di Miguel

Caro Joseph,

è tanto che voglio scriverti e ho deciso di farlo con una lettera aperta. Non so se ti giungerà mai questo messaggio ma sento di doverti dire alcune cose, anzi tante, che però si riassumono in una, ovvero: sei ancora in tempo per aiutarci!

No, non mi dire che non puoi. Non mi dire che da quando sei “Emerito” non puoi più. Puoi eccome! Hai fatto tanti interventi pubblici, hai scritto e commentato. Hai pure benedetto, alle porte del Sinodo amazzonico, i neocardinali bergogliani. Quindi sì: puoi farlo, senza contraddirti.  

Che ti chiedo? Ti chiedo di dire qualcosa sulla situazione della Chiesa, sulla disastrosa crisi che l’attraversa. Ti chiedo di dirlo per il bene di tutti. Insomma: diciamo le cose come stanno. Se lo facessi, molti capirebbero. Forse anche Francesco aprirebbe gli occhi.

Ecco Joseph, è il momento di parlare. A 92 anni non è tempo di rimandare.

Sai perché lo dico? Perché è da quasi 40 anni che sei al vertice della Chiesa. Prima da Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, poi sul Soglio, ora da “Papa Emerito”. Se c’è una crisi, tu ne devi sapere qualcosa. Se il lupo dell’eresia oggi trionfa e fa strage di pecorelle e tu, da 40 anni, sei tra i più alti guardiani del Gregge, devi parlare ora. Non domani, adesso!

E devi spiegare i tuoi tragici errori.

Sì, Joseph. Tu hai sbagliato quasi tutto, per decenni, in posizione strategica. Questo i fedeli lo devono sapere e lo devono sapere dalla tua bocca.

Va bene, non parlerò dei ruggenti anni del pre e del post-Concilio (lì arriveremmo a oltre mezzo secolo fa), non cavillerò troppo sulla collana editoriale Ricerche ecumeniche che gestivi con Hans Küng (che pure ricevesti a Castel Gandolfo poco dopo la tua elezione nel 2005), non mostrerò le tue foto in giacca e cravatta con Karl Rahner.

No, va bene, derubrichiamo tutto come peccati di gioventù (mica tanto gioventù, eh). Chiudiamo pure gli occhi anche sugli anni ’80 e ’90 in cui, mentre si smantellava la Dottrina Cattolica e mentre eterodossi conclamati condividevano con te la porpora cardinalizia, tacesti spesso (nota Joseph: in buona parte sono quelli che hanno votato per Bergoglio nel 2013). Dimentichiamo tutto, va bene. Anzi: va malissimo ma, per brevità, tagliamo.

Guardiamo solo ad alcuni avvenimenti degli ultimi 20 anni 1999-2019:

– nel 1999 mentre eri all’ex Sant’Uffizio non hai impedito che si firmasse la “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” fra i cattolici e l’Unione Mondiale Luterana. In seguito, anche dopo il 2005, hai celebrato questo fatto;

– nel 2000 hai firmato la Dichiarazione Dominus Jesus, che contiene la formula ambigua del subsistit in (causa da tempo di molti fraintendimenti). E c’è chi ancora oggi presenta quel testo come “conservatore”;

– nell’aprile 2005, al funerale di Giovanni Paolo II, comunicasti sulla mano il para-protestante Frère Roger;

– sempre nel 2005, appena eletto, hai rinunciato al Triregno nello stemma pontificio;

– nel giugno 2005 hai ricevuto in udienza il Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Rev. Dr. Samuel Kobia, legittimando (in)direttamente questo organo che esiste in contrasto col Magistero della Chiesa;

– nell’agosto del 2005 a Colonia per la prima volta un uomo che sedeva sul Soglio ha visitato una Sinagoga tedesca;

– nel febbraio 2006 hai rinunciato al titolo di Patriarca d’Occidente, che spetterebbe ai Pontefici Romani;

–  nel novembre-dicembre 2006 hai concelebrato con lo scismatico Bartolomeo di Costantinopoli, visitato la Moschea blu e onorato la tomba di Ataturk, laicista da più fonti considerato massone;

– nel settembre 2007 hai nominato Ravasi presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura. Con te è diventato vescovo, arcivescovo e cardinale;

– nel giugno 2008 hai lasciato che si pubblicasse la Nuova Bibba CEI, con il testo del “nuovo” Padre Nostro. Poi applicato da Francesco nella Liturgia;

– nel maggio 2009 hai addirittura pregato mettendo un biglietto nel Muro del Pianto a Gerusalemme;

