Avanti nel mare della dissoluzione (Reich, Horkheimer, Schmidt, Groddeck, Huxley, Mieli)

Pubblichiamo a puntate il testo dell’intervento di A. Giacobazzi al 27° Convegno di Studi Cattolici (Rimini, 25, 26, 27 ottobre 2019). Questa è la terza.

Come accadde all’archivista parigino, che incrociò politicamente i comunisti per qualche tempo, così fu per lo psicanalista Wilhelm Reich, sebbene per quest’ultimo il rapporto, in particolare col marxismo, fu più organico.

Marx e Freud erano, per lui, geni della storia[i], il secondo in particolare per aver «scoperto» che l’uomo, fin da bambino, è da cima a fondo e soprattutto sessuale[ii]. Tuttavia, con Freud, Reich condivise l’origine ebraica e molte idee ma non alcuni esiti del suo pensiero, tra cui l’avversione al marxismo[iii]. Con l’ascesa di Hitler partì per gli USA, dove morì in carcere nel 1957 poco prima di riguadagnare la libertà, per una strampalata vicenda giudiziaria. Gli furono riscontrati elementi psicotici[iv].

Il periodo americano di Reich fu burrascoso anche a causa di alcune bizzarre teorie scientifiche, basate sulla cosiddetta energia orgonica, una sorta di energia di colore blu, che permea tutto lo spazio e che, in ultima istanza, permetterebbe di curare tutta una serie di malattie[v].

Decise così di costruire il famoso accumulatore orgonico, una sorta di cabina del telefono che, teoricamente, dovrebbe agire positivamente sugli squilibri energetici del soggetto. Il primo prototipo, in legno e rivestito di metallo, venne costruito nei pressi di un piccolo paesino sperduto nel Maine, a Rangely, intorno agli anni ‘40.[vi] Tutte le stravaganti ipotesi relative a questa energia orgonica hanno ovviamente un sfondo riconducibile alla gnosi[vii].

Quasi facendo eco alla citazione dello gnostico Valentino che abbiamo riportato in precedenza, nel suo Centro Orgonomico di Ricerche sull’infanzia Reich annunciava di aver visto qualità “divine” nei bambini piccoli[viii]: le parole bambino/i ricorrono decine e decine di volte nel libro L’assassinio di Cristo[ix], che scrisse negli anni’50.

La figura di questo autore, ancora una volta, non è derubricabile nell’insignificante follia. Sebbene per lo più sconosciuta al grande pubblico, ebbe un’influenza non trascurabile sulla Scuola di Francoforte[x] i cui principi, elaborati negli anni Trenta e Quaranta, «incontreranno una larga diffusione (e uno straordinario successo) soltanto negli anni Sessanta e Settanta, quando diventeranno il ‘manifesto’ dei movimenti di protesta connessi all’esperienza del Sessantotto e poi confluiti, a vario titolo, nella ‘nuova sinistra’»[xi]. Si dica almeno en passant che «il frutto più rilevante degli interessi psicanalitici della Scuola di Francoforte sarà il volume collettaneo Studi sull’autorità e la famiglia (1936), dove oltre a una serie di studi monografici sulla morale sessuale e sul rapporto autorità-famiglia, compaiono alcuni saggi di carattere generale sul problema del ‘dominio’»[xii]. Horkheimer[xiii], uno degli esponenti di spicco della scuola, affermerà: «fintantoché la struttura fondamentale della vita sociale e la cultura dell’epoca odierna, che riposa su di essa, non si trasformeranno radicalmente, la famiglia eserciterà la sua insostituibile funzione come produttrice di determinati tipi di carattere autoritari»[xiv].

Oltre a questi aspetti va notato come ancora oggi prosperi la cosiddetta scuola di analisi reichiana[xv].

Una buona sintesi di certe idee di Reich sui giovani ce la offre Introvigne:

«La “mistica” è nociva, e deve essere eliminata: sarà opportuno, in particolare, combattere la religione cattolica, perché l’adolescente trova davvero in questa fede una grande forza contro la propria sessualità, e all’interno del cattolicesimo si dovrà screditare il culto di Maria, cui si ricorre con grande successo per far valere la castità. E la religione si combatte estirpandone le radici sessuali: con lo scioglimento del crampo della muscolatura genitale – assicura Reich – scompare l’idea di Dio. Solo diffondendo presso i giovani credenti la Rivoluzione sessuale – e non proponendo loro l’ateismo esplicito – si potrà conseguire lo scopo di sottrarre all’influenza della Chiesa la gioventù cattolica e di portarla nei nostri ranghi contro la Chiesa stessa e la famiglia borghese»[xvi].

Non stupisce che quello di Reich sia un manifesto anti-pedagogico rivoluzionario. L’autore – pur con qualche puntualizzazione – non poteva non trovare interessante l’Asilo Psicanalitico di Mosca retto da Vera Schmidt, la prima educatrice che colse praticamente la necessità e la natura di una trasformazione della struttura umana. Il suo asilo era una strampalata scuola materna dove i piccoli soddisfa[va]no tranquillamente e senza timore sotto gli occhi delle educatrici i loro impulsi sessuali e po[tevano]o svolgere pubblicamente, dove capita[va], le loro funzioni organiche[xvii].

