Il mare della dissoluzione (Zevi, de Sade, Bataille, Foucault e altri)

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Pubblichiamo a puntate il testo dell’intervento di A. Giacobazzi al 27° Convegno di Studi Cattolici (Rimini, 25, 26, 27 ottobre 2019). Questa è la seconda.

2. Il mare della dissoluzione

Fin dal titolo, in questo intervento, si è richiamato il tema fluviale, in senso geografico o metaforico: il fiume carsico di certe idee e di certi atti, che poi improvvisamente emerge con forme inquietanti.

Una di queste la si vide nell’ambiente ebraico-ottomano seicentesco. Sabbatai Zevi fu, in nuce, un grande, e forse ignaro, protagonista della rivoluzione che trattiamo in questo intervento.

Ebreo sefardita nato a Smirne, si impegnò nello studio della Cabala, il cui rapporto con la Gnosi non è trascurabile[i], in particolare se si considera come tra gli insegnamenti cabalistici si ritrovi un elemento cruciale: il male sarebbe una necessaria conseguenza del processo di manifestazione di Dio mediante le emanazioni e del processo creativo, ed esso risulta condizione imprescindibile per la stessa manifestazione del bene[ii]. A questo processo di reintegrazione della pienezza della divinità, e di eliminazione del male mediante la raccolta della luce divina nascosta nelle tenebre, l’opera dell’uomo è indispensabile: solo lui è in grado di raccogliere le scintille di luce disperse nelle tenebre e liberarle verso l’alto perché si riuniscano alla luce divina[iii]. Insomma un ciclo teo-andrico in cui l’uomo ha bisogno di Dio che, per manifestarsi e creare, deve in qualche modo concentrarsi e contrarsi, ma anche Dio ha bisogno dell’uomo[iv].

Zevi fu promotore di un movimento politico-religioso che non mancò di vederlo come il messia ancora erroneamente atteso presso il Giudaismo, raccolse condanne e consensi nel mondo ebraico diventando una figura di rilievo per molte comunità.

La sua dottrina diede luogo ad una setta che celebrava altri riti tipici delle gnosi aberranti e delle sette esoteriche, come lo spegnimento delle luci, la sodomia, l’incesto[v]. Nella solita contraddizione gnostica, questa volta declinata in senso “libertino”, bisognava trasgredire la legge per compierla, perché la salvezza si raggiunge attraverso il peccato[vi]. Insomma un’immersione nel male (presuntamente) a fin di bene che sembra una scimmiesca negazione della Croce di Cristo, che dopo il Calvario scese veramente agli inferi per liberare le anime.

L’apparizione di un messia che, contravvenendo alla legge ebraica, poteva scendere nelle profondità del peccato per riscattare l’ultima scintilla, rinvigorì il popolo ebraico nella speranza che la fine dell’esilio fosse a portata di mano[vii]. Ma di lì a breve la delusione dei suoi seguaci fu cocente: Zevi, messo alle strette dalle autorità ottomane, apostatò e si convertì alla religione islamica, almeno apparentemente.

L’influenza di questo personaggio, in ogni caso, fu vasta: il suo messianismo favorì la formazione di un movimento con caratteri affini in Polonia, fondato da Jacob Frank. La radice gnostico-cabalistica dei sabbatei (da Sabbatai Zevi) era netta e riconoscibile: settarismo, attivismo a scopi redentivi, ambizioni rivoluzionarie in campo politico e religioso, negazione aperta della morale e dell’ordine sociale accettati dal senso comune. Saranno ingredienti rilevanti, che troveremo inevitabilmente anche in seguito tra i cattivi maestri cui volgeremo l’attenzione.

I soggetti potenzialmente interessanti sono tanti ma alcuni tra questi (“intellettuali”, antropologi, psicanalisti, psichiatri) hanno svettato nel loro essere espliciti e nell’influenza, spesso dimenticata ma decisiva, che hanno avuto sulla società. Come accennato, la loro ideologia – chiaramente malata – si riscontra nella filigrana di tante vicende che riguardano il nostro tempo. Ciò che più colpisce, ancora una volta, è l’inquietante attenzione per l’infanzia e la famiglia che, qui e là, questi personaggi fanno trasparire. Senza voler comporre un trattato completo sul tema, ci rivolgeremo con particolare attenzione alle premesse che hanno determinato le condizioni ideologico-culturali per cui lo Stato moderno ha assunto istituzionalmente posizioni e ruoli suppletivi, in senso rivoluzionario (e dunque prevaricatore), rispetto all’ordine naturale. Con conseguenze disastrose.

