False obiezioni al ruolo che ha l’ideologia nell’attacco alla famiglia (Bibbiano e non solo)

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Pubblichiamo a puntate il testo dell’intervento di A. Giacobazzi al 27° Convegno di Studi Cattolici (Rimini, 25, 26, 27 ottobre 2019). Questa è la settima ed ultima.

4. Alle fonti dell’Aude

In ogni parte d’Italia c’è una Bibbiano[i], ha sostenuto lo psichiatra A. Meluzzi.

D’altra parte, è stato detto in sedi anche autorevoli che non c’è una matrice ideologica – ma al massimo qualche interesse economico – dietro l’efficiente sistema che in Italia, in nome dello Stato, ha sottratto migliaia e migliaia[ii] bambini alle loro famiglie, come pare non tutti a ragion veduta. Forse non ci sarà un’adesione cosciente di tutti gli attori coinvolti e forse non si tratterà di un approccio uniforme, ma senza un preciso clima ideologico (con certe connotazioni culturali, filosofiche e persino religiose) un sistema del genere non sarebbe potuto né nascere, né crescere.

Non devono stupire le dichiarazioni della regista Francesca Archibugi quando dice:

«Difendo il partito di Bibbiano. Io difendo come idea il fatto che lo Stato possa decidere su dei bambini. Non bisogna indietreggiare di un passo su questo, perché sono state delle conquiste enormi. E qualora ci fossero stati abusi, perseguirli senza pietà, proprio perché è un principio importantissimo dello stato di diritto che il bambino non è dei genitori. Quindi ci tengo tantissimo a dire che sì, sono del partito di Bibbiano»[iii].

La famiglia – vale la pena ribadire l’ovvio – viene prima dello Stato. Parafrasando un noto testo della Scrittura: prima che lo Stato fosse, non solo cronologicamente. Come già detto, del resto, risulta altrettanto innegabile che, in particolare dagli anni ‘60 (ma abbiamo visto che le radici sono lontane), vi sia un clima per cui sui giornali, nei film, in televisione, via radio, la famiglia cosiddetta tradizionale è ridicolizzata, nella migliore delle ipotesi, o presentata come assurda, fuori tempo, oppressiva e violenta nel resto dei casi. Dai cinepanettoni, fino alle fiction, dai quotidiani fino all’ultimo dei comici: è tutto un ridacchiare della famiglia e, ancor più, del ruolo del padre, che non a caso, sempre citando lo psicanalista G. Ricci, è ignorato, disprezzato e irriso anche dal fantasma omosessuale[iv].

Si noti peraltro che il Centro Studi coinvolto in alcune vicende narrate, ovvero l’Hansel e Gretel, porta il nome di una fiaba agghiacciante narrata dai Fratelli Grimm in cui si racconta di due bambini, figli di un boscaiolo rimasto vedovo, che dopo essersi riaccompagnato con una donna crudele si lascia convincere ad abbandonarli nella foresta, per due volte. Finiscono così in casa di una strega che ingrassa il maschietto per mangiarselo e mette la femminuccia a fare la sguattera. Si salvano spingendola a morire nel fuoco del forno. Si approprieranno del suo oro, con cui verranno riaccolti dal papà, senza dover più patire la fame. Anche la matrigna nel frattempo non c’era più.

Insomma: un quadro devastante della famiglia e del ruolo del padre. Si aggiunga peraltro che secondo alcuni studiosi, le fiabe dei Grimm non mancherebbero[v], in certi casi[vi], di contenere elementi derivati dalla tradizione alchemico-ermetica. La stessa fiaba di Hansel e Gretel non ne sarebbe esente[vii]. In Alchimia della fiaba, G. Sermonti arriva a intravedere elementi come «l’originale indeterminato, l’androgino primordiale in cerca di identificazione»[viii].

Non è un caso che uno degli argomenti più abitualmente usati in politica per promuovere le unioni tra persone dello stesso sesso sia che il luogo più pericoloso e violento è la famiglia tradizionale. La disgregazione della società – anche qui più o meno cosciente – passa dall’attacco al suo nucleo fondamentale.

Si replicherà che non sempre, anzi raramente, per le migliaia di bambini sottratti alle famiglie si tratta di operazioni condotte da militanti LGBT e che i casi platealmente vergognosi evidenziati in questa disamina sono una minoranza del totale: certo, è vero. Ma si tratta di un fatto riconducibile alla dicotomia sostanziale-accidentale. Insomma: il fatto che un minuto prima di avere la febbre la mia temperatura misuri 36,5 gradi, non significa che sia necessariamente sano: significa che in quel momento non ho il sintomo della febbre. Che, periodicamente, un clima malato in cui è possibile trascinare fuori di casa migliaia di minori (fatto che già di suo è sintomatico di un problema grave) slatentizzi picchi di clamorosa prevaricazione, ora a Bibbiano, ora a Massa Finalese, ora altrove, è semmai una radicale conferma di quella che è la situazione generale descritta.

È come se ci fosse una vena di sadismo e di violenza che scorre sotterranea, poi quando emerge prende delle forme sublimi: questa fu l’efficacissima espressione usata dal giornalista Mario Spezi per parlare del contesto socio-culturale in cui nasceva e operava il mostro di Firenze[ix]. Ecco: la storia di certi (mal)trattamenti di minori ha qualcosa di simile, in particolare quando si tratta di strapparli ai genitori. Senza una famiglia continuativamente sul banco degli imputati e oggetto di ogni beffa, con la figura del padre ridotta a orco e quella della madre derubricata come concetto antropologico[x], non potrebbe esistere un clima sociale in cui si accetti tutto questo.

