a cura di Giuliano Zoroddu

Il 16 ottobre si festeggia la Purità della Beata Vergine Maria, pertanto l’occasione è quanto mai propizia per offrire alla meditazione dei cari Lettori le parole dell’innamorato Sant’Alfonso a proposito della Castità di Maria Santissima che nella Litanie invochiamo “Virgo virgiunum”, “Mater purissima … castissima … inviolata … intemerata”.

Dopo la caduta di Adamo, essendosi il senso ribellato alla ragione, la virtù della castità agli uomini è la virtù più difficile a praticarsi. “Inter omnia certamina, dice S. Agostino, duriora sunt praelia castitatis, ubi quotidiana est pugna et rara victoria[1]. Sia sempre non per tanto lodato il Signore, che in Maria ci ha dato un grande esemplare di questa virtù. – A ragione Maria, parla il B. Alberto Magno, dicesi Vergine delle vergini, poiché ella offrendo la prima, senza consiglio né esempio d’altri, la sua verginità a Dio, gli ha date poi tutte le vergini che l’hanno imitata: “Virgo virginum, quae sine consilio, sine exemplo munus virginitatis Deo obtulit, et per sui imitationem omnes virgines germinavit” (Mar., pag. 9), come già predisse Davide: “Adducentur … virgines post eam … in templum regis” (Ps. XLIV)[2]. Senza consiglio e senza esempio; sì, poiché le dice S. Bernardo: O Virgo, quis te docuit Deo placere virginitate et in terris angelicam ducere vitam? (Hom. 4, sup. Miss.)[3]. Ah che a questo fine, risponde Sofronio, Dio si elesse per Madre questa purissima Vergine, acciocché ella fosse esempio a tutti di castità: “Christus matrem Virginem elegit, ut ipsa omnibus esset exemplum castitatis” (Ap. Parav., p. 2, c. 1). E perciò da S. Ambrogio vien chiamata Maria la Gonfaloniera della verginità: “Quae signum virginitatis extulit[4]. Per ragione di questa sua purità fu anche chiamata la S. Vergine dallo Spirito Santo bella come la tortorella: “Pulchrae sunt genae tuae sicut turturis” (Cant. I, 9)[5]. “Turtur pudicissima Maria”, commenta Aponio. E perciò ancora fu detta giglio: “Sicut lilium inter spinas, sic amica mea inter filias” (Cant. II, 2)[6]. Dove avverte S. Dionisio Cartusiano ch’ella fu chiamata giglio tra le spine perché: “Omnes aliae virgines spinae fuerunt vel sibi vel aliis; B. Virgo nec sibi nec aliis”. Poiché ella col solo farsi vedere infondeva a tutti pensieri ed affetti di purità: “Intuentium corda ad castitatem invitabat” (Id. S. Dion.). E lo conferma S. Tommaso: “Pulchritudo B. Virginis intuentes ad castitatem excitabat[7]. Asserisce S. Girolamo esser egli di parere che S. Giuseppe si mantenne vergine per la compagnia di Maria; poiché contro l’eretico Elvidio, che negava la verginità di Maria, il santo così scrive: “Tu dicis Mariam virginem non permansisse; ego mihi plus vindico, etiam ipsum Ioseph virginem fuisse per Mariam[8]. Dice un autore che la B. Vergine fu così amante di questa virtù, che per conservarla sarebbe stata pronta a rinunziare anche la dignità di Madre di Dio. E ciò ricavasi dalle stesse parole che rispose all’arcangelo: “Quomodo fiet istud, quoniam virum non cognosco?” (Luc. I, 34), e dalle parole che in fine soggiunse: “Fiat mihi secundum verbutum tuum”; significando con ciò ch’ella dava il consenso secondo l’angelo l’aveva accertata, che doveva divenir madre non per altr’opera che dello Spirito Santo. Dice S. Ambrogio: “Qui castitatem servavit angelus est, qui perdidit diabolus[9]. Quelli che son casti diventano angeli, come già disse il Signore: “Et erunt sicut angeli Dei” (Matth. XXII, 30); ma i disonesti diventano odiosi a Dio, come i demoni. E diceva S. Remigio che la maggior parte degli adulti per questo vizio si perde. È rara la vittoria di questo vizio, come si è detto con S. Agostino al principio; ma perché rara? Perché non si praticano i mezzi per vincere. Tre sono i mezzi, come dicono i maestri di spirito col Bellarmino: Ieiunium, periculorum evitatio et oratio. Per digiuno s’intende la mortificazione, specialmente degli occhi e della gola. Maria SS. benché fosse piena della divina grazia, pure fu così mortificata cogli occhi che li tenea sempre bassi e non mai li fissava in alcuno, come dicono S. Epifanio e S. Giovanni Damasceno[10]; e dicono che sin da fanciulla era così modesta che faceva stupore a tutti. E