Reich nel 1929 si recò a Mosca per conoscerla, ricevendo notizie sul lavoro svolto nell’asilo[xviii], ormai chiuso da anni.

Vera Schmidt risulta, per molti aspetti, di vero interesse per l’oggetto di questa analisi. M. A. Gainotti e P. Schiavulli hanno dedicato un articolo alla scuola materna di Mosca (Detski Dom), pubblicato sull’International Journal of Psychoanalysis and Education. Si trattava, secondo le autrici, di un esperimento pedagogico coerente con l’atmosfera post-rivoluzionaria e con l’aspirazione a creare un uomo nuovo in una società nuova. Tuttavia dopo l’entusiasmo iniziale con cui fu accolto l’asilo, in città cominciò ben presto a diffondersi ogni sorta di dicerie. Si diceva che lì dentro accadessero le cose più terribili, per esempio che gli insegnanti, a scopo sperimentale, sollecitassero prematuri stimoli sessuali dei bambini, ecc. (Schmidt, 1924).

Il Detski Dom sopravvisse solo dal 1921 al 1925, quando fu chiuso definitivamente per volere del “Narkompros” (Ministero della Pubblica Istruzione Sovietica) nonostante lo stesso figlio minore di Stalin Vasily, nato nel 1921, vi avesse trascorso un certo periodo.

Ma quali erano i principi educativi del Detski Dom?

Oltre a una iper-sessualizzazione del bambino espressa a vario titolo, si nota il riconoscimento della possibilità di transfert degli affetti nutriti verso i genitori su persone sostitutive. Altro aspetto fondamentale: le relazioni con gli educatori non devono essere basate sull’autorità.

Colpisce un passaggio: Curiosamente, Schmidt non sembra avvertire l’esistenza di problemi di separazione dalle famiglie. Osserva che i bambini, malgrado il lungo distacco dai genitori, e in grazia di frequenti visite reciproche, continuano ad amarli molto e ad essere contenti di vederli ma non sembrano trovare particolari difficoltà a separarsene quando il momento è venuto.

Insomma: i bambini, non conoscendo autorità e costrizioni parentali, considerano i genitori soltanto come esseri ideali, belli e amati. La Schmidt conclude chiedendosi se non sia possibile che questi buoni rapporti genitori-bambini non possano instaurarsi solo nelle situazioni in cui l’educazione avviene fuori dell’ambito della famiglia stessa[xix].

Iper-sessualizzazione, educazione non autoritaria e una genitorialità sostanzialmente trasferibile: ci paiono ingredienti già noti.

Del resto, va notato che se Reich guardò con interesse a Vera Schmidt, è assodato che Georg Groddeck (1866-1934) e Reich ebbero non poco in comune.

Groddeck aprì nel 1900 a Baden-Baden un sanatorium che egli amava chiamare Satanarium. Lì curava malati cronici o anche considerati incurabili, tendeva a debellare le malattie organiche attraverso una sorta di psicoanalisi. Il metodo di Groddeck venne fuori da quell’intruglio di letteratura, medicina, esperimenti alla Charcot e varia umanità che diventò predominante alla fine del secolo scorso[xx].

Satanarium fu anche una rivista, i cui 23 numeri furono tradotti e pubblicati da Il Saggiatore nel 1996. Groddeck decise che il ruolo passivo dei suoi pazienti non era più sufficiente. Eccone una presentazione: Mi propongo di dare all’uomo la possibilità di urlare il proprio tormento liberamente, senza timore né pudore. L’unico luogo in cui ciò è consentito mi pare essere l’inferno; perciò chiamo questa rivista ‘Satanarium’[xxi]. Si noti che in Italia, immancabilmente, la casa editrice Adelphi tradusse e pubblicò altri quattro volumi dello psicanalista tedesco, tra cui il Carteggio Freud-Groddeck[xxii].

Per questo autore non ci può essere condanna dell’omosessualità, del voyeurismo, dell’incesto e ogni sorta di perversioni[xxiii]. Il sistema di Groddeck, infarcito di gnosticismo, pretende l’abbandono a un flusso universale dell’Es senza porre ostacoli e consiglia la “liberazione” attraverso la pratica delle più bizzarre perversioni[xxiv].

Scrive Introvigne nel suo articolo dedicato a questa figura: «Culto della morte, religione del nulla, ritorno cabalistico all’indifferenziato, reditus gnostico all’Uno: tutti questi elementi trovano una sintesi in un motivo che non sembra azzardato evocare nel contesto psicanalitico, quello del satanismo»[xxv].

Groddeck, un anti-cristiano radicale, arriva a compiacersi dei progressi in Occidente del buddismo[xxvi]. Nel suo Il linguaggio dell’Es ha un capitolo dal titolo suggestivo: La stitichezza come prototipo della resistenza. Dilungandosi in una curiosa discettazione sulla materia scriverà: «A un bambino stitico si deve chiedere cosa intenda con la sua stitichezza: risponderà. Però si deve saper chiedere e decifrare la risposta. A problemi importanti i bambini rispondono con simboli, gesti, atti o omissioni, con strani sintomi, talvolta anche con parole qualsiasi, apparentemente insensate e sconnesse o storpiate. Ma una risposta la dànno sempre»[xxvii].

