«Domani si vota in Spagna. Ci saranno sorprese. Che forse ci riguardano»

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Chiacchierata col Guelfo Rosa:

RS: Allora, domani si vota?

GR: In Spagna sì.

RS: Come andrà?

GR: Non ho la sfera di cristallo ma credo che il partito Vox, la cosiddetta “estrema destra”, ci farà una sorpresa. Le elezioni spagnole sono un barometro di portata europea che va oltre i confini nazionali.

RS: Parliamone.

GR: Spagna, Francia e Italia hanno avuto dinamiche politiche simili. Tutte e tre hanno avuto un “Renzi”, innanzitutto. Macron, Renzi e Rivera, rispettivamente dei partiti En Marche!, PD-Italia Viva e Ciudadanos, hanno incarnato un progressismo centrista moderato. L’unico che è andato veramente a segno è Macron (anche se ora non è messo benissimo), di Renzi sappiamo, Rivera ha avuto un’ascesa irresistibile (senza mai diventare premier) e ora batte in ritirata con sondaggi che non lo premiano.

RS: Una sorta di “partiti di plastica 2.0”?

GR: Non parliamo di plastica che altrimenti ci tassano! Comunque sì: tenete conto che, giusto per completare il quadro, l’ex collega di governo renziano Sandro Gozi è andato a lavorare per il governo francese e l’ex collega di governo francese Valls (primo ministro, con Macron ministro) è andato a candidarsi in Catalogna, sua terra d’origine, col sostegno del partito anti-indipendentista di Rivera.

RS: Curioso.

GR: La situazione spagnola è ingessata. Da una parte le sinistre, dall’altra le cosiddette “destre”, in mezzo il variegato stuolo di partiti regionali e indipendentisti. Si era già votato ad aprile e oggi si torna alle urne, creare un governo è un problema. E in mezzo hanno pure estumulato Francisco Franco.

RS: Come inciderà la dinamica elettorale spagnola sulla politica, anche di casa nostra?

GR: Chiariamo: nelle liberal-democrazie si cambia tutto per cambiare niente. E chi si aspetta rivoluzioni da un popolo che dovrebbe riformare se stesso applicando il principio per cui tutto è sottoponibile al consenso, ha sbagliato bersaglio. Però…

RS: Però?

GR: Però è certo che le elezioni forniscano almeno qualche sintomo di ciò che si muove nel cuore della società. Vedete: Spagna e Portogallo, ad esempio, hanno storie parallele: la parallela conquista del Sud America, le parallele vicende dinastiche (carlismo in Spagna, miguelismo in Portogallo), paralleli cesarismi novecenteschi (Franco in Spagna, Salazar in Portogallo), parallele transisizioni democratiche e altro. Pensare che, ad esempio, un successo – anche relativo – della destra di Vox non riguardi anche i vicini portoghesi (e il resto d’Europa) sarebbe sciocco.

RS: La destra spagnola ha però una storia strana…

GR: Vive, come la Spagna, un’eterna transizione post-franchista. Solo ora, dopo 40 anni, si ha un partito così di destra e con così tanti voti. Anche qui chiariamo: non stiamo parlando di tradizionalisti di ferro. Si tratta dalla branca spagnola dell’asse Le Pen-Salvini. Anzi vi dico di più: se prima vi ho parlato di Gozi e Valls, vi devo dire che pure Salvini è entrato nel dibattito spagnolo.

RS: In che senso?

GR: Durante il Debate televisivo a 5 tra i maggiori esponenti di partito spagnoli, Rivera (di Ciudadanos) ad un certo punto attattacca Abascal (di Vox). Voi fate tanto i patriottici, lo accusa, ma ecco la foto di Abascal con Salvini ed ecco la foto di Salvini con la bandiera indipendentista catalana. Abasacal, che si aspettava il colpo, prontamente ha tirato fuori la foto di un Tweet in cui riprendeva duramente Salvini sulla questione.

RS: Insomma le oscillazioni salviniane provocano scossoni anche all’estero?

GR: No all’Euro – Euro irreversibile, No agli euroburocrati – Draghi, presidente della Repubblica? Perché no, Immagini devozionali – Papeete, Destra patriottica spagnola – indipendenismo catalano. Eh sì, con il suo 35%, o più, deve decidere cosa fare da grande, lo abbiamo detto.

RS: Ma questa destra spagnola per cosa si caratterizza.

GR: In un’intervista è difficile fare una sintesi. Mi pare che il loro focus ora sia l’anti-indipendentismo, con la richiesta di mettere fuori legge i partiti che sostengono questa linea e di togliere se necessario le autonomie.

RS: La Spagna sembra una Paese sull’orlo di una crisi di nervi.

GR: Lo è: impantanata nel passato recente e remoto, con forze centrifughe-indipendentiste sempre più agguerrite (Catalogna ma non solo), con un problema di spopolamento in un territorio vasto, incapace di darsi un governo stabile, con una monarchia ricreata artificialmente sul finire del franchismo e non accettata da molti, con una società dilaniata dal conformismo global-progressista (sono messi peggio di noi quanto a delirii LGBT, femminismo e affini). Possiamo definirla così: il malato d’Europa, che ci racconta cos’è il disastro della rivoluzione.

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