Il Forteto e la gnosi omo-settaria

Foto da qui

Pubblichiamo a puntate il testo dell’intervento di A. Giacobazzi al 27° Convegno di Studi Cattolici (Rimini, 25, 26, 27 ottobre 2019). Questa è la quarta.

3. Il Sieve, il Panaro, l’Enza e tutti gli altri

A. Il Forteto

Uno dei più ampi, consistenti e celebri scandali di stampo omosessual-settario della storia recente è sicuramente rappresentato dalla comunità toscana del Forteto, fondata da Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi nel 1977. Poco dopo la nascita, in seguito a qualche cambio di locazione, prenderà definitivamente sede a poche centinaia di metri dal fiume Sieve, a Vicchio, in Toscana.

Secondo quanto emerso dalle vicende giudiziarie e da tre commissioni di inchiesta regionale e nazionale, all’interno della struttura si commisero abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili che erano stati dati in affidamento dal Tribunale dei minori alla comunità[i].

Il Forteto, non deve stupire, fu animato da ideali tipici dell’infatuazione collettiva della seconda metà del ‘900. Sergio Pietracito, presidente del Comitato Vittime del Forteto, parlando con il quotidiano Il Tirreno diceva che erano gli anni degli ideali e dell’utopia aggiungendo: ci andai per accompagnarci una fidanzatina, rimasi affascinato da quest’uomo carismatico che sembrava aver realizzato i nostri sogni di comunitarismo, solidarietà, di cattolicesimo sociale e democratico. Rodolfo [Fiesoli] era affascinante, citava il Vangelo tutte le sere, riusciva a rubarti l’anima, ci ha convinti di vivere un’esperienza unica, invece erravamo tenuti schiavi[ii].

Risulta del resto ormai acclarata l’attenzione che ebbero persone-chiave legate alla vicenda Forteto per la figura di don Milani[iii], autore di una pedagogia disastrosa e che nulla ha di cattolico[iv]. Figura graditissima nei salotti conformisti e resa ormai un’icona tra i pionieri della rivoluzione neomodernista.

Il Forteto, del resto, era poco meno di una setta territoriale, costituita in comunità affidataria, gestita d’imperio da Fiesoli. I minori accolti nella comunità erano nominalmente affidati dal Tribunale dei Minori a una coppia che [era] tale solo sulla carta, poiché spesso i genitori affidatari non [avevano] alcun rapporto fra di loro[v]. La cosa è fondata al punto che, ancora oggi, ha raccontato Diletta Giommi nell’audizione del 19 giugno 2012 – non so chi sono sulla carta le persone che mi facevano da genitori affidatari[vi]. Una sorta di comune (che ricorda quasi i romanzi di Huxley o gli incubi dell’Asilo di Mosca) in cui l’unico vero cardine era il concetto deviato di famiglia funzionale[vii].

I caratteri sostanzialmente gnostici di questa realtà furono definiti, forse involontariamente ma in maniera impeccabile, dallo stesso Pietracito:

«Il Forteto è stato una setta. Ci diceva che noi eravamo i puri di Dio, che dovevamo donarci a lui per liberarci dalla materia, che il mondo fuori era m[…] e quindi non dovevamo raccontare a nessuno ciò che accadeva dentro, perché nessuno avrebbe potuto capire. (…) Avevamo tutti paura. Io scappai nel ‘90, prima in Francia, poi in Olanda. Sono tornato dopo anni, a fatica inizio a ricostruire i rapporti con i miei genitori. La scintilla è scattata quando ad essere abusata non è stata più la vecchia generazione, e i padri affidatari hanno cominciato ad ascoltare nei racconti dei figli adottivi le stesse violenze subite da loro»[viii].