Senza un rigetto pieno dell’idea di società e di famiglia che esce dal fiume carsico individuato, ovvero senza un rifiuto del percorso ideologico che si è estrinsecato in maniera eclatante dalla Rivoluzione Francese alla Scuola di Francoforte per giungere fino ad oggi, ogni aiuto alla famiglia (anche animato da buone intenzioni) è, nella migliore delle ipotesi, una provvisoria cura dei sintomi.

Si badi: non vale l’obiezione per cui i casi ideologici citati nel capitolo Il mare della dissoluzione sarebbero a favore della pedofilia di massa o ne metterebbero positivamente le premesse, mentre nel caso di zelantissimi assistenti sociali (e giudici) anti-abusi si verificherebbe esattamente l’opposto, per cui pedofilia o una situazioni di abusi familiari diffusissime sarebbero duramente represse. In realtà l’analisi della realtà è simile, cambia solo il giudizio morale. In entrambi i casi si svaluta oltre il limite il ruolo della famiglia e si ha, coscientemente o no, una visione di violenza (quasi) intrinseca dei rapporti famigliari, per lo meno su larga scala. Senza escludere poi che questo zelo porti, talvolta, a vessazioni uguali o peggiori: pensiamo ai bambini inviati al Forteto, o a certi trattamenti delle nuove famiglie affidatarie di Bibbiano verso alcuni minori pare mai abusati.

Questa coincidentia oppositorum, come visto, la troviamo anche nelle dottrine gnostiche che negano la famiglia: ora proponendo un eccesso, ora il suo opposto, ma negando l’equilibrio. C’è una premessa – spesso ignota a chi diffonde queste idee – secondo cui la natura è sbagliata. Così come sarebbe sbagliato il suo Autore.

Detto in altri termini, in campo ambientale: una sopravvalutazione dell’autocombustione rischia di fare comodo tanto agli interessi incendiari dei piromani, quanto a quelli lavorativi di certe guardie forestali.

Non è certo da credere la filosofia, pure deviata, che esclude il male in senso assoluto. La nostra società dopo il peccato originale è corrotta. E molto corrotta, dopo la lunga serie di peccati attuali che ci hanno portato all’epoca contemporanea. Ma se va fuggito l’eccesso di (sciocco) ottimismo, va pure fuggito l’eccesso di (tetro) pessimismo perché in ogni caso, alla fine, portae inferi non praevalebunt.

Come mai sei caduto dal cielo,
O Lucifero, che splendevi al mattino?
Come sei precipitato per terra,
tu che piagavi le nazioni?
Tu che dicevi in cor tuo:
«Salirò sui cieli,
sopra le stelle di Dio»
[xi]


[i] C. Piano, Alessandro Meluzzi: «In ogni parte d’Italia c’è una Bibbiano occultata dai buonisti», LaVerita.info, 22 luglio 2019, https://www.laverita.info/in-ogni-parte-ditalia-ce-una-bibbiano-occultata-dai-buonisti-alessandro-meluzzi-lintervista-2639294230.html

[ii] M. Tortorella, Li chiamano affidi, ma troppo spesso sono uno scippo, Panorama, 27 giugno 2019, https://www.panorama.it/news/in-giustizia/scandalo-affidi-minori-bologna/

[iii] C. Tosi, Francesca Archibugi a Radio Capital: “Io sono del partito di Bibbiano. I figli non sono dei genitori”, 29 settembre 2019, IlGiornale.it, http://www.ilgiornale.it/news/cronache/francesca-archibugi-radiocapital-io-sono-partito-bibbiano-i-1760298.html

[iv] G Ricci, Il padre dov’era, SugarCo, 2013, p. 160. Annota Ricci: «L’ideologia di genere, basandosi su un azzeramento simbolico dell’identità sessuale a favore di un’ipotesi costruttivista, fa fuori il padre, lo espunge. Adeguandosi a questa logica il fantasma omosessuale in effetti ignora il padre, lo disprezza, lo irride».

[v] Si noti, in ogni caso, che l’eccesso di attenzione per (presunti) simboli e significati può portare ad eccessi.

[vi] In particolare con riferimento a Lo spirito nella bottiglia, si riferiscono alcuni indizi in questo senso in R. Bernardini, Jung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa, Franco Angeli, 2011, p. 211.

[vii] Katherine M. Faull, Anthropology and the German Enlightenment: Perspectives on Humanity, Bucknell University Press, 1995, p. 81.

[viii] G. Sermonti, Alchimia della fiaba, Lindau, 2009, p. 218.

[ix] Tra l’altro risulta, per mera coincidenza temporale, come sia nel caso del Forteto che in quelli emiliani, le vicende siano state precedute o accompagnate dalla presenza sul territorio di un serial killer. Il mostro di Firenze (1968-1985, 16 vittime) e il mostro di Modena (1985-1995, 8 vittime).

[x] Espressione resa celebre, in una trasmissione televisiva, da una coppia di uomini italiani che ha avuto dei figli in Canada con l’utero in affitto. I termini “concetto antropologico” sono diventati rapidamente un hashtag molto di tendenza: F. Curridori, “Mamma è un concetto antropologico”, IlGiornale.it, 3 febbraio 2016, http://www.ilgiornale.it/news/politica/mamma-concetto-antropologico-1220212.html

[xi] Isaia 14, 12-13, La Sacra Bibbia, a cura di Padre E. Tintori, San Paolo, 1945, p. 1138.

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