Gli incubi amazzonici: diaconesse, seminari di ‘saggezza ancestrale’ e peccati ecologici

Radio Spada da giugno segue le vicende del Sinodo Amazzonico. Abbiamo subito notato come si tratti dell’ultima manifestazione del modernismo condannato nel 1907 da San Pio X, nella sua fase panteista (panteismo è il vero nome della religione ecologista imperante) che nella sua smania novatrice in ecclesiologia e liturgia gemma dalle innovazioni (rectius rivoluzioni) ecclesiologiche e liturgiche operate durante e dopo il Concilio dai predecessori di Bergoglio (nessuno escluso!) e da tutta la truppa conciliar-modernista. Riprendendo anche interventi di dotti commentatori abbiamo denunziato l’apostatico incitamento a conoscere e conservare la cultura indigena (cultura fatta che di infanticidio e di sacrifici umani ai demoni delle idolatrie sciamaniche locali); l’attacco al Sacerdozio mediato (come già in Lutero) dall’attacco al celibato ecclesiastico; l’istituzione di una chiesa “altra”, reale (sic!) rispetto a quella pertanto irreale dei Padri e dei Dottori, con un peculiare rito amazzonico (anche la “chiesa conciliare” è una cosa altra rispetto alla Chiesa Cattolica, con un suo rito peculiare: la messa di Paolo VI). Il seguente articolo pubblicato su Vatican News : “Briefing sul Sinodo: il sogno di “seminari amazzonici” e il diaconato femminile” (vedi qui), che riprendiamo con grossettature nostre, conferma gli inquietanti intenti dei Padri e, vista la presenza di donne (San Paolo avrebbe da ridire), della Madri Sinodali.

Un vescovo ecuadoregno con il sogno di “creare seminari amazzonici” e uno brasiliano che spera di poter ordinare presto donne diacone, se il Papa, nel documento post sinodale, autorizzerà il diaconato femminile, sono stati tra i protagonisti del sesto briefing per i giornalisti tenuto il Sala stampa vaticana sul Sinodo per l’Amazzonia. Accanto ad un diacono permanente indigeno, sposato e con due figlie, che non vede problemi “sulla possibilità che le donne esercitino il mio stesso ministero” e una suora peruviana che chiede che i seminaristi studino anche “la saggezza ancestrale dei popoli dell’Amazzonia e le loro tante lingue”.

Formazione: la parola chiave è inculturazione

Alla ripresa dei lavori in aula, dopo due giorni di circoli minori, la commissione per l’informazione del Sinodo ha deciso di dedicare il briefing ai temi legati alla formazione, “di servitori del Popolo” aggiunge monsignor Rafael Cob Garcia, che in Ecuador è vicario apostolico di Puyo. Garcia. Per lui la parola chiave principale per la formazione dei futuri sacerdoti e degli agenti di pastorale in Amazzonia “è inculturazione: fare entrare il Vangelo nelle culture che dobbiamo evangelizzare. È difficile, e per questo servono sacerdoti e diaconi indigeni”. Purtroppo, ammette monsignor Cob Garcia, sono pochi i seminaristi indigeni che arrivano al sacerdozio”, perché i docenti dei seminari cittadini hanno una base culturale diversa, “e molti giovani indigeni si scoraggiano e abbandonano”. E poi i giovani seminaristi indigeni e gli anziani delle loro comunità non capiscono “la norma canonica del celibato sacerdotale”.

Cob Garcia: formatori che conoscano la cultura indigena

Il problema, spiega il vicario di Pujo, è che mancano docenti preparati “per una formazione inculturata e non è bene trasferire i seminaristi in altre città”. Per questo il sogno “è creare seminari amazzonici, con una formazione diversa dal punto di vita accademico e pratico” e avere formatori che già vivono nel luogo e conoscono la realtà amazzonica. “Devono conoscere la lingua delle comunità indigene, condividere la loro vita quotidiana, contemplare e lasciarsi interpellare da quello che vivono. Per capire come celebrare, per una liturgia inculturata, devono conoscere simboli e segni delle culture indigene”.

Ciocca Vasino (Brasile): scuole per animatori di comunità 

“Per formare preti missionari il seminario non è più il luogo adatto” gli fa eco monsignor Adriano Ciocca Vasino, vescovo prelato di São Félix, in Brasile. “Per questo noi abbiamo iniziato un’esperienza alternativa, per formare sacerdoti con una teologia che sappia mostrare Dio alla gente, un Dio presente nella loro vita”. Da sette anni in questa diocesi al Sud dell’Amazzonia, nata dall’esperienza delle comunità di base, dove i campi e gli allevamenti stanno via via togliendo terra alla foresta, monsignor Ciocca Vasino, di origini piemontesi, sottolinea di aver ripreso “la formazione degli animatori di comunità, gli animatori missionari e anche una scuola di teologia”. In quest’ultima, spiega il vescovo italo-brasiliano, che dura 4 anni, la teologia classica viene ancorata alla realtà: “ci si domanda come Dio si fa presente nella realtà in cui vivo, si vede come ne parlano i teologi  e i padri della Chiesa e poi si torna alla realtà”. I candidati al diaconato “devono lavorare per mantenersi, essere inseriti in una comunità come membri, non come mezzi preti, con una casa dove vivere e la comunità, dopo 4 anni, ci dice se è idoneo o no e io lo posso ordinare. Ho anche donne che stanno facendo il percorso, alcune sono già teologhe: sanno che se con il Sinodo e il documento del Papa si aprirà al diaconato femminile io le ordinerò diacone, se la comunità nella quale hanno fatto servizio è favorevole”.

