I “poveri curdi”

Pur non condividendo necessariamente ogni parola di questo intervento, lo riportiamo perché parte di un interesessante dibattito. Fonte: OraProSiria [RS]

di Syriana Analysis
trad. Gb.P.


Le truppe statunitensi hanno iniziato a ritirarsi dalla Siria nord-orientale in vista di un’invasione turca che mira a creare una cosiddetta “zona sicura” nella Siria settentrionale, che è praticamente un’area dalla quale la Turchia costringerà i combattenti curdi ad andarsene, per poi colonizzarla con centinaia di migliaia di rifugiati siriani; una mossa percepita a Damasco come un tentativo di cambiare i dati demografici dell’area al fine di creare una fascia geografica abitata da filo-erdoganisti, che in seguito chiederanno un referendum per unirsi alla Turchia. Questa mossa dell’amministrazione Trump ha suscitato rabbia tra i democratici e la cosiddetta sinistra occidentale che ancora una volta ha dimostrato quanti molti di loro siano abbastanza ignoranti e confusi da servire come arma per l’impero americano.

L’Università turca Gaziantep, dopo la scuola aperta a Jarabulus nell’ottobre 2018, quest’anno ha chiesto alle autorità educative turche di aprire tre strutture ad Azaz (facoltà di scienze islamiche), Al-Bab (facoltà di economia) e Afrin (facoltà di educazione), nel territorio siriano: la mossa era già indicata come parte di un’acquisizione turca della Siria settentrionale.  La Turchia sta cercando di ripetere l’operazione “riuscita” denominata “ramo di ulivo” ad Afrin , ma su una scala molto più ampia. Il ramo d’ulivo ha portato tutto tranne la pace: i curdi e i cristiani sono stati cacciati, sostituiti da “rifugiati” sunniti approvati e da terroristi, cambiando drasticamente la composizione della popolazione di questa regione – secondo i desideri ottomani.(Rudaw.net)

Smettetela di lamentarvi per il tradimento sùbito dal povero “Rojava”, come se dovessimo essere profondamente turbati dal fatto che gli Stati Uniti si stiano ritirando dalla loro illegale occupazione. Prima dell’intervento illegale USA in Siria nel settembre 2014, l’YPG aveva, in sostanza, un patto di non aggressione con il governo siriano in modo che entrambi potessero concentrarsi sulla lotta contro il nemico comune, cioè al-Nusra e ISIS, e dall’aprile del 2011 il governo siriano aveva concesso la cittadinanza a 300.000 curdi apolidi. Dopo che l’YPG ha ottenuto il sostegno degli Stati Uniti, si è rivoltato contro il governo siriano che li aveva precedentemente protetti contro l’ISIS, quindi indussero gli Stati Uniti a sabotare ripetutamente per loro conto gli sforzi del governo siriano per sconfiggere quel nemico comune. Hanno poi tentato di rimuovere le Forze di Difesa Nazionali Siriane (SNDF) e i posti di blocco della milizia assira ad Hasakah nel gennaio 2016. Poi, a giugno e agosto 2017, hanno indotto gli Stati Uniti ad abbattere gli aerei siriani che avevano come obiettivi gli insediamenti dell’ISIS perché volevano prendere più terra possibile, terra che storicamente non è mai stata nemmeno curda.

Loro dicono di non avere “amici se non le montagne” e tuttavia si ritrovano in profondità nelle pianure della Siria storicamente araba/assira. Nel dicembre dello scorso anno, quando gli Stati Uniti hanno minacciato di ritirarsi, l’YPG ha minacciato di rilasciare 3.200 prigionieri ISIS catturati per “sensibilizzare”, spingendo il governo siriano a deviare le sue forze su Deir al-Zour nel caso in cui avessero perseverato nel loro intento , cosa che non hanno fatto, perché gli Stati Uniti sono rimasti. Nel luglio di quest’anno, è stato rivelato che l’YPG stava vendendo petrolio siriano rubato “a Israele” tramite il loro agente, Mordechai Kahana, la cui società, la “Global Development Corporation”, ha ottenuto il diritto “di rappresentare il Consiglio Democratico Siriano (DSC) in tutte le questioni relative alla vendita di petrolio di proprietà della DSC” secondo i documenti trapelati. Ma queste risorse petrolifere sono proprietà dello Stato siriano, che prima della guerra forniva petrolio a prezzi agevolati a tutti i Siriani, mentre adesso viene venduto a “Israele”, nemico della Siria, mentre la Siria è costretta a fare affidamento sulle spedizioni inviate dall’Iran circumnavigando l’Africa, per poi farsi intercettare e sequestrare le petroliere dalla marina britannica, tutto perché la SDF preferirebbe vendere a “Israele” piuttosto che ai loro connazionali siriani.