– nell’ottobre 2009 in occasione del Concerto Giovani Contro La Guerra hai detto: «Il movimento ecumenico, che ha trovato nella seconda guerra mondiale un catalizzatore – lo ha opportunamente sottolineato il Cardinale Kasper -, può contribuire a costruirla, operando insieme agli ebrei e a tutti i credenti. Ci benedica Iddio e conceda all’umanità il dono della sua pace». Del resto dal soglio petrino hai conservato l’anticattolico viscerale card. Kasper per cinque anni alla guida del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

– nel giugno 2009 con la Caritas in Veritate hai scritto: Per il governo dell’economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell’ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII. Una simile Autorità dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune;

– nel settembre 2011 sei arrivato a sostenere, presentandoti come Vescovo di Roma, presso il convento dove Lutero studiò teologia: «Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica» (Discorso all’ex-Convento degli Agostiniani di Erfurt, 23 settembre 2011)

– nell’ottobre 2011 hai reiterato ad Assisi lo scandalo dell’incontro interreligioso di Assisi ’86;

– nell’ottobre 2012 hai invitato Enzo Bianchi come esperto al Sinodo sulla nuova evangelizzazione. Il “monaco di Bose” non mancò di ricordarlo in un articolo apparso su La Repubblica: «Papa Francesco ci ha donato senza troppe dilazioni l’esortazione post-sinodale secondo i voti dei padri del Sinodo sulla nuova evangelizzazione (ottobre 2012), al quale ho partecipato come esperto chiamato da Benedetto XVI». (Cfr. E. Bianchi, La Repubblica, 4 dicembre 2013)

– nel novembre 2012 all’Angelus sei arrivato a dire: Sono lieto di salutare i partecipanti al convegno sul Padre Teilhard de Chardin, tenutosi in questi giorni alla «Gregoriana». Sì, Teilhar del Chardin, l’eterodosso che ricevette un monitum dal Sant’Uffizio. Avvenire, il quotidiano dei tuoi vescovi, pochi giorni prima titolava: “TEILHARD DE CHARDIN. Il profeta di Cristo nel villaggio globale”. Lo stesso Chardin a cui nel 2009, ad Aosta, ti riferisti dicendo: E’ la grande visione che poi ha avuto anche Teilhard de Chardin: alla fine avremo una vera liturgia cosmica, dove il cosmo diventi ostia vivente.

– a dicembre 2012 hai firmato il documento per le “virtù eroiche” di Paolo VI. Sì Joseph, quel Paolo VI che “riformò” la Messa coi protestanti e baciò i piedi allo scismatico Melitone. E tanto, tanto, tanto altro che non riportiamo, vedere qui.

Mi fermo qui, ma sai che potrei continuare a lungo. I tuoi disastri ecumenico-interreligiosi li ho solo vagamente accennati, non parliamo di quelli liturgici (uno per tutti: l’approvazione dei neocatecumenali).

Alcuni dicono che eri progressista e sei diventato conservatore: ebbene, i fatti lo negano, almeno nel senso autentico di questa parola. Non hai cambiato squadra ma, forse, ruolo in campo: da centravanti di sfondamento a portiere. Se hai conservato qualcosa, è la rivoluzione.

Vedi Joseph, di solito chi regna da San Pietro ha il “privilegio” di poter usufruire del beneficio del dubbio su come si sarebbe comportato rispetto agli atti dei suoi successori. Tu nemmeno questo. Sei qui tra noi e affianchi Francesco, benedici i suoi cardinali, taci o parli quando lo ritieni opportuno.

Pure questa ultima e non necessaria controprova abbiamo avuto. Solo i ciechi volontari, insomma, solo coloro che si assumono la responsabilità di negare ciò che vedono, possono tenatare (male) di reggersi nell’illusione di un dualismo oppositivo tra te e Francesco. Chiunque abbia buon senso vede che questo pseudo-dualismo è un nuovo, grave danno al Cattolicesimo.

Non giudico le tue intenzioni, Joseph. Non posso. Nessuno può. Qui non parliamo di intenzioni (che anzi devo supporre buone) ma di atti. Plurimi, disastrosi, continui.

Ecco, Joseph: “continui”. C’è una continuità, o meglio: un’unità, o ancor meglio: una pseudo-unità in tutto questo sfacelo (“pseudo” perché solo la verità realizza l’unità e solo l’unità si realizza nella verità): è l’anti-cattolicesimo vaticansecondista.

Sì, Joseph, è questo fallimento integrale che ci propinate da 60 anni. E tu, più di Francesco, ne sei stato tra gli artefici.

Mentre tu eri un importante perito al Concilio, lui non era nemmeno prete.

Joseph, non aspettare domani. I fatti sono lì da vedere e i fedeli non possono essere ingannati oltre.

Osserva dietro di te e guarda davanti a te. Ammetti che avete fatto il più grande disastro dell’umanità, dopo il peccato originale.

Sarà solo una pezza ma almeno sarà qualcosa.

Per il bene di tutti,

Amen.