Il marchese De Sade, ad esempio, non si limitava ad approvare con qualche secolo d’anticipo aborto e infanticidio ma proponeva un preciso modello sociale, al punto da immaginare uno Stato repubblicano immorale per necessità.

Non solo: per lui sarebbe opportuna l’organizzazione di numerosi edifici sani, vasti, decorosamente ammobiliati e sicuri sotto tutti gli aspetti, in cui si obblighino le donne [e gli uomini] a prostituirsi[viii]. Anche l’omosessualità, l’incesto, la bestialità e ogni tipo di perversione andavano considerati leciti[ix]. Una società tremendamente attuale, in cui i capricci sono diritti. 

Ma in che cosa consiste per il divin marchese l’effetto secondario di questa prostituzione generalizzata? La conseguenza pare immediata: i bambini che non avranno padre. Un ulteriore passaggio fa riflettere, alla luce delle tante vicende che si sono susseguite nei secoli, tra cui quelle qui affrontate: Non crediate di fare dei buoni repubblicani fino a quando isolerete nelle loro famiglie i bambini che devono appartenere unicamente alla repubblica[x].

Questo nesso trova facili riscontri: l’evaporazione del padre, annota G. Ricci,consente di cogliere, tra le altre, una particolare conseguenza: l’indebolimento generalizzato di quella funzione simbolica preposta a porre un limite al godimento e a normare le sue declinazioni[xi]. Vien da chiedersi cosa sia il sadismo se non questo.

È mai possibile – scrive il marchese rimandandoci ad un’idea distorta di natura – immaginare che la natura ci dia la possibilità di commettere un delitto che la oltraggi?[xii]

Va ricordato che questo autore, nel turbine delle sue provocazioni e contraddizioni, fra insulti irriferibili a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Beata Vergine Maria[xiii], non mancò di celebrare l’assassinio, come ricordato da D. Gorret nella postfazione di un’edizione italiana a La filosofia nel “boudoir” [xiv].

Il de Sade proveniva da una nobile famiglia massonica: pare che il padre, sebbene francese, fosse affiliato direttamente alla Massoneria inglese. Secondo alcune fonti[xv], lo stesso giovane Marchese fu libero muratore. Il semiologo Roland Barthes ha visto, non a caso, in questo autore un sant’Ignazio rovesciato e in effetti il complesso della sua opera sembra costituire un vasto e organico corso di contro-esercizi spirituali[xvi]. Ancor meno colpisce che al sadismo corrisponda in maniera perversamente complementare il masochismo (dal nome di Leopold von Sacher-Màsoch): dal male all’altro al male a se stessi il passo è breve.

Il marchese morirà dopo essere stato arrestato, in manicomio. Le sue ultime volontà saranno chiare: farsi seppellire al fondo della foresta.

Le tracce della mia tomba scompaiano dalla superficie della terra, così come spero che la mia memoria venga cancellata dalla mente degli uomini, ad eccezione del piccolo numero di coloro che hanno voluto amarmi fino all’ultimo momento[xvii].

Per nulla dimenticato, l’influenza di questo autore fu larghissima. Quando del 2014 il Musée d’Orsay gli dedicò una mostra, sul quotidiano Il Manifesto si ricordò l’impatto culturale delle idee del Divin Marchese, al punto da annotare:

La mostra del Museo d’Orsay non fa altro che testimoniare l’influenza che questo personaggio ebbe sull’arte. Sade ha continuato a ispirare e a essere citato anche in tempi più recenti, e questa volta apertamente. La portata del suo ascendente è arrivata fino al cinema di Pasolini, Luis Buñuel e John Waters[xviii]. Del resto, l’interesse e lo scandalo che riesce a destare ancora oggi rappresentano il segno più evidente della portata rivoluzionaria del suo pensiero[xix].

