a cura di Giuliano Zoroddu

Parole fortissime sulla cui attualità non crediamo vi sia bisogno di tanti commenti.

“Dai loro frutti li riconoscerete”
(Matth. VII, 20)

farodiroma.it

Il concilio di Trento attuò nella Chiesa la sua “controriforma” risollevandola dalla tempesta: e furono i Santi, ad incominciare da San Carlo Borromeo a realizzare tale trasformazione, applicando le direttive, le disposizioni del Concilio, esponendo fedelmente la dottrina. Il Concilio Vaticano II, invece, ha portato finora nella Chiesa soltanto confusione dottrinale, disgregazione disciplinare, sfaldamento in tutti i campi. E i propugnatori di questo Concilio sono non i Santi, i fedeli del popolo ancora sanamente cattolico, ma i contestatori, i “teologi” ribelli, quanti avevano sognato la continuazione della baraonda chiassosa e piazzaiola del periodo conciliare, con l’uso della stampa “laicista”, dalle tinte funeste: ex-preti, ex-religiosi, sacerdoti ribelli, insofferenti ad ogni disciplina … comunità di base “e simile lordura” (Inf. XI, 60).

(Mons. Francesco Spadafora*, La Tradizione contro il Concilio, Roma, 1989, p. 163)


*Mons. Francesco Spadafora (1913-1997), chiarissimo esperto di Sacra Scrittura presso vari Seminari italiani, dal 1950 insegnò a Roma, al Marianum e alla Lateranense. Uomo di gran dottrina, collaborò alla redazione della Enciclopedia Cattolica e pubblicò su prestigiosissime riviste scientifiche cattoliche. Già uomo di fiducia del Cardinale Ottaviani per le questioni di esegesi biblica, fu perito al Concilio nella Commissione preparatoria per gli Studi ed i Seminari. Combatté energicamente, con scritti d’alto valore, l’esegesi modernista in sede conciliare e durante la burrasca del post-conciliare che arriva addirittura a negare la storicità dei Vangeli e la storicità della resurrezione corporea di Gesù Cristo. Dagli anni Settanta scrisse anche per la nota rivista si si no no fondata da don Francesco Putti.