perciò nota S. Luca che ella nell’andare a visitare S. Elisabetta, abiit cum festinatione [andò in fretta], per esser meno veduta in pubblico. Circa poi il cibo, narra Filiberto essere stato rivelato ad un romito nominato Felice, che Maria bambina prendeva latte una volta al giorno. E in tutta la sua vita attesta S. Gregorio Turonense che sempre digiunò: “Nullo tempore Maria non ieiunavit”. Asserendo S. Bonaventura: “Numquam Maria tantam gratiam invenisset, nisi cibo temperantissima fuisset; non enim se compatiuntur gratia et gula[11]. In somma fu Maria in ogni cosa mortificata, sicché di lei fu detto: “Manus meae stillaverunt myrrham” (Cant. V, 5)[12]. Il secondo mezzo è la fuga delle occasioni: “Qui autem cavet laqueos, securus erit” (Prov. XI, 15)[13]. Onde diceva S. Filippo Neri: Nella guerra del senso vincono i poltroni[14], cioè quei che fuggono l’occasione. Maria fuggiva quanto potea la vista degli uomini: che però notò S. Luca ch’ella nella visita a S. Elisabetta “abiit in montana cum festinatione”. Ed avverte un autore che la Vergine si partì da Elisabetta prima che questa partorisse, come si ricava dallo stesso Vangelo dove si dice: “Mansit autem Maria cum illa quasi mensibus tribus, et reversa est in domum suam. Elisabeth autem impletum est tempus pariendi et peperit filium” (Cap. I, 56, 57)[15]. E perché non aspettò il parto? Per isfuggire la conversazione e le visite, che al parto dovevano succedere in quella casa. Il terzo mezzo è l’orazione. “Et ut scivi, dice il Savio, quoniam aliter non possem esse continens nisi Deus det … adii Dominum et deprecatus sum illum” (Sap. VIII, 21)[16]. E la S. Vergine rivelò a S. Elisabetta benedettina ch’ella non ebbe alcuna virtù senza fatica e continua orazione (Ap. S. Bon., de vit. Chr., c. 3). – Dice il Damasceno che Maria “pura est et puritatem amans[17]. Onde non può sopportare gl’impuri. Ma chi a lei ricorre certamente sarà liberato da questo vizio con nominare sol con confidenza il suo nome. E diceva il V. Giov. Avila che molti tentati contro la castità, col solo affetto a Maria immacolata hanno vinto[18]. O Maria, o purissima colomba, quanti sono nell’inferno per questo vizio! Signora, liberatecene; fate che nelle tentazioni sempre ricorriamo a voi e v’invochiamo, dicendo: Maria, Maria, aiutaci. Amen.


[1] «Inter omnia enim Christianorum certamina sola duriora sunt praelia castitatis; ubi quotidiana est pugna, et rara victoria» [Tra tutte le lotte dei Cristiani le più dure sono quelle della castità, ove quotidiana è la battaglia e rara la vittoria] Sermo 293, n. 2: inter Opera S. Augustini, in Appendice, ML 39-2302. – Questo Sermone certamente non è di S. Agostino. Viene attribuito (ML 39-2301, nota b; ML 67-1041) a S. Cesario Arelatense (+ 542), con argomenti probabili, non già però del tutto convincenti. – Notisi che l’autore, chiunque esso sia, parla di chi finge di voler vincere nelle battaglie della castità, e non vuol fuggire il pericolo. Parla poi di vittoria decisiva, che metta il nemico fuori combattimento: Si vince, sì, ma la guerra non è finita. Quindi soggiunge immediatamente: «Gravem namque castitas sortita est inimicum qui quotidie vincitur, et timetur»
[2]Adducentur regi virgines post eam: proximae eius afferentur tibi. Afferentur in laetitia et exsultatione: adducentur in templum regis” [Saranno presentate al re dopo di lei altre vergini: le compagne di lei saranno condotte a te. Saranno condotte con allegrezza, e con festa, saran menate al tempio del re] Ps. XLIV, 14-15.
[3] «O Virgo prudens, o Virgo devota, quis te docuit Deo placere virginitatem? Quae lex, quae iustitia, quae pagina Veteris Testamenti, vel praecipit, vel consulit, vel hortatur in carne non carnaliter vivere, et in terris angelicam ducere vitam?» [O Vergine prudente, Vergine devota, chi ti insegnò a piacere a Dio nella verginità? Quale legge, quale giustizia, quale pagina dell’Antico Testamento, o ti comandò, o ti consigliò, o ti esertò a vivere non carnalmente nella carne e a condurre sulla terra una vita angelica?] S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, hom. 5 super «Missus», n. 7. ML 183-74.
[4] S. AMBROSIUS, Liber de institutione virginis, cap. 5, n. 35. ML 16-314.