“Ho 16 giovani indigeni che vogliono essere preti e diaconi”

Diversa è la realtà della formazione per gli indigeni, perché queste scuole sono soprattutto frequentate da bianchi, “che sono la stragrande maggioranza dei fedeli della mia diocesi” spiega ancora monsignor Ciocca Vasino. “Due anni fa si sono presentati sedici giovani Xavantes, la comunità indigena cattolica della mia diocesi, che vogliono essere diaconi e preti missionari nella loro terra – racconta ancora – per ora studiano nella scuola di animatori missionari”. “Ma francamente – ammette sconsolato –  non so come fare per formarli in maniera adeguata, sto cercando nuove strade, anche con i leader delle comunità”.

Un Sinodo sul ruolo della donna nei ministeri non ordinati

Durante la Congregazione generale di oggi, riferisce il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, si è proposto tra l’altro “un Sinodo generale sul ruolo delle donne, la loro equiparazione agli uomini nei ministeri non ordinati e il ruolo come laiche nella comunità”. Riformulare il corso di studi dei futuri sacerdoti, nei seminari, è la proposta di suor Zully Rosa Rojas Quispe, delle Suore missionarie domenicane del Santo Rosario, membro dell’èquipe itinerante “Bajo Madre de Dios”, impegnata nella pastorale indigena del vicariato apostolico di Puerto Maldonado, in Perù. “La formazione dei seminaristi – fa notare la religiosa – si limita alla filosofia e non alla saggezza ancestrale e all’apprendimento delle tante lingue dei popoli dell’Amazzonia”.

Il diacono indigeno: la famiglia mi accompagna nel ministero

Sul diaconato femminile interviene anche uno dei due diaconi presenti al Sinodo per l’Amazzonia, Francisco Andrade de Lima, segretario esecutivo regionale Nord della Conferenza episcopale brasiliana, per dire che non vede problemi “sulla possibilità che le donne esercitino il mio stresso ministero, ma a partire dalla vocazione e dalla missione della Chiesa amazzonica, e non semplicemente per sopperire alla mancanza di persone che guidino la comunità”. “Sono sposato, ho due figlie – chiarisce il diacono, nato in una comunità indigena sul Rio Solimões – e la mia famiglia mi accompagna in tutto il mio ministero”.

I peccati ecologici e l’ecologia integrale 

Rispondendo ad una domanda sull’introduzione dei “peccati ecologici”, monsignor Ciocca Vasino sottolinea che il Sinodo per l’Amazzonia può essere “un’opportunità per la Chiesa di far sì che l’ecologia integrale entri in maniera organica nel discorso teologico, ampliando l’ambito della morale cristiana, l’antropologia teologica e l’esegesi, introducendo i peccati contro l’ambiente e il pianeta”. “Tutta l’ecclesiologia andrebbe ripensata – fa notare il vescovo italo-brasiliano – integrando il concetto di ecologia integrale: sarebbe un grande allargamento della prospettiva ecclesiologica. Il Sinodo che è in corso potrebbe essere il punto di partenza per lo studio, la riflessione e il cambiamento di mentalità”. “E poi – conclude – si può pensare a modificare anche il Codice di diritto canonico”.


3 Commenti a "Gli incubi amazzonici: diaconesse, seminari di ‘saggezza ancestrale’ e peccati ecologici"

  1. #Diego   12 Ottobre 2019 at 11:47 pm

    Gli eretici che vorrebbero aprire all’adulterio, alla contraccezione, alla sodomia, all’idolatria e ad altre aberrazioni si permettono di inventarsi i “peccati” contro l’ecologismo e vorrebbero pure riscrivere la teologia morale: come possono anche solo sperare di venire presi sul serio?
    Credono veramente che qualche cattolico degno di questo nome si confesserà per non avere fatto bene la raccolta differenziata o per non avere spento la luce prima di uscire da una stanza?
    Una volta abbandonato Dio si inizia ad adorare l’uomo ma poi, proseguendo nella perversione teologica, si arriva ad adorare le bestie, gli alberi, la terra, le foreste…

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  2. #shinreyu   13 Ottobre 2019 at 12:09 pm

    Non bisogna scandalizzarsi e molti giovanial giorno d oggi un po’ perche’ delusi dalla chiesa,un po’ perche’ non credono alle eresie moderniste si convertono ad altri credi come quello islamico.
    E’ naturale,l Islam e’ rimasto ancorato alle sue radici e ripudia senza indugiare tutte le schifezze e le oscenita’ odierne.
    Mentre cosa si puo’ dire di coloro che si fanno chiamre ”cristiani”?
    Da cristiano cattolico spesso mi tocca ammettere che gli islamici da un punto di vista morale sotto molti aspetti sono di gran lunga superiori ai ”cristiani” che si vedono oggi.
    E’ la verita’,basta guardare le loro donne e metterle a confronto con le nostre.
    Bisognerebbe tornare ai tempi della cavalleria medievale,a dare dignita’ e decoro alla donna,usare la spada contro i mostri che minacciano i nostri tempi e non tante belle paroline inutili.
    E questo non lo scrive una persona ultra novantenne che ha vissuto tempi migliori ma una persona che non arriva neanche a 27 anni.
    Saluti

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  3. #bbruno   23 Ottobre 2019 at 8:54 am

    L’altro zucchetto, poveretto, occhieggia dall’altra parte. Perché non si trasferiscono nel paradiso della foresta amazzonica? sul posto potrebbero difenderlo meglio, invece che celebrarlo a debita distanza? i

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