata Vergine abbia ricevuto culto a Covadonga prima che in quel luogo arrivasse il fuggitivo Pelayo.
L’etimologia di Covadonga non è ancora stata determinata con precisione. Forse la più sicuro e confermata dagli studiosi di maggior peso, è quella che afferma che Covadonga era originariamente chiamata Covadomna, o Covadominica, che vale quanto Cueva de la Señora (Grotta della Signora). Invero fin dai primi giorni della riconquista, i re delle Asturie fondarono lì un monastero perché i monaci che lo abitavano venerassero costantemente la Signora, madrina della Spagna. Più tardi, furono i canonici regolari dell’Ordine di Sant’Agostino a occuparsi del culto mariano, e oggi due istituti femminili e i bambini di un seminario minore che tributano alla Signora l’ossequio che la Spagna le deve.
All’inizio, vi era un semplice altare in cui la Madre di Dio riceveva l’omaggio dei suoi devoti, in mezzo a quella solitudine. Successivamente, furono fissate le travi e fu eretto un tempio di legno, una chiesa che fu definiata un miracolo per la sua struttura audace, e fu costruita una scala in pietra per raggiungere la grotta.
Ai piedi della montagna sorse la Collegiata, la residenza dei canonici, con una piccola chiesa per il culto, mentre al piano superiore, nella grotta, l’eremita aveva la sua stanza. Alla fine del secolo scorso, una splendida basilica fu costruita su un monte vicino. Altri edifici, religiosi e profani, hanno occupato il posto coperto dai 124.000 corpi dei Maomettani.
L’effigie venerata nella grotta non è più quella dell’eremita incontrato da Pelayo. Un incendio distrusse, il 17 ottobre 1777, l’intero tempio del miracolo. Andarono distrutti l’immagine sacra, le reliquie, i gioielli che la pietà aveva accumulato nella santa grotta. Nulla si salvò. Rimangono solo le pareti annerite e le tombe di Pelayo e Alfonso I.
L’effigie attuale, la Santina de Covadonga – incoronata canonicamente nel 1918, centenario della battaglia – è relativamente moderna, ma eredita, direttamente dalla primitiva, l’affetto degli Asturiani e la gratitudine degli spagnoli, perché lì, a Covadonga, nella piccola cascata che scorre ai piedi della grotta, la Vergine Maria battezzò la Spagna. Per capire il questa immagine si deve prescindere dall’arte e dai gioielli. Il suo valore procede da quel qualcosa di indefinibile che si irradia da essae che solo lì si può sentire e che più di chiunque altro sente l’Asturia. Ecco perché la canzone dice:
La Virgen de Covadonga
es pequeñíta y galana.
Aunque bajara del cielo
no hay pintor que la pintara.

[La Vergine di Covadonga è piccolina e graziosa. Anche se scendesse dal cielo, non c’è pittore capace di dipingerla]


fonte catholic.net


http://bit.ly/2zdsEFR
http://bit.ly/2ze5VJV



Un commento a "Nuestra Señora de Covadonga. Come Maria diede inizio alla Reconquista"

  1. #bbruno   9 Settembre 2019 at 4:10 pm

    bellissima storia…. come tante che mostrano la premura materna di Maria Santissima per il suo popolo o per la volontà di formarsi un popolo a lei devoto e al Figlio suo..
    Che tristezza sentirsi oggi dire, da chi poi fa mostra speciale di venerare la Madonna e di coprire qui le veci del Figlio suo, che no, la guerra no, resistere e reagire no, fratelli pur siamo, così come siamo -seppur coi coltelli in mano, ma basta non farci caso…, che dio ha voluto tutte le religioni come suo ornamento…e la Madonna, quando mai ce l’ ha avuta coi musulmani, che madre di Isa la chiamano, e queste son storie sognate da nostalgici fondamentalisti e guerrafondai…, che anche li ‘caldei’ la chiamano madre di Isa, perbacco…

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