Foto da qui

Se non fosse stato un titolo della “(in)fedelissima” Avvenire mai ci saremmo sognati di parlare di suore che ascoltano la Confessione. La testimonianza: lo facciamo con umiltà ma ovviamente non possiamo assolvere è il sottotitolo.

«Amministriamo i Battesimi e anche i matrimoni. Se qualcuno si vuole sposare, c’è la possibilità che lo facciamo noi. Se una persona viene in chiesa e chiede di confessarsi, noi l’ascoltiamo con umiltà anche se non possiamo chiaramente dare l’assoluzione», ha raccontato suor Alba Teresa Cediel Castillo.

Continua l’articolo di Lucia Capuzzi:

Suor Alba Teresa, che si è presentata come “voce” delle donne indigene, afro-discendenti e contadine, non ha esitato quando le è stato chiesto un commento sull’impossibilità delle religiose di votare il documento finale del Sinodo: «Le donne dovrebbero avere un maggiore riconoscimento, a tutti i livelli. Ma non si può premere o forzare. È un cammino. Ci arriveremo». Poi, ha aggiunto, in italiano: «Piano, piano, poco a poco».

Insomma: battesimi, matrimoni e via discorrendo. La suora effettivamente non parla di una vera e propria confessione ma già il fatto che Avvenire titoli così è una notizia, oltre che un segno dell’aria che tira. Solo clickbait? No, non è detto.

E non c’è da stupirsi del clima: lo stesso Francesco si chiedeva che differenza passasse tra un copricapo di piume e un tricorno.

Ma non è tutto: ora, dopo l’esultanza progressista per lo scacco matto di Ratzinger (involontario o no, poco importa) al fronte conservatore, arrivano nuove occasioni di brindisi.

Il (bergogliano) Faro di Roma è galvanizzato. Con un titolo di 9 righe – è quasi un manifesto – esprime il dirompente entusiasmo: La questione dei “viri probati” già nella relatio del coraggioso cardinale Hummes. Ma soprattutto “ai popoli indigeni deve essere restituito e garantito il diritto di essere protagonisti della loro storia”. Il grido di allarme sull’acqua che dal Rio delle Amazzoni si diffonde attraverso gli Oceani in tutto il Pianeta.

Poi nell’articolo: “Sarà necessario definire nuovi cammini per il futuro”, ha osservato avanzando una proposta: “Nella fase di ascolto, le comunità indigene hanno chiesto che, pur confermando il grande valore del carisma del celibato nella Chiesa, di fronte all’impellente necessità della maggior parte delle comunità cattoliche in Amazzonia, si apra la strada all’ordinazione sacerdotale degli uomini sposati residenti nelle comunità”. Al tempo stesso, “di fronte al gran numero di donne che oggi dirigono le comunità in Amazzonia, si riconosca questo servizio e si cerchi di consolidarlo con un ministero adatto alle donne dirigenti di comunità”.

Bottiglie di champagne! Equo e solidale, si intende.