Senza voler provare troppo, vedremo come in alcuni casi della cronaca italiana, non sono mancate situazioni in cui il presunto saper chiedere e decifrare le risposte dei bambini – proprio sulla base di omissioni, strani sintomi e parole insensate e sconnesse o storpiate – sarà la causa di veri e propri disastri sociali, quando non di violenze e prevaricazioni: i bambini dicono sempre la verità[xxviii] potrebbe quasi esser lo slogan del caso diavoli della Bassa (pianura modenese). «Se ci si mette in ascolto i bimbi parlano. Loro hanno altri modi per raccontare quello che provano»[xxix] furono le parole di F. Anghinolfi, quando – anni prima di trovarsi al centro del caso Angeli & Demoni (Val d’Enza) – venne ricevuta in qualità di esperta presso un’audizione regionale, da quelle stesse istituzioni che proponevano pubblicamente il suo modello come esemplare. Ci torneremo più avanti.

Sempre ai fini del nostro studio, risulta rilevante un ulteriore passaggio. Gli artefici di quella che viene definita educazione alla salute – riferisce Introvigne parlando di Groddeck – «non potranno essere i genitori che, vittime di complessi molteplici rispetto ai figli, ne sono “gli osservatori meno acuti”: resta un unico grande educatore per tutti, lo Stato»[xxx].

Del resto, «oltre la prospettiva socialista del medico di Stato, la psicanalisi “di sinistra” prospetta lo “Stato medico”, lo Stato psicanalista, che non punisce più, ma cura; e cura, soprattutto, i malati di resistenza, chi resiste all’evoluzione e al mondo nuovo e non riesce a liberarsi dalle panie dei valori tradizionali. La medicina sostituisce il diritto penale; alla pena – come ha scritto Pio Marconi a proposito del moderno antigarantismo alla Basaglia – “viene sostituita una terapia dell’uomo svolta da un intreccio di professionisti che vede confondersi il medico o lo psicoterapeuta con il secondino”»[xxxi].

Quest’ultimo aspetto relativo alla pseudomedicina (che sostituisce il diritto) risulta importante per la nostra analisi, perché segna una concretissima realtà, appurata frequentemente nella storia recente. Troppe volte ci è parso quasi di vivere in una sorta di romanzo distopico a sfondo psicanalitico, applicato effettivamente alle vicende umane.

Un caso? Non del tutto: risulta infatti difficile non fare un cenno, almeno veloce, ad una figura e ad un ambito strettamente connesso a quanto affrontato: Aldous Huxley e i suoi romanzi, che in alcuni casi sembrano proporre modelli futuri (e contemporanei) compatibili con quanto esposto.

Huxley non è uno scrittore qualsiasi. Fratellastro di Andrew, premio Nobel per la medicina nel 1963, e fratello del primo direttore generale dell’UNESCO, Julian, appartenente ad una delle più influenti famiglie britanniche, godette di ampio prestigio in campo internazionale. Suo nonno, solo per citare un altro esponente di questa dinastia, era Thomas Huxley, evoluzionista di ferro, noto come “il mastino di Darwin”[xxxii].

Aldous ebbe fama di ateo e nichilista ma non mancò di interessarsi di argomenti spirituali, opponendosi alla concezione cristiana del Dio personale, sostenendo però che l’uomo, annota M. A. Iannaccone, poteva fondersi estaticamente col Tutto meditando, alterando la respirazione e la coscienza con le droghe[xxxiii]. Il binomio religiosità orientale – esaltazione dell’uso conoscitivo delle droghe[xxxiv] rappresentano idee rilevanti sia per questo autore sia per la “controcultura” degli anni ‘60.

In un misto di profezia distopica e strampalata curiosità Huxley (ne Il mondo nuovo, 1932) parla, con un anticipo lungo decenni, di fecondazione assistita, attraverso le cui operazioni i bambini sono “prodotti artificiali”, con intelligenza e caratteristiche fisiche definite in base al lavoro a cui sono predestinati[xxxv]. Un mondo nuovo carico di limiti: in cui l’Uomo è inevitabilmente vittima di un Sistema di controllo totale, tecnocrate e repressivo o, quanto meno, oppressivo[xxxvi]. Insomma: utopia e distopia si alternano[xxxvii], così come, forse, si alternano descrizione e prescrizione, narrando un futuro dove sono protagonisti anche l’eugenetica e il controllo della mente individuale e collettiva[xxxviii].

Embrioni prodotti e sviluppati in apposite fabbriche secondo quote prestabilite e pianificate dai nove Governatori mondiali, col fine di impedire nascite naturali, fuori controllo, sono usate specifiche pratiche contraccettive insegnate ai ragazzi a scuola. Infine, sui rapporti genitore-figlio: il cognome non indica più l’appartenenza a una famiglia ed ogni individuo può scegliere quello che preferisce[xxxix].

Altrove si arriva a parlare di pillole che, commenta Francesco Agnoli, paiono essere utili a fermare la proliferazione cancerosa dell’uomo, rendendolo contemporaneamente libero sessualmente, gnosticamente indipendente dalla sua stessa natura. Così rivoluzione psichedelica e rivoluzione sessuale, si saldano nel pensiero di Huxley, insieme al rifiuto del cristianesimo e alla contemporanea valorizzazione della religiosità immanentistica orientale[xl].

