«Renzi? Un capolavoro di capriola. Ma un capolavoro. Ora però viene il bello: la politica oggi è spettacolo»

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Chiacchierata col Guelfo Rosa:

RS: Che succede con Renzi?

GR: Succede che se ne va e fa un capolavoro di capriola, roba da acrobati. Ma un capolavoro a tutti gli effetti.

RS: Che intende?

GR: Sembra che non si sia lontani dal “fine che giustifica i mezzi”, frase letteralmente ed erroneamente attribuita al Machiavelli.

RS: Quindi?

GR: Ma dico ve le immaginate le facce degli ex compagni piddini? Prima il “senza di me” all’accordo coi 5 stelle trasformato nel tempo di un drink in un “a tutti i costi”, o quasi. Poi, con un partito tendenzialmente contrario all’accordone (a Zingaretti conveniva andare al voto e togliere i seggi renziani dal palazzo), si son precipitati tutti insieme appassionatamente a dir sì ai grillini! Ripeto: accordone firmato in nome dell’unità del partito. E che accade? Siglato il patto e fatto il giuramento, con i sottosegretari che avevano deposto la mano sì e no mezzora prima, che decide? Fa saltare l’unità e se ne esce. Capolavoro assoluto o follia: ma in questa politica è sostanzialmente indifferente.

RS: No, un attimo…

GR: Ma certo ragazzi, che credete? La politica oggi è anche intrattenimento, la gente paga il biglietto depositando la scheda nell’urna. Poi è spettacolo, come il teatro, il cinema e lo sport. Qui siamo a rovesciata-palo-rete. E le tifoserie in delirio. Ma, dall’altro lato, le avete viste le Salvin-girls? Sono scatenate. Sì, certo che c’è anche qualche afflato ideale – a volte confuso – ma il resto è questo. Il politico contemporaneo – Silvio e Donald sono maestri – è conduttore di un format. C’è chi vuole la Domenica Sportiva, chi il programma di cucina, chi il rispettabile servizio sull’improbabile arte contemporanea. Renzi ha un pubblico, sappiatelo.

RS: Quanto vasto?

GR: Alcuni istituti di rilevazione parlano del 3 – 3,5 % per partire, altri di un mercato elettorale (che non sono voti, sia chiaro) del 6 – 8%. Tutto da costruire, insomma.

Ma qui il punto è un altro: al centro si percepisce un vuoto: da una parte la destra sovranista, dall’altra la sinistra piddin-grillina. Al centro non c’è nessuno, o quasi. Ma non significa che ci siano prospettive concrete.

RS: Si spieghi.

GR: Vedete, il centro è un terreno strategico ma difficile. Non sempre il fatto che lì regni il deserto significa che sia possibile trasformarlo in prateria. Anche il Gobi ha molti spazi liberi ma pochi ci vanno. Il motivo è che al centro se non si ha stoffa o vasti appoggi si rischia di essere cannibalizzati dalla destra e dalla sinistra che per natura polarizzano.

In Italia c’era una volta la DC, ma più che un centro era una confederazione di anime da destra a sinistra, tenute sotto lo sguardo semi-vigile di una autorità ecclesiastica che conta in Italia oltre il 90% di battezzati.

Un centro strategico, col cuore a sinistra, era il Partito Socialista di Craxi. Faceva da ago della bilancia finché un muro caduto a Berlino e una nuova stagione giudiziaria (non fatemi entrare in merito, per favore) hanno determinato nuovi poli, su cui gli ex-socialisti si sono spalmati.

Siete giovani e forse non potete ricordare ma Craxi si firmava sull’Avanti! con lo pseudonimo “Ghino di Tacco”. Sapete da cosa nacque? Dal fatto che Eugenio Scalfari aveva accostato la sua «rendita di posizione» a quella del bandito medievale che, strategicamente, da Radicofani poteva colpire l’unica via di comunicazione dell’epoca tra Firenze e Roma. Un punto ineludibile.

RS: Ma il Governo rischia?

GR: In Italia i Governi rischiano sempre e ora questo ha 4 gambe e mezzo, tutte malferme: quella renziana, quella piddina, quella grillina, quella di Leu e i cespugli. C’è tanta gente da tenere insieme, tante anime politiche da soddisfare, soprattutto ora che Renzi guarda esplicitamente al centro, in una maggioranza molto sbilanciata a sinistra. Bisogna anche vedere quanti aderiranno effettivamente al progetto renziano. Se saranno pochi (e in effetti non sembrano un esercito) non è escluso che la voglia di confrontarsi con le urne aumenti. Ma siamo nel campo delle pure ipotesi e di certezze ce ne sono poche, dunque non facciamoci illusioni.

RS: Due parole sulle novità di questi giorni sul Sinodo?

No ragazzi, scusate, la prossima volta. Ma aspettatevene delle “belle”.

http://bit.ly/2zdsEFR
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