La Relazione presentata alla prima commissione regionale d’inchiesta era piuttosto netta: al Forteto «uomini e donne vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati». «La famiglia era una gabbia oppressiva, bisognava isolarsi dall’egoismo del mondo» raccontano le vittime. L’eterosessualità è «osteggiata», l’omosessualità incentivata. […] «Si doveva tutti cercare di maturare attraverso il confronto» ricorda Donatella, e il “confronto”, nel lessico rovesciato del profeta, «era il sesso omosessuale». I ragazzi che mostrano desiderio per l’altro sesso sono «finocchi», le ragazze «lesbiche». Chi veniva scoperto era umiliato di fronte a tutti, sottoposto ai «chiarimenti». «Ti mettevano su una sedia, la sera, e ti facevano un processo. Dovevi confessare di essere preda di ossessioni sessuali anche se non era vero, o di aver subito violenza dalla famiglia di origine anche se non era mai successo». Chi si ribella o si oppone subisce le «punizioni». «Tirate di capelli, botte con il mattarello, zoccolate». Oppure si veniva richiusi nella cella frigorifera»[ix].

Si dirà che c’è molto marchese de Sade in questo racconto. E va tenuto presente il fatto che volontariamente sono state omesse le bestemmie contro Maria SS.[x] presenti nella relazione. Si noti anche qui l’odio per l’ordine divino-naturale e il lessico invertito.

Una testimonianza descrive l’estensione di questi atti e lo sfondo ideologico. Alcuni tentativi di abuso succedevano di fronte alla madre affidataria: «Cioè, mi ci portava lei: “Ma lasciati andare! Rodolfo lo fa con tutti, è normale, ti leva questa materialità”»[xi].

In quel contesto di orgogliosa inversione pare non mancassero le “confessioni pubbliche”[xii]. A confermarlo è Edoardo Martinelli, uno dei fondatori del Forteto, con cui ruppe prestissimo[xiii]. Raccontò tra l’altro che un giorno, giunto al culmine, disse a Fiesoli:

«Si va io e te da don Bensi, il mio confessore. Don Raffaele Bensi, professore di religione di generazioni di studenti, era una istituzione del cattolicesimo democratico fiorentino, ed era stato confessore di don Milani. Martinelli ha un vivido ricordo dell’incontro: «Non si fa a tempo a entrare che Rodolfo gli fa il suo sorriso e gli mette la mano sui genitali (era un suo vezzo). Don Bensi gli sferrò uno sganassone e lo cacciò a calci nel sedere. Poi mi disse: Questo è pazzo, è uno psicotico attivo. Quel giorno capii che ero finito in un bordello»[xiv].

Il Forteto fu inaugurato nel 1977 e già nel 1978 Fiesoli e Goffredi erano stati denunciati (e arrestati) in relazione a presunti abusi. La macchina operativa della comunità continuò a ricevere ospiti, inviati con regolarità dal tribunale dei minori di Firenze, durante gli anni successivi fino a qualche tempo fa, nonostante processi e commissioni d’inchiesta. Si noti: qui e negli altri casi che affronteremo, l’aspetto penale ha una rilevanza piuttosto bassa; che i protagonisti della vicenda siano o non siano stati condannati sul piano giudiziario, sposta poco. Ci sono una serie di livelli d’analisi (politico, istituzionale, sociale) ben più importanti e significativi.

Risulta curiosa, ad esempio, la posizione del giudice Meucci – presidente del Tribunale dei Minori, pure esponente del “cattolicesimo democratico fiorentino”[xv] e vicino a don Milani[xvi] – che non smise di indirizzare al Forteto giovani problematici, convinto forse che si trattasse di enfatizzazioni politiche contrarie[xvii]. Un altro magistrato, Piero Tony, ricorda: Nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea[xviii].

In effetti la politica con questa realtà aveva parecchio a che fare. Fiesoli, che alcuni dicono fosse chiamato il Profeta (lui nega), non mancava di ricevere ospiti eccellenti e particolarmente orientati a sinistra. Su Il Fatto Quotidiano, parlando ironicamente di pellegrinaggi, si ricorda:

«Chi ad esempio si candidava nel Mugello veniva portato dai dirigenti locali del centrosinistra a visitare il Forteto. Come ad esempio l’ex pm Antonio Di Pietro e l’ex senatrice Vittoria Franco. Ma non solo loro. Dal Forteto sono passati, tra gli altri, anche Piero Fassino, Susanna Camusso e Livia Turco. Sindaci e dirigenti locali del centrosinistra invitavano i big per mostrare loro il Forteto e i suoi prodotti agricoli. Nella relazione conclusiva della seconda commissione si parla di “turisti per caso”: politici che venivano portati a visitare “un’esperienza comunitaria e cooperativistica di valore”, ma senza conoscerla o avere legami»[xix].