Nel suo ultimo romanzo, L’Isola, che forse può essere considerato un testamento, si sintetizza una miscela di suggestioni gnostiche, condite con riferimenti a culti orientali e irrisioni del Cristianesimo. A Pala, quest’isola immaginaria, si ha un mondo follemente rovesciato non solo sul piano dottrinale ma anche nella vita quotidiana: L’omosessualità, i rapporti precoci, i rapporti occasionali, i rapporti con una persona diversa dal proprio partner non sono condannati, ma considerati assolutamente normali, annota Agnoli. Il sesso, insomma, arriva ad avere una funzione mistica[xli].

La famiglia? Eccone una sintesi: su Pala “in una sola generazione l’intero sistema familiare fu completamente mutato”. I matrimoni continuano ad esistere; ma ad es. il termine “madre” è “rigidamente il nome di una funzione. Quando la funzione è stata debitamente assolta, il titolo decade l’ex bambina/o e la donna che veniva chiamata “madre” stabiliscono tra loro un nuovo tipo di rapporto[xlii].

Continua Agnoli: «ogni coppia di genitori fa parte di un CAR, o “Circolo di Adozione Reciproca: in pratica, si tratta di gruppi di 15-25 coppie molto assortite dal punto di vista sociale-lavorativo-culturale. Quando i figli di una coppia si trovano male nella loro famiglia, è cosa normale e socialmente incoraggiata (“dietro a tale incoraggiamento sta tutto il peso della pubblica opinione”) che fuggano temporaneamente, andando a soggiornare presso un’altra famiglia del medesimo CAR: “tutti coloro che fanno parte del Circolo adottano chiunque altro”. In tal modo […] “oltre ai nostri veri genitori, ognuno di noi ha la propria quota di vicemadri, vicepadri, vicezii e zie, vicefratelli e sorelle, viceinfanti, bambini e adolescenti”»[xliii]. Ancora una volta troviamo, in questo mare della dissoluzione, la suggestione dell’adozione come via di scardinamento dell’ordine naturale.

Ci fermiamo a questa vertigine letteraria e non ci spingiamo più in là per non uscire troppo dal cammino intrapreso, anche se molto si potrebbe scrivere sul ruolo che alcuni personaggi, oltre a quelli citati, hanno avuto sulla cultura contemporanea (tanto a sfondo più esoterico-satanico, pensiamo a Aleister Crowley o ad Anton LaVey, oppure più orientaleggiante, pensiamo ad Osho). Per non parlare di un altro ambito connesso, ovvero del primato che ebbe, negli stessi anni, certa musica in questa distorsione psichedelica dell’ordine della realtà e della natura. Valga per tutti, esempio tra i molti, il caso dei Beatles che non mancarono di inserire il volto di Crowley[xliv] (occultista esperto di magia sexualis, fondatore dell’Abbazia di Thelema il cui motto era: fa ciò che vuoi, sarà la tua legge!) sulla copertina del loro album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967). L’album includeva la canzone Lucy in the Sky with Diamons, il cui riferimento alla droga LSD – sostenuto da molti ma negato dagli autori – dà luogo a dibattiti e controversie che si protraggono da decenni[xlv].

Del resto, anche in relazione a questo, non si può tacere quanto quello di Huxley sia stato un incubo drammaticamente somigliante ad alcune realissime vicende. Lo scrittore morì un anno dopo l’uscita de L’isola. Come ultimo desiderio chiese l’iniezione nel braccio una dose di LSD: l’acido cui aveva affidato, gnosticamente, il compito di liberare l’uomo da Dio, dalla realtà, dall’io, dalla legge morale, e dalla consapevolezza, oltre che della vita, anche della morte[xlvi].

Non sembrerà strano che il fratello Julian – il quale, come accennato, negli anni ‘40 ricoprì l’incarico di direttore generale dell’UNESCO – fosse un sostenitore dell’eugenetica e di altre aberrazioni[xlvii]. Ancor meno, giunti a questo punto, deve stupire lo stato di evidente alterazione psichica, ora indotto da droghe ora ordinariamente presente, che coinvolge i vari personaggi “intellettuali” (e non) citati fin qui: la modernità non è solo un caravanserraglio di idee folli, ma di pazzi veri e propri che con i loro deliri, talvolta criminali, hanno dipinto il quadro di cui siamo osservatori. Del resto, Kant e Nietzsche, padri – pur diversissimi – del nostro tempo, non brillavano certo per equilibrio: il primo aveva chiari tratti ossessivi, il secondo a Torino fu raggiunto dalla psicosi con la famosa scena del cavallo.

Non paia in ogni caso di aver toccato l’estremo del nostro discorso, perché, se è possibile una summa delle più incontrovertibili nefandezze illustrate in questo cammino, è forse rintracciabile negli atteggiamenti e nello stile di un protagonista italiano, morto – purtroppo suicida, a soli 31 anni – nel 1983: Mario Mieli.

