I migranti nello stemma del neo-cardinale Michael Czerny

Homines per sacra immutari fas est, non sacra per homines” [Gli uomini debbono essere mutati dalla religione e non la religione dagli uomini] tuonava il dottissimo Egidio da Viterbo il 3 maggio 1512 intervenendo all’apertura del Lateranense V.
Possiamo dire che attualmente assistiamo alla proclamazione ed alla messa in pratica dell’esatto contrario. E non vi è nulla di relativamente anomalo perché il mutamento della religione da parte dell’uomo è il succo del modernismo, del modernismo che da un cinquantennio la fa da padrone nella Chiesa. Si è iniziato con l’adeguare la costituzione della Chiesa dalla monarchia papale alla più democratica collegialità (antico nome della attuale sinodalità); poi, abbandonato l’esclusivismo (un po’ fascista) dei Papi dei sillabi, si è abbracciato l’ecumenismo, il dialogo con le altre religioni e si è proclamato il diritto alla più libera libertà religiosa.
Ma se questi temi erano in qualche modo ammantati di un certo valore intellettuale, col tempo siamo approdati alle soglie del ridicolo. Per cui nell’appiattimento sempre più palese su determinate ideologie – ideologie extraecclesiali (e no potrebbe essere altrimenti) – i gerarchi modernisti ci dilettano di cose come i tortellini accoglienti al pollo del neo cardinale Zuppi (del quale ci siamo occupati qui).
Ed a proposito di accoglienza, è sintomatico lo stemma del parimenti neo cardinale Michael Czerny, della Compagnia non-più-di-Gesù, Sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Da interris.it: “Al centro dello stemma dell’arcivescovo compare lo scudo verde. In alto campeggia il simbolo della Compagnia di Gesù: il sole con il monogramma IHS, analogo a quello che si ritrova nello stemma di Papa Francesco. Nel settore inferiore, invece, è rappresentata una barca che solca il mare. A bordo, quattro profili umani, che rappresentano dei migranti. Nel colpo d’occhio totale, il sole sembra quasi guidare il loro percorso fra i marosi: un segno che, in questa sofferenza, si scopre la presenza di Cristo. Il motto scelto è Suscipe, l’inizio della preghiera latina scritta da Sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali che sancisce l’offerta di sé a Cristo. Accanto all’icona dei migranti, quel “suscipe” riveste una valenza ancora più pregnante, sottolinea l’accoglienza dell’uomo che, nel suo essere integrale, resta figlio di Dio”.
Ora la preghiera “Suscipe” del Loyola dice “Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta”.
Ci spieghi l’eminentissimo cosa c’entri con tutta la tiritera globalista e immigrazionista volta alla creazione di una società meticcia, non solo etnicamente, ma – cosa più grave perché apostatica – soprattutto religiosamente?
Non c’entra nulla: ci sembra lapalissiano! Come non c’entrano nulla con la Chiesa Romana questi personaggi che ne sarebbero “cardini”, proni araldi di ideologie profane ed anticristiane e lontani le mille miglia da quel dovere di “mostrarsi intrepid[i] fino all’effusione del sangue per l’esaltazione della Santa Sede, per la quiete del Popolo Cristiano e per il felice stato della Santa Romana Chiesa” simboleggiato dalla un tempo gloriosa e sacra Porpora Romana.

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