Le grandi testate iniziano a prospettare la fine del governo giallorosso?

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Ormai persino le testate più dolci rispetto all’esperimento giallorosso (o giallofucsia, o gialloarcobaleno) iniziano a prospettare la fine dell’esecutivo?

Qualche segnale c’è.

Si va dallo zelantissimo (e bianchissimo) Severgnini che dall’appassionatissima (e rossissima) Gruber pronostica che il governo durerà poco a Linkiesta che tuona FATE ADESSO: “Prima di passare la mano, questa maggioranza può fare solo due cose: salvare l’Ilva, cioè la possibilità di avere ancora un’economia industriale, e salvare la divisione dei poteri, cioè la possibilità di avere ancora una democrazia“.

Su Repubblica, poi, è tutto un rumoreggiare. Stefano Folli nell’articolo Governo, dove porta il declino del Movimento Cinquestelle decreta: “I 5S stanno scomparendo nel Paese. Questo è un fattore destabilizzante: nessun esecutivo può durare a lungo in tale squilibrio“. Anche Claudio Tito non è da meno: Governo, la solitudine di Giuseppe Conte. Solo il Pd difende il premier. E si aggiunge: Il Movimento Cinque Stelle lo aveva riconfermato nel ruolo a settembre. Ma adesso i grillini lo attaccano. Lo criticano anche Di Maio e Spadafora. Lo sfogo di Franceschini: “Siamo rimasti solo noi al suo fianco”. E che dire di Massimo Giannini? “Ultimo avviso al governo: se ci sei, batti un colpo”. Del resto già il 9 novembre i segnali erano chiari e Maurizio Ricci tuonava: Unione bancaria, il rischio di una spirale del disastro. Serve un governo forte per evitare i guai del passato.

Pure sul Corriere non si scherza. Massimo Franco firma la nota “Una politica dei rinvii che sottolinea le difficoltà“: “Anche se giustificata dall’emergenza dell’acqua alta a Venezia, la sensazione è che lo slittamento della riunione della maggioranza si debba a ragioni soprattutto politiche“. Ed Emanuele Buzzi suggerisce maretta: Il piano degli eletti M5S. Così vogliono mettere Di Maio all’angolo: “I contrasti sull’Ilva e sui nuovi incarichi nel Movimento. Tensione anche sulla nuova struttura di comando. Ieri alla Camera ancora una volta una fumata nera sull’elezione del capogruppo“.

Aria pesante.

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