Il giansenismo e la messa nuova

Riprendiamo un interessante articolo pubblicato nel 2014 su sanpiox.it, sito del Distretto Italiano della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Ricordiamo che il testo della Auctorem Fidei di Papa Pio VI è contenuto ne Il tridente antimodernista delle Edizioni Radio Spada (vedi QUI)

Paolo VI e Mons. Annibale Bugnini

di don Benoît Wailliez FSSPX

Al giorno d’oggi sono particolarmente interessanti due proposizioni condannate da papa Pio VI nella costituzione Auctorem fidei (1794), riguardante gli errori giansenisti del sinodo di Pistoia.

«Dopo la consacrazione il Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente sotto le specie; allora tutta la sostanza del pane e del vino cessa e rimangono soltanto le specie. [Questa affermazione] omette totalmente la menzione alla transustanziazione (…). Questa omissione sconsiderata e molto sospetta (…) è perniciosa, viene meno all’esposizione della verità cattolica riguardante il dogma della transustanziazione e favorisce gli eretici.» (DS 2629).

Paragoniamo ora la definizione della nuova Messa data nell’Institutio Generalis Missalis Romani del 1969 e vediamo quale delle due è la più cattolica!

«La Cena del Signore o Messa è la sacra sinassi o congregazione del popolo riunito nell’unità, sotto la presidenza del sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore» (n°7: Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote praeside, ad memoriale Domini celebrandum).

Nel 1965 il padre Bugnini donò la chiave per interpretare la rivoluzione liturgica in corso: «l’amore delle anime e il desiderio di agevolare in ogni modo il cammino dell’unione ai fratelli separati, rimovendo ogni pietra che possa costituire pur lontanamente un inciampo o motivo di disagio» (Osservatore Romano, 19 marzo 1965).

«L’intenzione di Paolo VI — dichiarò Jean Guitton, il 19 dicembre 1993 — (…) era di riformare la liturgia cattolica così che coincidesse pressoché alla liturgia protestante, con la cena protestante (…). Ripeto che Paolo VI ha fatto tutto quello che era in suo potere – ignorando il Concilio di Trento – per avvicinare la Messa cattolica alla cena protestante. (…) In altre parole, c’è in Paolo VI un’intenzione ecumenica di cancellare, o almeno di correggere o attenuare, ciò che vi è di troppo cattolico, in senso tradizionale, nella Messa, e di avvicinare la Messa cattolica, lo ripeto, alla cena calvinista».

«[Il sinodo di Pistoia augura riguardo la liturgia] maggior semplicità dei riti, la celebrazione in lingua volgare proferendo le parole ad alta voce. [Questa proposizione] è temeraria, offensiva per le orecchie pie, oltraggiosa per la Chiesa e favorisce il rimprovero degli eretici» (DS 2633).

Tale desiderio dei giansenisti – condannato dalla Chiesa – corrisponde pari passo alla descrizione della nuova Messa, tanto cara al Papa regnante; questi parla con disprezzo della Messa di sempre come di una Messa «vetus ordo» e, quando la tollera, aspira al fatto che, «celebrando i Misteri sacri secondo la forma straordinaria del Rito Romano (…) [i sacerdoti] contribuiscano, nel rispetto fedele alla Tradizione vivente della Chiesa, ad una migliore comprensione e attuazione del Concilio Vaticano II.» (Benedizione apostolica di Papa Francesco alla Fraternità San Pietro in occasione del suo giubileo d’argento).

Quanto a noi, fedeli alla linea tracciata dal nostro fondatore mons. Marcel Lefebvre, restiamo saldamente ancorati alla Messa tradizionale che ha fatto i santi e respingiamo con forza la nuova Messa che costituisce un grave pericolo per la fede.


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