Sono complessivamente decine e decine gli esempi di contagio diretto che il marchese ebbe su opere cinematografiche, teatrali, musicali, letterarie, per non parlare degli scritti in materia politica e sociale, giungendo fino alle serie televisive e al videogioco Assassin’s Creed[xx].

Una delle figure che si ispirarono a de Sade fu senza dubbio George Bataille, al punto che intervenne (oltre un secolo dopo la sua morte) al celebre processo parigino del 1956 quando l’editore Pauvert aveva pubblicato la sua prima raccolta completa di opere, contrarie ai buoni costumi.

Georges Bataille si espresse dicendo: I libri in questione, per il loro prezzo e la loro limitata tiratura, sono destinati a un pubblico maturo, che non vi mette una curiosità malsana ma una curiosità di eruditi[xxi]. Non pochi pensarono che Bataille, autore di romanzi altrettanto scabrosi, stesse testimoniando pro domo sua[xxii]. Jean Cocteau fu più lapidario: Sade è noioso. Il suo stile è debole, e non gli vale nemmeno un rimprovero[xxiii].

Ma chi era George Bataille? L’importanza di questo antropologo e scrittore, nota correttamente Introvigne, sta nell’aver posto in modo consapevole e cosciente, ex parte Revolutionis, il problema su cui ha insistito la scuola della Contro-Rivoluzione cattolica: l’unità del pensiero rivoluzionario, il carattere unitario della Rivoluzione[xxiv]. Insomma: Dalla sintesi operata tra pensiero hegeliano e pensiero nietzschiano, nasce l’Inferno anti-metafisico della Somma A-Teologica di Bataille, che si pone come logica del non-sapere e ontologia del non-essere[xxv].

Da giovane si rivolse al Cattolicesimo e pensava alla vita religiosa poi, un po’ per sentimentalismo (perse bruscamente la fede perché il suo cattolicesimo aveva fatto piangere una donna che amava[xxvi]), un po’ per Nietzsche, cadde nel baratro. Ebbe in seguito trattamenti psicanalitici[xxvii].

La dissoluzione prima sociale poi individuale in Bataille è esplicita e ostentata. Ed ecco – scrive Enrico Filippini in un articolo del 1986 su La Repubblica – l’unico fondamento di ogni comunità: la gioia di fronte alla morte[xxviii]. Ovviamente con un pieno ribaltamento del senso cristiano. Al punto che nella esaltazione della «violenza più insensata», alla quale «non può essere dato alcun limite, alcuna misura», si ritrova la fusione caratteristica di Bataille tra temi di de Sade e di Nietzsche[xxix].

Torna inevitabilmente la natura cattiva. Citando nuovamente Introvigne: «il mondo stesso è violento, la natura è crudele come nel Sistema di Papa Pio VI di de Sade: crudeltà senza regole dell’universo, crudeltà di una carestia, di un sadismo senza pari»[xxx]. Del resto, la violenza – proclama Bataille – è fine in sé: la violenza ridotta a mezzo è un fine al servizio di un mezzo: è un dio divenuto servitore e privato della sua verità divina[xxxi].

Aperto al dualismo Hegel-Nietzsche, sebbene con un occhio di riguardo per il secondo; tenterà, come detto, di unirli in una sorta di filosofia sintetica, di cui la testa al cielo è vicina, e di cui i piedi toccano l’impero dei morti[xxxii]. Del resto, Bataille «segue Nietzsche, che nella Nascita della tragedia contrappone all’appetito del bello socratico l’appetito del lurido, il “gusto per tutto ciò che è terribile, crudele, misterioso, distruttore, fatale, al fondo dell’esistenza”. In una parola, contro l’essere, il gusto della corruzione, del non-essere, del nulla»[xxxiii].

Lo scrittore aderì a un gruppo comunista e vide la rivoluzione sociale proletaria come devastazione di ogni autorità, come “taglio della testa”, come mito catastrofico, festa, massacro[xxxiv]. Il tema della testa mozzata è importante: tra il 1936 e il 1939, aveva pubblicato i quattro numeri di Acéphale, organo di una società “senza testa”, senza autorità, disgregata nella sovranità dei soggetti, compresi i soggetti proletari, pestiferi e puzzolenti, sregolati e trasgressivi[xxxv].

