Papua Nuova Guinea. A messa con maschere rituali pagane

L’immagine d’apertura è un frammento del video (vedi qui) della processione d’ingresso della messa celebrata il 10 luglio scorso dal Vescovo di Goroka (Papua Nuova Guinea) nel contesto del raduno dei giovani cattolici del provincia degli Altopiani Orientali.

Cinque indigeni, praticamente nudi, con orripilanti maschere di terracotta, adorne di zanne di maiale, e muniti di arco e freccia – mascheramento proprio di locali ritualità pagane -, seguiti da vari altri danzatori locali, aprono la processione.

Solo dopo questo gruppo il clero, preceduto dalla croce, ed il Vescovo.

Quanto ciò sia sconveniente (per essere moderati) al culto cattolico ogni persona di buon senso può capirlo, ma è la realtà delle missioni del post-concilio.
Una liturgia, concepita ovviamente in una prospettiva orizzontale come mera espressione del vissuto, non necessariamente di fede cattolica, di un popolo. Il culto da rendere a Dio è qualcosa di superato in un sistema di “pensiero” per cui il popolo stesso, non necessariamente educato ad una degna adorazione del vero Dio, esprime il divino e quindi si autocelebra.
Si ravvisa inoltre questa liturgia inculturata e paganizzata, fatta di tamburi e danze tribali, una sorta di razzismo verso i popoli delle terre di missione, quasi che non fossero capaci di fruire del patrimonio liturgico ed artistico europeo.

Una realtà orrenda – perché si dà spazio ed approvazione a ritualità che afferiscono al culto dei demoni: “Tutti gli dei delle nazioni pagane son demoni” dice lo Spirito Santo nel salmo 95 – che il Sinodo Amazzonico (IL 12) si appresta a consacrare.

«Si costata la necessità di un processo di discernimento riguardo ai riti, ai simboli e agli stili celebrativi delle culture indigene a contatto con la natura che devono essere assunti nel rituale liturgico e sacramentale.  È necessario stare attenti a raccogliere il vero significato del simbolo che trascende ciò che è puramente estetico e folcloristico, in particolare nell’iniziazione cristiana e nel matrimonio. Si suggerisce che le celebrazioni siano di tipo festivo con la propria musica e la propria danza, nelle lingue e nei vestiti autoctoni, in comunione con la natura e con la comunità. Una liturgia che risponda alla propria cultura perché sia fonte e culmine della loro vita cristiana (cf. SC 10) e legata alle loro lotte, sofferenze e gioie. I sacramenti devono essere fonte di vita e rimedio accessibile a tutti (cf. EG 47), specialmente ai poveri (cf. EG 200). Occorre superare la rigidità di una disciplina che esclude e aliena, attraverso una sensibilità pastorale che accompagna e integra (cf. AL 297, 312)»


http://bit.ly/2ze5VJV
http://bit.ly/2zdsEFR

Un commento a "Papua Nuova Guinea. A messa con maschere rituali pagane"

  1. #bbruno   5 Settembre 2019 at 8:57 am

    che volete, pregano il “Dio dell’ Universo”! E se l ‘Universo è Dio – quella formula è ribaltabile – allora Dio si manifesta come meglio gli aggrada, anche con quella maschera!!!

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