[5] “Belle son le tue guance come di tortorella”
[6] “Come il giglio in mezzo alle spine, così la mia diletta tra le fanciulle”
[7] «In beata Virgine, inclinatio fomitis (inde a prima sanctificatione) omnino sublata fuit, et quantum ad veniale, et quantum ad mortale; et quod plus est, ut dicitur, gratia sanctificationis non tantum repressit in ipsa motus illicitos, sed etiam in aliis efficaciam habuit, ita ut, quamvis esset pulchra corpore, a nullo umquam concupisci potuit» [Nella beata Vergine, l’inclinazione del fomite (dalla prima santificazione) del tutto fu tolta di mezzo, sia quanto al peccato veniale, sia quanto al peccato mortale; ed in più, sebbene fosse bella di corpo, da alcuno mai poté esser concupita] S. THOMAS, In III Sent., dist. 3, qu. 1, art. 2, Ad primam quaestionem, ad 4. – «Afferma (l’Angelico)…: «Pulchritudo B. Virginis intuentes ad castitatem excitabat [La bellezza della Beata Vergine eccitava alla castità coloro che la guardavano]» Giov. Matteo PARAVICINO, Barnabita, Il vero figlio adottivo di Maria, Napoli, 1700, parte 2, cap. 1, § 4, pag. 133, 134.
[8] «Tu dicis Mariam virginem non permansisse: ego mihi plus vindico, etiam ipsum Ioseph virginem fuisse per Mariam, ut ex virginali coniugio virgo filius nasceretur. Si enim in virum sanctum fornicatio non cadit, et aliam eum uxorem habuisse non scribitur: Mariae autem, quam putatus est habuisse, custos potius fuit quam maritus: relinquitur, virginem eum mansisse cum Maria, qui pater Domini meruit appellari» S. HIERONYMUS, Liber de perpetua virginitate B. Mariae, adversus Helvidium, n. 19. ML 23-203. – PARAVICINO, op. cit., l. c., pag. 134.
[9] «Castitas etiam angelos facit. Qui eam servavit, angelus est: qui perdidit, diabolus» S. AMBROSIUS, De Virginibus, ad Marcellinam sororem suam, libri tres, lib. 1., cap. 8. ML 16-203.
[10] «Oculi semper ad Dominum, perenne et inaccessum lumen intuentes» S. IO. DAMASCENUS, In Nativitatem B. M. V., hom. 1, n. 9. ML 96-675.
[11] CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., Lectio 4: «Numquam Maria tantam gratiam invenisset, nisi gratia Mariam in cibo et potu temperatissimam invenisset. Non enim se compatiuntur gratia et gula» [Mai Maria avrebbe trovato grazia così grande se la grazia non avesse trovato Maria assolutamente moderata nel mangiare e nel bere. La grazia e la gola infatti non si tollerano] Inter Op. S. Bonav., Lugduni, 1668, iuxta ed. Rom. et Mogunt., VI, 435, col. 2, C.
[12] “[Le] mani mie stillarono mirra”
[13] “Chi sa guardarsi dai lacci sarà senza timori”
[14] «Sopra tutto ricordava del continuo ai suoi quella dottrina tanto inculcata dai Santi: che dove le altre tentazioni si vincono combattendo, altre disprezzandole, questo sol vizio vien superato fuggendo; che però il Santo era solito dire: «Alla guerra del senso, vincono i poltroni.» BACCI, Vita, lib. 2, cap. 13, n. 18.
[15] “Maria poi si trattenne con lei circa tre mesi: e se ne tornò a casa sua. E si compi per Elisabetta il tempo di partorire, e partorì un figliuolo”
[16] “E tosto ch’io seppi, come io non poteva essere continente, se Dio non me lo concedeva (ed era effetto di sapienza il sapere da chi venga tal dono), io mi presentai al Signore, e lo pregai”
[17] S. IO. DAMASCENUS, In Dormitionem B. V. M., hom. 2, n. 19. MG 96-751.
[18] «Non solo dobbiamo chiamare Dio, che ci favorisca, ma ancora i suoi Santi… e più di nessuno deve principalmente esser invocata la purissima Vergine Maria, importunata con servizi ed orazioni, che impetri questa grazia per noi: le quali ella ode e riceve molto di buona voglia, come vera amatrice di quel che domandiamo. Ed ho veduto specialmente esser venuto giovamento notabile per mezzo di questa Signora, a persone molestate di debolezza di carne, riducendole qualche cosa a memoria della purità con la quale fu concetta senza peccato, e della purità verginale con la quale fu da lei concetto il Figliuolo senza peccato. Questa Signora dunque prendete per particolare avvocata, la quale impetri per voi, e vi conservi con le sue orazioni, questa purità. E pensate, che se noi troviamo fra le donne di questo mondo tanto amiche dell’onestà, che aiutano con tutte le sue forze chi vuole allontanarsi dalla viltà di questo vizio e camminare per la bianchezza delle castità: quanto più si deve sperare di questa purissima Vergine delle vergini, che porgerà gli occhi e le orecchie sue al servizio ed alle orazioni di chi vorrà osservare la castità, la quale è amata da lei tanto di cuore?» B. GIOVANNI AVILA, Trattato spirituale sopra il verso «Audi, filia», cap. 14. Roma, 1610, pag. 40.