I quindici misteri del Rosario: quindici gradini verso il Cielo.

a cura di Giuliano Zoroddu
da Bartolo Longo, I Quindici Sabati del Santissimo Rosario. Divozione efficacissima per ottenere qualunque grazia, Pompei, 1938, pp. 31-33.

Quanto gradisca la Vergine Immacolata il ritorno che si fa per quindici volte al suo Altare del Rosario, ne abbiamo una prova nell’Apparizione di Lourdes, nella quale la Vergine stessa pregava Bernardetta, che fosse tornata alla grotta per quindici giorni. E quindici volte benignamente si mostrò Maria, senza dubbio per mettere in onore e ricordanza ai fedeli i quindici Misteri di quel Rosario, di che Ella stessa adornavasi, e che mostrava di recitare con la semplice fanciulla. Né la Regina del Cielo che è Sede della Sapienza avrebbe notificato cotal numero a Bernardetta senza grandi misteri.
Il Rosario intero comprende tanti misteri quanti non significa nessun altro nome di cosa creata. Esso è uno e trino, come osserva il P. Quarti; ci ricorda l’Unità e Trinità di Dio; ci ricorda la Triplice Verginità di Maria innanzi del parto, nel parto e dopo il parto.
Il numero di cinquanta Avemmarie della terza parte del Rosario si riferisce all’anno del Giubileo, che significa remissione dei peccati; quasi che per il Rosario, a modo d’un triplice Giubileo, siamo liberati dai peccati, dalle loro pene e dalle miserie, loro conseguenze.
I cinque Pater, secondo S. Carlo Borromeo, significano le cinque Piaghe; le dieci Ave, i dieci comandamenti.
Tutte le centocinquanta Ave che compongono il Rosario, rappresentano i petali di cui è formata la Rosa di Gerico, onde la Chiesa chiama Maria Rosa Mistica. Figurano anche i centocinquanta Salmi di Davide, onde il Rosario è detto pure Salterio Mariano. E ricordano ancora i centocinquanta giorni dopo i quali cominciarono a diminuire le acque del diluvio, perocché anche col Rosario cessano i flagelli di Dio, siamo liberati dalle acque della tribolazione e apparisce l’iride della pace.
Ma il numero quindici è ancor più misterioso. Quindici erano i gradini del Tempio di Gerusalemme, simboli (secondo il Da Ponte) dei gradi della virtù per cui si sale a Dio.
Ed il Rosario è appunto una scala di quindici gradi, calata di cielo dalla Vergine Santissima per l’aumento continuo nei suoi devoti della celeste Carità, le cui note caratteristiche sono quindici, enumerate da San Paolo nella lettera prima ai Corinti.
Dice il Venerabile Beda che i gradini della scala veduta da Giacobbe erano quindici, come sono quindici i Salmi che si chiamano Graduali. Ora il Rosario, osserva il Cartegna, è la Mistica Scala di Giacobbe per i cui i veri amanti di Maria salgono sino al cospetto di Dio. E S. Bernardino da Siena dice che i gradini di quella Scala significano i Misteri della riconciliazione della creatura col Creatore. San Domenico [Istitutore del Rosario, ndr] difatti venne assomigliato a un altro Giacobbe per la sua contemplazione e predicazione; e nella sua morte apparve al beato Gaula condotto al Paradiso da Gesù e da Maria per una Scala, come leggiamo nell’Uffizio del Santo.

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