[Sinodo Amazzonia] Il Card. Schönborn: “Prima di nuovi ministeri, valorizzare il sacerdozio comune del Vaticano II”

Il Sinodo Amazzonico, tra balli rituali pagani e slogan clerico-femministi. è giunto alla seconda settimana di lavoro. Abbiamo ripreso le parole dei critici, abbiamo ripreso le parole degli entusiasti.
Riprendiamo oggi le parole del Cardinale Arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn, ratzingeriano secondo i più, che a mezzo di una intervista rilasciata a Vatican News (vedi qui) fa alcune osservazioni su quanto emerso dal dibattito sinodale ed indica ai Padri quale, secondo lui, sia la stella polare da seguire.

La stella polare, innanzitutto, è sempre la stessa: il Vaticano II e le sue luminosissime nuove esperienze che debbono, a detta del Cardinale, illuminare anche le legittime richieste dei padri sinodali panamazzonici.

In ogni caso – se in certi casi la Chiesa potrebbe permettere viri probati per essere presbiteri – devono prima passare attraverso il diaconato. E, dunque, io ho chiesto: perché non aver istituito come diaconi permanenti i viri probati? I diaconi sono capaci di aiutare la comunità. E dunque prima di parlare di viri probati preti, dovete fare l’esperienza che la Chiesa 50 anni fa ha aperta nel Concilio Vaticano II con i diaconi permanenti. L’altra questione è se veramente sia una via da scegliere di avere preti sposati. Io penso che la questione primaria non è quella dei ministeri ma del popolo di Dio. Questa è la grande visione del Concilio Vaticano II. E ammiro tutto ciò che ho sentito sulla presenza di fedeli locali, famiglie, donne – anzitutto donne – che portano la vita della comunità cristiana sul luogo e anche se non hanno un ministero esplicito, sono servitori e servitrici del popolo di Dio. Molti hanno insistito nel Sinodo su ciò che il Vaticano II chiama il sacerdozio comune di tutti i battezzati: questa è la base della vita cristiana. Dunque, prima di pensare a nuove forme di ministeri dobbiamo ritrovare questo grande slancio del popolo di Dio che ci ha mostrato il Vaticano II.

Forse timoroso che il Reno venga rimpiazzato dal Rio delle Amazzoni nel suo gettarsi nel Tevere – per riadattare una fortunata immagine usata dal padre Ralph Wiltgen per esprimere la conquista franco-tedesco-progressista della Roma Cattolica al tempo del Concilio – il Nostro ci tiene a rilanciare i grandi mantra del Concilio “renano”: diaconato permanente, popolo di Dio e sacerdozio comune.
Su quanto questi temi e realtà dell’innovazione conciliare (come del resto lo stesso Concilio) con le loro scivolose ambiguità democratizzanti e di sapore luterano, abbiano nociuto all’ortodossia e all’ortoprassi non c’è bisogno di entrare in dettaglio.
Abbandono se non disprezzo della costituzione gerarchica che Gesù Cristo ha dato alla sua Chiesa; laicizzazione del clero e clericizzazione del laicato; svilimento della sostanziale differenza fra coloro che hanno il carattere dell’Ordine Sacro, quello di Cristo Pontefice eterno, e fatti capaci di consacrarne il Corpo e il Sangue e di fungere alla sacre cerimonie, e il popolo fedele. Introduzione di una categoria stabile di persone costituite in sacris nella compagine della Chiesa Latina e non soggette alla legge del celibato: i diaconi permanenti che, in maggioranza sposati furono giustamente bollati da Padri Conciliari come Ruffini, Bacci, Ottavini ed altri dell’ala “romana” l’inizio della distruzione dello stato celibatario. Storpiamento del suddetto sacerdozio comune verso un orizzonte sempre più protestantico.
E appunto anche ai protestanti (quelli che strappano sempre più anime alla Chiesa in America Latina) bisogna guardare: “C’è qualcosa da ascoltare da loro”. Parola di Cardinale di Santa Romana Chiesa!


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