Nippo-Francesco. L’inutilità del messaggio bergogliano di fronte a un Paese disperato

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di Cajetanus

Papa Francesco va in Giappone, una terra che soffre l’ateismo e la superstizione, dove il tasso di suicidi è forse il più alto al mondo, dove un Capitalismo anticristico vorrebbe fare degli uomini gli ingranaggi di una grande macchina di produzione che mai deve fermarsi. Una terra dove lo stacanovismo nasconde l’incolmabile insoddisfazione dell’essere, dove si pagano abitualmente prostitute per farsi accarezzare la testa dopo una giornata di lavoro, dove ai lavoratori sono assegnate “ferie forzate” con il fine di obbligarli a smettere di lavorare o dove un ragazzo può arrivare a chiudersi nella propria stanza e non uscirne più per il resto della vita. In una terra come il Giappone, dove il Signore è tanto sconosciuto e dove impera quell’atroce e segreta sofferenza fatta di ordinate moltitudini, di strepiti, di ruote e di asfalto, di rotaie, di geometrie urbane, di luci elettriche, di ritmi meccanici e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna, qui Papa Francesco non trova altro da dire che non sia “aprite agli immigrati che scappano dalla guerra!” condito con il suo solito eco-socialismo neopagano.

Quando, Signore, ci libererai da questo re iniquo? Quando verrai di nuovo a rovesciare i banchi dei cambiavalute nel tuo Tempio santo? Ἅγιος ὁ Θεός, Ἅγιος ἰσχυρός, Ἅγιος Ἀθάνατος, ἐλέησον ἡμᾶς.

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