Il guru del think-tank

di Marco Manfredini

Ciò che stanno tentando di impostare un gruppo di intellettuali gravitanti attorno alla piattaforma mediatica di Claudio Messora è alquanto apprezzabile[1]. L’intenzione di istituire un think-thank, o meglio un pensatoio (l’altro termine lasciamolo ai consessi angloamericani ed euroatlantisti), un pensatoio alternativo e opposto rispetto a praticamente tutti i consessi d’alto livello e di stampo liberal mondialista che esistono, rappresenta una ventata d’aria fresca non indifferente.

Persone consapevoli che per risolvere i problemi della gente comune non è possibile discutere solo di economia, perché prima, sopra e alla base ci stanno questioni molto più importanti. L’economia è l’ultima di una serie di materie senza tener conto delle quali essa stessa non potrebbe concretizzarsi in modo molto diverso dalla legge della giungla.

Prima dell’economia viene la politica, e basti questo per capire che siamo agli antipodi rispetto al pensiero microcefalo e tecnocratico dominante. Un’affermazione come questa, che in altri tempi sarebbe stata di disarmante ovvietà, da sola oggi potrebbe bastare a scatenare una rivoluzione.

Ma non è che l’inizio, perché prima della politica viene la visione della politica, che è una visione del mondo, che è la filosofia.

Prima della filosofia, o perlomeno in parallelo, sta la concezione dell’uomo e del suo posto nel mondo: l’antropologia.

Prima dell’antropologia c’è l’aspetto spirituale dell’uomo, il suo rapporto con e la sua ricerca del trascendente, quindi di Dio: la teologia. Siamo arrivati al punto più alto, quello da cui muove tutto.

Anche il materialismo ateo di Marx muoveva da una concezione teologica: un Dio concepito come inesistente. O se volete una ateologia, che portava con sé una visione dell’uomo avente come unica possibilità di riscatto la rivoluzione proletaria e l’instaurazione del comunismo. Essendogli precluso causa inesistenza il paradiso celeste, per rendere sopportabile l’esistenza non aveva alternativa che quella di lottare per costruirsi ad ogni costo un paradiso terreno.

Per quanto ora siamo in una fase di recupero di Marx, dobbiamo ricordare che essendo stato il suo errore di partenza tutt’altro che trascurabile, situandosi all’opposto rispetto alla Verità rivelata, il tutto non poteva che concludersi in catastrofe umanitaria. Il paradiso in terra, purtroppo, non è realizzabile, e questo potrebbe essere già un buono quanto realista postulato di partenza per continuare una seria e fondata discussione.

I pensatori che si possono incontrare nel salotto virtuale di Messora sono superiori anni luce rispetto a ciò che abitualmente possiamo sentire da un Vespa, un Formigli o una Gruber. Non c’è proprio paragone: siamo di fronte a gente che ha analizzato la realtà, ha elaborato un proprio compiuto pensiero, espone delle idee teoriche che implicano delle precise conseguenze pratiche; insomma se dovessi dare un consiglio a mo’ di slogan direi “gettate la TV e accendete Byoblu”: il cambio positivo di paradigma è indiscutibile. Passare da Mario Monti a Nino Galloni, da Giannini ad Amodeo, da Scalfari a Fusaro, è un’opportunità impagabile. Equivale a passare dal pensiero radiocomandato al pensiero originale, dal nulla al contenuto, dalla pillola blu alla pillola rossa. Dalla fake alla realtà.

L’impostazione metodologica del pensatoio inaugurato da Mauro Scardovelli, Alberto Micalizzi, Valerio Malvezzi, Nino Galloni & Friends è quindi un gigantesco passo in avanti; a loro va la nostra stima e riconoscenza per ciò che in modo del tutto gratuito e disinteressato stanno facendo. A loro il merito di ricordarci che non esiste solo una speculazione negativa (quella dei mercati finanziari e quella del pensiero tecnomondialista) ma anche una speculazione positiva: quella che si pratica esercitando le facoltà più alte dell’intelletto e del raziocinio.

Giunti a questo punto d’arrivo, che è soprattutto un punto di partenza, si inizia ad entrare nel merito, e i problemi da affrontare diventano altri. Se il pensiero deve partire da un recupero della sfera spirituale, o come preferisco dire, dall’aspetto teologico, la primissima cosa a cui fare attenzione è di rifarsi ad una buona spiritualità, ad una buona teologia, considerato che non tutte le spiritualità e non tutte le teologie, intese in senso lato, sono buone.

