Papato e libertà. Alcune interessanti citazioni di autori protestanti.

a cura di Giuliano Zoroddu

Riprendiamo l’incipit del libro LXVII della Storia Universale della Chiesa Cattolica dello storico francese abbè Rohrbacher, che contiene alcune interessanti citazioni di autori protestanti a riguardo della portata benefica del Papato Romano rispetto alla Civiltà mondiale. Buona lettura!

Incontro di San Leone Magno con Attila (Raffaello, 1513-14, Stanza di Eliodoro, Palazzo Apostolico Vaticano). L’opera allude alle guerre intraprese per la libertà della Chiesa e d’Italia da Giulio II contro i Francesi e gli altri conulcatori della libertà ecclesiastica.

La cristianità, ampia famiglia di popoli ed individui cristiani, congiunti fra loro co’ vincoli d’una medesima fede, speranza e carità, d’un medesimo culto, sotto il governo religioso d’uno stesso capo o padre, il vicario di Gesù Cristo, la cristianità si è data a conoscere al mondo in tutta la sua forza, allorquando, alla voce del suo capo, più d’un milione di combattenti s’assembrarono sotto lo stendardo della croce. A questa famiglia di Dio accade frequentemente, o, a meglio dire, senza posa, di dover combattere, minacciala com’ella è senza posa ed assalita dentro e fuori di sè: dentro da eresie, discordie intestine, passioni anticristiane; da podestà o nazioni anticristiane fuori. Se non che, oltre Iddio e con Iddio insieme , sta per lei, a porla sugli avvisi ed a difenderla, il suo capo visibile , il sommo pontefice vai dire, a cui dan mano in quest’opera i vescovi, i principi, i popoli, ciaschedun individuo. L’assennato ricordo e racconto di queste pugne ecco la vera storia della Chiesa Cattolica.
Molti uomini e molti storici nulla compresero; e può tra loro annoverarsi Fleury [1]. Nulla ei comprese di que’ lunghi combattimenti che la cristianità sostenne per mezzo de’ papi affin di conservare la sua libertà ed indipendenza: da una parte contro il dispotismo anticristiano degl’imperatori teutonici, che volean renderla schiava e corromperla internamente; dall’altra contro le potenze ossia nazioni anticristiane del maomettismo , che volean renderla schiava e corromperla esternamente.
Non iscorgendo mai della Chiesa altro che la di lei infanzia, vorrebbe Fleury sempre tenerla in fasce. Perché ne’ primi secoli non eranvi nazioni cristiane, e meno ancora una cristianità , ma solamente individui cristiani che dovean piuttosto lasciarsi scannare, che porre a repentaglio il governo del popolo cui appartenevano, pretende Fleury che dovesse sempre esser cosi. Pretende egli od almeno suppone che le nazioni cristiane (ancorché dietro le leggi loro fondamentali non possano esser governate se non da un sovrano cattolico, e quegli che più d’un anno dura nella scomunica, perda per ciò stesso ogni diritto) debbano tuttavia lasciarsi tiranneggiare o sgozzare dal re da loro eletto, appena egli vorrà divenir tiranno. Pretende egli od almeno suppone che l’intera cristianità deve lasciarsi tiranneggiare o rendere schiava da un re germanico, quando a questo re venga in talento di fare, disfare e rendere a suo piacimento servo il Romano Pontefice, il vicario di Cristo il capo unico di tutta la cristianità. E perocché le nazioni cristiane, e la cristianità del medio evo non presero a lor norma cotali idee. Fieury vede in ciò solo la sorgente di tutt’i mali. Ei non iscorge dappertutto che i tristi risultamenti delle intraprese di Gregorio VII.
Volle la provvidenza dare a’ nostri giorni una gran lezione a certi cattolici che, come Fieury , osano censurare quanto venne dalla Chiesa fatto per tanti secoli. Essa confutò le temerarie loro accuse per bocca degli eretici. I più dotti protestanti, cui potrebbero aggiungersi perfìn degl’increduli, dicono chiaramente nelle opere da lor pubblicate, che i risultamenti degli sforzi di Gregorio VII e de’ papi che gli rassomigliano, furono alla fin fine, nell’ordine spirituale, la libertà della Chiesa, la repressione della simonia e del concubinato de’ chierici; nell’ordine temporale l’ncivilimento de’ re, l’affrancamento de’ popoli , la salvezza dell’ uman genere.
