Le ipotesi di applicazione del Sinodo secondo il Card. Hummes: accolite, lettrici, diaconesse?

Un tempo i rivoluzionari erano più cauti, più ambigui: pensiamo a Paolo VI quando volendo un guastatore per far passare la collegialità in Concilio scelse niente meno che Monsignor Assessore del Sant’Offizio Pietro Parente, uno dei teologi più romani del tempo.
Oggi invece, i modernisti, essendosi ormai ben assestati al potere sono più sfacciati ed espongono le loro idee rivoluzionarie palesemente ed anche sfacciatamente.
È questo il caso di Claudio Hummes. Il nostro che – giova ricordarlo – fu fatto Vescovo da Paolo VI, Arcivescovo prima di Fortaleza e poi di San Paolo del Brasile nonché Cardinale da Giovanni Paolo II e Prefetto della Congregazione del Clero da Benedetto XVI, oggi è uno dei principali collaboratori di Papa Francesco ed è stato uno dei principali attori del Sinodo Amazzonico appena concluso.
Il Nostro è ovviamente in prima linea anche nella applicazione del medesimo Sinodo il cui documento finale richiede praticamente la totale femminilizzazione.
Intervistato da Vatican Insider (vedi qui) il Cardinale brasiliano, contento come un pasqua perché «il Sinodo è andato più avanti di quello che ci si aspettava» delinea apertis vebis la sua (o anche di qualche superiore?) idea di chiesa dal volto amazzonico
Anzitutto i preti sposati: «Abbiamo dei diaconi permanenti ma devono fare un tempo di esercizio e discernimento. È un lavoro di almeno 4-5 anni, dopodiché tra questi diaconi verranno individuati quelli che troviamo più adatti per essere ordinati preti. Dunque si farà una scelta. È una strada molto prudente ma è giusto che venga percorsa».
Certo il Papa deve ancora dare l’ok, ma tutto è già lì bello progettato fin dei minimi dettagli: sarebbe un peccato non fare andare tutto in porto.
Stessa cosa per le diaconesse. La precedente commissione non è stata d’aiuto e allora se ne fa una con membri più o meno compiacenti: «Sapevamo che c’era una Commissione istituita dal Santo Padre in Vaticano per approfondire il diaconato femminile che però non è arrivata a nessuna conclusione non riuscendo a trovare indizi nel passato. La nostra richiesta è semplicemente che questa Commissione riprenda i suoi studi e che magari vi partecipino anche in qualche forma rappresentanti della Amazzonia, magari donne».
Donne non solo di servizio (diákonos in greco sta per servitore), ma anche di comando: «Ci sono ministeri ordinati che ricevono il sacramento e ministeri istituiti come l’accolitato e il lettorato. Finora questi riguardavano soltanto gli uomini e non le donne. Abbiamo allora chiesto che sia rivista questa disposizione e che anche le donne possano essere ministri istituiti. Non solo come accolite e lettrici ma anche come “dirigenti di comunità”, perché la maggior parte delle donne in Amazzonia fa questo: guida intere comunità. Essendo già presente, attivo e diffuso questo servizio il nostro desiderio è che venga istituito come ministero».
Importa qualcosa a questa gente che i “nuovi cammini” che battono si discostano enormemente dalla costituzione divina della Chiesa e dall’insegnamento degli Apostoli a proposito della distinzione dei ruoli all’interno della Chiesa? Assolutamente no. Non sono cattolici, ma modernisti e i modernisti credono nell’evoluzione del dogma mica in Dio!

Un commento a "Le ipotesi di applicazione del Sinodo secondo il Card. Hummes: accolite, lettrici, diaconesse?"

  1. #Miles   1 Novembre 2019 at 12:45 pm

    • L’errore originario sull’argomento consiste nell’escludere il primato naturale dell’uomo sulla donna, [escludere] che è parte dell’escludere che esista il Sacro nell’ordine Naturale (prima e capitale eterodossia dell’establishment clericale post – Pio XII): è escluso che tra i fini della pena vi sia l’espiazione (per cui sono escluse la pena di morte e – nella gestione dell’ordine pubblico – la prevalenza del Diritto sulla vita umana); è esclusa l’autorità dei dotati di capacità intellettuale (biologicamente ereditaria) maggiore su quelli di minore…
    • Affermare che l’Ordine è esclusivo dell’uomo e contemporaneamente negare il primato naturale dell’uomo sulla donna è come costruire una casa e sfilarle di sotto le fondamenta.

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