Ora, quando il dottor Scardovelli, agitando un libretto blu, sostiene la necessità di rifarsi alla spiritualità di tale Paramahansa Yogananda, mi si perdoni la franchezza, ma a chi aveva assistito entusiasta fino a quel momento, le braccia, disancorandosi improvvisamente dalla clavicola cadono per terra, e si insinua un feroce dubbio sulla bontà delle fondamenta di tutto questo cogitare. Essendo egli il principale artefice del progetto di cui si parla, la perplessità è tale da temere per le fondamenta di tutto l’edificio in costruzione.

Cosa sarà mai, ha solo citato un pensatore che magari non figura tra i tuoi preferiti. Hai letto almeno quello che dice questo Yogananda?

Devo ammettere che non lo conoscevo, e il tonfo sul pavimento degli arti superiori era dovuto solo ai miei proverbiali pregiudizi, attivati da un meccanismo inconscio in base allo strano suono emesso dai fonemi di quel nome esotico. Pregiudizi poi puntualmente e ampiamente confermati una volta presi in mano gli scritti del suddetto.

Il materiale è sovrabbondante; eccone un sintetico florilegio ricavato dallo scritto yoganandiano “L’Eterna ricerca dell’uomo” con qualche commento a ruota libera.

Così, nell’attività esoterica della meditazione avete la soluzione della conoscenza di Dio.

[…] La meditazione esoterica; è la più alta forma di attività che l’uomo possa compiere, ed è la via più equilibrata per trovare Dio.[2]

Dove è evidente da subito, letteralmente dichiarato, l’impianto gnostico di questa religione: si arriva a Dio tramite una “attività” umana di tipo esoterico, cioè segreta, riservata ai discepoli iniziati e resi edotti di una particolare conoscenza, magari con elementi di magia.

Questa meditazione esoterica ha un nome ben preciso:

Lo Yoga è un sistema di metodi scientifici volti a riunire l’anima allo Spirito. Noi siamo discesi da Dio, e dobbiamo risalire a Lui. […] Questo è lo scopo e il traguardo dello Yoga: riguadagnare il paradiso perduto della coscienza dell’anima.

Paramahansa Yogananda è infatti uno Yogi (pron: “yoghi”, ma nulla a che fare con il simpatico orsetto dei vecchi cartoni animati). Yogi è appunto il maestro di Yoga, la disciplina scientifico-esoterica per arrivare a Dio.

Le varie religioni del mondo si basano più o meno sulle credenze dell’uomo. Ma la vera base della religione dovrebbe essere una scienza che tutti i devoti possano applicare per raggiungere il nostro Unico Padre: Dio. Questa scienza è lo Yoga.

Di certo è vero che le false religioni si basano sulle credenze dell’uomo. La vera religione si basa sulla fede in Cristo. Per questo il santone dovrebbe parlare per sé. Che poi alla base della religione debba essere una scienza è qualcosa che sfugge alla comprensione dei “non iniziati”.

Religione e scienza, come insegna il cristianesimo, possono andare tranquillamente e volentieri a braccetto quando riconoscono i rispettivi ambiti e limiti, ma ribadiamo che solo all’interno di una cornice gnostica, quindi anticristiana, si può affermare che la religione debba basarsi su qualcosa di scientifico, come una tecnica qualsiasi.

Quando sarete esperti nella meditazione, capaci di inoltrarvi profondamente nella supercoscienza, cinque ore di sonno vi basteranno. Il resto della notte dovrebbe essere usato per la meditazione (Yoga, ndr).

Da quella sfera in cui la mente non può penetrare, Dio emana la Sua Luce essenziale: la Vibrazione Cosmica Intelligente che struttura la creazione finita.

Di nuovo, la terminologia è quella più squisitamente gnostica: supercoscienza, vibrazione cosmica intelligente, luce essenziale, o come segue, Dio interiore.

L’unità tra le varie religioni può essere raggiunta solo quando gli individui che praticano quelle religioni diventano effettivamente coscienti del Dio interiore.

Cosa? L’unità tra le varie religioni innanzitutto non è un obiettivo dell’umanità, specie se si debba realizzare in questo modo. Questa unità si può realizzare poi in una falsa o in una vera religione. Nel primo caso si tratterà di una religione anticristica di foggia gnostica e di tipo molto simile a quella che senza troppa fatica si intravede nello spiritualismo esoterico dello Yogananda. Nel secondo caso si avrà la rinuncia all’errore e il ritorno di tutte le religioni alla casa del Padre, nell’unica vera Chiesa che è quella Cattolica Romana.

