Ognuno coi suoi soldi fa ciò che vuole, dice il noto adagio. E ci mancherebbe!

Ma ognuno è libero di riscontrare l’ipocrisia altrui e di trarre le legittime conclusioni sull’uso che viene fatto dei soldi suddetti.

I soliti siti anti-bufala sono in subbuglio: Greta non si tocca, è un dogma. Nemmeno si può sussurrare l’evidenza, anche quando non si parla di complotto.

Insomma: che c’entra ONE.org con Greta? E con la signorina Neubauer? Chi plaude (e paga) questo ente?

Persino Wikipedia non ha dubbi Luisa-Marie Neubauer:

is one of the main organizers of the School strike for climate movement, inspired by Greta Thunberg

è una dei principali organizzatori dei Friday for Future di Greta. E, non a caso, compare in un numero significativo di foto al suo fianco. La giovane Luisa è ambasciatrice di One Campaign, lo si può leggere sul sito dell’organizzazione.

Anche Wired ammette:

[Neubauer] anche se molto meno famosa di Thunberg, è un’attivista tedesca che si prodiga contro il cambiamento climatico. Su Twitter ha quasi 30mila follower, è una grande sostenitrice nonché una delle organizzatrici dell’iniziativa Fridays for Future ed è stata scelta tra i giovani ambasciatori dell’associazione One Campaign.

Persino France 24 riconosce il sodalizio: They’re the faces of the climate alert that propelled Green parties to strong gains in EU elections: Greta, Luisa and Leah lead a generation of youths that have put the planet atop the political agenda.

Ma chi paga One Campaign? Nessun complotto, è tutto pubblico. Tra gli altri:

Bank of America
Bill and Melinda Gates Foundation
Bloomberg Philanthropies
Bono
Cargill
Coca-Cola
Google
Open Society Foundations
Open Society Policy Center

Se la Open Society di Soros, la Bank of America (finanzia solo attività agricole a coltura biologica, vero?), la Fondazione Gates, Google e Bono si presentano da soli, due paroline in più su Coca-Cola e Cargill vanno dette.

Coca-Cola. Sebbene recentissimamente, dopo aver annunciato di produrre 3 milioni di tonnellate di plastica all’anno, abbia avuto una conversione anti-plastica, ci domandiamo se sia sufficiente per uscire dalla “lista” (fonte: GreenMe, 2017) delle 10 multinazionali che inquinano di più il Pianeta. Sempre GreenMe aggiunge Coca-Cola (non sappiamo con quali criteri) in testa alla lista delle 6 multinazionali coinvolte nello schiavismo e nello sfruttamento del lavoro minorile.

Per quanto questi elenchi siano basati su assunti da dimostrare, vien da dire: si mettano d’accordo tra “green”.

Cargill? SlowFood, non nota per simpatie tradizionaliste, lamenta:

Un rapporto della Heinrich Böll Foundation stima che tre delle maggiori aziende della carne (JBS, Cargill e Tyson) coprano da sole in un anno la stessa quantità di emissioni di gas serra della Francia, arrivando a competere per livelli di inquinamento con compagnie petrolifere del calibro di Exxon, BP e Shell.

E non manca chi invoca petizioni Stop Cargill, the “worst company in the world”. Cargill, an agribusiness giant responsible for environmental destruction and human rights violations on a massive scale, makes billions producing soy and meat in South America.

Addirittura la peggiore compagnia al mondo, non esageriamo! E chi lo spiega ai Gretini?

Ma, ci si chiede, chi sono i rivoluzionari che militano senza posa per ottenere dai potenti del mondo un cambio di rotta climatico? Chi siede nel tavolo di comando di questa One Campaign?

Il nome del primo ribelle al sistema ve lo diamo noi: l’ex primo ministro Britannico (a emissioni zero) David Cameron. Gli altri leggeteveli voi.