Si tratta del soggetto che, va riconosciuto, tra quelli sin qui incontrati più ha svettato nella coerenza con i principi di queste ideologie malate, portandoli compiutamente a termine nella loro realizzazione. Si noti peraltro che nel panorama italiano Mieli non è certo l’unico a rappresentare queste aberrazioni. Pensiamo, per fare due veloci esempi cui ne potrebbero seguire molti altri, a Dacia Maraini, esponente di spicco di certa cultura, che firmò sul Corriere un articolo intitolato: La “famiglia naturale”? Non esiste, perché la natura è violenza, caos, incesto[xlviii] o ad Aldo Busi, una dei nomi più letti dell’omosessualismo italiano, più volte autore di dichiarazioni sconcertanti sulla pedofilia[xlix], che nel suo Manuale del perfetto papà arrivò a scrivere: È probabile che nella mia omosessualità ci sia una forma di attrazione non verso i maschi, ma verso l’odio che mi suscitano tutti gli uomini, odio che il fare sesso con loro non ha fatto che fomentare[l].

Torniamo a Mieli. Nato – penultimo di sette figli, ad Alessandria d’Egitto – da padre ebreo e madre milanese, trascorse nel capoluogo lombardo gli anni della contestazione. Dal palco della Woodstock italiana del Parco Lambro lanciò lo slogan Lotta dura, Contronatura![li].Teorico di una rivoluzione gay in chiave marxista proponeva l’emancipazione dell’uomo tramite la “prassi” sessuale contronatura o “perversa”, da lui sintetizzata in un altro suo celebre slogan “Mens sana in corpore perverso”[lii]. Il suo amico Giampaolo Silvestri, già parlamentare dei Verdi, ricorda come Mieli rigettasse la democrazia, ritenendola un terribile inganno; e al suo posto auspicasse una Repubblica retta da “saggi”[liii].

A macchia di leopardo: estremista di sinistra, travestito da donna[liv], psicotico con elementi schizofrenici[lv], consumatore di droghe[lvi], difese la pedofilia[lvii], fu inoltre apologeta dell’urofilia[lviii], del sadismo[lix], della necrofilia[lx] e del masochismo[lxi], praticò la coprofagia, ammantata di esoterismo[lxii] e l’alchimia.

A Londra seminudo e allucinato fu trovato ad aggirarsi nell’aeroporto di Heathrow in cerca di un poliziotto con cui fare sesso[lxiii]. Fu condotto prima in carcere, poi in una struttura di assistenza psichiatrica. Una volta tornato a Milano venne ricoverato in una clinica per più di un mese[lxiv]. Fu durante questo animato soggiorno nella capitale britannica che iniziò a interessarsi seriamente di psicanalisi e scoprì la coprofagia[lxv].

Si noti, peraltro, che Mieli ha fatto scuola nel mondo omosessualista. La filosofa e militante LGBT Beatriz Preciado – oggi, dopo un periodo di transizione sessuale, “diventato” Paul B. Preciado – ancora nel 2014 ha invitato a uno sciopero dell’utero proponendo tra l’altro omosessualità, feticismo, coprofagia, zoofilia e, immancabilmente, aborto[lxvi].

Mieli fu tra le figure di spicco del movimento omosessualista Fuori! ma se ne allontanò in seguito all’apparentamento col partito radicale. Come già per citazioni precedenti, un quadro esaustivo della sua posizione è offerto da L. Schettini nel Dizionario Biografico degli italiani: «“[…] Mario Mieli illustrava la via transessuale, esoterica e schizofrenica alla rivoluzione; a chi desiderava comunicare un’immagine seria e omologata del movimento si rispondeva urlando El pueblo unito è meglio travestito!” (Rossi Barilli, 1999, p. 81). Dal tavolo dei relatori, al 5° congresso del Fuori!, Mieli prese infatti la parola definendosi transessuale e nominando anche la sua esperienza psichiatrica (sono stato definito uno schizofrenico paranoide, sono stato in ospedale, in manicomio per questo motivo); intimamente fedele alla pratica del rovesciamento del personale in politico, aveva poi parlato dei nessi tra la condizione di omosessuale e quella di schizofrenico (si veda la trascrizione del suo intervento in 5° congresso nazionale del “Fuori!”, in Fuori!, V, 1976, 16, pp. 16 s.).

Laureato in filosofia morale pubblicherà la sua tesi attraverso Einaudi, col titolo di Elementi di critica omosessuale. Mieli rivede il marxismo e lo completa con le tesi di Freud e Reich, parlando di comunismo polimorfo perverso, per cui è necessario liberare l’uomo […] tramite il dissolvimento di ogni identità “in una estetica transessuale[lxvii].

Il prof. Tim Dean dell’Università di Buffalo, nel suo contributo pubblicato in appendice, annota: “Nel processo politico di ristrutturazione della società (…) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia […] In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali, la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi “i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose” annullando “democraticamente” ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie[lxviii]. A questo si possono aggiungere, come in parte accennato: l’urofilia, il sadismo, il masochismo[lxix]. Si noti peraltro la rievocazione di diverse figure viste fin qui: il marchese de Sade, Marx, Bataille, Reich.

La famiglia, in questa logica malata, non può che essere strumento di oppressione: La pederastia – scrive Mieli – è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega. In altri passaggi la pedofilia è non solo apertamente sdoganata, ma quasi prescritta:

Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. […] La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto»[lxx].