Tutte le grandi religioni del mondo […] hanno un codice morale, come i Dieci Comandamenti. Che cos’è allora che crea le incomprensioni tra loro? E’ il bigottismo delle menti umane. Non troveremo Dio concentrandoci sui dogmi, ma mediante la vera conoscenza dell’anima. Quando gli uomini percepiranno le verità universali che formano la base delle varie religioni, non ci saranno più ostacoli creati dai dogmi.

Ma i dogmi non creano ostacoli, anzi. I dogmi della vera fede sono fatti apposta per aiutare l’uomo a raggiungere Dio! D’altra parte è facile che se cerchiamo sinceramente Dio pure in assenza di dogmi possiamo arrivare a comprendere quanto necessari e veritieri siano questi dogmi. Così anche se cerchiamo sinceramente le “verità universali” che, come ci ha insegnato un vero saggio, tutte insieme si danno appuntamento in un unico luogo: la Chiesa Cattolica[3].

I dieci comandamenti vengono predicati, con parole differenti, in ogni religione.

Per me non esiste ebreo né cristiano né indù; tutti sono miei fratelli. Io adoro Dio in tutti i templi, perché ciascuno è stato eretto in onore del Padre mio.

Introduciamo qua la Self Realisation Fellowship, ovvero la compagnia dell’auto-realizzazione[4]:

Dobbiamo cominciare a costruire un’unità mondiale con l’idea iniziata dalla Self Realisation Fellowship: “una Chiesa di tutte le religioni”; non eclettismo, ma rispetto per tutte le religioni, che costituiscono i vari sentieri verso Dio.

Per questo non c’era bisogno che Scardovelli andasse a recuperare un santone indiano; a casa nostra avevamo già tale Lorenzo Jovanotti, tra i massimi esperti e propagatori dell’idea ultra sincretista di “grande chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa”. Grande sogno questo del Padrone del Mondo: una chiesa con dentro tutto e che non serva a niente. Una chiesa funzionale al Padrone.

La Chiesa primitiva cristiana accettava il principio della reincarnazione, che fu esposto dagli Gnostici e da numerosi padri della Chiesa, inclusi Clemente d’Alessandria, Origene e san Gerolamo.

Possiamo dire che si tratta sostanzialmente di una fake? Certamente presto iniziarono a circolare nelle comunità cristiane idee erronee e non cristiane, era inevitabile. Ovviamente per condannare una falsa dottrina prima ci dev’essere qualcuno che la proclami. Il fatto che “solo” nel 553 d.C., nel secondo Concilio di Costantinopoli, venne dichiarata eretica non significa che fino a quel momento fosse una dottrina buona o nemmeno solo considerata tale.

Può essere che non tutti i padri abbiano professato dottrine precise al millimetro, ma né Clemente Alessandrino né San Gerolamo sostennero mai il passaggio dell’anima da un corpo ad un altro[5]. Vero è invece il caso di Origene, che professava la preesistenza delle anime, la reincarnazione, come processo di purificazione, fino all’apocatastasi, che potremmo definire come il condono generale finale di tutte le anime.

Infatti le idee di Origene, dopo essere state contrastate tra gli altri da San Gerolamo, vennero finalmente condannate dalla Chiesa.

Soprattutto, occorre sottolineare, vennero sempre condannate le dottrine gnostiche in tutte le sue fluide e subdole manifestazioni.

Cristo e Krishna: due avatar della stessa verità.

Tutto ciò è sempre più assurdo. Cristo un avatar? Cristo ha affermato di essere la verità, non ha detto che era una delle possibili verità, tantomeno un avatar della stessa. Quindi o si crede a Cristo (e non è obbligatorio), o si crede a qualsiasi altra cosa, ma non a entrambi. Chi dice che esiste un’altra verità oltre a Cristo ci pone di fronte a due possibilità: o non sta parlando del vero Cristo, ma di una contraffazione; o non sta parlando della vera verità (che per definizione deve essere una), ma di una contraffazione.

Un tocco di panteismo:

La coscienza cristica […] è la coscienza universale, l’unità con Dio, manifestata da Gesù, Krishna e altri avatar [ma quanti sono? Ndr]. I grandi santi e yoghi la conoscono come stato di meditazione samadhi, in cui la loro coscienza si è immedesimata nell’intelligenza presente in ogni particella del creato; essi sentono tutto l’universo come il proprio corpo.

E uno di mondialismo:

Quando molti devoti seguiranno il sentiero che porta a Lui, sorgeranno gli Stati Uniti del Mondo. […] Se il regno di Dio verrà sulla terra, i vari Paesi del mondo dovranno similmente unirsi in un vincolo di armonica cooperazione e di fraternità.