La frustrazione del governo siriano nei confronti dell’YPG è quindi del tutto comprensibile. L’YPG non tollererà le milizie di Al-Qaeda / FSA o ISIS appoggiate dalla Turchia sul territorio che controlla, ma non ha avuto problemi a consentire agli Stati Uniti di bombardare le forze siriane, anche se ciò significa aumentare la possibilità che il resto della Siria venga invaso dalle stesse forze da cui vogliono che il mondo intero li salvi. Inoltre, i Curdi non sono le povere vittime oppresse della storia, sono un orgoglioso popolo marziale, che per secoli è stato ben rappresentato tra i ranghi dei successivi egemoni islamici, a cominciare da Salahadeen Ayyoubi, il sultano d’Egitto e Siria che sconfisse i Crociati ( e massacrò gli sciiti dopo aver rovesciato i Fatimidi).

Quando gli Zamorin di Calicut (città del Kerala, cioè il mio popolo) avevano bisogno di aiuto contro la potente marina Portoghese di pirati marini cattolici, i Mamelucchi mandarono Amir Hussain al-Kurdi che sconfisse i Portoghesi nella Battaglia di Chaul nel 1508 insieme al Sultanato del Gujarat . Durante la prima guerra mondiale, gli Arabi presero le armi contro ciò che consideravano il dominio imperiale turco dopo secoli di sottosviluppo economico, in cui la ricchezza dell’impero si era concentrata nell’Anatolia occidentale e fu un periodo in cui lo Yemen subì terribilmente le invasioni ottomane.

Allora i curdi si schierarono per lo più con il califfato in decomposizione contro le forze dell’autodeterminazione araba, mentre prendevano parte ai genocidi commessi contro Armeni e Assiri ribaltando artificialmente la demografia della regione a loro favore. Il PKK, meritoriamente, ha riconosciuto questa tragedia e se ne è scusato. Il punto non è l’affermazione semplicistica “i Curdi sono cattivi”, ma che la narrativa sulla vittima curda, che è abbastanza di moda tra i liberali occidentali di sinistra di oggi, evapora completamente di fronte alla storia ed è stata inventata dal 2014 per giustificare un’occupazione illegale degli Stati Uniti in Siria. Se l’YPG non vuole l’aggressione turca, dovrebbe consentire alla Siria di rivendicare la sovranità su tutti i territori a est dell’Eufrate, il che significherebbe che otterrebbero la protezione anche della Russia e dell’Iran. Il fatto che siano ben armati ora significa che hanno un potere contrattuale contro Damasco per pretendere maggiori diritti nazionali.

Un commento a "I “poveri curdi”"

  1. #lister   12 Ottobre 2019 at 3:22 pm

    Beh, che i Curdi, nel conflitto siriano contro l’ISIS (alter ego di USA e Israele) siano sempre stati inaffidabili è stato comprovato in anni di reportage da parte di “Palaestina Felix”.
    Assad li aveva invitati a non fidarsi dell'”americano” e dell'”ottomano”, di farsi difendere dall’esercito siriano -quello fedele ad Assad con la bandiera con due “occhi verdi”- ma loro hanno fatto tutt’altro: persino accordarsi con l’ISIS, pur di accaparrarsi territori siriani.
    P. S.
    Perché Israele è scritto tra virgolette?

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