Ascoltiamo il ministro protestante Cocquerel: «La podestà papale, disponendo delle corone, toglieva al dispotismo di trascendere in tirannia; onde in quegli oscuri tempi non ci accade di scontrar esempio alcuno di tirannide che a quella simigliasse d’un Domiziano. Un Tiberio era impossibile: Roma lo avrebbe schiacciato. Avvengono i gran dispotismi quando persuadonsi i re che nulla siavi di superiore a loro: allora l’ebbrezza d’un potere illimitato dà origine a’ più atroci delitti». Ed il pubblicista Ancillon, ministro del re di Prussia e protestante: «Nell’età di mezzo, in cui non ci avea ordine sociale, il papato solo fu quello che per avventura preservò l’Europa da una compiuta barbarie, creando relazioni tra le nazioni più lontane, facendosi centro comune e punto di colleganza per gli stati isolati, mettendosi tra il tiranno e la vittima, e ripristinando fra le nazioni avversantisi legami d’interesse, d’alleanza, d’amistà, diventando una salvaguardia per le famiglie, pe’ popoli, per gì’individui» [2]. «La monarchia pontificale, così Robertson presbiteriano, citato dal ministro protestante de Joux, insegnò alle nazioni ed ai re a ragguardarsi reciprocamente. siccome d’una medesima patria, siccome tutti quanti del pari soggetti allo scettro divino della religione; e cotal centro d’unità religiosa fu, per l’andare di secoli assai, un vero beneficio pel genere umano» [3]. «In mezzo a questo conflitto di giurisdizioni (tra signori), scrive il ginevrino Sismondi, il papa mostravasi l’unico difensore del popolo, il componitore unico de’ dissidi de’ grandi. Il procedere de’ pontefici inspirava la riverenza, come i lor benefici si meritavano la gratitudine» [4] E Giovanni de Muller: «Se stati non fossero i papi, Roma più non sarebbe. Gregorio, Alessandro, Innocenzo, levarono un argine contro il torrente che minacciava tutta la terra: innalzarono essi con paterna mano la gerarchia ed a lato di questa la libertà di tutti gli Stati» [5].
Alle quali lesti monianze sia suggello quella del Leibnizio, il più vasto ingegno per avventura sorto tra’ protestanti, il qual dice: «Qualunque ragione adduca l’abate di s. Pietro, le più grandi potenze non saranno troppo disposte a soggettarsi ad una specie di novello impero. S’ ei potesse renderli lutti romani, e far si che credano all’infallibilità del papa, non farebbe d’uopo d’altro impero che quello del vicario di Gesù Cristo» Ed altrove dice che se i papi ripigliassero l’autorità che teneano al tempo di Nicolò I o di Gregorio VII, avremmo salda la pace perpetua e torneremmo all’età dell’oro [6].
Figli della chiesa cattolica, ascoltiamo con attenzione quanto dicon di lei i protestanti! impariamo dagli stranieri ad onorar nostra madre ed a non più volgerle ad obbrobrio i suoi benefizi!


(Storia universale della chiesa cattolica dal principio del mondo sino ai di’ nostri dell’abate Rohrbacher, Vol. VII, Torino, 1860, pp. 3-5)


[1] Claude Fleury (Parigi, 6 dicembre 1640 – Parigi, 4 luglio 1723), abate cistercense di simpatie gianseniste. Molte su opere furono proscritte dalla Chiesa e cacciate nell’Indice dei Libri Proibiti. Fu autore di una Storia Ecclesiastica che non a caso fu definita “la migliore che sia mai stata scritta” dall’empio Voltaire.
[2] Ancillon, Tableau des révolutions, Introd. p. 133 et 157.
[3] Lettres sur l’Italie, par p. de Joux, p. 380.
[4] Hist. des répub. ital., t. 1, p. 150
[5] Voyages des papes, 1782.
[6] Pensées de Leibniz, t. 2, p. 410.


Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.