Nella sua visione, l’eterosessualità non è affatto naturale e normale, ma il prodotto storico della «educastrazione», di un processo culturale e sociale che inibisce «la pluralità delle tendenze dell’Eros e l’ermafroditismo originario e profondo di ognuno»[lxxi]. Se l’ermafrodita originario è una vecchia ossessione gnostica, non meno gnostica è la pratica di ogni più immonda perversione con lo scopo, anche per Mieli, di giungere allo svelamento del nostro io profondo[lxxii].

Fatte le dovute distinzioni, risulta difficile non scorgere elementi già visti in Sabbatai Zevi e stupisce poco che Mieli negli ultimi tempi della sua vita si attribuisse in diverse sedi il ruolo di messia, credendosi forse discendente dai faraoni[lxxiii]. Questo è il periodo in cui scrive il suo romanzo autobiografico Il risveglio dei Faraoni, bloccandone poi la pubblicazione (uscirà postumo). Arrivata la delusione politica, gli parve che l’unica «possibilità di liberare a fondo l’essere umano, e quindi la sessualità, [fosse] la strada alchemica»[lxxiv]. «L’utopia di sé descritta in Elementi approda così alla magia mistica, in cui allucinazione e realtà si fondono, e ironia e follia sono impossibili da separare (Rossi Barilli, 2006, p. 165)»[lxxv].

Mario Mieli, che più volte è comparso in RAI, ha avuto un’influenza decisiva sull’omosessualismo italiano e straniero (Elementi di critica omossessuale è tradotto anche all’estero), a lui è intitolato un importante circolo romano LGBT, le sue lodi sono state intessute in più sedi, in particolare sulla stampa. La Festa del Cinema di Roma 2019 si è aperta con un film realizzato grazie a un contributo pubblico e dedicato alla sua memoria[lxxvi].

Così lo ricorda Liberazione[lxxvii]: Un essere androgino, un folletto aristocratico dal sorriso beffardo che, avvolto in un mantello nero, in una profusione di collane di perle e gioielli di famiglia, si staglia sullo sfondo di una chiesa.

Ecco dunque: dal Divin Marchese a Mieli alcuni esempi (non esaustivi) di zampillio in superficie di questo strampalato fiume carsico. Fonti inquietanti di cattive idee, si dirà. Fatti straordinari? Non propriamente: al massimo estrinsecazioni progressive, tappe di una sempre più abbondante riemersione di una corrente profonda, che però ha influenzato costantemente la storia, negli ultimi secoli in particolare.

Volgendo lo sguardo ad alcuni specifici casi di cronaca italiana, oltre agli attacchi ordinari – potremmo dire: per via legale – alla famiglia, si nota, con le stesse modalità da fiume carsico, anche una curiosa presenza parallela di attacchi straordinari e criminali. Una storia di mostruosità dove il vizio, ancora una volta, si intreccia irrimediabilmente con l’errore. Si vedrà, man mano che si procede, un fil rouge che lega le idee e le azioni dei personaggi delle vicende che narreremo, a volte in maniera chiara, altre volte più sfumata, in alcuni casi attraverso un rapporto diretto, in altri senza conoscersi e a gran distanza di luogo e tempo.

In questo nuovo inquietante zampillio, gli attori spesso hanno un ruolo privo di consapevolezza: ora il clima generale, ora certi slogan apparentemente innocenti, ora la routinaria esecuzione di altrui disposizioni, fanno il grosso del gioco. Ma il rumore di fondo è pressoché inconfondibile: l’odio per la famiglia rimane animato dall’odio per il modello sacro di Famiglia.


[i] M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” La gnosi sessuale di Wilhelm Reich, Cristianità n. 57 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[ii] W. Reich, Psicologia di massa del fascismo, 2ª ed. it., Mondadori, Milano, 1974, p. 267; in:M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” La gnosi sessuale di Wilhelm Reich, Cristianità n. 57 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[iii] M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” La gnosi sessuale di Wilhelm Reich, Cristianità n. 57 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[iv] D. Elkind, W. Reich, The Psychoanalyst as Revolutionary, New York Times, 18 aprile 1971, https://www.nytimes.com/1971/04/18/archives/wilhelm-reich-the-psychoanalyst-as-revolutionary-wilhelm-reich.html; et: L. Sassi, La strana storia dell’energia orgonica e del suo folle inventore, Vice.com, 13 febbraio 2018, https://www.vice.com/it/article/wjpv4b/la-strana-storia-dellenergia-orgonica-e-di-wilhelm-reich-il-suo-folle-inventore

[v] L. Sassi, La strana storia dell’energia orgonica e del suo folle inventore, cit.

[vi] Ibidem.

[vii] Ibidem. Si veda in particolare il paragrafo: I. Il pleroma: l‘energia orgonica vitale.

