Gli anglicani alla “canonizzazione” dell’ex anglicano Newman

dahttps://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2019/10/13/messa-canonizzazione.html

Ecumenismo o morte! Potrebbe essere questo il titolo di questa breve nota. Potrebbe esserlo perché i modernisti ogni cosa che fanno debbono ammantarla di ecumenismo; traggono spunti ecumenici anche dalla cosa più antiecumenica che possa esistere.
Così abbiamo visto papi lodare Lutero (quel Lutero che il papa voleva sbudellarlo senza molti complimenti); papi che con un anglicano e un sedicente ortodosso hanno aperto porte sante giubilari (Giovanni Paolo II) o che con anglicani e sedicenti ortodossi hanno inaugurato anni della fede (Benedetto XVI).
Al San Francesco che da confessore di Cristo Dio (fino all’ordalia) presso il Sultano è diventato prototipo di dialogo fra le fedi ci siamo abituati, quindi oggi l’infelicemente regnante papa Bergoglio ci ha offerto un’ulteriore occasione di riflessione ecumenica o meglio antiecumenica.
Come si sa, oggi è stato canonizzato il Cardinale inglese John Henry Newman e alla cerimonia era presenta una delegazione di prelati anglicani – che lo ricordiamo sono signori (e signore) travestiti da prete o vescovo data l’invalidità della loro ordinazione – in rappresentanza del Primate Welby.
Sarebbe la consueta pagliacciata ecumenista celebrata dai modernisti, ma questa volta vi è un quid ulteriore. Infatti il canonizzato era un ex anglicano.
Il Newman infatti, nato a Londra nel 1801 nell’eresia anglicana della quale divenne pure “presbitero”. Negli anni Quaranta maturò la conversione e, docile alla Grazia, il 9 ottobre 1845 abiurò l’eresia nelle mani del padre passionista Domenico della Madre di Dio che pure gli amministrò il battesimo sub condicione (si dubitava della retta intenzione dei protestanti). Il Nostro fu poi ordinato (validamente questa volta!) prete della Chiesa Romana e tanto operò per la difesa della fede cattolica che Leone XIII lo decorò della porpora romana.
Ovviamente tutto ciò non è stato tanto sottolineato nel corso dei festeggiamenti, forse per non offendere gli ospiti …
E per ulteriormente celebrare degnamente la glorificazione di un grande convertito che dall’ombra dell’eresia anglicana passò felicemente alla luce della verità della fede romana i modernisti estendono i fasti ecumenici a tutta l’ottava: “A ricordare il grande teologo è anche la Chiesa d’Inghilterra – annunzia Avvenire (vedi qui) – Sarò il primate anglicano Justin Welby a tenere la meditazione durante i Vespri celebrati insieme al primate cattolico Vincent Nichols nella Cattedrale cattolica di Londra, la Westminster Cathedral, sabato 19 ottobre”.
Insomma ci pare di capire, da questo clima di festa comune spinto fino alla communicatio in sacris con finti preti, che alla fine anglicanesimo e cattolicesimo romano siano alla fine la stessa cosa e anche Newman avrebbe potuto chiedersi come lo sconsolato Julien Green: “Perché ci siamo convertiti?”.

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