La riforma liturgica di Lutero … e di Paolo VI.

a cura di Giuliano Zoroddu

Nella storica conferenza tenuta a Firenze nel 1975 Monsignor Lefebvre chiamò la messa di Paolo VI del 1969 “messa di Lutero” per le impressionanti somiglianze tra la riforma liturgica montiniana e l’opera di Lutero (e di Calvino, come fece notare l’insospettabile Jean Guitton, vedi QUI). Molte sette protestanti accolsero con gioia la messa nuova, confezioanta – ricordiamolo – con l’ausilio di sei pastori protestanti; ed uno di questi ultimi, il calvinista Max Thurian che ebbe a dire: “Il nuovo ordinario della messa, al di là delle sue relative imperfezioni, dovute al peso della collegialità e dell’universalità, è un esempio di quella ricerca feconda di unità aperta e di fedeltà dinamica, di vera cattolicità: uno dei suoi frutti sarà che forse le comunità non-cattoliche potranno celebrare la Santa Cena con le stesse preghiere che usa la Chiesa cattolica. Teologicamente, è possibile” (in La Croix, del 30 maggio 1969, p. 10) Ma è fondato questo paragone? Vi sono delle somiglianze? Proponiamo al Lettore la descrizione della messa luterana fatta da Sant’Alfonso e non sarà difficile rispondere al quesito, soprattutto se si approfondirà il tema con lo studio del Breve esame critico del Novus Ordo Missae e delle Considerazioni sull’Ordo Missae di Paolo VI del compianto Professor Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira.


«Nell’anno 1523. compose il libro de formula missae, et communione; ivi riformò il canone, tolse gl’introiti delle domeniche, tolse tutte le feste de’ santi, lasciando solo quella della purificazione, e dell’annunziazione. Ammise nella messa il chirie, la gloria, la colletta (ma una sola), l’epistola, il vangelo, e il simbolo di Nicea, ma tutto in lingua volgare. Poi volle che si dicesse la prefazione, senz’altre parole per mezzo. Indi che si dicesse: Qui pridie quam pateretur, accepit panem, gratias agens, fregit, deditque discipulis suis dicens: Accipite, comedite, hoc est corpus meum, quod pro vobis datur [Prima di patire, prese il pane, rendendo grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo è dato per voi]. E poi: Similiter et calicem, postquam coenavit, dicens: Hic calix est novi testamenti in meo sanguine, qui pro vobis et pro multis effunditur in remissionem peccatorum. Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis [Similmente prese il calice dopo che ebbero cenato, dicendo: Questo è calice del nuovo testamento nel mio sangue, che per voi è per molti è sparso in remissione dei peccati. Ogni volta che farete ciò, lo farete in mia memoria]*. Ma tutte queste parole vuole che si cantino collo stesso tuono del Pater noster, acciocché possano esser intese dal popolo. Dopo la consagrazione vuol che si canti il Sanctus, e mentre si dice, Benedictus qui venit etc., si elevi il pane e il calice: appresso si dica il Pater noster, senz’altra orazione, e poi Pax Domini etc. Indi seguiti la comunione, e mentre si fa quella, si canti l’Agnus Dei. Approva le orazioni Domine Iesu etc., e Corpus D.N. Iesu Christi custodiat etc. Permette che si canti la comunione, ma in luogo poi dell’ultima colletta vuole che si canti quell’orazione: Quod ore sumsimus etc., ed in luogo dell’Ite missa est, si dica Benedicamus Domino. Vuole che il vino si dia a tutti. Permette l’uso delle vesti, ma senza benedirsi. Proibisce le messe private. In quanto poi alla comunione, disse esser utile il premettervi la confessione, ma non necessario. Ammette le preci mattutine con tre lezioni, le ore, il vespro, e il completorio». (Sant’Alfonso Maria de Liguori, Storia delle Eresie, X, 30)


*La narratio institutionis (termine impiegato pure nel nuovo messale) ricorda vagamente la Preghiera eucaristica II: “Qui cum Passióni voluntárie traderétur, accipit panem, e tenendolo al quanto sollevato sull’altare, prosegue : et grátias agens fregit, dedítque discípulis suis, dicens: ACCÍPITE ET MANDUCÁTE EX HOC OMNES: HOC EST ENIM CORPUS MEUM,QUOD PRO VOBIS TRADÉTUR. Símili modo, postquam cenátum est, accípiens et cálicem prende il calice e tenendolo al quanto sollevato sull’altare, prosegue: íterum tibi grátias agens dedit discípulis suis, dicens: ACCÍPITE ET BIBITE EX EO OMNES:HIC EST ENIM CALIX SÁNGUINIS MEI NOVI ET ÆTÉRNI TESTAMÉNTI,QUI PRO VOBIS ET PRO MULTIS EFFUNDÉTUR IN REMISSIÓNEM PECCATÓRUM.HOC FÁCITE IN MEAM COMMEMORATIÓNEM” [Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e † il sangue di Gesù Cristo nostro Signore. Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane e rese grazie, lo spezzo, lo diede ai suoi discepoli, e disse: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice e rese grazie,lo diede ai suoi discepoli, e disse:”Prendete e bevetene tutti,questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna Alleanza versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”]. Nel Canone Romano – quello anteriore alle modifiche montiane spintesi fino al cambiamento delle formule consacratorie ed odiatissimo da Lutero – leggiamo: “Qui prídie quam paterétur, accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas, elevátis óculis in coelum ad te Deum, Patrem suum omnipoténtem, tibi grátias agens, bene✠dixit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et manducáte ex hoc omnes. HOC EST ENIM CORPUS MEUM. Símili modo postquam coenátum est, accípiens et hunc præclárum Cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item tibi grátias agens, bene✠dixit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et bíbite ex eo omnes. HIC EST ENIM CALIX SANGUINIS MEI, NOVI ET AETERNI TESTAMENTI: MYSTERIUM FIDEI: QUI PRO VOBIS ET PRO MULTIS EFFUNDETUR IN REMISSIONEM PECCATORUM. Hæc quotiescúmque fecéritis, in mei memóriam faciétis” [Il Quale nella vigilia della Passione preso del pane nelle sue sante e venerabili mani , alzati gli occhi al cielo, a Te Dio Padre suo onnipotente rendendoti grazie, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e mangiatene tutti: QUESTO È IL MIO CORPO. Nello stesso modo, dopo aver cenato , preso nelle sue sante e venerabili mani anche questo glorioso calice: di nuovo rendendoti grazie, lo benedisse, e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e bevetene tutti. QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE, DELLA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA: MISTERO DI FEDE: IL QUALE PER VOI E PER MOLTI SARÀ SPARSO IN REMISSIONE DEI PECCATI. Ogni qual volta farete questo, lo farete in memoria di me]. Nel Canone Romano il punto fermo distingue nettamente la narrazione storica della istituzione dell’Eucaristia e le formule sacramentali, assertorie che danno luogo alla transustanziazione. Nel Messale montiniano tutto ciò è venuto meno.


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