[viii] M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” La gnosi sessuale di Wilhelm Reich, Cristianità n. 57 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[ix] W. Reich, L’assassinio di Cristo, SugarCo, 1972 – reperito presso: https://psicologiadimassadelfascismo.files.wordpress.com/2015/12/assassinio.pdf

[x] A. D’Aloia in Marxismo e psicoanalisi (la figura di Wilhelm Reich), Marxismo.net, annota: La figura di Reich è per lo più sconosciuta al grande pubblico della psicanalisi, al punto che famosi pensatori della “scuola di Francoforte” hanno potuto attingere a larghe mani dal suo pensiero meno noto (quello del periodo marxista), distorcendone significativamente il contenuto, senza che nessuno ne sapesse niente.

[xi] voce: Scuola di Francoforte, Dizionario di filosofia (2009), Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/scuola-di-francoforte_%28Dizionario-di-filosofia%29/

[xii] Ibidem.

[xiii] Sulle influenze di Reich su Horkheimer e Scuola di Francoforte si veda anche: G. Fornero, S Tassinari, Le filosofie del Novecento, Volumi 1-2, Pearson Italia, 2006 p. 552.

[xiv] voce: Scuola di Francoforte, Dizionario di filosofia (2009), Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/scuola-di-francoforte_%28Dizionario-di-filosofia%29/

[xv] Tra gli altri: https://www.analisi-reichiana.it

[xvi] W. Reich, Psicologia di massa del fascismo, cit.;W. Reich, La lotta sessuale dei giovani,trad. it., Samonà e Savelli, Roma 1972, p. 113.;in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” La gnosi sessuale di Wilhelm Reich, Cristianità n. 57 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xvii] W. Reich, La lotta sessuale dei giovani, cit., p. 196:V. Schmidt, L’asilo psicoanalitico di Mosca, trad. it., Emme Edizioni, Milano, 1972, pp. 27-28, in:M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” La gnosi sessuale di Wilhelm Reich, Cristianità n. 57 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org – la nota si riferisce alle citazioni del paragrafo.

[xviii] S. Cohen, Challenging Orthodoxies: Toward a New Cultural History of Education, P. Lang, 1999, p. 170.

[xix] M. A. Gainotti e P. Schiavulli, Psicoanalisi ed educazione, International Journal of Psychoanalysis and Education, 2012 Vol. IV, n° 2: http://www.psychoedu.org/index.php/IJPE/article/view/62 (tutti i testi in italico sono riferiti a questa nota)

[xx] A. Frullini, Odori e dolori, Repubblica.it, 9 maggio 1989, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/09/odori-dolori.html?fbclid=IwAR3d8XQSUCDFEoBMufwx9cehxuOVlN4CXshoC5XKMo2WyAxneiZrXPITvcs

[xxi] G. Groddeck, Satanarium, trad. it. M. Lo Russo, Il Saggiatore, 1996

[xxii] https://www.adelphi.it/catalogo/autore/430

[xxiii] M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”, cit.

[xxiv] Ibidem.

[xxv] Ibidem.

[xxvi] Ibidem.

[xxvii] G. Groddeck , Il linguaggio dell’Es : saggi di psicosomatica e di psicanalisi dell’arte e della letteratura , trad. di M. Gregorio; introd di A. Tagliaferri, Mondadori, Milano, 1975, p. 65.

[xxviii] P. Trincia, Veleno, Einaudi, 2019, p. 101.

[xxix] Affidi illeciti Reggio, quell’audizione in Regione: “Ecco il modello Val d’Enza”, IlRestoDelCarlino.it, 5 luglio 2019, https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/politica/affidi-illeciti-1.4679851

[xxx] G. Groddeck, La stitichezza come prototipo della resistenza, tr. it. ne Il linguaggio dell’Es, Adelphi, Milano 1969, pp. 93; in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” L’inconscio come trama del mondo: Groddeck, Cristianità n. 55 (1979) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org – riferito a tutti i testi in italico del paragrafo.

[xxxi] P. Marconi, L’antigarantismo penale nella cultura di sinistra, in Mondo Operaio, giugno 1979, p. 124 (cfr. più ampiamente, Id., La libertà selvaggia, Marsilio, Padova 1979); in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza” L’inconscio come trama del mondo: Groddeck, Cristianità n. 55 (1979) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org

[xxxii] F. Agnoli, Aldous Huxley, profeta del nichilismo, Il Foglio, 31 Gennaio 2014, recuperato presso: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2014/01/aldous-huxley-profeta-del-nichilismo/?fbclid=IwAR0xI4b-dB7FP0GPb08F58jjX8gVNvbOp51qpxrDhKz88uDEs5u50phx11Q

[xxxiii] M. A. Iannaccone, La rivoluzione psichedelica, Sugarco; in: F. Agnoli, Aldous Huxley, profeta del nichilismo, cit.

[xxxiv] F. Agnoli, Aldous Huxley, profeta del nichilismo, cit.

[xxxv] R. Mantovani, Niente sesso, siamo hi-tech, Focus.it, 5 luglio.it, https://www.focus.it/cultura/curiosita/ingegneria-genetica-niente-sesso-siamo-hi-tech

[xxxvi] S. Pompei, A Brave New World, Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede – Disf.org, http://disf.org/abbiamo-studiato-per-voi/880434248X

[xxxvii] Ibidem.

[xxxviii] Ibidem.

[xxxix] Ibidem. Riferito a tutti i testi in italico del paragrafo.

