«Emilia, Lega, Salvini, Sardine. E come può finire»

Chiacchierata col Guelfo Rosa:

RS: Viste le sardine?

GR: Di solito, più che guardarle, le mangio. Però, se vi riferite all’operazione di piazza, sì, le ho viste. Erano tante, determinate e pronte ad andare fuori sotto la pioggia.

RS: Quindi?

GR: Quindi abbiamo assistito al tafazzismo di quelli che hanno detto che le foto erano di capodanno e altre scemenze affini. Poi, dopo l’oceano di sardine a Bologna, è arrivato quello di Modena ancora più significativo perché fatto un lunedì sera, sotto l’ombrello.

RS: Che lettura dare?

GR: Non voglio esagerare ma mi sembrano la versione nostrana della (permanente) rivoluzione colorata italiana. Prima il popolo viola e ora le sardine. Un simbolo facilmente spendibile (prima i segni di colore viola al tempo dello spread Berlusconi-Monti, ora le sardine cartonate), una manifestazione contro (quindi l’aspetto negativo che prevale sulla proposta, l’unirsi per combattere più che per affermare), flash mob e gli altri ingredienti già noti. Lo abbiamo visto, sotto distinti aspetti, con gli “arancioni” in Ucraina, le rose in Georgia, i tulipani in Kyrgyzstan, ecc. Lì la partita era diversa, ovviamente. Soprattutto: non dico che ci sia una regia comune, dico che lo sviluppo è molto simile. Anche nelle primavere arabe si trova qualche elemento comune. Diffusione social battente, sconosciuti che dal nulla muovono decine di migliaia di persone, video di promozione pronti e confezionati poche ore dopo la manifestazione.

RS: Se fossero scesi in piazza con le bandiere del PD sarebbero stati in quattro.

GR: Certo, è la forza del movimento “anonimo”. Fu la fortuna anche dei Cinque Stelle. Finché non li conosceva nessuno c’era l’alibi del “chi può dire come saranno?”. Ora li abbiamo visti all’opera ed è stato come togliere la maschera all’attore di teatro. Finito il fascino del mistero e dell’ingoto, che per natura dura poco.

RS: Come finiranno dunque le sardine?

GR: In padella. Questi movimenti sono effimeri, o meglio: spesso “dichiaratamente effimeri”. Esaurita la causa finale, svaniscono nel nulla. Esistono contro qualcosa. Che Salvini vinca o perda le regionali 2020, le sardine dopo qualche mese saranno dimenticate, come il popolo viola e tutto il resto. Sbucano come funghi, sembrano invadere ogni cosa e puff… svaniscono. Forse qualcuno dei promotori si candiderà da qualche parte ma niente di più. A metà estate 2020 non se le ricorderà nessuno.

RS: Piazze piene, urne vuote?

GR: Sarei prudente. Vero tutto quello che si è detto ma qui di gente ne abbiamo vista tanta e la partita è importante. Non è solo a livello regionale.

RS: Certo, anche il governo sul piano nazionale…

GR: … non solo, questa partita è sul piano internazionale. Le Cancellerie europee sanno bene che espugnata la roccaforte emiliana, Salvini per un po’ non avrà più freni. Sanno anche – questo più i cosiddetti intellettuali rispetto alle Cancellerie – che l’Emilia è un simbolo e uno snodo fondamentale. Non tanto perché è una delle locomotive economiche del Continente, perché a Bolonga è nata la prima università ma soprattuto perché da 60 anni è la terra sperimentale del progressismo religioso (Scuola di Bologna, dossettismo, ecc), politico (la lista sarebbe troppo lunga), sociale (“gli asili migliori del mondo”, il “welfare invidiabile”, con “piccoli” incidenti di percorso tipo Bibbiano, ecc) e molto altro. Insomma: è almeno dai tempi di Matilde di Canossa e dell’imperatore che in questa terra si giocano partite fondamentali. Il tricolore? Da Reggio Emilia. La sanguinosa partita della guerra civile (1943-1947)? Nel Triangolo (emiliano) della Morte. Don Camillo e Peppone hanno combattuto su questo terreno.

RS: La sinistra è dunque in allarme.

GR: Credo che dopo aver visto a Reggio la folla sconfinata che aveva raccolto un semplice aperitivo di Salvini, si siano mossi. Ma attenzione a non fare errori. Attenzione a credere che da parte della Lega ci siano i crociati e di là, a sinistra, gli occupanti di Gerusalemme. Sono due liberalismi che si scontrano: uno più pericoloso e maneggevole per il progressismo globale e uno meno. La sinistra vive – giustamente – la sfida come don Camillo contro Peppone ma noi dobbiamo essere lucidi. Di qua non c’è don Camillo e di là c’è molto molto molto peggio di Peppone. Sia chiaro.

RS: Che errori sta facendo la Lega.?

GR: Alcuni. La retorica di Salvini dimentica un fatto fondamentale, ad esempio. “Facciamo cadere il muro di Berlino anche qui”, dice. In Emilia, nel senso salviniano, il muro è già caduto con la vittoria di Guazzaloca a Bologna, anni e anni fa. Sapete perché non è servito a nulla?

RS: Perché il centrodestra non ha saputo fare la battaglia culturale.

GR: Esatto. Hanno vinto nelle urne ma non nei cervelli. Se non c’è una radicale battaglia metapolitica che cambi le premesse stesse del voto, è inutile vincere. Non dico che sia possibile portarla a termine questa battaglia, dico che va almeno tentata. Nel peggiore dei casi avremo svegliato qualcuno.

RS: La Borgonzoni. Come la vede in questo scenario?

GR: Che posizione ha la Borgonzoni sulla “legge regionale omotransnegatività”? Chiediamoglielo. Domandiamo se sono disponibili a rimuovere le premesse ideologiche dello sfacelo che vive la nostra società. In che idee credono questi salviniani?

RS: I candidati della Lega in Emilia alle scorse amministrative non hanno brillato per tradizionalismo.

GR: Infatti in parte hanno pure perso. Sia chiaro, ragazzi: non credo alla liberal-democrazia. Una testa (bacata), un voto. Roba vecchia, già da quasi un secolo ma, se si vuole giocare la partita, la cosa va fatta puntando su un piano alto. Non abbiamo bisogno di commercialisti che vanno a fare i (salvinian)democristiani alle iniziative LGBT per poi non arrivare nemmeno al ballottaggio. Manca il realismo e il sogno.

RS: Salvini può vincere in Emilia-Romagna?

GR: Sì, può farcela. Deve però dare un ruolo (e un’identità vera) al profilo politico-culturale della sua candidata. Questa eventuale vittoria, senza ciò che dicevamo poco fa, non servità a molto. E, sulle cose che contano, si rischia di fare la fine delle sardine.

2 Commenti a "«Emilia, Lega, Salvini, Sardine. E come può finire»"

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  2. #Paolo   21 Novembre 2019 at 8:36 pm

    complimenti al Guelfo Roso. Grazie di tutto. Il vostro impegno per il caso Bibbiano mi sprona a comprare altri libri editi da “Radio Spada”, per sostenere questo lumicino. Che sia acceso, che illumini il più alto numero di pellegrini

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