Francesco dirompente: «Quale differenza tra piume in testa e tricorno?»

Parte di destra della foto da qui

Sotto gli auspici della Madre Terra, invocata con apposito rito di fertilità nei Giardini Vaticani il 4 ottobre scorso, si è finalmente aperto il Sinodo dei Vescovi per la Regione Pan-Amazzonica.
Ieri mattina la “messa” inaugurale, oggi l’apertura dei lavori con discorso programmatico di Bergoglio (vedi qui).
Il discorso si può riassumere nel seguente concetto: “La Chiesa Cattolica non deve. come nel passato distruggere le culture indigne con le quali entrava in contatto nel suo apostolato missionario considerandole barbare, ma deve guardare a queste con occhio di discepola, preservandole ed imparando da esse, senza far ricorso a programmi preconfezioti”.
Non ci credete? Citiamo:


“El Sínodo para la Amazonia podemos decir que tiene cuatro dimensiones: la dimensión pastoral, la dimensión cultural, la dimensión social y la dimensión ecológica. La primera, la dimensión pastoral es la esencial, la que abarca todo. Nos acercamos con corazón cristiano y vemos la realidad de la Amazonia con ojos de discípulo para comprenderla e interpretarla con ojos de discípulo, porque no existen hermenéuticas neutras, hermenéuticas asépticas, siempre están condicionadas por una opción previa, nuestra opción previa es la de discípulos. Y también con ojos de misioneros, porque el amor que el Espíritu Santo puso en nosotros nos impulsa al anuncio de Jesucristo; un anuncio —todos sabemos— que no se tiene que confundir con proselitismo, pero nos acercamos a considerar la realidad amazónica, con este corazón pastoral, con ojos de discípulos y misioneros porque nos apura el anuncio del Señor. Y también nos acercamos a los pueblos amazónicos en punta de pie, respetando su historia, sus culturas, su estilo del buen vivir, en el sentido etimológico de la palabra, no en el sentido social que tantas veces le damos, porque los pueblos poseen entidad propia, todos los pueblos, poseen una sabiduría propia, conciencia de sí, los pueblos tienen un sentir, una manera de ver la realidad, una historia, una hermenéutica y tienden a ser protagonistas de su propia historia con estas cosas, con estas cualidades. Y nos acercamos ajenos a colonizaciones ideológicas que destruyen o reducen la idiosincrasia de los pueblos. Hoy es tan común esto de las colonizaciones ideológicas. Y nos acercamos sin el afán empresarial de hacerles programas preconfeccionados, de “disciplinar” a los pueblos amazónicos, disciplinar su historia, su cultura; eso no, ese afán de domesticar los pueblos originarios. Cuando la Iglesia se olvidó de esto, de cómo tiene que acercarse a un pueblo, no se inculturizó; incluso llego a menospreciar a ciertos pueblos. Y cuántos fracasos de los cuales hoy nos lamentamos. Pensemos en De Nobile en India, Ricci en China y tantos otros. El centralismo “homogeneizante” y “homogeneizador” no dejó surgir la autenticidad de la cultura de los pueblos.”

Traduzione nostra:

Il Sinodo per l’Amazzonia si può dire che abbia quattro dimensioni: la dimensione pastorale, la dimensione culturale, la dimensione sociale e la dimensione ecologica. La prima, la dimensione pastorale è quella essenziale, che comprende tutto. Ci avviciniamo con un cuore cristiano e vediamo la realtà dell’Amazzonia con gli occhi di un discepolo per capirla e interpretarla con gli occhi di un discepolo, perché non ci sono ermeneutica neutra, ermeneutica asettica, sono sempre condizionate da un’opzione precedente, la nostra opzione precedente è quella dei discepoli. E anche con gli occhi dei missionari, perché l’amore che lo Spirito Santo ha messo in noi ci spinge all’annuncio di Gesù Cristo; Un annuncio – lo sappiamo tutti – che non deve essere confuso con il proselitismo, ma ci avviciniamo a considerare la realtà amazzonica, con questo cuore pastorale, con gli occhi di discepoli e missionari perché l’annuncio del Signore ci precipita. E ci avviciniamo alle popolazioni amazzoniche in punta di piedi, rispettando la loro storia, le loro culture, il loro stile di vita, nel senso etimologico della parola, non nel senso sociale che diamo loro così tante volte, perché le città hanno un’entità proprio, tutti i popoli hanno la loro saggezza, consapevolezza di sé, i popoli hanno un sentimento, un modo di vedere la realtà, una storia, un’ermeneutica e tendono ad essere protagonisti della propria storia con queste cose, con queste qualità. E ci avviciniamo alieni da colonizzazioni ideologiche che distruggono o riducono le idiosincrasie dei popoli. Oggi è così comune questa colonizzazione ideologica. E ci avviciniamo senza l’ansia imprenditoriale per fare programmi precondizionati, per “disciplinare” i popoli amazzonici, disciplinare la loro storia, la loro cultura; non quello, quel desiderio di addomesticare i popoli nativi. Quando la Chiesa ha dimenticato questo, come deve avvicinarsi a un popolo, non è stata inculturata; è arrivata a dispezzare certi popoli. E quanti fallimenti ci pentiamo oggi. Pensa a De Nobile in India, Ricci in Cina e molti altri. Il centralismo “omogeneizzante” e “omogeneizzante” non ha rivelato l’autenticità della cultura dei popoli.