Come ha appuntato Del Noce, in Bataille si può trovare il rovescio esatto della Genesi; il suo principio è, per così dire, quello della discreazione, opposta alla creazione. Il suo erotismo, come culto della morte, rivela una connessione necessaria con la demonolatria[xxxvi].

Risulta curioso notare, ai fini del nostro lavoro, come Bataille seguisse le lezioni di Henri-Charles Puech sulla Gnosi del II secolo. La Gnosi – commenta Filippini – era un’eresia che non poteva non essere affascinante per Bataille, perché era radicata nell’ informe, nel materiale, nell’assenza di Dio[xxxvii].

Un pazzo? Forse. Un pazzo insignificante? Per nulla. Se l’impatto del sadismo fu amplissimo, quello di Bataille non fu, per molti versi, da meno.

Un altro “intellettuale” tanto rilevante quanto catastrofico, Michel Foucault, lo indicò nel 1970 come uno dei più importanti scrittori del secolo[xxxviii]. La cosa non paia strana dal momento che Foucault stesso definì come la più grande esperienza della mia vita[xxxix], l’assunzione di LSD cui diede luogo nella Valle della Morte, nel 1975. 

Appunta Introvigne:

«il 5 marzo 1944, nonostante le difficoltà del periodo di guerra, una conferenza sulla nozione di peccato riuniva in un salon parigino tutto il mondo filosofico “ufficiale” francese: Sartre, Simone de Beauvoir, Merleau-Ponty, Gandillac, Hyppolite, Gabriel Marcel, Camus. Oratore un funzionario degli archivi della Biblioteca Nazionale, Georges Bataille. L’archivista – commenta Robert Sasso – era riuscito a scomodare un bell’uditorio»[xl].

Si tenga peraltro presente che Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Roland Barthes e altri esponenti di spicco della cosiddetta cultura francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori, a seguito di una vicenda di rapporti consenzienti di adulti (finiti in carcere) con quindicenni[xli].


[i] Il rapporto è dato per assodato da molti studiosi: Cfr: C. Nitoglia, Gnosi e gnosticismo, paganesimo e giudaismo: dalla tradizione primitiva alla fine dei tempi, cit., p. 21.

[ii] M. Perani, La tradizione mistica, in Ebraismo, numero monografico della rivista «Credere oggi», n. 135, 3/2003, Edizioni Messaggero Padova, 2003, pp. 113 -140.

[iii] Ibidem.

[iv] Ibidem.

[v] D. Malacaria intervista M. Blondet, Jacob Frank, il messia militante, 30 Giorni, n. 12 – 2001, http://www.30giorni.it/articoli_id_4170_l1.htm

[vi] Ibidem.

[vii] F. Tenerelli, La storia di Shabbetai Zevi: il falso Messia che si convertì all’Islam per non essere ucciso, ViviIsraele.it, 25 aprile 2019, www.viviisraele.it/2019/04/25/la-storia-di-shabbetai-zevi-il-falso-messia-che-si-converti-allislam-per-non-essere-ucciso/

[viii] D.A.F. De Sade, Francesi! Ancora uno sforzo se volete essere repubblicani!, (in La filosofia nel “boudoir”), ne Le Opere, scelte e presentate da E. Zolla, Longanesi, Milano 1964, pp. 306-13, in: M. Introvigne, Le origini della Rivoluzione sessuale, Cristianità n. 54 (1979) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[ix] M. Introvigne, Le origini della Rivoluzione sessuale, Cristianità n. 54 (1979) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[x] Ibidem.

[xi] G Ricci, Il padre dov’era, SugarCo, 2013, p. 157.

[xii] D.A.F. De Sade, Francesi! Ancora uno sforzo se volete essere repubblicani!, cit., p. 317; in: M. Introvigne, Le origini della Rivoluzione sessuale, Cristianità n. 54 (1979) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xiii] D. A. F. de Sade ; traduzione e postfazione di Daniele Gorret, La filosofia nel boudoir, ovvero I precettori immorali, CDE, 1991, pp. 107-108.

[xiv] Ivi, p. 172.