Come può il progetto di pensiero alternativo di Scardovelli & C. combattere contro il tecnomondialismo produttivista e la finanza predatoria globalizzata affidandosi ad una religione/filosofia che ha tra i suoi obiettivi nientemeno che la creazione degli Stati Uniti del Mondo, ovvero l’antico sogno massonico e anticristico da cui traggono ispirazione i poteri forti che si vorrebbero sfidare?

Prima che la creazione esistesse, c’era la Coscienza Cosmica: lo Spirito, o Dio, l’Assoluto.

Noi dobbiamo trovare la Sua coscienza attraverso la mente supercosciente: il nucleo della mente e dell’intelligenza.

Il più profondo cristianesimo predicato da Gesù è stato oggi perso di vista. Il Cristo insegnò la devozione e lo yoga, come Krishna.

Cristo insegnante di yoga. Come no.

Una cosa è vera: il cristianesimo di Gesù è stato perso di vista, ma per tutt’altri motivi rispetto a quelli indicati dal santone, e non è il caso di indagarli in questa sede.

Nelle scritture indù, l’energia che viene dalla meditazione è chiamata prana, parola che è stata tradotta da Yogananda in lifetrons, vitatroni, per dare una parvenza di occidentale scientificità a tutto l’impianto.

Le Scritture indù sottolineano il fatto che il credere nella non esistenza della materia e nell’essenza universale dello Spirito non deve basarsi su teorie dogmatiche, illogiche, inintelligibili o inesplicabili, ma su una ricerca scientifica interiore e una precisa comprensione.

La non esistenza della materia: ancora una volta, pura gnosi.

Vale la pena poi ricordare che la figura di Yogananda fa capolino nella celebre copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il disco dei Beatles che ritraeva tutti i loro maestri: da Bob Dylan a Marilyn Monroe, da Karl Marx a Sigmund Freud, dall’esoterista Aldous Huxley all’occultista Aleister Crowley. Insomma, una “buona” compagnia.

L’autobiografia del santone è un susseguirsi di apparizioni, sparizioni, materializzazioni, locazioni e bilocazioni, combattimenti con tigri e posizioni del loto, amuleti e talismani, profezie e chiaroveggenze, incarnazioni e reincarnazioni, estasi mistiche e madri cosmiche, sacre vibrazioni e tecniche yogiche, ricerche di guru e iniziazioni di discepoli, esseri astrali, miracoli che sembrano magie, e poi prana, karma e mantra in abbondanza.

E tanta volontà di fondere oriente ed occidente in un unico minestrone religioso universalista:

Al devoto che persevera, tuttavia, Dio si manifesta infine in qualsiasi forma a lui cara. Il fervente cristiano vedrà Gesù, l’indù contemplerà Krishna o la Dea Kali, oppure una Luce che si espande, se la sua venerazione  assume una forma impersonale.[6]

Nella spiritualità indù è fondamentale la figura del guru, il maestro e iniziatore:

«Conviene che così adempiamo ogni giustizia». Rivolgendo queste parole a Giovanni Battista, e chiedendogli di battezzarlo, Gesù riconosceva i diritti divini del suo guru.

Dal mio studio riverente della Bibbia da un punto di vista orientale, e da una percezione intuitiva, ho tratto la convinzione che Giovanni Battista fosse, nelle vite precedenti, il guru di Cristo.

Certo, come abbiamo fatto a non pensarci prima.

L’eterno legame fra guru e discepolo che esisteva fra Giovanni e Gesù era presente anche fra Babaji e Lahiri Mahasaya.

Sì, proprio uguale.

L’Arya Mission Institution intraprese la pubblicazione di molti dei commenti del guru alle Scritture. Come Gesù e altri grandi profeti, Lahiri Mahasaya non scrisse alcun libro, ma le sue penetranti interpretazioni furono trascritte e raccolte da vari discepoli.

Gesù quindi era un grande profeta come altri. Piccolo problema: quest’affermazione è incompatibile col cristianesimo. La Chiesa Universale, che per forza di cose (se va bene), deve ritenere Cristo un profeta tra tanti è completamente e inguaribilmente incompatibile con la vera fede, oltre a rappresentare la religione funzionale al progetto globalista del Cittadino Mondiale e a quello umanitarista del Governo Universale.

