Una lotta all’evasione o al lavoro autonomo?

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Pur non condividentdo necessariamente ogni parola, riproduciamo questo breve ma interessante articolo di Longoni, apparso qualche giorno fa su Italia Oggi. Grassettature nostre. [RS]

di Marino Longoni (Italia Oggi, 16 ottobre 2019)

Nascosto sotto la retorica della lotta all’evasione c’è un progetto ben più ampio, che viene da molto lontano, il ridimensionamento della classe media composta da piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, professionisti. Si parte sempre con l’argomento che i lavoratori dipendenti e i pensionati pagano tutte le imposte, mentre i lavoratori autonomi e gli imprenditori no. Ma le imposte dirette pagate dalla maggior parte dei dipendenti e dei pensionati sono relativamente poche: i redditi fino a 20 mila euro versano meno di 16 miliardi di Irpef, su un totale di 165, meno del 10% del totale (solo per le cure sanitarie ne ricevono indietro più di 50). Mentre la pressione fiscale su imprese e lavoratori autonomi è così alta che se tutti dovessero pagare fino all’ultimo euro, la maggior parte, soprattutto al Sud, chiuderebbe l’attività.

Nella prossima manovra economica il governo ha messo a bilancio oltre 7 miliardi dalla lotta all’evasione, cifra ritenuta eccessiva dal Cnel, dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Per renderla credibile si introdurranno altre tossine nel sistema economico: come la confisca obbligatoria dei beni di cui non si può giustificare la provenienza, oppure l’accesso generalizzato all’anagrafe tributaria, la stretta sulle compensazioni tra crediti e debiti d’imposta, l’utilizzo senza limiti dei dati della fatturazione elettronica, che diventerà obbligatoria per platee sempre più vaste di contribuenti, i vincoli all’utilizzo del contante.

A proposito di ciò, può essere interessante ricordare che il primo a teorizzare e praticare la limitazione dell’uso del contante fu Vladimir Ilic Uljanov Lenin. Il quale aveva capito che tra circolazione della moneta e capitalismo esiste un rapporto inscindibile e che la limitazione della prima mette in discussione l’intero sistema economico-sociale. La sostituzione dei pagamenti in moneta con un sistema di registrazioni contabili controllato dallo Stato furono progettati per contrastare la piccola impresa e il commercio. L’ossessione per la tracciabilità delle operazioni commerciali e finanziarie, l’avversione per la circolazione della moneta e la diffidenza per ogni tipo di lavoro autonomo vengono da lì. Ed è proprio li che qualcuno vuole tornare.

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