[xv] http://www.massoneriascozzese.it/elenchimassonicelebri/new_massoni_celebri_Scrittori_filosofi.pdf

[xvi] Cfr. R. Barthes, Sade, Fourier, Loyola, in Tel Quel, 1971, pp. 15 ss.; in: M. Introvigne, Le origini della Rivoluzione sessuale, Cristianità n. 54 (1979) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xvii] V. Finzi Ghisi, Saggi, 1968-1998, Moretti & Vitali, 1999, p. 60.

[xviii] R. Migliara, De Sade, provocazioni artistiche, 11 novembre 2014, IlManifesto.it, https://ilmanifesto.it/de-sade-provocazioni-artistiche/

[xix] Ibidem.

[xx] https://assassinscreed.fandom.com/it/wiki/Donatien_de_Sade

[xxi] Il Gazzettino – Il Messaggero, 14 ottobre 2017, recuperato presso: https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/processo-de-sade-ndash-parigi-1956-rsquo-editore-pauvert-158795.htm

[xxii] Ibidem.

[xxiii] Ibidem.

[xxiv] M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”. L’erotismo come culto della morte: Bataille, Cristianità n. 67 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xxv] Ibidem.

[xxvi] E. Filippini, Il Cavallo di Bataille, La Repubblica, 4 febbraio 1986: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/02/04/il-cavallo-di-bataille.html?fbclid=IwAR0EHwSzwaEJb908QGbDQYe-giKDxBFvFMXfLu0212aE27zvuF2XF2fZvtQ

[xxvii] Ibidem.

[xxviii] Ibidem.

[xxix] M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”. L’erotismo come culto della morte: Bataille, Cristianità n. 67 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xxx] Ibidem.

[xxxi] Botteghe Oscure, n. XXI, p. 27; in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”. L’erotismo come culto della morte: Bataille, Cristianità n. 67 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xxxii] J. P. Sartre, Un nuovo mistico, in Che cos’è la letteratura?, ed. it., Il Saggiatore, Milano 1966, e R. Sasso, Georges Bataille: le système du non-savoir, cit., pp. 115 ss.; in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”. L’erotismo come culto della morte: Bataille, Cristianità n. 67 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xxxiii] Ibidem.

[xxxiv] E. Filippini, Il Cavallo di Bataille, cit.

[xxxv] Ibidem.

[xxxvi] A. Del Noce, L’erotismo alla conquista della società, in AA. VV., Via libera alla pornografia?, Vallecchi, Firenze 1970, p. 46-47; in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”. L’erotismo come culto della morte: Bataille, Cristianità n. 67 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xxxvii] E. Filippini, Il Cavallo di Bataille, cit. Subito dopo, Filippini annota: Ma, come ha chiarito Maurizio Ciampa nella sua eccellente relazione, sarebbe azzardato dire che Bataille fu uno gnostico: la Gnosi prevedeva pur sempre una scintilla che, attraverso la conoscenza, avrebbe ricondotto a Dio. Da parte nostra: neghiamo. La gnosi – intesa come eresia gnostica, errore gnostico – non riconduce mai, veracemente, a Dio. Al contrario si può dire che Bataille abbia portato certe impostazioni gnostiche al loro compimento, superando, questo sì, molte forme storiche della Gnosi stessa.

[xxxviii] Ibidem.

[xxxix] J. Jones, When Michel Foucault Tripped on Acid in Death Valley and Called It “The Greatest Experience of My Life” (1975), OpenCulture.com, 15 settembre 2017, http://www.openculture.com/2017/09/when-michel-foucault-tripped-on-acid-in-death-valley-and-called-it-the-greatest-experience-of-my-life-1975.html

[xl] R. Sasso, Georges Bataille: le système du non-savoir, Les Editions de Minuit, Parigi 1978, p. 21; in: M. Introvigne, La Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”. L’erotismo come culto della morte: Bataille, Cristianità n. 67 (1980) – recuperato presso www.alleanzacattolica.org.

[xli] S. Romano, Libertà sessuale e pedofilia, un dibattito degli anni ‘70, Corriere.it, 7 maggio 2010, https://www.corriere.it/romano/10-05-07/01.spm;

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