[xl] F. Agnoli, Aldous Huxley, profeta del nichilismo, cit. Riferito a tutti i testi in italico del paragrafo.

[xli] Ibidem.

[xlii] Ibidem. Riferito a tutti i testi in italico del paragrafo.

[xliii] Ibidem.

[xliv] Arion, Volume 10, Trustees of Boston University, 2002, p. 103; et

[xlv] Scrive Gabriele Antonucci su Panorama (Beatles, “Lucy in the sky with diamonds” – Le curiosità, 1° giugno 2017): «I Beatles hanno sempre negato che Lucy in the sky with diamonds, uno dei brani più amati di Sgt.Pepper’s, abbia a che fare con Lsd, alterazione della percezione e psichedelia. Nel brano risulta, però, evidente l’ispirazione di Lewis Carol e di Edward Lear, filtrati in una chiave lisergica» – https://www.panorama.it/musica/beatles-lucy-sky-diamonds-sgt-peppers-le-curiosita/

[xlvi] Ibidem. Sempre sulla morte di Huxley si veda: S. Pérez Gavilán, El último viaje de LSD con el que murió Aldous Huxley, Vice.com, 12 gennaio 2018, https://www.vice.com/es_latam/article/yw5qqy/creators-el-ultimo-viaje-de-lsd-con-el-que-murio-aldous-huxley

[xlvii] E. Pennetta, UNESCO: tra Julian Huxley e Lino Banfi il problema è il primo, CriticaScientifica.it, 27 gennaio 2019, https://www.enzopennetta.it/2019/01/unesco-tra-julian-huxley-e-lino-banfi-il-problema-e-il-primo/

[xlviii] Corriere della Sera, 27 marzo 2007, articolo riportato trionfalmente sul sito dell’Unione Atei, Agnostici e Razionalisti: https://blog.uaar.it/2007/03/27/famiglia-naturale-non-esiste-perche-natura-violenza-caos-incesto/

[xlix] Aldo Busi e le dichiarazioni sulla pedofilia, UCCRonline.it, 8 luglio 2013, https://www.uccronline.it/2013/07/08/aldo-busi-e-le-dichiarazioni-sulla-pedofilia-video/

[l] F. Agnoli, Il Foglio, 26 maggio 2007; A. Busi, Manuale del perfetto papà, Mondadori, 2010.

[li] R. de Mattei, Leggere Mario Mieli per capire l’odierna “società del caos”, OsservatorioGender.it, 15 aprile 2016, https://www.osservatoriogender.it/leggere-mario-mieli-capire-lodierna-societa-del-caos/

[lii] Ibidem.

[liii] G. Silvestri intervistato da V. Branà, L’eredità di Mario Mieli per il mondo LGBT, 12 marzo 2013, IlFattoQuotididano.it, https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/12/leredita-di-mario-mieli-per-mondo-lgbt/527788/

[liv] Voce: Mieli, Mario (di L. Schettini), Dizionario biografico degli italiani (2015), Treccani.it, http://www.treccani.it/enciclopedia/mario-mieli_(Dizionario-Biografico)/

[lv] Ibidem. V. infra.

[lvi] Ibidem.

[lvii] Ibidem.

[lviii] Ibidem.

[lix] Ibidem.

[lx] Ibidem.

[lxi] Ibidem.

[lxii] G. Silvestri intervistato da V. Branà, L’eredità di Mario Mieli per il mondo LGBT, cit.

[lxiii] Voce: Mieli, Mario (di L. Schettini), cit.

[lxiv] Ibidem.

[lxv] Ibidem.

[lxvi] B. Preciado, Huelga de úteros, Público, 29 gennaio 2014, https://blogs.publico.es/numeros-rojos/2014/01/29/huelga-de-uteros/

[lxvii] I virgolettati di questo paragrafo sono tratti da: A. Righi, Mario Mieli ideologo gay, Corrispondenza Romana 862/04 del 26/06/04, recuperato presso: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2008/12/mario-mieli-ideologo-gay-1031/

[lxviii] Ibidem.

[lxix] Voce: Mieli, Mario (di L. Schettini), cit.

[lxx] M. Mieli, Elementi di critica omosessuale, 2002, p. 62; leggibile anche nella versione PDF sul sito MarioMieli.net (p. 55), https://www.mariomieli.net/wp-content/uploads/2018/01/Elementi_di_critica_omosessuale.pdf

[lxxi] Voce: Mieli, Mario (di L. Schettini), cit.

[lxxii] Ibidem.

[lxxiii] L. Del Sette, Mario Mieli, armonia e libertà, IlManifesto.it (dal settimanale Alias), 29 settembre 2018, https://ilmanifesto.it/mario-mieli-armonia-e-liberta/

[lxxiv] Voce: Mieli, Mario (di L. Schettini), cit.

[lxxv] Ibidem.

[lxxvi] F. Borgonovo, Il film su Mieli prodotto dalla Rai apre la festa del cinema di Roma, LaVerita.info, 12 ottobre 2019, https://www.laverita.info/il-film-su-mieli-prodotto-dalla-rai-apre-la-festa-del-cinema-di-roma-2640932941.html

[lxxvii] F. P. Del Re, Liberazione, 11 marzo 2008, pp. 12-13.

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