Insomma: una comunità che era al centro di abusi e violenze, animata da una filosofia degenerata, aveva grandi estimatori nella politica e nella magistratura. Non solo: gli stessi organi di informazione pare siano stati raggiunti da particolari pressioni perché non si parlasse troppo male di questo esperimento durato decenni. Bruno Vespa testimoniò alla commissione di inchiesta bis. Fanno impressione le dichiarazioni che rilasciò, riportate dalla stampa: Non ci fu ‘una’ telefonata, ma una serie di telefonate, di avvertimenti – ha precisato Vespa – perché non si pronunciasse nemmeno il nome del Forteto. In tanti anni di lavoro non ho mai ricevuto così tante pressioni. Solo ora però ho capito davvero la ‘forza’ del Forteto e sono molto contento di aver fatto quella trasmissione[xx].


[i] Interrogazione al Consiglio Regionale della Toscana, http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/crt/interrogazioni/10/IO0830.pdf (con rimando a Wikipedia)

[ii]  M. Neri, La legge del Forteto: «Ci violentavano, eravamo schiavi», ne Il Tirreno, 9 marzo 2014, https://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2014/03/09/NZ_02_01.html

[iii]  N. Tiliacos, La storia degli abusi del Forteto e dei cattivi scolari di don Milani, 2 novembre 2013, https://www.ilfoglio.it/articoli/2013/11/03/news/la-storia-degli-abusi-del-forteto-e-dei-cattivi-scolari-di-don-milani-56219/

[iv] vedere in proposito: S. Borselli, IL FORTETO, CATASTROFE DELCATTOCOMUNISMO FIORENTINO, OVVERO COME IL DONMILANISMO-MEUCCISMO PARTORÌ E SOSTENNE UNA THELEMA MUGELLANA, IlCovile.it, 8 dicembre 2012, https://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_729_Forteto_.pdf

[v] Il Forteto: un incubo, tanti protettori, LaNuovaBQ.it, 11 giugno 2013, http://www.lanuovabq.it/it/il-forteto-un-incubo-tanti-protettori

[vi] Ibidem.

[vii] E. Roccella, Il Forteto, la sinistra e l’ideologia anti-famiglia, L’Occidentale, 17 gennaio 2018, https://loccidentale.it/il-forteto-la-sinistra-e-lideologia-anti-famiglia/

[viii] M. Neri, La legge del Forteto: «Ci violentavano, eravamo schiavi», cit.

[ix] Ibidem.

[x] Ibidem.

[xi] Ibidem.

[xii] F. Selvatici, Fiesoli voleva infangare don Milani, Repubblica.it, 20 febbraio 2014, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/02/20/fiesoli-voleva-infangare-don-milani.html

[xiii] Ibidem.

[xiv] Ibidem.

[xv] F. Selvatici, Ricordo di Meucci il giudice innovatore che capiva i ragazzi, La Repubblica, 29 ottobre 2006, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/10/29/ricordo-di-meucci-il-giudice-innovatore-che.html

[xvi] Ibidem.

[xvii] M. Spezi intervista P. Tony, Forteto, parla l’ex giudice «Mai mandato ragazzi là», Corriere Fiorentino, 26 giugno 2015, https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/15_giugno_26/forteto-parla-l-ex-giudice-mai-mandato-ragazzi-la-0feb70ce-1c04-11e5-8fc9-d0aba9664dab.shtml?refresh_ce-cp

[xviii] S. Filippi, Quei giudici “amici” al tribunale dei minori, su ilGiornale.it. URL consultato il 19 aprile 2019.

[xix] C. Giorni, Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti, IlFattoQuotidiano.it, 21 luglio 2018, https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/21/forteto-la-comunita-degli-abusi-e-le-amicizie-sinistra-tra-pellegrinaggi-dei-candidati-e-le-relazioni-eccellenti/4483507/

[xx] P. Fichera, Vespa e il Forteto a ‘Porta a Porta’. “Quante pressioni per non parlarne”, LaNazione.it, 17 giugno 2016, https://www.lanazione.it/cronaca/bruno-vespa-forteto-porta-a-porta-1.2263594 et https://www.toscanamedianews.it/video/firenze-forteto-parla-bruno-vespa

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.