Guai quindi a “disciplinare” gli indigeni come se questi – sono sempre parole di Bergoglio – ” eran “barbarie” y la “civilización” venía de otro lado” (fossero la barbarie e la civilizzazione venisse da un’altra parte).

Hanno fatto male quindi i missionari che sbarcarono nel Nuovo Mondo a sradicare in nome di Cristo quelle culture che esigevano il sacrificio umano (vedi qui) e che ancora lo esigono (vedi qui e qui)! Hanno fatto male ad insegnare agli indigeni la dignità della famiglia, del lavoro nobilitante!
Sì, deduciamo noi dalle frasi di cui sopra, hanno fatto male: hanno colonizzato un mondo quasi idilliaco (quasi scevro dai danni del peccato originale) con le sue legittime credenze, invece di rispettarle nello spirito di quella libertà religiosa proclamata da Vaticano II; lo hanno “omogeneizzato” a quella cultura europea che era la civiltà cristiana fondata dalla Chiesa di Cristo, disprezzandoli.
Sembra di leggere Rousseau, ma è colui che dovrebbe essere vicario di Gesù Cristo …

Ma niente paura ci assicura Bergoglio, il Sinodo rimedierà a tutto ciò! Perché “el Espíritu Santo es el actor principal del sínodo” (lo Spirito Santo è l’attore principale del Sinodo) e – nell’ottico modernistica dell’evoluzione del dogma e del processo evolutivo permanente che prescinde anzi nega l’esistenza di una Verità oggettiva e rivelata da Dio una volte per sempre – ci rivelerà nuove strade.
E così come nel Vaticano II “la Chiesa ha scoperto il suo volto di madre amante e perdonante” (Paolo VI, 13 gennaio 1966), così nel presente Sinodo, in virtù dello Spirito (che ci permettiamo di dubitare sia la Terza Persona della Santissima Trinità), la Chiesa scoprirà il suo volto amazzonico.

Il volto dello sciamanesimo coi riti sanguinari, il volto del panteismo, il volto dei demoni!

NOTA DI COLORE
Nel discorso Bergoglio è tornato ancora una volta sul vestiario ecclesiastico e sacro in generale. Dopo la talare ed il saturno, segni di rigidità e di problemi, anche il tricorno ha avuto la sua dose di critiche: “Ayer me dio mucha pena escuchar aquí dentro un comentario burlón sobre ese señor piadoso que llevó las ofrendas con plumas en la cabeza, decime: ¿Qué diferencia hay entre llevar plumas en la cabeza y el “tricornio” que usan algunos oficiales de nuestros dicasterios?” (Ieri mi ha rattristato molto sentire qui un commento beffardo su quel pio signore che portava le offerte con le piume in testa, dimmi: qual è la differenza tra indossare piume sulla testa e il “tricorno” usato da alcuni ufficiali dei nostri dicasteri?).
Crediamo che la frase riassuma a pieno il bergoglio-pensiero (che poi è il succo del modernismo) secondo cui alla fine una religione vale l’altra.

Per gli increduli qui il link ufficiale.

4 Commenti a "Francesco dirompente: «Quale differenza tra piume in testa e tricorno?»"

  1. #Nico   7 Ottobre 2019 at 10:02 pm

    Purtroppo broglio è il falso profeta modernista eretico seguace di KARL RAHNER, profetizzato da santi e mistici, per chi vuole capire ecco un video che spiega https://youtu.be/mINA0N3h60Q, diffondiamo ovunque.

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  2. #bbruno   7 Ottobre 2019 at 10:14 pm

    e questi sarebbe quello che solo poche ora prima aveva denunciato come gli interessi del capitale vogliano distruggere le differenze e omologare tutto e rutti…Ma quando invece l’interesse suo, del multireligioso vuole l’omolagazione totale del sentire religioso fino al ridicolo del tricorno e delle piume per noi pari sono, allora evviva pappa francesco… Ma tra una bevurta e l’altra di vin santo un po’ di riposo non guasterebbe, per amore della lucidità mentale….

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  3. #bbruno   8 Ottobre 2019 at 8:29 am

    su ‘papa francesco’ , escitene una mattina con la faccia colorata come questa qui sotto le piume, e noi diremo che non c’è nessuna differenza tra un Pagliaccio e te (come si è capito da sempre)

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  4. #angela   8 Ottobre 2019 at 9:30 am

    Purtroppo la battuta è satanicamente astuta, c’è del vero in ciò, non basta esibire un tricorno per essere dei Cattolici con la maiuscola, non basta esibire piume per essere dei dannati. Tragicamente anche vera. Peccato che la dignità di un tricorno ed il significato dello stesso abbiano un messaggio di per sé esplicito che le piume in testa non hanno proprio, come un tatuaggio di fronte ad una corona del rosario santo al collo.

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