Per soddisfare un bisogno sempre più sentito, fu costruita una piccola e suggestiva “Chiesa della realizzazione del Sé di tutte le religioni” a Hollywood, inaugurata nel 1942. Essa si affaccia su Olive Hill e il lontano Planetario di Los Angeles. La chiesa, decorata in blu, bianco e oro, si riflette fra i giacinti d’acqua in un ampio laghetto. I giardini sono rallegrati da fiori, qualche stupito cerbiatto di pietra, un portico circondato da una vetrata colorata e un caratteristico pozzo dei desideri. In quest’ultimo è stata lanciata, insieme agli spiccioli e ai caleidoscopici desideri umani, più di una pura aspirazione al solo tesoro dello Spirito! Un’universale benevolenza fluisce da piccole nicchie con le statue di Lahiri Mahasaya e Sri Yukteswar, e di Krishna, Buddha, Confucio, San Francesco, nonché una bellissima riproduzione in madreperla del Cristo dell’Ultima cena.

Tutti insieme appassionatamente nel minestrone cosmico.

Nei primi anni Quaranta Yogananda avvia una “Colonia di fratellanza mondiale” a Encinitas, invitando le famiglie a risiedervi.

Anche l’Ordine iniziatico della Rosa-croce è una fratellanza mondiale.

Maurice Caillet, un fuoriuscito dalla massoneria, racconta:

Io non ebbi difficoltà ad accettare i principi di base: umanesimo derivante dalla “tradizione primordiale”, libertà di coscienza, fratellanza mondiale.

Benché le prime monografie fossero del tutto anodine, a poco a poco finimmo con l’essere impregnati di idee che non ci erano familiari: il “cosmico”, che sottintendeva una deificazione dell’universo e un vero e proprio panteismo; il “karma”,una sorta di conto degli atti buoni o cattivi al cospetto del cosmico; la “reincarnazione”, che teneva conto del karma.[7]

Le stesse parole, gli stessi concetti. Sarà un caso che una delle più antiche e prestigiose logge di casa nostra si chiami “Grande Oriente d’Italia”?

Considerato il fatto che secondo il noto principio balistico, un errore millimetrico nel posizionamento angolare della bocca da fuoco può provocare una strage nel villaggio amico anziché colpire l’accampamento nemico, per evitare che vengano compiute metaforiche carneficine, vorrei riassumere i punti critici riscontrati in tre domande da rivolgere ai vertici del neonato pensatoio:

  1. Il paradiso in terra, purtroppo, non è realizzabile. Siete d’accordo?
  2. Occorre rifarsi ad una buona spiritualità, ad una buona teologia. Quali sono le vostre di riferimento?
  3. Non è che ci volete portare anche voi verso una Fratellanza Mondiale?

Ovviamente, come tutti (capita persino a PF), a forza di parlare anche lo Yogananda a volte ne diceva alcune giuste:

I ciechi non possono guidare i ciechi.

Spero serva da auto-monito ai suoi seguaci dell’auto-realizzazione.


[1] https://youtu.be/V5zUQdV8T8k

[2] L’Eterna Ricerca Dell’Uomo, Paramahansa Yogananda, edizione anonima.

[3] Gilbert Keith Chesterton

[4] Da Wikipedia: La Self-Realization Fellowship è un’organizzazione religiosa internazionale fondata da Paramahansa Yogananda nel 1920, con sede principale a Los Angeles.

Paramahansa Yogananda ha fondato la SRF per rendere accessibili a tutti gli insegnamenti non settari del Kriya Yoga, un ramo dello Yoga originato migliaia di anni fa in India, e per tempo immemorabile conosciuto solo ai rinuncianti.

[5] https://www.interris.it/fede/abbiamo-avuto-vite-passate–cosa-dice-la-patristica

[6] Autobiografia di uno Yogi, Paramhansa Yogananda, (Ananda Edizioni, 2010)

[7] Ero massone, Maurice Caillet, Effedieffe (2013)

http://bit.ly/2ze5VJV

Un commento a "Il guru del think-tank"

  1. #bbruno   13 Novembre 2019 at 9:48 pm

    se tanto mi dà tanto, se dalla teologia abbiamo l’economia, passando per la filosofia l’antropologia e la politica che l’ economoa generano, allora io mi tengo la MIA teologia, Cristo, e la sua Chiesa, e la Societas cristiana , coi suoi concetti di persona e di pari dignità tra le persone, e questo Yogananda si tenga pure la sua, di società, divisa in caste, il bindi sulla fronte, i suoi paria e la sua pace interiore… Niente da spartire. (Ma guarda un po’ chi andiamo a scovare… Non ne avevamo abbastanza del Pacho-papa imperversante in vaticano?)

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